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BIOARCHITETTURA
 

Numero 39-40 di ottobre 2004 - gennaio 2005

Costruire per la ragione

Lo stile è delitto

Markus Gasser

Cambiare mentalità è assai complesso perché richiede tempo e quando si parla d’architettura – arte “lenta” per eccellenza – il tempo si dilata e compie ampie oscillazioni. Non a caso il periodo di degrado di un’opera edilizia è notevolmente più lungo della velocità d’insediamento della tecnologia. Nel caso dell’ecologia il “fenomeno della stratificazione generazionale”, o meglio dell’ancoraggio a modelli convenzionali, si esprime semplicemente con il fatto che tutti vogliono l’ecologia ma nessuno è disposto a sacrificare niente di suo. Secolo dopo secolo, il mondo politico ed economico si è investito di compiti specifici pro o contro lo sviluppo ecologico ma sempre senza raggiungere una precisa coscienza del problema. Così l’architetto è spinto oggi all’angoscia delle scelte. Per esempio:
• usare prodotti senza età, con il conseguente allungamento del loro periodo di vita e riduzione dei ritmi di smaltimento;
• realizzare opere edili con materiali diversamente stratificati a seconda di durata e prestazione in modo da permetterne la sostituzione, il riciclaggio o lo smaltimento specifico;
• tendere ad una riduzione globale almeno del 30% del consumo energetico: uno stato, questo, non ancora ottimale, ma che riusciremo presumibilmente a raggiungere solo con il prossimo cambio generazionale;
• procedere sulla strada della ricerca, della produzione e dell’applicazione di energia alternativa e rinnovabile, almeno per tranquillizzarci rispetto al crescente consumo energetico mondiale.
C’è e c’è stato troppo poco interesse per fonti energetiche alternative in quanto, per definizione, lasciano pochi margini di guadagno.
Tutti siamo peraltro consapevoli che anche nell’àmbito di progetti edili a carattere economico si possono soddisfare requisiti fortemente ecologici e di risparmio energetico, con un aumento dei costi non superiore al 5-8%: una percentuale nella maggioranza dei casi recuperabile con piccole scelte sostitutive! Così per progettisti e ricercatori la soluzione di problemi ecologici in edilizia (economicità o antieconomicità delle scelte) è una sfida particolarmente allettante.
I criteri sono noti. A livello politico e di pianificazione si tratta di:
• emanazione di leggi adeguate che promuovano l’edificazione in zone ben collegate (in considerazione del potenziale energetico, dei fattori ecologici e dei piani regolatori);
• implementazione del sistema di gestione del traffico pubblico;
• raggruppamento delle zone collegate, ma sottoutilizzate;
• qualificazione dell’ambiente abitabile: qualità di quartiere e zone marginali.
A livello infrastrutturale e progettuale:
• risolvere (almeno parzialmente) i problemi cercando gli spazi concessi da ambiti legali, politici e sociali, variazioni di destinazioni d’uso, stratificazione dei materiali, interpretazioni e significati legislativi;
• definire un nuovo ruolo professionale: l’architetto non più progettista, bensì organizzatore specifico che interviene solo per la risoluzione di problemi legati ai materiali e alle tecnologie, con l’obiettivo di realizzare volumi utili con il minor dispendio possibile a livello sia economico sia di risorse (ad esempio terreno, materiali, energie);
• insediamenti più compatti con corpi più accorpati e semplici;
• restauri, ampliamenti e concentrazioni razionali;
• scelte intelligenti riferite al solare passivo e ai gradi di apertura;
• alto isolamento delle singole unità;
• ove possibile, impiego di sistemi di apporto energetico adattabili alle esigenze (per esempio nel riscaldamento);
• impiego di strutture e materiali a scarso consumo energetico privi di controindicazioni sanitarie;
• utilizzo di materiali riciclabili e/o riciclati;
• uso di tecnologie ecologiche in coinvolgimento con le imprese.

Bisogna pensare a livello globale e valutare ogni singolo prodotto/progetto nella sua generalità (creazione, realizzazione e rinnovo), per individuare possibili risparmi/migliorie nell’arco della vita totale del prodotto/progetto. È importante inoltre l’interdisciplinarietà.
Bisogna prestare attenzione agli investimenti validi dal punto di vista del consumo energetico, ma antieconomici. Per esempio, l’energia fotovoltaica: il costo dell’energia prodotta non supera i 2 franchi/kWh, ma l’energia necessaria per produrre un pannello viene di solito ammortizzata dallo stesso nel giro di 2 anni. In questo caso serve sempre riferirsi a bilanci globali.
Il concetto molto di moda e molto ambiguo di edilizia ecologica (in realtà edilizia meno aggressiva ma comunque mai ecologica) da un lato irrita per l’utilizzo scorretto di un pensiero ecologico e quindi integrato con la natura, accampato per progetti che nulla hanno a che vedere con questa (si pensi ad aeroporti e grattacieli che famosi architetti autodefiniscono “ecologici” e che altro non sono se non concentrati di tecnologia a efficienza ridotta); dall’altro esalta perché testimonia la diffusione del pensiero ecologico in sé. L’architettura ecologica non deve essere fenomeno marginale o alternativo ma vanno cercati modelli che possano essere universalizzati e generalizzati. Bisogna quindi lavorare con sistemi solidi e semplici, a bassa tecnologia, con strutture elementari, non per fare progetti sperimentali, ma per offrire modelli attuabili da qualsiasi impresa e utilizzabili da qualunque cittadino, anche il meno abbiente. Il concetto che bioedilizia equivalga a rame-lana-seta-sandali, è stato oggi ampiamente sostituito anche se una gran parte del dibattito ecologico continua ad essere schermaglia culturale. Vengono in mente edifici d’abitazione, o meglio “casette” diffuse in Svizzera, che evocano nostalgia ambientale ma che non hanno alcun senso: si tratta di un ritorno formale all’idea della caverna, ma in realtà sono normali case in calcestruzzo ricoperte di Poliestere. Viviamo in un mondo duro, moderno; abbiamo nostalgie che non possono essere tradotte con disinvoltura come fa Hundertwasser, perché si tratta di un inganno se in questo mondo tecnologico cerchiamo di addolcire le cose con forme da favola, zuccherose. Diverso è invece – come abbiamo fatto in passato – proporre soltanto un involucro architettonico “grezzo”, non intonacato, non pavimentato, da terminare con fantasia a cura degli abitanti. Architettura ecologica non è dunque “abbellire” artificialmente la situazione, ma far riferimento alle risorse architettoniche e tecnologiche esistenti.
In futuro non vi potranno essere un’architettura ecologica e un’architettura tradizionale parallele, ma un’evoluzione comune, con un confronto sulle diversità. Se da un lato ogni forma di semplicità (e quindi anche la nuova semplicità) offre una base ottimale per la congruenza e la confluenza della cultura estetica con la cultura ecologica, è altrettanto certo che tutte le teorie estetiche spingono all’impiego di materiali e forme insensati in ambito ecologico. Abbiamo da un lato edifici post-moderni con torri, torrette, timpani e bow-window e dall’altro uno stile tecno-barocco esploso e destrutturato con strati mobili, volumi ribaltabili e punte, linee e trattini. Naturalmente i compiti dell’ecologia hanno altre implicazioni e si basano su criteri diversi. L’arredamento, proprio per le sue caratteristiche di più veloce obsolescenza, evidenzia i comportamenti della nostra generazione nei confronti dell’abitare. In effetti il modo in cui si presenta, internamente, un’abitazione, è ciò che più interessa l’abitante. Sappiamo che tutto questo materiale finirà presto in discarica: si tratta di uno spreco enorme, favorito dalla società dei consumi, dal cambiamento delle mode. Credo che sia invece importante creare prodotti che si sforzino di essere – sotto il profilo tecnico e formale – senza tempo. L’architettura dovrebbe essere più pacata, più lenta e, con ciò, più durevole.


Realizzato dallo Studio di Architettura Metron in seguito ad un concorso indetto dall’Associazione per l’Edilizia Economica Residenziale, il Quartiere sociale, economico ed ecologico a Baden Rütihof si compone di tre blocchi che ripetono l’orientamento dei più antichi quartieri limitrofi e, in totale, ospitano 30 appartamenti in linea, sale e verande da destinare ad attività comuni e un atelier.
Il budget ridotto non ha limitato l’attenzione ambientale dei progettisti: i materiali sono tutti ecologici e facilmente riciclabili; per i prospetti principali in legno e per quelli laterali intonacati non si è fatto ricorso a vernici e a materiali sintetici; la buona coibentazione del tetto consente bassi consumi energetici. Al fine di abbattere i costi è stato scelto un processo costruttivo industrializzato: gli elementi costruttivi standardizzati, infatti, hanno permesso un facile e veloce assemblaggio in opera, mentre l’assenza di collanti ne consentirà un eventuale successivo riutilizzo.

 

 

 

 

 
 

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