| |
BIOARCHITETTURA
|
Numero 33 di settembre-ottobre 2003
|
Costruire bionico
Tra Natura ed Architettura,
l’insegnamento ecologico della bionica
Werner Nachtigall
Una premessa: costruire o edificare confrontandosi con la natura,
magari copiandola in maniera pedissequa, non è possibile. Tuttavia
il confronto tra edifici e costruzioni naturali però allargare
l’orizzonte, aiutare a percorrere vie non convenzionali, essere
utile ad esempio se bisogna affrontare problemi di ottimizzazione
energetica integrandosi meglio, sintonizzandosi, con l’ambiente e
le circostante ambientali. La natura ha avuto molto tempo a
disposizione per ottimizzare le proprie costruzioni, i processi ed
i principi di sviluppo. E questo presupposto ci consente di
presumere che i principi naturali sono maturati e interrelati in
maniera ottimale. Altrettanto non è possibile affermare guardando
le costruzioni dell’uomo. Soprattutto per questo motivo è
sicuramente stimolante (se non addirittura eccitante) per
l’architetto o l’ingegnere porre lo sguardo su elementi guida
naturali. Come detto: la natura non va copiata direttamente, ma va
posta in analogia alla tecnica. Attraverso un confronto analogico
si ricavano molte informazioni per capire e quindi approfondire.
Concentrandoci sulla bionica edile, è chiaro che ogni attuazione
deve seguire lege artis le discipline della tecnologia edile
allontanandosi così quasi sempre dal paradigma naturale.
Il biologo svizzero M.Luescher ha esaminato una volta il bilancio
climatico delle costruzioni delle termiti. Ad esempio le termiti
africane macrotermes bellicosus costruiscono in maniera diversa a
seconda dei luoghi: sulla Costa d’Avorio si scavano lunghissimi
condotti sotterranei, chiusi e coperti di materiale poroso; le
termiti dell’Uganda costruiscono cunicoli aperti verso il basso ma
chiusi verso l’alto, che terminano in cul de sac, sopra i quali è
accumulato materiale poroso. L’irraggiamento solare e il calore
del metabolismo animale determina all’interno dell’abitazione un
circuito d’aria la cui direzione è in funzione dell’ora e
dell’intensità dell’irraggiamento solare. Questo flusso aspira
aria fresca e umida dai vani interrati, che passa attraverso la
camera della formica regina, per essere convogliata in una specie
di duomo al di sopra della camera reale da cui viene nuovamente
riconvogliata nei sotterranei o emessa verso l’esterno attraverso
le condutture laterali. Questo tragitto (dall’interno verso
l’esterno) consente allo stesso tempo l’espulsione di CO2
e il reintegro di ossigeno. Per passare alle formiche di casa
nostra, la formica rossa del bosco costruisce formicai alti circa
un metro in cui in rapporto con l’esposizione solare si articola
diversamente. In questo caso gli animali sono infatti tesi a
captare l’energia del sole. Il nido è per la più parte interrato
sotto il tumulo di circa un metro ma entra anche nel rilievo.
Abbiamo quindi che la superficie intorno al rilievo è meno
irraggiata dal sole rispetto al tumulo inclinato; la resa ottimale
media si ha se la pendenza del mucchio è perpendicolare al sole in
primavera. Verificando i casi, si scopre che è proprio così. È lo
stesso principio che applichiamo quando costruiamo una serra
captante: l’inclinazione ottimale del vetro sarà quella
pendicolare all’irraggiamento solare in primavera (angolo medio
dell’incidenza del raggio solare). Così le perdite per riflessione
vengono minimizzate. Alcuni termiti, le macrotermes, concludono le
loro costruzioni dei camini che, in caso di irraggiamento solare,
diretto si scaldano molto. Simile è anche il funzionamento di
rilievi costruiti dalle termiti compasso, i quali nella parte
superiore appaiono trafitti da condotte che funzionano come
camini. L’aria calda che sale determina una sottopressione che
attrae dal basso l’aria più fresca. La base della costruzione in
qualche caso raggiunge il libello della falda freatica, che
mantiene la terra fresca e umida, attraverso condotti lunghi anche
dozzina di metri. Questo consente alle termiti compasso di
mantenere costante la temperatura all’interno delle loro
abitazioni intorno ai 31°C. anche se la temperatura esterna sale a
44° gradi all’ombra. Nelle situazioni più esterne, modificano la
sezione del cammino aggiungendo o sottraendo materiale edilizio.
Un edificio dell’Università di Leicester in Inghilterra, è stato
progettato e costruito secondo questo principio, applicando cioè i
criteri della termoregolazione delle termiti. La torre climatica è
alta 13 metri ed è costruita in laterizio. In questo caso il
sistema low tech funziona solo se aiutato da un sistema high tech,
che regola l’afflusso dell’aria in maniera simile a quanto accade
per le termiti. Anche ad Eastgate Harare Zimbawe è stato costruito
un grande complesso per uffici con elementi di climatizzazione che
seguono il principio usato dalle termiti. L’architetto Mike Pearce
doveva risolvere il compito di costruire un edificio in cui fosse
possibile vivere senza usare aria condizionata né riscaldamento.
In collaborazione con lo studio Ove Arup ha risolto il problema
utilizzando delle condutture per l’aria che all’interno
dell’edificio formano un sistema di collegamento tra doppi solai,
pavimenti e pareti. L’aria fresca entra dall’atrio e attraverso il
sistema entra nelle stanze attraverso delle fessure collocate nei
battiscopa. L’aria calda viene convogliata ed assorbita da un
gruppo centrale di 48 camini, secondo il principio passivo
utilizzato dalle termiti dell’aria calda che, più leggera, sale.
Il calore dell’irraggiamento viene invece accumulato nel cemento
ed è così a disposizione durante le ore notturne e la mattina.
Altro esempio: la città di Harare sta a quota 1500 s.l.m. e di
notte si sfiorano temperature intorno allo zero. L’applicazione di
questo concetto bionico ha consentito il risparmio di circa il 10
% dei costi di costruzione (l’intero edificio è costato 36 milioni
di dollari) con un consumo di energia elettrica mensile inferiore
del 50 % rispetto ad un edificio analogo nella stessa città. La
temperatura media di questo palazzo bionico è intorno ai 23 /
25°C. Senza immissione di aria fresca salirebbe a 35°C.
Il principio di Bernoulli
In una valvola viene generata sottopressione (ricordiamo il
principio della nebulizzazione). Il teorema di Bernoulli
rappresenta bene il principio di conservazione dell'energia: se un
fluido si muove in un condotto in condizioni stazionarie (in
maniera cioè che in nessun punto si abbia accumulo o rarefazione)
la conservazione della massa impone che, se il fluido è
incomprimibile, la densità rimanga costante. Cioè la velocità del
fluido sarà inversamente proporzionale alla sezione del tubo.
Infatti in un sistema orizzontale attraversato da un flusso, la
pressione totale è costante. Là dove il tubo si assottiglia, la
legge della continuità impone l’aumento della velocità di flusso e
quindi della pressione. Per cui la pressione di parete è più bassa
della pressione esterna e in questo punto è possibile che il
fluido interno venga risucchiato dal fluido esterno. I salti in un
sistema di flusso funzionano come valvole a farfalla. I vermi
della specie arenicola costruiscono il loro condotti a forma di U
in maniera tale da fare emergere un’uscita sul livello più basso e
l’altra su quello più alto di un banco di sabbia in un fiume con
acqua bassa. La corrente perpendicolare al banco produce nel punto
più alto un effetto di sottopressione, che assorbe acqua fresca
all’interno del tubo, fornendo così al verme tutto l’ossigeno
necessario per la sua sopravvivenza. Se il flusso non è più
perpendicolare alla banchina ma si inclina, l’effetto diminuisce
secondo la legge Sinus. Altri esempi noti di questo tipo sono le
costruzioni di alcuni vertebrati scavatori: i cani delle praterie
(cynomys ludovicianus) costruiscono i loro tunnel a forma di U
depositando il materiale di scavo ad una estremità in maniera da
creare un piccolo mucchio “vesuviano” mentre l’apertura di fronte
viene appiattita. Seguendo il principio di Bernoulli il vento
delle praterie attraversa la tana e fuoriesce dove c’è il mucchio
vesuviano. Siccome il mucchio è conico, l’effetto di flusso è
indipendente dalla direzione del vento. Vogel ed altri
dell’Università di Duke, Durham, hanno simulato dei modelli di
tana di cane delle praterie a scala 1:10 verificando che, superata
la fase di abbrivio del sistema, il tempo necessario al flusso per
coinvolgere l’intero volume è proporzionale alla velocità del
vento. Trasferendo i valori ottenuti su una tana con una lunghezza
di 20 metri, si riscontra che già piccole quantità di vento
producono effetti straordinari: un vento di 0,4 m/s arieggia
l’intera costruzione in 10 minuti. Con una velocità di 3,2 m/s
sono sufficienti 5 minuti. Senza una areazione secondo il
principio di Bernoulli, la vita in costruzioni sarebbe impossibile
per tali animali e questo determinerebbe incidenze sull’intero
ecosistema delle praterie nordamericane.
Olsyewski e Skozen hanno dimostrato che anche le costruzioni delle
talpe europee vengono arieggiate secondo lo stesso sistema, in cui
la velocità di flusso del fluido segue la velocità del vento. È il
principio applicato in Iran e in molte regioni del Nordafrica per
areare in maniera forzata le cisterne. Il vento passa attraverso
un buco praticato in una cupola sul punto più alto: secondo
Bernoulli viene assorbita l’aria umidificata dall’acqua evaporata
dalla cisterna. Poiché l’evaporazione di un grammo d’acqua alla
temperatura di 20°C consuma 2,3 kj di calore, l’acqua della
cisterna viene raffrescata. Elementi sul tetto, apparentemente
solo ornamentali, possono incrementare l’effetto. Gruner cita
sistemi d’areazione nelle case nigeriane, soprattutto nella fascia
del delta. Sono state rinvenute anche nelle moschee di Djennè. Si
tratta di piccole aperture nel lastrico solare. Sembrano i
mucchietti fatti dalle talpe. Al di sotto si nascondono vasi di
forma sferiche che mantengono aperto un condotto verso il vano
interno. Sono disposte in lunghe file e possono essere chiuse con
un semplice coperchio di cotto. Buon esempio di come sia possibile
applicare oggi il principio di Bernoulli è il padiglione fatto da
Thomas Herzog all’Expò di Hannover. Nei punti più alti sono stati
applicati, così come nel Design-center di Linz, delle ali Venturi,
che imprimono accelerazione all’aria. Le opposte pareti inclinate,
opportunamente traforate agiscono come captatori di pressione del
vento.
Ancora: l’utilizzo della pressione aerodinamica. In un m3
d’aria dalla massa M, che fluisce con la velocità v, l’energia
cinetica contenuta 1/2M (1m3
aria)v2. Si può anche dire, che
l’energia rapportata all’unità di volume v comporta 1/ 2 v2
( ρ = m/v = densità dell’aria). Se l’aria presa in esame fluisce
contro una parete verticale e viene frenata su v = o, l’energia
cinetica si manifesta come pressione aerodinamica, che può
generare effetti diversi. Per esempio mettere in movimento una
quantità d’aria accumulata. La stessa cosa vale per le correnti
d’acqua. Le larve di una mosca sudamericana (Hzdropsychiadae)
hanno sviluppato un impianto di attraversamento di flusso secondo
il principio di pressione dinamica, avvicinandosi fortemente alle
strutture orientali Bag-dir. Queste larve scavano dei corridoi a
volta con dei “captatori di pressione dinamica”, dove nella parte
inferiore della U viene applicata una rete finissima con delle
maglie di 3 -20 μ. Il corridoio abitato dalla larva, lunga 2 cm,
sfocia in prossimità della rete. Anche alcune conchiglie (Clavagella)
usando i loro acidi scavano la roccia di calcare da loro abitata
esponendo verso l’esterno le loro lunghe cannule attraverso cui
fluisce e defluisce l’acqua. Questi tubi vengono pian piano
avvolti da sostanza calcare parallelamente alla crescita della
conchiglia. La sporgenza creatasi, a forma di tettuccio, possiede
una funzione meccanica di flusso. La stessa cosa vale anche per le
costruzioni “capta-vento” dell’ape priva di pungiglione trigona
testacea e della vespa angiopolybia pallens. Similmente ai
“captatori di vento” di Renzo Piano a Noumèa lavorano le
costruzioni a tetti sporgente della popolazione Toradja nella
foresta tropicale di Sulavesis sud. Ampio utilizzo del principio
della pressione dinamica si ritrova nelle antiche torri del vento
persiane o nei ventilatori di Badghir nel Pakistan e in
Mesopotamia. Di solito i principi di areazione e climatizzazione
vengono impiegati in combinazione, per esempio l’umidità e il
fresco della terra. Sempre Herzog, nel padiglione 26 dell’Expo ha
applicato il principio di Bernoulli (il risucchio del vento) e il
principio di pressione aerodinamica. Tali esempi mostrano le
possibilità e i limiti della scienza dell’analogia, che collega la
biologia e la tecnica.





|
|