| |
BIOARCHITETTURA
|
Numero 33 di settembre-ottobre 2003
|
In libreria
La forma, l’organizzazione, la
struttura dello spazio costruito, incidono sulla nostra visione
del mondo?
Sara Macchi
L’edificazione contemporanea è dilaniata tra utopie di
razionalizzazione, formalismo monumentale, caos dilagante; anche i
progettisti appaiono disorientati e storditi tra un sistema
formativo ancora abbagliato dai miti della Bauhaus e i media che
esaltano novità e mostri. Ugo Sasso, storico pioniere della
Bioarchitettura italiana, sviluppa in questo testo un’idea
semplice ma rivoluzionaria: compito primo dell’architettura è
consentire il sentimento di casa, di appartenenza ai luoghi ed
alla rete sociale. Se questo è vero, l’intera storia
dell’architettura moderna va riscritta. Se è vero che forma e
architettura del luogo incidono sulla psiche e il comportamento
sociale, è giusto in particolare chiedersi quale influsso i
normali istituti scolastici esercitino su ragazzi che stanno
apprendendo il difficile mestiere della vita. Il volume illustra i
più significativi e moderni esempi europei di architettura
scolastica in cui convergono tecnologie sane, basso consumo
energetico, ridotto impatto ambientale ma anche – qua sta la vera
innovazione - un approccio globale integrato al significato del
progetto. Introdotto da Fritjof Capra che evidenzia le nuove
tendenze educative ecologiche, il testo presenta con disegni ed
illustrazioni progetti di Lucien Kroll (B), Joachim Eble (D),
Svein Hatloy (N), Ugo Sasso (I) Torben Gade (DK), Thomas Rau (NL),
nomi di riferimento nel panorama internazionale che hanno saputo
esprimere nelle loro architetture il nuovo umanesimo di una
architettura conciliata con l’uomo e con l’ambiente. Tra gli altri
viene presentato il progetto del polo scolastico “Ferrarsi” di
Empoli” che per la prima volta in Italia sarà dotato di
riscaldamento a emissioni zero (senza combustione). Molti sono gli
spunti originali e allo stesso tempo attuabili per ripensare in
chiave sostenibile le nostre strutture: in Italia il patrimonio
scolastico necessita infatti di continua manutenzione ma anche di
consistenti interventi di risanamento. Da oggi ogni sia pur
piccolo intervento potrebbe costituire un passo verso l’ecologia
della formazione e un risparmio di risorse per la collettività:
salute, qualità della vita ma anche spesa pubblica, ne trarrebbero
vantaggio. Si apre con il testo introduttivo “Educare al ciclo
della vita” in cui Fritjof Capra indaga intorno a problemi
centrali rispetto alla trasmissione di cultura: qual è il vero
significato di educare, informare, sviluppare coscienze e
conoscenze; perché il sistema che ci siamo costruiti non è
compatibile con la capacità di autoregolazione della Terra; perché
l’universo è una rete di interconnessioni; in cosa consiste il
pensiero ecologico e perché costituisce l’unica possibilità che
abbiamo se vogliamo salvare il Pianeta. Queste ed altre lucide
riflessioni sul ruolo che l’ambiente che ci circonda svolge nella
definizione della percezione del mondo, sviluppate con logica
stringente e linguaggio chiaro da parte dello scienziato che ha
scritto “Il Tao della Fisica” e “Tempo di svolta”.
Segue il corposo intervento di Ugo Sasso “Forma e Formazione” che
dà il titolo al volume. Sasso si chiede cosa voglia effettivamente
dire “progettare” lo spazio, per chi si progetta e come si
progetta; qual è il rapporto che si stabilisce tra la forma e la
vita e cosa vuol dire diventare progettista consapevole del nostro
intorno. Ancora, spiega con linguaggio chiaro perché il rapporto
forma / funzione costituisca un falso mito del nostro tempo,
perché l’atteggiamento razionalista e funzionalista ha fallito, da
dove partire oggi per ricostruire una immagine conciliata con
l’uomo e con la natura. Si tratta di considerazioni esposte con
lucidità, che si rifanno ad un buon senso che appare oggi perduto
e la cui riscoperta appare in tutta la sua carica provocatoria e
rivoluzionaria. Ogni singolo gruppo di progetti scolastici
prescelti viene introdotto da un dialogo con il rispettivo autore,
in maniera da fornire le chiavi per comprendere l’attenzione ed i
significati attribuiti ai nuovi (vecchi) parametri
dell’architettura: l’uomo e il paesaggio.
I progetti
illustrati sono:
Liceo Tecnico di Caudry (F); Lucien Kroll
L’Alta Qualità Ambientale adottata in Francia può parere un
insieme di obblighi e prescrizioni. Ma i rimandi e le sinergie
sottintese restituiscono complessità ed interesse alla sfida
ecologica, senza appiattirla su quella che Kroll definisce
“ingegneria verde”. Il bando è del ’98, la consegna degli edifici
(per 800 allievi e più di 100 insegnanti) è avvenuta nell’agosto
del 2000. Forme, materiali, situazioni e spazi differenziati
rendono vivo e fertile il luogo: studenti e docenti ci stanno bene
e in più si hanno le performance ecologiche più alte raggiunte in
Francia.
Scuola elementare a Braine L’Alleud (B); Lucien Kroll
Di norma le pubblicazioni di architettura si occupano degli
edifici più recenti ed innovativi, è raro che guardino indietro
per valutare l'evoluzione di un edificio datato. In questo caso, a
distanza di trentasei anni dalla realizzazione, lo stesso
progettista è stato chiamato per curare l’ampliamento della Casa
Famiglia a Braine-L’Alleud. È stata una occasione di bilanci, di
riflessioni e di prospettive. In questi spazi i bambini recuperano
la voglia di vivere ed imparare. Sarà merito anche
dell’architettura?
Aule speciali in prefabbricazione a Kolding (DK);
Torben Gade
Gli istituti scolastici pensati per un sistema definito di nozioni
all’interno di una società statica, non funzionano più: gli
stimoli esterni si sono dilatati, la famiglia ha meno tempo da
dedicare ai bambini, le discipline scolastiche devono
moltiplicarsi per seguire interessi culturali diversificati. In
Danimarca hanno pensato di aggiungere alle scuole delle dependance
prefabbricate per il doposcuola, la sperimentazione, l’incontro ed
il gioco. In questo caso non anonimi prefabbricati ma un sistema
costruttivo capace di rispondere con elasticità ed eleganza alle
indicazioni del luogo e della società.
Ecologia a scala reale a Kolding (DK); Torben Gade
Il municipio di Kolding, ha deciso che formazione ed ecologia
dovessero coinvolgere “dal vero” , cioè a scala 1:1 la città. Ha
quindi finanziato la ristrutturazione con tecnologie ecologiche di
un angolo di quartiere a dimostrazione del fascino di una vita
ecologica. Elemento centrale e più spettacolare è la serra in
vetro a forma di piramide che consente ai processi di
fitodepurazione di proseguire anche in presenza di rigide
condizioni climatiche. Una volta avviato, il sistema si
autofinanzia. Il quartiere e gli abitanti costituiscono oggi un
immenso laboratorio sperimentale e allo stesso tempo una vera
scuola aperta, luogo di formazione e di educazione a dimensione
reale.
Scuola elementare Loddefjord a Bergen (N); Svein Hatloy
Era l’inizio degli anni ’70 ed il radicale movimento di
rinnovamento e di contestazione stava cercando posizioni più
propositive senza rinunciare allo slancio innovativo. In cima ad
un fiordo lontano, nasce la prima scuola europea pensata per far
convivere – così come avviene nel mondo adulto – bambini abili con
altri meno abili. L’attenzione all’uomo fa scattare la
consapevolezza della necessità di una corrispondente attenzione ai
luoghi: l’edificazione deve smettere di aggredire. Nasce così una
architettura del tutto antimonumentale ma anche assolutamente non
mimetica: una scuola che si fa paesaggio.
Libera Scuola di Berkel, Zutphen (NL); Thomas Rau
Le numerose scuole antroposofiche presenti nell’Europa del Nord,
nonostante la pretesa di distinguersi, fanno riferimento ad una
visione consolidata definitasi alla fine degli anni ’60 e così
alla fine si assomigliano tutte: un po’ di angoli smussati e tanti
colori pastello. Con questo progetto Rau, utilizzando con
inventiva elementi presenti sul mercato, compie un interessante
rinnovamento formale sfruttando proprio la limitatezza del budget,
corrispondente a poco più di quello che costa a m2 un capannone
industriale. Non si tratta solo di aule in cui gli insegnanti
spiegano e gli studenti apprendono, ma di ambienti idonei ad
accogliere la nuova didattica dell’imparare facendo.
Liceo Scientifico a Emmelord (NL); Thomas Rau
I nuovi volumi di completamento di un Liceo, inaugurati nel
2002, costituiscono occasione per riqualificare la banalità di un
luogo di recente urbanizzazione. Il successo del progetto sta nel
sentimento di appartenenza e di orgoglio che suscita nei ragazzi e
nella popolazione. “Nessuno passa dinanzi al Collegio senza
notarlo o confonderlo con una di quelle anonime scatole che
ospitano le tipiche scuole dei polder olandesi”. Nel suo approccio
flessibile, l’edificio dispone di possibilità d’adeguamento a
nuove esigenze future ora non ben definibili. Per Rau progettare
per persone giovani significa progettare assieme ai giovani: per
loro la parola architettura conquista un significato solo nel
momento in cui si confrontano col problema.
Centro Ambientale a Bolzano (I); Ugo Sasso
Vi sono luoghi e volumi nel mondo a cui i rapidi cambiamenti
sociali, strappano le originarie funzioni. Il loro utilizzo in
alternativa a nuova edificazione è un obbligo ecologico, così come
il mantenimento della memoria. In questo progetto, inaugurato a
maggio 2003, una vecchia casa colonica con vicino fienile sono
stati trasformati in Centro Ambientale per la formazione e
l’informazione, con annessa Foresteria.
L’intervento ha operato con rispetto per il lavoro umano e
sensibilità per i materiali, confermando non solo l’articolazione
interna dei volumi ma persino le precedenti atmosfere, ora di
calda accoglienza e intimità, ora di maestosità e silenzio.
Polo scolastico di Empoli (I); Ugo Sasso
Nel tempo, uno dopo l’altro, vicino alla ferrovia, sono stati
collocati alcuni edifici scolastici. Dignitosi, né migliori né
peggiori dei tanti costruiti un po’ dovunque negli ultimi decenni.
Lo sforzo a volte è concentrato sulla razionalizzazione
tipologica, a volte sulla caratterizzazione formale. L’insieme
rende il luogo disadorno e privo di significati, simile ad ogni
altro luogo periferico. L’odierno ampliamento viene quindi
prioritariamente pensato - così come dovrebbe avvenire per ogni
altro intervento pubblico - come felice opportunità per ricucire e
caratterizzare tali spazi. Non mancano le novità tecnologiche: il
primo lotto corrispondente alle aule speciali, è il primo nucleo
scolastico italiano a zero emissioni.
Scuola a tempo pieno Pfennigäcker, Stoccarda (D);
Joachim Eble
Un primo progetto, uno stop inatteso, la partenza dopo tre anni
con nuove esigenze e budget ridotto. La soluzione? edifici leggeri
realizzati tutti in legno con la nuova tecnica del brettstapelbau,
che utilizza assi di terza scelta inchiodate di taglio; la
flessibilità d’uso: una scuola davvero aperta alle feste, agli
incontri, al quartiere; l’utilizzo integrato degli spazi aperti.
Kindergartner a Herrlesberg, Tubinga (D); Joachim Eble
La strutturazione planimetrica del volume progettato per tre
sezioni attribuisce, in corrispondenza di ogni gruppo, un proprio
spazio aperto. Si tratta di una forma inequivocabile e
identificabile che, orientata nel suo inserimento paesistico al
mondo dei bambini, riesce ad attribuire ad un quartiere con poca
storia, nuova qualità abitativa e probabilmente, nonostante la
collocazione marginale, viene a costituire una nuova polarità. La
scuola ha assunto la seguente frase come elemento ordinatore: “Se
ai bambini non viene consentita la possibilità di esplorare il
mondo degli adulti che li circonda, non potranno mai diventare
grandi.”
Libera scuola Waldorf a Böblingen / Sindelfingen (D); Joachim
Eble
Il Land Baden–Württemberg è la culla delle scuole Waldorf: ve ne
sono più di 40. Questa è autogestita da una cooperativa di
insegnanti e genitori. È stata inaugurata nel 2000 e vi trovano
posto 450 ragazzi. Tra le materie, un posto importante ha
l’euritmia, una disciplina tesa ad armonizzare l’aspetto fisico e
psichico: il linguaggio, il canto e il movimento diventano un
tutt’uno, in cui suoni e intervalli vengono attuati in
visualizzazione del canto e movimento. Di rilievo anche le materie
in cui si impara la legatoria, l’arte di intrecciare cesti, a
lavorare i metalli, l’argilla, il legno.
Isolanti Si Isolanti No
Nuovo testo guida con indicazioni
operative su come, perché, quando e dove usare gli isolanti
termici in edilizia
Ugo Sasso
“Siamo tutti d‘accordo: ogni intervento ha un rischio, ogni
lavorazione le sue vittime, ogni scelta i suoi inconvenienti. La
questione è allora decidere qual è il numero accettabile di
disastri, ammalati, vittime che siamo disposti a sacrificare
sull‘altare della nostra comodità. Sappiamo che l‘attuale
benessere dipende dal girare della macchina economica e quindi dal
consumo. Sappiamo, anche se facciamo spesso finta di ignorarlo,
che è proprio l‘eccessivo consumo la causa del degrado, della
distruzione di valori e culture. Lo sforzo a cui siamo chiamati è
trovare la mediazione sostenibile; sostenibile dalla natura e
dall‘uomo. Tale ricerca richiede conoscenze ma soprattutto
equilibrio e senso della misura; lo sforzo – riteniamo possibile,
anzi necessario – di prevedere con maggiore lungimiranza gli
effetti ultimi delle nostre singole ed apparentemente innocue
azioni.
Se
è vero che spendere energia inutile è profondamente stupido, è
altrettanto certo che molte produzioni degli strumenti idonei ad
evitare questo spreco portano con sé una più o meno alta
percentuale di problemi. Le malattie professionali non sono una
leggenda così come la violenza che quotidianamente l‘economia
perpetra sui paesaggi costruiti dalla sapienza dei secoli, sui
cicli naturali e sui diseredati del mondo. Tutti hanno
consapevolezza che vivere nei pressi di uno stabilimento
petrolchimico, di un inceneritore o di un allevamento intensivo
non è salubre; anzi in qualche caso si rischia grosso. Ebbene,
ogni volta che adoperiamo un prodotto nato da sfruttamento, da
inquinamento, da materiali caratterizzati da cicli potenzialmente
pericolosi, di fatto ci assumiamo una quota parte di
co-responsabilità. L‘unica soluzione possibile è allora cercare
sempre ed a ogni occasione - in maniera colta e responsabile ma
anche intuitiva e sensata – quella che in termini umani ed
ambientali costa meno, che incide meno sull‘oggi e sul domani.
Può
sembrare consiglio inusuale in un volume dedicato agli isolanti
termici, ma è importante che il ritrovato atteggiamento ecologico
non si trasformi in nuova occasione di opulento disprezzo per il
delicato e complesso equilibrio della vita. Per cui magari alla
fine è possibile scoprire che il miglior isolante è un maglione di
lana”.





|
|