BIOARCHITETTURA
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Numero 35 di febbraio-marzo 2004
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Solare passivo
Un intervento di Walter Unterrainer e Hermann Kaufmann
Daniela Brighi
Giovanni Sasso
Nel comune di Zwischenwasser (A) la piccola (piccolissima)
comunità di Dafins ha nel tempo costruito una forte e calda
partecipazione degli abitanti alle scelte politiche e
gestionali dell'amministrazione, sostenuta nella difficile
operazione di contrastare il processo di centralizzazione
dei servizi che tendono a concentrasi negli agglomerati più
grandi. Si tratta di un processo che progressivamente ha
fatto scomparire edifici per l'istruzione, per il commercio
e servizi per il pubblico. Così, mantenendo forte unità, gli
abitanti hanno prima voluto la scuola materna e le quattro
classi delle elementari, poi si stanno organizzando per
riportare i negozi primari ed hanno già organizzato un
efficiente trasporto pubblico con pulmini ad orari
conformati alle loro esigenze. Sul piano più strettamente
ecologico, per contrastare l'inquinamento hanno deliberato
sostegni comunali a quanti vogliono dotarsi di tetti
fotovoltaici. Tutte le scelte architettoniche, tra cui
appunto quelle relative all'edificio scolastico, vengono
rese pubbliche, commentate, discusse ed accettate. Sotto il
profilo urbanistico si tratta di volumi compatti che segnano
il filo della strada. La scelta di posizionare la nuova
scuola di una frazione di sole quattrocento anime
direttamente sulla strada piuttosto che arretrarla tramite
un cortile, è stata a lungo discussa. Alla fine ha prevalso
la volontà di utilizzare i volumi pubblici per contribuire
al disegno dell'abitato, in modo da mantenere una visione
d'insieme compatta e raccolta sui due lati della strada,
mantenendo contemporaneamente libero il pendio verso la
vallata. Il notevole spessore dell'isolamento e la
distribuzione sul fronte strada degli ambienti di servizio
garantisce una totale insonorizzazione rispetto all'esiguo
traffico; il cortile si apre invece ad una vista mozzafiato
sulla vallata del Reno. L'edificio, completato nel 1990,
consta in due parti collegate e contiene: due classi
scolastiche, un asilo, una palestra e un laboratorio per la
lavorazione del legno. In quel periodo l'utilizzo di energie
alternative non era così diffuso e quindi inizialmente non
si era pensato in tal senso, tuttavia è presto emerso come
l'orientamento prescelto e la compattezza di progetto
risultavano favorevoli a considerazioni di questo tipo. Il
blocco principale, orientato sull'asse est/ovest, è composto
da una struttura in legno leggera e fortemente isolata;
mentre la palestra, con la superficie di gioco parzialmente
interrata, è in cemento armato. Le due parti, edificio
principale e palestra, si contrappongono dunque in quanto a
sistemi energetici, metodi di costruzione e clima interno.
La palestra semi-interrata non possiede captazione autonoma
ma viene alimentata dall'energia solare assunta dal corpo
principale; questo si rivolge al sole con un sistema di
aperture finestrate per l'utilizzo passivo del sole ed è
munito di collettori solari ad aria. Si tratta di
assorbitori installati sulla parete sud e sulla copertura
dell'edifico: dietro la superficie vetrata è posta una
lamiera grecata nera idonea ad assorbire il calore
dell'energia solare, l'aria tra la lamiera ed il vetro, si
riscalda, risale fino al colmo del tetto, e da lì una
ventola la convoglia attraverso un condotto su un accumulo
di pietrame di media pezzatura, collocato nell'interrato
dell'edificio. Questo semplice ciclo chiuso consente di
accumulare calore per più giorni e appositi sensori
sorvegliano sui potenziali surriscaldamenti e sulle
effettive necessità dell'impianto. Il dimensionamento
dell'accumulo è stato progettato in maniera da coprire il
pieno fabbisogno termico durante tre giorni di cielo
coperto. Se il maltempo dovesse prolungarsi rendendo il
sistema passivo insufficiente, sempre attraverso sensori si
avvia una normale caldaia a gasolio che interviene ad
integrare la temperatura dell'aria. Un secondo ciclo chiuso
trasporta tramite un ventilatore l'aria calda dall'accumulo
alle cavità di solai e pareti. Si tratta di nove condutture
ad ipocausto, che vengono a formare l'unico sistema di
distribuzione del calore. Una centralina gestisce la
temperatura e la velocità dell'aria in funzione del
fabbisogno. Ogni ambiente ha a disposizione un dispositivo
di regolazione manuale che determina la chiusura o
l'apertura del singolo ipocausto. Uno scambiatore di calore
posto tra il collettore e l'accumulo, pre-riscalda l'acqua
sanitaria, portata quindi alla temperatura desiderata
tramite un boiler elettrico. Tra gli edifici pubblici del
Voralberg è stato uno dei primi ad utilizzare una
percentuale così alta di energia solare per il proprio
riscaldamento. Il comune di Zwischenwasser è stato premiato
per la migliore architettura solare, anche grazie a questa
scuola. Il corridoio e gli spazi di distribuzione posti a
nord non sono riscaldati direttamente ma subiscono
l'irraggiamento proveniente dalle pareti in comune con le
aule; per contenere le dispersioni vengono mantenuti ad una
temperatura inferiore rispetto alle aule, dispongono di un
isolamento maggiore e minori superfici finestrate. Anche la
palestra ha una temperatura di progetto di 18°, raggiunta
con il sistema ad ipocausto posto nel solaio di copertura.
Gli spazi tecnici ed i depositi della palestra non sono
riscaldati, ma essendo collocati nell'interrato non
subiscono grossi sbalzi di temperatura.
In estate, per evitare il surriscaldamento, un semplice
dispositivo manuale consente l'apertura delle griglie di
aerazione poste all'intradosso del solaio del primo piano
nel portico a sud, consentendo così l'entrata di aria fresca
nelle intercapedini delle pareti perimetrali ventilandole
fino al colmo dove altre griglie di areazione espellono
l'aria riscaldata dal passaggio nelle pareti. Si determina
così un effetto camino che richiama altra aria fresca dal
sottoportico. Tende oscuranti esterne e tende interne alle
aule consentono di modulare l'intensità della luce e del
calore provenienti dalle ampie finestre. Per gli ambienti a
nord è stato scelto un colore “sangue di bue” che, pur non
essendo colore tipico della zona, doveva contrastare
l'immagine tecnologica della facciata a sud. La parete sulla
strada si piega leggermente a seguire con fedeltà il profilo
della strada, conferendo armonia all'edificio e infrangendo
la frequente rigidità degli schemi architettonici della
nuova edilizia del Voralberg.





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