| |
BIOARCHITETTURA
|
Numero 33 di settembre-ottobre 2003
|
Radon e dintorni
La radioattività
nell'ambiente costruito:
origini ed effetti sulla salute
M. Esposito, P. Pagano, P.
Bartolomei, L. Minach
Tutti noi viviamo letteralmente immersi nelle radiazioni
ionizzanti, sempre ed ovunque. Le radiazioni ci raggiungono dallo
spazio, ci colpiscono attraverso le rocce stesse di cui è composto
il nostro pianeta, ci seguono fin dentro casa attraverso i
materiali da costruzione. Sebbene meno temuta, la radioattività
naturale è molto più dannosa per la salute umana della
radioattività artificiale. Si stima per esempio che nei 50 anni
seguenti l'incidente di Chernobyl, che risale al 1986, in tutto il
mondo saranno decedute 3500 persone a causa dei tumori dovuti ai
rilasci radioattivi; d'altro canto, per quanto riguarda la
radioattività naturale, il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000
stima che il 5-20% dei casi di neoplasia polmonare osservati nella
popolazione italiana sia attribuibile all'esposizione a radon, il
che corrisponde, ogni anno e solo in Italia, a circa 1500-6000
casi. Gli effetti delle radiazioni ionizzanti sui tessuti
biologici sono noti. Essi dipendono dal tipo di radiazione
impiegata, dall’intensità della radiazione e dall’estensione
spaziale dell’irradiazione (irradiazione d’organo o di apparato,
di parte o dell’intero organismo). Al di sopra di una determinata
dose-soglia gli effetti sono facilmente prevedibili e sono tanto
più gravi quanto maggiore è la dose stessa. Tutte le persone che
sono state irradiate a seguito di un incidente nucleare, ad
esempio, presentano lo stesso, penoso, quadro clinico. Al
contrario, per le esposizioni alle radiazioni naturali, che quasi
mai raggiungono tale dose-soglia, non è possibile fare previsioni.
A parte la sensibilità della singola persona, è proprio la
probabilità che gioca un ruolo determinante. Radiazioni di
bassissima intensità possono essere innocue o possono indurre
tumori anche in persone sane. Vediamo di approfondire questa
apparente stranezza.
Innanzitutto dobbiamo premettere che le radiazioni ionizzanti
raggiungono i tessuti biologici attraverso diverse vie di
esposizione: irraggiamento, contatto, ingestione e inalazione. Le
prime due vie riguardano, ovviamente, tutti noi ma in modo
particolare interessano alcune categorie di lavoratori che, per
questo, sono controllate periodicamente. Per fare un paio di
esempi possiamo citare il personale ospedaliero che maneggia
sostanze radioattive o il personale di volo delle compagnie aeree
che passa molto tempo a quote elevate e che è, quindi, esposto a
maggiori quantità di radiazioni cosmiche. Le altre due vie,
ingestione e inalazione, riguardano soprattutto la normale
popolazione. Queste vie sono particolarmente subdole perché le
sostanze radioattive ingerite o inalate possono depositarsi
all’interno del nostro corpo (contaminazione interna) andando ad
emettere le loro dannose radiazioni proprio in prossimità degli
organi vitali. Danno biologico significa, sostanzialmente, danno
cellulare, così le cellule colpite possono soffrire, morire o,
peggio, trasformarsi in cellule tumorali. Il caso del radon, ad
esempio, è molto istruttivo. Esso entra come gas nei polmoni
attraverso la respirazione e ivi può depositarsi come radon o come
altri elementi della sua catena di decadimento. Le diverse
sostanze radioattive possono quindi entrare nel nostro corpo,
raggiungere i diversi distretti biologici e rimanevi per molto
tempo, emettendo costantemente le loro radiazioni e quindi
provocare dei danni alla nostra salute. Se, poi, una sostanza
radioattiva raggiunge l’apparato riproduttivo, ai danni somatici
(cioè del corpo) si possono aggiungere i danni genetici (alle
cellule germinali). Gli spermatozoi e le cellule uovo che hanno
subito delle radiazioni possono presentare dei difetti genetici
che si evidenzieranno nell’eventuale nascituro. In questo contesto
c’è da dire che le radiazioni producono maggiori effetti negativi
sulle cellule staminali, ovvero le cellule giovani che
sostituiscono regolarmente le cellule vecchie del nostro corpo.
Ecco allora che le radiazioni sono doppiamente pericolose: non
solo danneggiano le cellule, ma danneggiano le cellule più
importanti dal punto di vista metabolico. Venendo ora ai possibili
effetti tumorali, bisogna sottolineare che le radiazioni hanno
effetti, diretti e indiretti, sul DNA, il codice genetico, e
producono delle mutazioni. Generalmente le mutazioni vengono
riparate da alcuni sistemi di protezione che il nostro corpo
produce normalmente, tuttavia può capitare che una mutazione
sfugga a questi controlli e la cellula danneggiata si trasformi in
cellula neoplastica (tumorale) dando origine, magari promossa
dall’azione di altri cancerogeni quali gli inquinanti
convenzionali (scarico delle auto, fumo di sigaretta, cancerogeni
nei cibi ecc.), ad un vero e proprio tumore con conseguenze anche
letali. In sintesi l’esposizione a radiazioni costanti e di bassa
intensità come quelle naturali è potenzialmente dannosa e può
portare, nel peggiore dei casi, anche alla morte. Tutti noi siamo
esposti, e non potrebbe essere altrimenti, alle radiazioni
naturali, tuttavia vale la regola che meno radiazioni prendiamo e
meno probabilità di ammalarci avremo. Inoltre, essendo le
radiazioni più dannose per i tessuti giovani e quindi più attivi,
se il discorso appena fatto vale per le persone adulte, a maggior
ragione vale per i più giovani. Ma a cosa è dovuta la
radioattività all'interno degli edifici? Tutti i materiali
presenti nella crosta terrestre, e quindi tutti i materiali da
costruzione, contengono alcuni elementi radioattivi naturali, fra
i più importanti: l'uranio, il torio, il radio, il radon e il
potassio. Questi ed altri elementi emettono continuamente
radiazioni, in particolare raggi gamma, capaci di attraversare
facilmente grandi spessori, come le pareti delle abitazioni, per
arrivare a colpire le persone che vi si trovano. Inoltre un
elemento in particolare, il radon, è un gas radioattivo che viene
continuamente generato nei materiali da costruzione, da cui
fuoriesce per diffondere all'interno delle stanze. Le persone che
si trovano all'interno dell'edificio non possono fare a meno di
respirarlo e di subire quindi un'esposizione interna. La
situazione è particolarmente delicata in tutti gli edifici in cui
sono presenti bambini, malati o anziani. Negli edifici scolastici
molti bambini trascorrono obbligatoriamente da 4 a 8 ore al
giorno, per almeno 10 anni. La scuola è anche un luogo di lavoro:
in Italia si stima che il 15% della popolazione, circa 10.000.000
di persone, fra alunni e docenti, studino o lavorino ogni giorno
in circa 32.000 edifici scolastici. I bambini sono più sensibili
all'effetto degli inquinanti rispetto agli adulti e, come è noto,
le prime età della vita sono le più importanti per lo sviluppo di
sensibilizzazione allergica, pertanto la qualità dell'aria nelle
scuole appare di primaria importanza per la sanità pubblica. Per
quanto riguarda il radon, indagini effettuate in oltre 2.000
scuole materne ed elementari di sei regioni italiane hanno messo
in evidenza che in questa tipologia di edifici si riscontrano
livelli equivalenti o superiori a quelli delle abitazioni. La
domanda che sorge spontanea è se si può in qualche modo limitare
il tasso di radioattività degli edifici. La risposta è
fortunatamente positiva, e anzi la soluzione è semplice ed
economica, adottabile da subito in tutti gli edifici nuovi o da
ristrutturare. Essa si trova, pronta all'uso, in alcuni documenti
ufficiali della Commissione Europea, ed è già legge in numerosi
Paesi, sia europei che extra-europei, quali ad esempio la
Finlandia, il Lussemburgo, la Russia, la Polonia, la Cina,
Israele, la Slovenia, la Serbia e molti altri. In pratica si
suggerisce di utilizzare soltanto materiali poco radioattivi, che
rispondano ad un preciso Indice di Radioattività. In commercio ci
sono un'infinità di materiali per l'edilizia, ognuno
caratterizzato da una certa quantità di radioattività. Ci sono
mattoni più radioattivi di altri, pietre molto attive e altre poco
attive, così come piastrelle, cementi, sabbie, in una panoramica
praticamente illimitata di prodotti. È abbastanza semplice
reperire in commercio materiali che rispettano l'Indice di
Radioattività: si tratta di scegliere fra quelli opportunamente
controllati e dotati di una certificazione di bassa radioattività.
Il problema è che attualmente pochissimi produttori hanno
imboccato questa semplice strada, probabilmente anche a causa di
una informazione inadeguata e di una carenza di strutture
accreditate per le misure. Fortunatamente, però, negli ultimi
tempi si sta assistendo ad una sempre maggiore sensibilizzazione
dell’opinione pubblica. Diverse aziende private che producono
materiali da costruzione si sono già dichiarate disponibili a
collaborare con i privati e con gli enti pubblici. È quindi ormai
solo una questione di volontà e di impegno fare in modo che le
case, gli uffici e le scuole del futuro non costituiscano più una
minaccia per la salute delle persone, almeno per quanto riguarda
la radioattività naturale.
Con una frequente areazione, si risolve il problema?
In caso di valori elevati (> 1000 Bq/m³) si è sperimentato che le
probabilità di successo sono modeste in quanto anche il
dimezzamento della concentrazione – raggiungibile con tale sistema
- non risulta sufficiente a portare la situazione alla normalità.
Inoltre l’arieggiare con molta frequenza i locali comporta
d’inverno una notevole perdita di calore e le persone sensibili al
freddo e alla corrente d'aria mal sopportano queste condizioni,
per cui tale misura può essere solo una soluzione provvisoria.
È possibile conoscere la situazione prima di edificare
l’edificio?
Al giorno d'oggi non è possibile prevedere con un buon margine di
certezza quale sarà la concentrazione del gas radon in un edificio
sulla base della sua tipologia edilizia e delle indagini sulle
caratteristiche del suolo. O meglio, è possibile misurare la
concentrazione di radon presente nel terreno, ma per ottenere un
risultato affidabile, le misure dovrebbero essere eseguite a
diverse profondità, per esempio 5 m sotto la superficie o almeno
fino alla profondità dello scavo per le fondamenta del futuro
edificio. Bisogna poi tener presente che lo scavo delle fondamenta
cambia completamente la situazione nel terreno.
Ci sono allora particolari circostanze in cui preoccuparsi?
Se lo scavo di fondazione si trova in un’area ad elevata
concentrazione di radon; se lo scavo si trova su un pendio (colata
detritica, deposito detritico), una faglia o un terreno molto
fratturato, un terreno molto eterogeneo (p.es. in parte su di un
letto di un fiume o materiale di riempimento); se i terreni di
fondazione mostrano crepe o sono molto permeabili sono comunque a
rischio radon, anche se si trovano al di fuori delle aree
riconosciute ad elevata concentrazione di tale gas. Nei pendii
esposti al sole i moti convettivi nei terreni molto permeabili
possono trasportare elevate quantità di radon. I terreni argillosi
in genere garantiscono una bassa concentrazione di radon, se però
durante lo scavo lo strato d’argilla viene perforato, il rischio
radon può aumentare.
I materiali da costruzione incidono sulla situazione?
In una situazione in cui è probabile la presenza di alti livelli
di radon, l’importanza è non tanto da attribuire alla potenziale
radioattività dei materiali quanto alle loro caratteristiche
isolanti. Per esempio nella realizzazione delle mura interrate, il
cemento dà le maggiori garanzie di isolamento da radon ed è da
preferire ai mattoni forati. In ogni caso va ricercata la
stabilità dei materiali utilizzati.
Ci sono ambienti più colpiti di altri?
Di regola il problema radon riguarda soprattutto ambienti a
contatto diretto con il terreno, ma sono colpite anche abitazioni
situate sopra cantine o ambienti vuoti. Viceversa la presenza di
vespai areati o garage o depositi sempre aperti, possono
proteggere le stanze superiori. Tutte le strategie che mirano a
“separare” dal suolo i locali, contribuiscono a proteggere dal
radon.
Come entra in casa il radon?
Qualsiasi parte dell’edificio penetri nel terreno, costituisce un
potenziale punto d’infiltrazione. Le condotte dell'acqua e del
gas, le condotte del gasolio da riscaldamento provenienti da
serbatoi interrati, serbatoi per la raccolta dell'acqua piovana,
ecc. andrebbero introdotte dalle pareti laterali e non dal
pavimento, assicurando una buona ventilazione della tubazione in
prossimità della casa (riempimento con ghiaia, lastre di
drenaggio). Condutture di piccolo diametro, come cavi elettrici e
d'antenna, vanno sigillate con materiali elastici. La fognatura
dovrebbe attraversare il pavimento della cantina nel minor numero
possibile di punti. Il riempimento con terra dei canali di sterro
scavati per le canalizzazioni spesso fungono da vero e proprio
veicolo per l’ingresso del radon.
Come fa il radon ad arrivare ai piani più alti
In quanto spesso si determina una differenza di temperatura, e
quindi di pressione, tra piani bassi e piani alti. È per questo
che è importante pianificare il sistema di aerazione in modo da
evitare che al piano terra e in cantina si crei una depressione.
Tale depressione aumenta in presenza di finestre aperte sul lato
dell'edificio protetto dal vento, ventilatori in bagni e cucine
(cappe di ventilazione), correnti termiche ascensionali in camini,
in caso d’aperture di aerazione assenti o insufficienti.
Anche il sistema di riscaldamento può contribuire?
Nel caso del riscaldamento a pavimento il calore può creare o
dilatare le crepe. Le stufe a legna, senza un rifornimento d’aria
esterna autonomo, aumentano la depressione nell’ambiente. Invece
un impianto di condizionamento con ricambio forzato dell’aria
normalmente riduce il problema del radon.
Qual è l’elemento edile a cui prestare la maggiore
attenzione?
In una situazione a rischio radon, è determinante la fondazione,
che si suggerisce a platea in cemento armato di circa 30 cm.,
ricoprante tutta la superficie orizzontale dello scavo. Ovviamente
tale platea non va bucata o almeno le perforazioni vanno sigillate
con materiali isolanti o flange elastiche. Il radon si basa
soprattutto sulla scrupolosa esecuzione dei lavori di dettaglio.
Uno strato impermeabile che sale lungo i muri perimetrali della
casa, dà un positivo contributo.
La cosa più utile?
Un drenaggio. Sotto la pavimentazione vanno messi dei tubi di
drenaggio in uno strato di ghiaia. Nel caso di terreno poco o
mediamente permeabile, la ghiaia va posata direttamente sul
terreno compattato, in terreni molto permeabili su uno strato di
cemento magro, che funge da strato isolante verso il terreno. In
questo modo, aspirando l’aria con un ventilatore, diventa più
semplice realizzare una depressione. I tubi di drenaggio vanno
posati in parallelo e collegati tra loro da una conduttura
collettrice. Se possibile, collegare lo strato di ghiaia con
aperture laterali, in modo che vi possa entrare aria esterna
(bisogna però anche prevedere la possibilità di poter chiudere
queste aperture). Il tubo collettore può condurre direttamente
fuori casa, oppure arrivare internamente fino al tetto. In tal
modo si crea un'aspirazione naturale che fa fuoriuscire il radon
dal terreno. Se ciò non basta, si può aumentare l'azione aspirante
con un piccolo ventilatore. Poiché l’aria estratta dal terreno è
molto umida, i tubi vanno posti in pendenza, di modo che l’acqua
di condensa possa defluire nel terreno.

|
|