| |
BIOARCHITETTURA
|
Numero 39-40 di ottobre 2004 -
gennaio 2005
|
La cascina risanata
Santa Giulia a Caprona di Vicopisano
Claudio Covan
...giacché la costituzione del cielo rispetto allo spazio della
terra, a seconda dell’inclinazione del circolo signifero (zodiaco)
e del corso solare è naturalmente collocata con qualità diverse,
al modo stesso sulle disposizioni della terra e le varietà del
cielo, vanno dirette le collocazioni degli edifici.”
Vitruvio, De Architectura, libro VI
Nell’autunno del 1998 l’Arcivescovo di Pisa mise a disposizione
dell’Associazione Prometeo, un’organizzazione di utilità sociale e
non lucrativa nata nel 1991 a Torino, il vecchio edificio rurale
della cascina di Santa Giulia in Caprona a Vicopisano. Nelle
intenzioni dell’Associazione questi ambienti storici, immersi nel
verde dei campi toscani, dovevano diventare luoghi di incontro,
confronto e diffusione della cultura della partecipazione e della
solidarietà. Naturalmente il non facile progetto di recupero della
cascina, oggetto tra l’altro di vincolo da parte della
Soprintendenza di Pisa, necessitava di un approccio attento e
rispettoso del suo passato che, allo stesso tempo, segnasse il
passaggio verso questa nuova fase della sua storia.
I lavori, iniziati nel maggio 2001 nel corpo sud, là dove gli
ambienti presentavano i dissesti più gravi, sono stati preceduti
da una lunga fase di analisi nella quale sono stati stabiliti tra
l’altro norme e principi generali ai quali attenersi nelle
successive scelte tecnico-progettuali: conservazione, dopo attenta
verifica strutturale, di tutti gli elementi di fabbrica esistenti
quali fondazioni, strutture in elevazione, orizzontamenti;
conservazione in sito dei singoli componenti elementari quali
pietre, mattoni, travi, travicelli, mezzane, pavimentazioni ecc.;
mantenimento di tutte le aperture esistenti e riapertura di quelle
parzialmente o totalmente tamponate; conferma dei rapporti tra i
pieni e i vuoti delle murature. Nelle situazioni in cui non si
fosse riusciti a riutilizzare in loco i materiali, questi
sarebbero stati accatastati in cantiere per possibili futuri
utilizzi.
In sintesi la fase progettuale è stata permeata dall’obiettivo di
conservare, o in alcuni casi ricostruire, il complesso equilibrio
fra storia, tradizione, popolazione insediata e inclinazioni
naturali di questo angolo di Toscana.
In questa nuova fase della storia della cascina, quelli che nel
passato erano stati corpi contigui ma indipendenti sono stati
messi in comunicazione diretta: il piano terreno assume così
organicità unitaria non solo nella visione esterna, ma anche nella
fruizione e nella spazialità interne.
Il progetto ha previsto, al piano terra, la realizzazione della
sacrestia a servizio dell’attigua Pieve, di un ufficio, di un
archivio, e di tre laboratori artigianali di cui uno dotato di
spogliatoio, oltre naturalmente ai servizi igienici e ad un locale
tecnico. Al fine di assecondare quanto più possibile l’andamento
del terreno, la scala è stata posizionata nella zona centrale
dell’edificio, uniformando la quota di calpestio a quella del
corpo sud; il passaggio agli ambienti a nord (laboratorio e
archivio) invece, posti a quota superiore (fra zona sud e zona
nord vi è un dislivello di 60cm circa) è garantito da gradini e da
una piattaforma elevatrice. All’esterno, poi, lungo il prospetto
sud, si è scelto di sostituire il vecchio portico chiuso con un
nuovo ambiente aperto su tre lati, prezioso luogo di riposo
all’aperto da cui godere la vista degli ulivi e dei campi sui
quali svetta la torre di Caprona.
Al primo piano, cui si accede attraverso sia la nuova scala
interna sia quella esterna preesistente, è collocata la zona
residenziale, quasi corrispondente alla vecchia abitazione del
contadino. Nel corpo nord, a quota differente rispetto agli
ambienti della comunità, è localizzato l’appartamento degli
operatori con accesso indipendente sia attraverso la scala esterna
sia utilizzando la piattaforma elevatrice.
Due piccole terrazze si aprono sulla splendida pieve: la prima in
corrispondenza della cucina, la seconda in corrispondenza del
soggiorno, ottenuta mediante la trasformazione a copertura piana
praticabile della fatiscente copertura a falda di una parte della
sottostante ex-tinaia. All’esterno la bonifica di tutta l’area di
pertinenza della cascina, quasi a raccogliere l’eredità agricola
di questa terra, prevede il ripristino della vecchia aia e la
realizzazione di un giardino e degli orti nel lato sud.
I pannelli solari e la vasca per la fitodepurazione, posti poco al
di sotto del piano di campagna e schermati da siepi di arbusti,
trovano collocazione al di là della striscia a frutteto, a circa
25m di distanza dal portico.
La storia
La cascina S.Giulia, o cascina Prometeo, è parte di un complesso
di notevole pregio che domina la piana agricola ai piedi dei Monti
Pisani in località S. Giulia, nel Comune di Vicopisano. Comprende
tra l’altro la Pieve di S.Giulia, edificio in stile romanico
realizzato in conci di arenaria e a bozze di pietra verrucana, la
cui configurazione attuale, che conserva in facciata eleganti
archeggiature su mensole decorate, è stata determinata dalle
trasformazioni susseguitesi dall’Alto Medioevo fino ai primi anni
del Novecento.
Il complesso è affiancato a nord dal piccolo cimitero della
frazione e a sud-ovest dalla Canonica e dall’edificio rurale. Come
testimonia anche una coeva planimetria catastale della zona nella
quale è ben visibile il nucleo della “Chiesa di Caprona”, la
cascina rimase pressoché inalterata fino al 1833. Solo nei primi
decenni del Novecento si ebbe un ampliamento in direzione nord,
con la realizzazione del terzo corpo di fabbrica su due piani e la
sopraelevazione di quasi tutto il corpo centrale: l’abitazione,
con accesso diretto dalla scala esterna, può svilupparsi così sul
piano primo mentre la stalla e la rimessa trovano posto al piano
terra, di fianco alla pieve. Più tardi viene ampliata la rimessa a
ovest e creato un locale tecnico lì dove con molta probabilità era
presente un forno.
Nella sua configurazione attuale l’edificio, che presenta una
imponente mole unitaria e il cui slancio verticale viene
sottolineato dalla massiccia torre campanaria quadrangolare
risalente alla fine del XII, viene a possedere un corpo di
notevoli dimensioni, articolato su due piani a pianta quadrilatera
di circa 18x18m; come uniche sporgenze il portico a sud ed i
piccoli volumi in prossimità della scala di accesso al primo piano
a ovest. Come accennato, la sua conformazione nasce verosimilmente
dall’accorpamento dei tre blocchi rettangolari di diverse
dimensioni, con il corpo a sud di maggior larghezza fra i tre e
più antico (di origine medievale), costituito da due ampi vani su
due livelli, separati da un muro di spina. Lo caratterizzano
murature di notevole spessore in conci di pietra verrucana,
disposti a filaretto, suturate talvolta con elementi laterizi, ma
anche da larghe porzioni di muratura di mattoni coperte da
intonaco fatiscente. Si può supporre che le primitive strutture
medievali, in origine forse a funzione difensiva e/o ricettiva,
siano state trasformate in epoca non precisabile, in abitazione
per il colono addetto alla conduzione del fondo parrocchiale.
L’edificio versa oggi in avanzato stato di degrado, attribuibile
con tutta probabilità al lungo periodo di abbandono, con i
dissesti maggiori sul corpo sud, completamente privo del solaio
intermedio e della copertura, tranne che sul portico, e con le
murature fuori piombo e spanciate a causa del dilavamento delle
malte.




|
|