BIOARCHITETTURA
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Numero 33 di settembre-ottobre 2003
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Architettura naturale
Costruire con i salici gioco, invenzione, ricerca per una
architettura assolutamente priva di ogni impatto negativo
sull’ambiente
Marcel Kalberer
Sono in molti a ricordare quando Frei Otto, alla fine degli anni
'70, in maniera abbastanza radicale suggeriva agli architetti di
“smettere di costruire così come stava avvenendo in quel momento”.
In pratica diceva: come state facendo, è innaturale; l’obiettivo
principale di tutti gli architetti dovrebbe essere costruire con
intelligenza e senza spreco di materiale, come ci insegna la
natura. Le strutture naturali dovrebbero costituire la falsariga,
l’esempio primo per tutte le costruzioni architettoniche. Quindi
Frei Otto, insieme ad altri scienziati delle diverse discipline (Werner
Nachtigall, Ulrich Kull, Wolf E. Reif) hanno guardato alle
strutture naturali nello sforzo di coglierne l’essenza per porle
in pratica utilizzando nuovi materiali e nuove possibilità
tecniche. Così le reti del ragno sono diventate esempio per
costruzioni leggere fatte di corde; i radiolari hanno dato spunto
per costruzioni reticolari; bucce, cortecce e corazze fanno da
modello per strutture a guscio in cemento; bolle di sapone
determinano la forma di costruzioni pneumatiche; il sistema di
ramificazione degli alberi ha suggerito costruzioni di sostegno
innovative; movimenti specifici degli animali vertebrati e il
rapporto tra le ossa della colonna vertebrale vengono trasferiti
su strutture cinetiche portanti. Attraverso questo continuo
avvicinarsi delle costruzioni tecniche alle strutture naturali,
Frei Otto ha saputo ricreare una architettura naturale di alta
logica ed estetica. Facendo eco all’espressione che ebbe negli
anni '70, di smettere di costruire in quella maniera, si potrebbe
dire agli architetti del 3° millennio “Smettete di edificare,
lasciatelo fare alla natura”. Piuttosto che trasferire la logica
delle strutture naturali alle costruzioni tecniche, lasciamo che
le costruzioni naturali diventino esse stesse costruzioni utili e
utilizzabili: piantiamo alberi, ai quali daremo la forma da noi
voluta o che guideremo durante la crescita spingendoli ad assumere
le forme desiderate. Soprattutto salici, perché sono essenze ad un
tempo preziose e poco costose, non devono essere piantati
singolarmente con le radici ma è sufficiente infilare nel terreno
un ramo, una frasca. Grazie alla loro crescita veloce, i salici
danno presto soddisfazione.
Attraverso la crescita naturale e la modifica della forma e della
struttura, ogni anno vedremo l’opera arborea sotto un altro punto
di vista. Già nei primi anni '80, assieme al gruppo “Sanfte
strukturen” abbiamo realizzato con le piante oltre 50 opere in
giro per Germania, Svezia, Belgio, Svizzera e Austria.
Inizialmente erano semplici arcate, o “tunnel ludici” per asili o
scuole, oggi gli interventi hanno assunto la dimensione e
l’importanza di spazi pubblici come i padiglioni di Malmoe
(Svezia), Ulm (D) e le cupole di Rostock e Loerrach (D), o un
intero edificio a Auerstedt vicino a Weimar (D), o ancora un vero
e proprio castello a Bremerhafen (D) e - costruzione realizzata
solo con salici - la cattedrale dell’IGA (Internazionale
Gartenschau) a Rostock che copre una superficie di 800 m2.
Queste “architetture naturali” realizzate con la guida del gruppo
Sanfte Strukturen, viene attuata da volontari, donne, bambini
scolari, pensionati. Il fascino del nuovo, l’avventura, lo spirito
avveniristico, il processo edilizio comunicativo ed invogliante e
il vivere in comunità, attrae sempre più persone di tutte le età
che convergono entusiaste sul cantiere vivente. Questo processo
comune, ludico e gioioso, è uno dei motivi per cui queste proposte
riscuotono un così ampio successo. Se non richiamasse tristi
cementificazioni, potremmo definirlo un boom edilizio; solo che
questo, che inaugura il 3° millennio, è un processo di
inverdimento.




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