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BIOARCHITETTURA
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Numero 35 di febbraio-marzo 2004
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Morire a Bam
Terremoto per uomini e miti
Ugo Sasso
L'Unesco, l'Icomos, l'Iccrom
e quant'altra emanazione culturale delle Nazioni Unite, anche
tramite Associazioni Internazionali di categoria, appositamente
riuniti nella Conferenza globale “Habitat 2” tenutasi non a caso
ad Istanbul nel 1996, hanno decretato l'obbligo per ogni nazione
di rispondere ai temi della città in un'ottica sostenibile
verificata tramite la propria specifica storia d'architettura
accogliendo soluzioni sviluppatesi nel tempo e nei caratteri
stessi dei luoghi d'origine. Ma questa volta il baricentro del
terremoto è stato nella zona dell'antico abitato di Arg-e-Bam, in
Iran, modello miracolosamente giunto fino a noi di insediamento
persiano medievale fondato sull'uso locale della millenaria
tecnologia della terra cruda. Al dramma di tante vittime si è
accompagnata la beffa della disinformazione delle molte testate
che, per sensazionalismo, alimentano il luogo comune: “Terremoto
Bam, città di povere case fatte con mattoni di fango e paglia”.
La realtà va cercata solo nell'assioma “case povere” e non già
nelle responsabilità del materiale costruttivo. La ricerca
superficiale delle cause si mostra anche questa volta come il
banale tentativo di bypassare l'umana fragilità dinanzi agli
imponderabili della natura (tra il 7° e l'8° cede anche il cemento
armato) o comunque di attribuire responsabilità a fattori
materiali, più neutrali rispetto alle scelte umane. A Bam le
abitazioni vecchie e nuove sono state infatti realizzate quasi
tutte in auto-costruzione in mancanza di quella minima assistenza
tecnica e progettuale che è condizione “sine qua non” di qualunque
moderna operatività con o senza i conglomerati di terra naturale.
Il “modus aedificandi” preminente, rilevato nella parte nuova
della Città, ovvero nella zona più colpita dalle distruzioni,
consiste principalmente in contenitori edilizi realizzati con
muratura portante composta dai materiali più disparati, tra cui
anche i blocchi classici d'adobe arabo ed il tipo laterizio crudo
a forma di parallelepipedo nel rapporto 1 x 2 x 4, completato da
coperture ed orizzontamenti in legno di palma in alcun modo
ancorati a predette strutture, prive di qualunque coronamento od
altro accorgimento di medesima utilità. È oramai consuetudine in
ogni parte del mondo confondere libertà col liberismo massimalista
ed applicare la regola di regalare una tantum un suntuoso pasto a
base di pesce piuttosto che offrire una canna da pesca e relativo
manuale! Così la grande dignità locale, soprattutto com'è nello
spirito arabo, ha fatto sì che chiunque, finanche incompetente, si
sia costruito con le proprie mani una casa usando tecnologie
semplici per antonomasia. Questo, se da un lato ha evitato la
vista sconfortante di un'immensa baraccopoli di tipo brasiliano
attorno alla visitatissima cittadella storica di Arg-e-Bam, non ha
comunque consentito, per rotture culturali rispetto agli antichi
saperi non sopperiti da istruzione e informazione, adeguato
confort e sicurezza. In un momento come questo, con il dibattito
nazionale in atto sulla proposta di ammettere l'utilizzo della
terra cruda anche nelle zone sismiche italiane, non è possibile
quindi sorvolare sugli elementi di colpevolezza di quelle Nazioni
che consentono di costruire – con mattoni crudi o cotti ma anche
con cemento armato – in assenza totale di prevenzione.
La città di Zoroastro
David Keys
Circondata da una maestosa muraglia del secolo XVI, attraversabile
tramite una splendida porta d'ingresso, la città vecchia di Bam
era famosa in Iran per il suo immenso paesaggio urbano di case
abbandonate, per gli “zocos” e per le sue moschee.
Nel cuore di questa città medievale una serie d'anelli murari
concentrici difendeva la sua spettacolare cittadella. Le migliori
costruzioni che circondavano il nucleo antico (che arrivò a
raggiungere un'estensione di sei chilometri quadrati) furono
costruite con mattoni di fango, argilla e legno di palma. La città
di Bam, fondata da più di 1500 anni, fu il centro principale della
religione zoroastrica, diffusa in Persia prima dell'avvento
dell'Islam. Senza pena di smentita, la maggior parte delle sue
costruzioni autentiche risalgono ai secoli XVI e XVII. La città
nuova, densamente popolata, fu invece costruita durante i secoli
XIX e XX, dopo diversi attacchi degli afgani e di altri invasori,
avvenuti tra la fine del secolo XVIII e gli inizi del XIX°.
Peraltro, nel suo apogeo medievale, Bam fu un importante centro
dell'industria tessile.
La parte medievale disabitata della Città, così come le parti
corrispondenti ai secoli XVI e XVII, sono considerate dagli
storici d'architettura e d'archeologia una delle più complete
manifestazioni archeologiche di questo tipo esistenti in altre
rare parti del mondo. In termini economici la città vecchia di Bam
– buona combinazione tra un enorme castello medievale ed una sorta
di Pompei ed Ercolano mediorientali – aveva la possibilità di
trasformarsi, prima del terremoto, in una delle principali
attrazioni dell'Iran e fonte di futura ed importante
frequentazione turistica.
Teheran, 27.12. 2003
La città storica di Bam, a circa mille chilometri a sud-est della
capitale iraniana, è andata ieri quasi completamente distrutta da
un terremoto. Celebre per la sua cittadella di Arg-e-Bam,
realizzata in mattoni di argilla cruda, era considerata una delle
meraviglie del patrimonio culturale dell'Iran e del mondo; era la
più estesa costruzione in terra del Pianeta ed una delle rare
città antiche dell'Iran giunta intatta fino a noi e di cui era
ancora possibile ammirare i muraglioni di protezione e la
tipologia originaria delle case e delle torri. La cittadella si
trova dentro la città vecchia di Bam, confinante con la città
nuova che ne ha ereditato il nome. Si tratta del migliore esempio
di insediamento urbano antico dell'Iran e mostra inalterato il
carattere architettonico precedente il periodo islamico. Negli
ultimi anni era in atto un importante programma di restauro ed
erano stati positivamente recuperati buona parte della città
vecchia e della cittadella. Questo impressionante fortilizio
dotato di 28 torri di osservazione si trova su di un promontorio
roccioso a 60 metri di altezza. La roccaforte appariva molto
simile ad un castello medievale europeo, con l'unica differenza
che mentre in Europa tali costruzioni sono in pietra, qui tutto
era stata realizzato con l'adobe. La cittadella era suddivisa in
quattro differenti quartieri, con due grandi torri distanti tra
loro circa 40 metri, costruite in epoca safàvide (dinastia
mussulmana sciita), durata circa cinque secoli. Possedeva, verso
il settore Sud, quattro fila di muraglioni. La prima linea di mura
aveva un'altezza di 18 metri ed era destinata a proteggere gli
abitanti dalle scorribande banditesche. Facevano parte della
cittadella due edifici chiamati “Chahar Fasl” (Quattro Stagioni) e
la “Casa dei Signori”, riservata ai governanti dell'epoca. Quando
tutto ciò decadde, tali edifici furono occupati dai Responsabili
locali dell'Esercito e della Gendarmeria.
L'architettura di Bam era molto apprezzata ed erano numerosi i
turisti che vi arrivavano appositamente per visitare la
cittadella. La città di Bam e la sua regione, situata nel deserto
di Dasht e Kavir, non sono tuttavia luoghi molto ospitali. Negli
ultimi anni vari turisti stranieri sono stati sequestrati in zona
dai narcotrafficanti che trasportano attraverso il deserto la
droga proveniente dall'Afganistan e diretta in Europa e nei Paesi
arabi.
Da parte sua l'Unesco, principale agenzia culturale delle Nazioni
Unite, ha avuto il permesso delle autorità iraniane affinché
propri esperti possano entrare nel Paese e valutare i danni
prodotti dal terremoto. “Cercheremo di inviare i nostri migliori
specialisti per dare al Governo iraniano di Mohammed Jatamí il
nostro consiglio ed appoggio per il lavoro di restauro di quest'importante
sito”, ha dichiarato Mounir Bouchenaki, membro
dell'organizzazione, il quale ha inoltre affermato che “la Città
di Bam è considerata uno dei luoghi più importanti e spettacolari
nel complesso delle architetture realizzate con i mattoni di
argilla cruda”.
Comunicato diramato dall'Agenzia di Stampa spagnola ABC
Contro i sismi: Superargilla
Secondo l'architetto californiano di origine Iraniana Nader
Khalili (è vissuto in Iran fino a dopo la rivoluzione contro lo
Scià nel 1979), è possibile costruire in terra cruda sfidando i
terremoti. Le sperimentazioni sono state effettuate a Cal-Earth,
in Hesperia, nel deserto di Mojave, circa 80 Km ad Est di Los
Angeles. Se si fossero seguite le sue indicazioni, secondo lui il
disastro di Bam, nonostante la forza del sisma, poteva essere
evitato o quanto meno di molto mitigato. La tecnologia messa a
punto si chiama “superargilla” ed è molto semplice e quindi
applicabile anche in luoghi poveri e con attrezzature poco
sofisticate. Oltre alla terra cruda, si utilizzano sacchi di juta
e filo spinato, cioè materiali ovunque disponibili. Il problema,
sostiene, non sta nelle difficoltà tecnologiche o nei costi ma
sostanzialmente nell'opposizione concettuale dei tecnocrati
(orientati e condizionati dall'industria) ad accettare una tecnica
non basata su acciaio e cemento. “Anche nei Paesi Africani e
Mediorientali le uniche proposte accettabili si pongono sulla scia
delle soluzioni occidentali”. La ricetta per edificare con poca
spesa e senza negare i propri riferimenti stoirici e culturali, è
elementare: si mescola la terra scavata dal sito in cui si vuol
costruire con piccole percentuali di cemento (10-15%) in maniera
da stabilizzarla, la si inumidisce e la versa in sacchi tubolari
da collocare come salsicciotti uno sull'altro a formare le pareti,
avendo l'accortezza di inserire tra i ricorsi dei pezzi di filo
spinato che rinforza il collegamento tra verticale ed orizzontale.
Questa tecnica si presta particolarmente alla realizzazione di
cupole del tipo in uso in Medioriente e nel basso Mediterraneo:
basta disporre un primo giro di sacchi lungo una circonferenza e
poi ridurre di fila in fila il diametro sino alla chiusura di
colmo. Se ne ottiene una costruzione particolarmente stabile per
forma; del resto, fa notare Khalili, la forma cupolare viene
adottata proprio per questo nelle coperture dei reattori nucleari.
Lettera di un architetto peruviano a un suo collega
Sabato, 27 dicembre 2003
Hola José Marìa,
noi abbiamo mano d'opera abbondante, perciò preferiamo produrre l'adobe
modellato a mano ed asciugato al sole. Le nostre comunità
adoperano e mettono in opera quanto confezionano e così la
produzione stessa degli adobe rende a sufficienza. Tanto più che i
nostri studi hanno dimostrato che la resistenza di questo tipo di
materiale unitario è perfettamente adeguata alle costruzioni che
li devono utilizzare come elementi sismo-resistenti. L'esperienza
osservata nei sismi precedenti mostra che a difettare non sono
quasi mai gli adobe in quanto tali; l'incognita che crea le
vittime è la loro messa in opera, spesso errata perché magari
innescano imprevedibili sollecitazioni a “trazione” a cui non
resistono; per questo motivo noi abbiamo migliorato la tecnologia
operativa usando rinforzi diretti e/o stratagemmi che
contribuiscono a che il muro realizzato contrasti proprio
eventuali “sforzi a trazione”. Effettivamente le immagini del
terremoto di Arg-e-Bam, in Iran, sono molto toccanti. Ma è sempre
la solita storia, ci si accorge che occorre fare qualcosa per
migliorare le costruzioni in terra, solo quando succedono i
disastri. In Perù abbiamo predisposto una campagna destinata a
rinforzare le preesistenti costruzioni di terra con una maglia
metallica applicata nei punti di unione tra i muri e degli stessi
con le parti alte del tetto. Probabilmente sentirmi parlare di
maglia metallica ti farà storcere il naso però, nell'attesa ti
trovare altri modi per farlo, è preferibile rinforzare le
costruzioni perlomeno in questo modo. È chiaro che si possono
trovare altre soluzioni, non solo in occasione del restauro della
Città oggi andata distrutta, ma persino in una campagna più vasta
ed organica che comprenda tutte le località a rischio dove
esistono costruzioni di terra, in modo da evitare che i sismi le
ricoprano di vittime innocenti.
È molto semplice rinforzare le costruzioni preesistenti, ed il
costo non è proibitivo. Si potrebbe addirittura formare ed
abilitare tante micro-imprese, creando importanti occasioni di
lavoro. Il problema è che nessuno mai finanzierà realmente
un'attività di questo tipo, fino a quando non ci sarà
un'inversione di tendenza che consideri tali interventi quale
prevenzione atta ad evitare o mitigare futuri disastri. Ti
comunico che stiamo studiando un “domotecho” (domo-tetto)
strutturato con bambù (da noi sono comuni le specie di caña brava,
carrizo, bambœ y paca, ed in altre parti si trovano la tacuara,
vara de castilla, etc.), con maglia da pollaio ed impasto fine di
terre argillose, dai risultati molto buoni. Il Concytec (Consiglio
Nazionale di Scienza e Tecnologia) del mio Paese ha finito per
accordarmi il secondo premio nazionale dei prototipi d'innovazione
tecnologica. T'invierò alcune vedute affinché tu conosca le
caratteristiche del domotecho.
Bueno, José Marìa, reitero mis deseos de lo mejor para ti en el
2004.
Un abrazo,
Raquel Barrionuevo
Hanno detto
“Quando la città scoprì la libertà di ridere”
di Jolanda Bufalino
“È, era, la porta del
deserto. Di qua migliaia e migliaia di palmizi verdi da datteri.
Di là la distesa immensa e desertica. La cittadella, Arg-e-Bam,
dove fu girato il Deserto dei tartari, il film tratto dal romanzo
di Buzzati, si ergeva a guardia dell'altopiano coltivato, in
quello straordinario crocevia che è da sempre percorso dai
traffici, legali e illegali, che collegano l'Oriente e
l'Occidente. Lungo la strada i caravanserragli abbandonati che una
volta servivano da posta per il riposo dei cammelli. …Nella
cittadella, straordinaria opera ingegneristica di 2000 anni fa,
costruita di fango e paglia, restaurata, si pensava di poter
attrarre il turismo che il nuovo corso di riforme prometteva.”
“L'Unità”, 27.12.2003 pag. 2
“La ricostruzione
del forte richiederà lunghi anni” di Bruno Genito, docente di
Archeologia Iranica all'Università degli Studi di Napoli,
l'Orientale.
“Bam più volte è stata
ricostruita, e l'ultima risale agli anni '50 quando la città era
stata comunque inserita in un programma ambizioso di restauro e
ricostruzione. È quasi impossibile pensare a Bam senza la sua
cittadella e, tuttavia, molto difficile risulta immaginare, oggi,
a caldo, dopo l'immane cataclisma che l'ha colpita una ragionevole
e rapida ricostruzione. I monumenti d'argilla, tipici di questa
parte del mondo, portano con sé la combinazione di due
contraddittorie caratteristiche: un'indescrivibile bellezza e
un'inesorabile fragilità. Nonostante gli studi sul restauro dei
monumenti in crudo siano molto avanzati, ed hanno ormai una più
che trentennale tradizione, è difficile pensare ad una alternativa
alla terra con cui quei monumenti sono stati costruiti che non sia
la terra stessa. Quegli studi hanno trovato già dagli anni
settanta nella città iraniana di Yazd, un'ufficiale consacrazione,
grazie a ricorrenti convegni tecnici in materia che proprio lì si
tengono, l'ultimo dei quali all'inizio di dicembre di quest'anno.
Il destino di Bam sta, evidentemente, nell'uso e nella
riproduzione delle tecniche tradizionali di restauro, nella
millenaria necessità della ricostruzione continua e costante delle
strutture murarie: si tratta, forse, dell'unico modo di mantenere
in vita un materiale, come la terra, altrimenti destinato
all'inerte morte delle sue macerie.”
“La Stampa”, 28.12.2003 pag. 7
“I fantasmi del
Deserto dei Tartari”
di Viviano Domenici
“Quattro o cinque turisti stranieri camminavano lungo le pareti
per ripararsi dal vento e dal sole, ragazze iraniane in gita
scolastica correvano sventolando chador neri nelle stradine
strette dove rimbalzavano risate. Una volpe gialla uscì
d'improvviso da dietro un muretto, più sorpresa che impaurita. Un
uomo interruppe il lavoro e salutò con la mano da quello che era
stato un cortile. Impastava fango e paglia per fare mattoni da
asciugare al sole; uno dopo l'altro, tutti i giorni, per
sostituire tutti quelli che il tempo sfiniva. E così teneva in
piedi questa fortezza sempre sul punto di sbriciolarsi.”
“Corriere della sera”, 27.12.2003 pag. 2
“La bellezza tornata
polvere”
di Cinzia Dal Maso
“… nulla, neppure la solida terra, può resistere ad un sisma di
così forte intensità. In passato Bam ha saputo sopravvivere ai
molti terremoti che da sempre colpiscono il tormentato oriente
Iraniano. E il fatto che lì per millenni si sia continuato a
costruire con la terra e le medesime tecniche è prova della loro
validità….Per assurdo la tragedia di Bam, nella sua drammaticità
racconta al mondo intero come le costruzioni in terra cruda siano
davvero millenarie. Sono case che chiedono di essere amate, curate
ma in compenso sanno proteggere dal caldo e dal freddo, molto
meglio di qualsiasi altro materiale. Lo sa bene chi vive le steppe
e i deserti dell'Iran, gelidi d'inverno e torridi d'estate. E lo
sanno in molti al mondo, anche in Italia, specie in Piemonte, in
Trentino, Abruzzo, Sardegna… Perché, pur nella lontananza, siamo
molto vicini. Abbiamo la medesima cultura dell'abitare”.
“Il Sole 24 Ore”, 28.12.2003 pag. 37





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