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BIOARCHITETTURA
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Numero 33 di settembre-ottobre 2003
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Durevole è meglio
Lo zinco per aumentare la durata di esercizio dei manufatti in
acciaio
Roberto Ranfagni
“Coloro che devono prendere decisioni nell’edilizia,
nell’arredo urbano e stradale, sia per la Pubblica Amministrazione
che nel privato, abbiano la possibilità di compiere scelte di
approvvigionamento, che tengano conto dell’economia nel tempo e
degli aspetti ambientali”
Che la corrosione comporti un danno economico formidabile di anno
in anno, è un dato acquisito. Analisi di esperti di tutto il mondo
hanno negli anni quantificato i costi relativi alla naturale
degradazione dei materiali. Più recentemente, un’altra questione
ha suscitato l’interesse generale: quanto “costa” in termini
ambientali la corrosione e quali sono le armi in nostro possesso
per diminuirne l’incidenza e l’impatto sull’ambiente? La questione
è inevitabilmente complessa, ma si possono subito fare delle
considerazioni molto semplici: è evidente che il primo baluardo è
la prevenzione operata attraverso sistemi di protezione
compatibili. La prevenzione evita il danno ambientale connesso con
l’inquinamento dei prodotti della corrosione, ma anche il consumo
delle risorse ambientali, che occorrono per manutenzione,
riparazione e rifacimento delle opere compromesse.
Il danno economico ed ambientale
Il fenomeno della corrosione coinvolge il patrimonio artistico, le
opere urbane, quelle stradali, ponti, impianti, macchine ed
attrezzature. I bronzi di Riace, il Marco Aurelio, la Statua della
Libertà sono stati attaccati ferocemente dall’ossidazione. La
torcia della Statua della Libertà è stata addirittura sostituita
negli anni 80. In questo caso, la corrosione ha determinato un
danno inestimabile ed ha irreparabilmente compromesso
l’originalità dell’opera. Funzionale o anche solo estetico, il
danno che la corrosione produce, determina in Italia una spesa
valutabile intorno ai 40-45 miliardi di euro all’anno. Recenti
studi portano ad affermare che, nei diversi settori, i danni della
corrosione rappresentano il 3.5 – 4.5% del prodotto interno lordo.
Il calcolo ovviamente riguarda le spese che occorrono per la
manutenzione delle opere, quando è possibile intervenire, od il
loro rifacimento, nel caso in cui siano irrimediabilmente
compromesse. A tali considerazioni va aggiunto che ci sono casi
particolari, come ad esempio interventi di conservazione statica
su certe carpenterie o certi manufatti in cemento, che risultano
molto complessi e costosi, ma anche senza grandi garanzie sul
risultato. Per capire l’entità dei danni, per così dire,
“indiretti”, basta pensare all’affondamento della petroliera
Prestige al largo delle coste Spagnole, che è stato causato dalla
corrosione dello scafo. In tal caso, oltre al danno economico, è
evidente l’entità del rischio ambientale che può essere connesso
alla scelta di un sistema anti-corrosivo non adeguato. Questa
considerazione, partendo da un episodio occasionale, mette in
evidenza la sola punta dell’iceberg: il vero danno ambientale è
costituito dall’insieme delle emissioni in ambiente e dei consumi
causati dalla corrosione continuamente negli anni. Si devono
considerare, infatti, le emissioni che vengono prodotte dalle
attività industriali che servono a “rincorrere” la corrosione per
la produzione e la messa in opera dei materiali per le
manutenzioni, riparazioni e rifacimenti, nonchè il consumo delle
risorse energetiche e minerarie, e l’impatto dei prodotti di
corrosione che si disperdono in ambiente. Ovviamente i costi
ambientali ed economici sarebbero fortemente ridotti da quei
trattamenti anticorrosivi che, come la zincatura a caldo,
garantiscono una lunga durata della protezione. La scelta di un
sistema opportuno di protezione dalla corrosione, da parte di
progettista e realizzatore, è di fondamentale importanza. Un’opera
qualsiasi va resa utilizzabile per l’intero periodo di esercizio
previsto. Ciò è universalmente valido per tutti i prodotti e per
tutte le applicazioni, ma nel campo delle costruzioni, dove nella
quasi totalità dei casi è richiesta una durata pressoché infinita,
il problema assume un significato particolare. La soluzione da
adottare deve essere affidabile, facilmente applicabile,
economicamente compatibile ed eco-sostenibile.
Zincatura a caldo per la protezione dell’acciaio
Con l'espressione "zincatura a caldo" si intende il processo di
rivestimento dell’acciaio con uno strato superficiale di zinco. Il
processo consiste nell’immersione dei pezzi in acciaio e ferro in
un bagno di zinco fuso a 450°C circa, il che crea un rivestimento
di zincatura tenacemente ancorato alla superficie dei manufatti e
protegge il materiale in due modi complementari: all’effetto
barriera che lo zinco esercita frapponendosi ed isolando la
superficie dall’azione dell’ossigeno e delle specie ossidanti, si
aggiunge la protezione catodica, un fenomeno elettrochimico che
impedisce che il ferro possa ossidarsi, mediante l’apporto degli
elettroni garantito dallo zinco. Per la protezione catodica, nel
caso il rivestimento di zinco venga scalfito, la differenza di
potenziale che si crea quando zinco e acciaio entrano in contatto,
preserva la struttura di acciaio a spese dello zinco che si
corrode "sacrificandosi". L'acciaio non protetto può durare due
anni prima che siano compromesse le sue funzioni e la stessa
integrità strutturale. Gli elementi zincati resistono, invece, nel
più aggressivo degli ambienti fino a dieci anni, senza richiedere
alcuna manutenzione. In condizioni “normali”, cioè negli ambienti
urbani e rurali, il rivestimento di zinco può durare diversi
decenni. Una recente ricerca condotta dalla GA - Associazione
degli Zincatori Inglesi ha messo in evidenza come la durata del
rivestimento di zincatura si sia notevolmente incrementata negli
anni a causa della riduzione delle emissioni atmosferiche di SO2,
principale nemico della zincatura (assieme agli acidi e ai
cloruri). Oggi il consumo del rivestimento di zincatura può
fissarsi mediamente intorno a 0.5 - 1.0 µm/anno negli ambienti di
impiego usuali (si escludano ovviamente casi particolari di
esposizione come le atmosfere industriali pesanti o l’immersione
in acqua di mare, dove la velocità di corrosione è maggiore).
Questi studi sono stati in parte confermati, seppur
indirettamente, da una ricerca dell’Università di Ancona volta a
analizzare gli effetti dello zinco nel suolo (di cui parleremo più
approfonditamente nel seguito). Sulla base di queste evidenze si
ottiene che un rivestimento di 100µm può durare più di 160 anni in
un ambiente rurale medio. La ricerca è stata effettuata su
tralicci per il trasporto di energia elettrica che presentano,
dopo circa 32 anni di installazione, un rivestimento di zinco così
spesso che ancora oggi supererebbe i severi controlli per il
collaudo dell’ENEL e tale da poter affrontare egregiamente un
secolo a venire. Al risparmio derivante dal preservarsi
dell'acciaio si affianca, quindi, la riduzione dei costi di
manutenzione. Inoltre, proteggendo delle risorse, evitando nuove
produzioni di acciaio o riciclo di materiali di scarto, la
zincatura risparmia l’energia ed i costi ambientali relativi.
Nell’articolo “Soil zinc contamination from corrosion of
galvanized structures” pubblicato a cura dell’’Università di
Ancona sulla rivista internazionale Chemistry and Ecology, si
rileva come lo zinco dilavato per effetto della corrosione
atmosferica dai tralicci zincati nelle vicinanze di Ancona e
Parma, sia confinato al di sotto delle strutture e non migri oltre
i 50 cm dall’area di base, raggiungendo una profondità di soli 50
cm. Lo studio conferma inoltre la validità delle formulazioni
empiriche per il calcolo del consumo del rivestimento di zinco. Le
emissioni di zinco dalle strutture zincate non provocano, dunque,
problemi ambientali. Per converso, lo zinco è un metallo
essenziale per la vita e sono ben noti gli effetti della sua
carenza sia per quanto riguarda il fabbisogno per gli esseri umani
che per le altre specie viventi. Tant’è che lo zinco non rientra
tra le sostanze bio-accumulabili. Anche le Aziende di zincatura,
che sono vincolate a regimi di prevenzione e controllo
dell’inquinamento molto severi, sono caratterizzate da un impatto
ambientale basso.
Semplici constatazioni sui benefici
Supponiamo di voler calcolare quanto si risparmia applicando la
zincatura a caldo con alcuni semplici esercizi comparativi.
Valutiamo, per esempio, il costo della manutenzione di alcuni
monumenti famosi non zincati e compariamo i risultati ottenuti con
le performance che ci sarebbero se essi fossero zincati.
La Torre Eiffel, monumento simbolo di Parigi, fu costruita nel
1800 e venne considerata dai contemporanei capolavoro di
ingegneria. È interamente realizzata in acciaio non zincato ma
verniciato, perché non ne avevano ipotizzato una lunga durata. Gli
interventi di manutenzione sono particolarmente lunghi e
difficoltosi ed avvengono ogni sette anni. Durano molti mesi e
richiedono l’utilizzo di circa 60 tonnellate di vernice per
ricoprire un’area di 200.000 metri quadrati. Se la Torre Eiffel
fosse stata zincata, secondo i dati presenti in letteratura per
l’ambiente urbano, nel peggiore dei casi, sarebbero stati
necessari solo sette interventi contro i diciassette che ci sono
stati dal 1889 ad oggi. Se si fosse usata la zincatura duplex
(zincatura + verniciatura) forse non si sarebbe dovuto intervenire
se non per motivi estetici. Dieci sedute di manutenzione evitate
corrispondono al risparmio di 600 tonnellate di vernice e di
560.000 ore di manodopera ad alto rischio d’infortunio.
Per il Golden Gate Bridge di San Francisco in 100 anni, che è la
durata del rivestimento di zinco calcolata in atmosfera tropicale
marina, saranno consumate 10.000 tonnellate di antiruggine e un
milione di ore di manodopera in un luogo di lavoro a rischio
d’infortunio.
Si pensi ora a cosa accade per quelle opere che, meno importanti
della torre Eiffel o del Golden Gate Bridge, non sono sottoposte a
monitoraggio con la stessa accuratezza. Consideriamo il caso di un
palo per illuminazione cavo non protetto all’interno per
impossibilità di raggiungere la superficie. Possiamo usare il
metodo indicato in uno studio pubblicato dall’AGA e basato sulle
normative americane ASTM sull’aggressività dei differenti ambienti
corrosivi atmosferici su acciaio e zinco, per ottenere una
comparazione tra le durate del manufatto zincato ed non protetto.
La durata media di un palo ottenuto usando acciaio di spessore 3
mm è valutabile indicativamente intorno ai 40 anni in una
atmosfera con media aggressività (viene stimato il tempo
necessario alla consunzione del 50% dello spessore della lamiera).
Trattando il palo con la zincatura si riesce ad ottenere una
protezione completa del palo, dal momento che anche la sua parte
interna viene ricoperta. Supponendo di ottenere sulla superficie
un rivestimento di 80µm di spessore, si può ipotizzare una durata
della protezione di circa 80 anni che si aggiunge ai 40 ipotizzati
in precedenza. La protezione della corrosione ottenuta dalla
zincatura in questo caso triplica la vita del manufatto. È
tuttavia ipotizzabile che il palo all’esaurirsi della protezione
della zincatura dopo gli 80 anni possa essere risottoposto alla
zincatura oppure reimmesso nel ciclo produttivo come rottame di
ferro, totalmente riciclato, con il risparmio di risorse naturali
esauribili.
Il ciclo di vita (LCA)
Il carico ambientale connesso alla zincatura può essere valutato
attraverso l’ottica integrata dell’analisi LCA (Analisi del Ciclo
di Vita). L’LCA consiste nel calcolo e valutazione di determinati
parametri caratteristici dell’impatto ambientale di un prodotto o
di un processo durante l’intero ciclo di utilizzo (per esempio
acidificazione indotta, contributo all’effetto serra, energia
consumata, etc) attraverso bilanci di massa ed energia. Con l’LCA
rientrano nella valutazione tutte le fasi produttive, compresi i
trasporti, che portano alla realizzazione dell’acciaio zincato e
vanno dall’estrazione dello zinco in miniera alla consegna del
prodotto zincato. L’Associazione Italiana Zincatura ha
commissionato uno studio che si snoda attraverso l’analisi dei
vari step del processo produttivo, considerando il consumo di
energia e materie prime assieme alla produzione di rifiuti
relativa, e si estende all’analisi dei costi benefici prodotti
dall’utilizzo della zincatura fino al destino di fine-vita
(rifiuto o riciclo) del prodotto. Per il momento è stato
analizzato il ciclo produttivo adottato in due stabilimenti
associati: sulla base dei risultati preliminari si può affermare
in termini qualitativi che l’utilizzo della zincatura rispetto ad
altri trattamenti anticorrosivi riduce il consumo d’acciaio,
riduce il consumo del petrolio, riduce il consumo d’energia
elettrica, riduce la produzione di rifiuti, riduce il consumo
d’acqua di raffreddamento delle centrali elettriche e della
produzione dell’acciaio, evita emissioni responsabili dell’effetto
serra, dell’acidificazione, della distruzione della fascia
dell’ozono, dell’eutrofizzazione e della formazione di ossidanti
fotochimici.



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