| |
BIOARCHITETTURA
|
Numero 39-40 di ottobre 2004 -
gennaio 2005
|
Mangiare lo smog
Malte cementizie fotocatalizzate
Ivo Allegrini
CNR – Istituto Inquinamento Atmosferico
Area Ricerca di Roma
Il problema dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane rimane
una delle grandi sfide per la tutela dell’ambiente e della salute
pubblica. La prevenzione e la gestione dell’inquinamento
atmosferico è regolata dalla Direttiva Comunitaria 96/62
(Direttiva Quadro sulla Qualità dell’Aria) che, attraverso una
serie di normative specifiche per i singoli inquinanti, definisce
limiti di concentrazione, metodiche, strategie, localizzazione dei
punti di misura, incertezza delle misure e modalità di
informazione del pubblico. Il documento, recepito dalla
legislazione italiana attraverso il D.L. 351 del 4 Agosto 1999 e
il Decreto 60 del 2 Aprile 2002, include buona parte degli
inquinanti responsabili della scarsa qualità dell’aria nei grandi
centri urbani riferendosi in particolare a:
• Biossido di Zolfo.
• Biossido di Azoto ed Ossidi di Azoto.
• Materiale Particolato Sospeso (PM10 e PM2,5).
• Piombo.
• Benzene.
• Monossido di Carbonio.
• Ozono (Direttiva In fase di recepimento).
I valori limite previsti dalla normativa dovrebbero essere
raggiunti entro il 2010. Un’analisi recente, basata su dati
rilevati in molte città italiane, dimostra però l’impossibilità di
rispettare tale termine: se infatti inquinanti quali Monossido di
Carbonio, Piombo e Biossido di Zolfo raggiungeranno abbastanza
facilmente i valori imposti, e per il Benzene si prevede solo
qualche occasionale superamento, al contrario Ozono, Particolato e
Biossido di Azoto continuano ad essere emessi da traffico e
riscaldamento domestico in quantità sempre maggiori. Non giova poi
la particolare condizione climatica italiana che favorisce il
ristagno al suolo degli inquinanti. Il necessario adeguamento ai
dettami della Direttiva europea rende quindi necessario studiare,
nel limite delle possibilità offerte dalla tecnologia, nuove
iniziative che, pur orientate alla riduzione dei livelli di
inquinamento, possano allo stesso tempo limitare l’impatto
economico e sociale dei piani di risanamento.
Al fine di esprimere l’evoluzione temporale di un processo di
inquinamento, è opportuno richiamare l’equazione generale che
descrive l’andamento della concentrazione di una particolare
specie chimica:

dove:
C Concentrazione della specie in esame al suolo.
a Termine relativo alla stabilità atmosferica.
f Flusso di emissione dell’inquinante dalla sorgente.
bC termine di diffusione turbolenta (Scambio di massa verticale).
Pi velocità di formazione dalla reazione chimica i-esima.
Lj Velocità di rimozione dalla reazione chimica j-esima.
Ls Rimozione causata da deposizione secca od umida.
Adv Termine relativo all’avvezione (Trasporto a distanza).
Di conseguenza, la concentrazione e l’esposizione ad una
determinata specie inquinante dipenderà da:
• Situazione meteorologica (a e b).
• Rateo di emissione (F).
• Reazioni chimiche di formazione e rimozione (Pi ed Lj).
• Rateo di Deposizione (Lv).
Nella gran parte dei casi – e in maniera particolare laddove i
termini di reattività chimica giocano un ruolo fondamentale nella
definizione dell’andamento nel tempo della concentrazione
dell’inquinante – risulta difficile stabilire una relazione
semplice tra sorgenti di emissioni e livelli di inquinamento.
Dalla Tab. A risulta evidente come il peso più importante per
Biossido di Azoto e Ozono sia rappresentato dalle reazioni
chimiche che avvengono in atmosfera. Per avere una loro riduzione,
bisogna andare a ridurre i composti responsabili della loro
formazione che, nel caso del Biossido di Azoto, sono gli ossidi di
Azoto (NOx) e l’Ozono, mentre per l’Ozono, i composti precursori
sono gli ossidi di Azoto e i Composti Organici Volatili. Una
riduzione di queste ultime due sostanze (le più importanti tra
quelle emesse dagli scarichi veicolari) è funzione della capacità
di ridurre il rateo di emissione, ossia il termine F nella
relazione (1). Tuttavia l’abbassamento dei livelli di inquinamento
può realizzarsi anche incrementando i processi di rimozione degli
inquinanti descritti nella (1) da Lj e Ls, che si riferiscono alla
rimozione chimica e al deposito sulle superfici. Per il Biossido
di Azoto, l’unica reazione significativa è relativa alla sua
reazione con i radicali OH, con formazione di acido nitrico:
NO2 + OH*
→ HNO3
Esso viene rapidamente rimosso dall’atmosfera a causa dell’elevato
valore del termine Ls. Purtroppo, la disponibilità di radicali OH
è condizionata sia dalla presenza di radiazioni solari che
fotodissociano l’Ozono sia dalla presenza di reazioni competitive
che, molto spesso, prevalgono sulla formazione di acido nitrico.
Inoltre, le condizioni che portano alla disponibilità di radicali
OH sono ossidanti che favoriscono la formazione di biossido di
azoto dagli ossidi. In definitiva, nell’impossibilità o quasi di
intervenire su:
• termini di reattività;
• termini di emissione;
• termini che definiscono i parametri meteorologici.
Rimane, quale unico parametro modificabile per incrementare la
velocità di rimozione di un inquinante e quindi la sua
concentrazione ambientale, il termine Ls, ossia il termine di
deposizione.
Il deposito degli inquinanti atmosferici è un processo complesso
che possiamo, in definitiva, sintetizzare nel trasferimento degli
inquinanti su superfici che li assorbono in modo irreversibile.
Esempi molto frequenti sono:
• la deposizione dell’Ozono sulle superfici vegetali con
conseguenti danni al tessuto vegetale;
• la deposizione di sostanze di natura acida sulle superfici
alcaline come il marmo che ne provocano la corrosione;
• il Particolato sospeso che, come altri processi di deposizione,
non causa effetti così nettamente negativi se viene rimosso dalle
superfici sulle quali si è deposto.
In ogni caso il fattore di deposizione viene quantitativamente
espresso attraverso la velocità di deposizione Vd definita come
flusso di massa di un inquinante sulla superficie di interesse
relativo alla concentrazione unitaria della specie inquinante. In
altre parole, indicato con F il flusso di massa (Massa depositata
per unità di superficie e per unità di tempo), si ha:
F = Vd C (2)
A sua volta, il termine Vd può essere espresso in modo semplice
attraverso un modello elettrico equivalente che tiene conto della
resistenza della superficie. In termini molto semplificati, si può
supporre che l’inverso della velocità di deposizione possa essere
espresso come somma di due resistenze, rg ed rb, di cui la prima
dovuta al trasferimento delle masse d’aria sulla superficie e la
seconda dovuta alla resistenza dello strato superficiale. Quindi:
1/Vd = rg+rb (3)
Poiché, al fine di aumentare la velocità di deposizione, poco può
essere fatto per diminuire la resistenza dovuta al trasferimento
delle masse d’aria, è necessario diminuire quella superficiale. Si
può dimostrare che questo termine, cioè la capacità della
superficie di assorbire irreversibilmente gli inquinanti che su di
essa vanno a deporsi, è fortemente dipendente dal rapporto di
natura chimica che si stabilisce tra superficie e inquinante. In
altre parole la diminuzione della resistenza superficiale è legata
alla possibilità di impiegare superfici fortemente reattive nei
confronti dell’inquinante di interesse. Se infatti la superficie
diviene molto reattiva nei confronti dell’inquinante, allora
nell’equazione (3) il termine rb può essere trascurato e la
velocità di deposizione dipende solo dal termine rg.
È possibile stimare la capacità di rimozione di una superficie nei
confronti di un certo inquinante. Infatti, qualora la superficie
offra una reattività molto elevata, Vd assume valori nell’ordine
di qualche cm/s. Supponendo che essa valga 1cm/s ed assumendo una
concentrazione di inquinante pari a 100mg/m3, dalla relazione (2)
si avrà:
F= Vd C= 100 mg cm s-1 m-3
→1 mg s-1
m-2
→ 3,6 mg h-1 m-2
→ 32 g y-1 m-2
→ 32 T y-1 km-2
Detto in altre parole, una superficie attiva di un metro quadrato
potrebbe riuscire a depurare per il 90% e in un tempo di 45
secondi, un metro cubo di aria; oppure 1 km2
di superficie attiva potrebbe rimuovere dall’atmosfera ben 32
Tonnellate di inquinante per anno. Si tratta di una potenza
depurativa molto significativa che, in un tempo di 60 minuti, può
essere estesa a 3600/45 = 80m3
(ovvero in appena 1 ora un metro quadrato di superficie attiva
rimuove il 90% dell’inquinamento contenuto in 80m3
di aria). Di conseguenza, se si trovasse il modo per rendere molto
reattiva una superficie si disporrebbe di un efficace sistema di
depurazione a prezzi molto contenuti. Queste analisi sono alla
base della scelta di impiegare per i rivestimenti malte cementizie
fotocatalitiche, ossia contenenti composti chimici capaci di
reagire molto facilmente con alcuni inquinanti causandone la
rimozione per assorbimento diretto.
La reattività di una superficie può essere aumentata mediante un
innovativo sistema che utilizza materiali fotocatalitici, ossia
materiali nei quali l’esposizione a radiazioni UV (l<400nm)
provoca la formazione di eccitoni, ossia di coppie costituite da
una buca positiva e di fotoelettroni secondo il seguente schema:
A + (l<400 nm) → A h+
+ e– (a)
Le specie A h+ ed e- sono rispettivamente in grado di catalizzare
reazioni di ossidazione e di riduzione. Tali reazioni generano:
• una nuova specie chimica che non ha più le caratteristiche di
impatto ambientale di quella di partenza (è il caso di alcuni
idrocarburi che passano facilmente a composti ossigenati riducendo
notevolmente sia la loro tossicità, sia la loro capacità a formare
ozono);
• una specie chimica che reagisce molto efficacemente sulla
superficie dalla quale viene adsorbita irreversibilmente (è il
caso del Biossido di Azoto che si trasforma in acido nitrico,
assorbito irreversibilmente dalla superficie come ione nitrato
solubile in acqua).
In entrambe le situazioni le sostanze potenzialmente dannose
vengono rimosse dall’atmosfera in modo semplice e diretto. Tra i
materiali fotocatalitici più studiati ed usati, il Biossido di
Titanio (TiO2) presenta caratteristiche che
lo rendono particolarmente adatto alla preparazione di malte
cementizie che possono trovare immediata applicazione
nell’edilizia urbana sia come rivestimento o decorazione di pareti
sia come sostanza da applicare su superfici quali strade, piazzali
ecc. Il meccanismo di queste reazioni che pure non è molto
semplice, può essere schematizzato nell’esempio riferito ad una
miscela di Ossido e Biossido di Azoto. L’acqua presente nella
superficie del materiale attivo viene dissociata in ioni ossidrili
che formano radicali OH:
H2O → H+
+ OH– (b)
OH- + h+ → OH*
(c)
L’altra specie formata
dalla dissociazione (e-) reagisce con l’ossigeno dell’aria
assorbito sulla superficie di TiO2 formando
ioni Ossigeno (O2-) che, reagendo con gli ioni idrogeno, formano
il radicale idroperossido (HO2∑):
O2 + e– →
O2– (d)
H+ + O2– →
HO2*
(e)
Dalle due reazioni sopra schematizzate, l’acqua si trasforma nelle
due specie radicaliche ossidrile ed idroperossido:
H2O + (TiO2, l<400)
→ OH*
+ HO2*
(f)
Le due specie così formate sono molto attive in quanto la prima
trasforma il Monossido di Azoto in Biossido, mentre la seconda
trasforma il Biossido di Azoto in Acido Nitrico:
NO + HO2*
→ OH*
+ NO (g)
NO2 + OH*
→ HNO3fiNO3–
(h)
Trovandosi in ambiente alcalino, l’acido nitrico viene
irreversibilmente assorbito sulla superficie formando ione nitrato
(NO3–).
In definitiva, la reazione complessiva che avviene sulla
superficie del materiale fotocatalitico e che trasforma una specie
inquinante dannosa per l’ambiente in una specie solubile e non
inquinante, è la seguente:
NOx + H2O + (l<400) → NO3– (i)
La disponibilità di radicali molto attivi come l’ossidrile e l’idroperossido
provoca ulteriori reazioni chimiche a carico di altri composti
inquinanti, alcuni dei quali possono incidere notevolmente
sull’inquinamento atmosferico. Come esempio si può riportare la
catena di reazioni che il radicale OH stabilisce con gli
idrocarburi (R-H) portando alla formazioni di ulteriori radicali e
composti ossigenati di natura organica in grado di rimuovere
l’idrocarburo dall’atmosfera:
R-H + OH∑ → R∑ + O2
→ RO2*
→ RO*
→ Aldeidi, Chetoni ecc. (l)
Analogamente, altre
sostanze di natura sia organica sia inorganica possono essere
degradate a sostanze a minore impatto ambientale. Si dispone
quindi di uno strumento che in modo semplice e diretto, senza
nessun particolare intervento tecnologico può fornire un
importante contributo alla soluzione del problema
dell’inquinamento atmosferico nelle grandi aree urbane,
contribuendo insieme all’Ozono presente in natura,
all’importantissima funzione di depurare l’aria. Infatti l’Ozono,
sotto l’azione delle radiazioni solari, si trasforma in Ossigeno
attivo (O1D) il quale, reagendo con acqua, forma radicali
ossidrile:
O3 + (l<320nm) → O2 + O(1D)
O(1D) + H2O → 2OH*
(m)
Che, grazie alla loro reattività chimica, degradano un gran numero
di composti in altri composti solubili che possono essere così
rimossi dall’atmosfera e riportati dalle precipitazioni sugli
ecosistemi superficiali. Qualora non esistesse tale meccanismo,
entro pochissimi mesi l’atmosfera del pianeta Terra sarebbe così
inquinata da rendere impossibile la vita, almeno così come essa è
presente sulla superficie. Il rivestimento al Titanio, rispetto
all’Ozono, evidenzia ulteriori positive caratteristiche:
• mentre la reazione (m) diviene significativa per lunghezze
d’onda di irradiazione inferiori a 320nm, la formazione di
radicali OH sulla superficie del rivestimento al Titanio comincia
ad essere attiva anche a 400nm; se si confrontano le intensità di
luce solare alle due lunghezze d’onda citate, si può osservare che
il rapporto è circa 4, ossia il nuovo rivestimento, in termini
fotochimici risulta quattro volte più efficace della sola luce
solare;
• poiché la reazione (m) necessita della presenza di Ozono che è
presente in atmosfera a concentrazioni molto basse,
l’amplificazione complessiva di fotossidazione del rivestimento al
Titanio è da considerarsi di diversi ordini di grandezza più
elevata;
• mentre in atmosfera l’intensità luminosa nella regione UV avente
lunghezze d’onda inferiori a 320nm possono essere solo rese
disponibili dal Sole o da sistemi di illuminazione sofisticati ed
ad elevato consumo energetico, radiazioni luminose a lunghezze
d’onda inferiori a 400nm possono essere ottenute da semplici
lampade a luce nera, incrementando notevolmente la possibilità di
depurare l’aria anche in ambienti non direttamente soggetti alla
luce del Sole.
Dai dati quantitativi che sono stati riportati precedentemente si
può osservare come la capacità di depurazione del rivestimento al
Titanio sia molto elevata. Anche se trattasi di una stima
probabilmente affetta da un errore di fattore 2, in presenza di
una concentrazione di riferimento di 100mg/m3
si può prevedere, almeno per gli Ossidi di Azoto, una capacità di
depurazione di 30T/anno per km2
di rivestimento. Poiché ad esempio nell’area omogenea di Milano si
stimano (Stima 1998) ratei di emissione annui di circa
13.000T/anno, appare evidente che la disponibilità di superfici
con fotocatalizzatori potrebbe determinare condizioni favorevoli
alla rimozione degli ossidi di azoto fino a livelli compatibili
con gli standard di qualità dell’aria. Altri dati più
disaggregati, come quelli disponibili per la Provincia di Parma,
mostrano che la quantità di Ossidi di Azoto emessi sul territorio
siano valutabili in complessive 2300T (delle quali 1760 di
provenienza industriale, 312 da trasporto e 249 di origine civile,
principalmente da riscaldamento domestico). È evidente che si
potrebbe sostanzialmente risolvere il problema dell’inquinamento
in una piccola città come Parma: nel caso di dispiegamento di una
superficie attiva di 1 km2, si
potrebbe abbattere una frazione sostanziale (10%) delle emissioni
di auto e si potrebbero osservare a livello locale miglioramenti
maggiori del 30% nella qualità dell’aria tenendo conto anche
dell’abbattimento dei composti organici volatili. I benefici
relativi in termini economici possono essere calcolati
confrontando i costi di fornitura e di applicazione con i benefici
ambientali ottenibili. Considerando che un veicolo dotato di
catalizzatore è caratterizzato da un rateo di emissione per Ossidi
di Azoto corrispondente a ca. 0,4g/km, è agevole determinare che
l’abbattimento risultate da 1 km2
di rivestimento (30T ca.) corrisponderebbe ad una percorrenza di
75 Milioni di Km. Assumendo una percorrenza media veicolare nel
traffico urbano di 10.000Km/anno, la quantità di Ossidi di Azoto
assorbita corrisponderebbe a quella emessa da 7500 autoveicoli.
Poiché nelle situazioni di superamento dei limiti per Ossidi di
Azoto i piani di risanamento non potranno far altro che limitare
la mobilità privata, l’utilizzazione di tale rivestimento potrebbe
offrire una seria alternativa. Inoltre nel rapporto costi/benefici
dovrebbe essere adeguatamente compreso l’aspetto relativo al
miglioramento complessivo della qualità dell’aria, quindi del
numero minore di soggetti che, statisticamente, potrebbero essere
affetti da patologie derivanti da inquinamento dell’atmosfera.
Ulteriori benefici sulla qualità dell’aria si prevedono anche
nell’ambiente interno. Infatti, la possibilità di utilizzare tale
rivestimento in associazione con sorgenti di luce ampiamente
disponibili sul mercato, consente di utilizzare la tecnica anche
per il controllo dell’inquinamento in ambienti chiusi. Tra questi
si possono citare scuole ed ospedali che ospitano la parte più
debole della popolazione, ma anche ambienti in cui lavoratori e
cittadini trascorrono gran parte del loro tempo, oppure musei e
pinacoteche in cui è opportuno mantenere a livelli minimi la
concentrazione degli inquinanti per rallentare i processi di
degrado delle opere. L’utilizzazione di tecniche di abbattimento
basate su fotocatalizzatori investe così tante realtà e
possibilità applicative da far prevedere in breve tempo un
notevole interesse da parte delle amministrazioni locali e dei
privati. Il materiale è stato oggetto di numerosi test che hanno
dimostrato la sua funzionalità, a volte e per qualche inquinante,
anche in assenza di radiazione luminosa.
|
|