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BIOARCHITETTURA
 

Numero 35 di febbraio-marzo 2004

La trattatistica

Carlos Alberto Cacciavillani
Dipartimento di Scienze, Storia dell'Architettura e Restauro
Università degli Studi G. D'Annunzio, Chieti


Nella costruzione delle case di terra nel XVIII e XIX secolo
La costruzione delle case di terra è sicuramente una pratica molto antica: ne parlano già Vitruvio e Plinio. Vitruvio, nel trattato De Architectura, descrive il tipo di argilla che si deve usare per la fabbricazione dei mattoni. Nella sua opera leggiamo infatti che essa non deve essere mista a ghiaia o sabbia, per evitare che i mattoni non solo diventino troppo pesanti, ma si stemperino e si sfarinino quando i muri vengono bagnati dalla pioggia. Se l'argilla non è pura, la paglia infatti non si amalgama. Bisogna fabbricarli, quindi, non con terra arenosa, pietrosa o sabbiosa, ma con terra ricca di creta, con terra rossa o anche con sabbione maschio, con materiali cioè che proprio per la loro leggerezza conferiscono solidità, in quanto non appesantiscono le strutture e si possono facilmente ammassare. I mattoni inoltre devono essere lavorati durante la primavera o l'autunno, affinché possano seccare a temperatura uniforme. Quando vengono preparati nel periodo estivo risultano difettosi poiché il sole ne cuoce con forza la superficie, inaridendola, mentre internamente rimangono umidi, cosicché una volta asciutti si ritirano rompendo quel che era già secco, indebolendolo. Altra conseguenza che si verifica quando vengono impiegati troppo presto è che, man mano che si ritirano, provocano anche fessurazioni negli intonaci. I migliori allora saranno quelli fatti due anni prima della loro messa in opera. Nella descrizione sopra esposta Vitruvio analizza i mattoni crudi, ma la loro realizzazione ricorda molto da vicino quella del muro di terra a cui l'autore stesso fa riferimento quando, parlando del mattone cotto, divenuto troppo costoso, lo propone per l'uso della zoccolatura delle mura costruite di terra cruda o per formare delle catene o leghe dentro le mura medesime. A cavallo fra il XVIII e il XIX secolo la costruzione in terra cruda diventa argomento di trattazione, tra gli altri, per l'Accademia dei Georgofili di Firenze, che pubblica “Dell'Economica Costruzione delle Case di Terra”.
L'architetto francese Giovanni Rondelet elabora un trattato, “Trattato Teorico Pratico dell'Arte di Edificare” a carattere tecnico-strutturale dando un'impronta scientifica, assertore com'era che oltre l'esperienza, e quindi i tipi e gli esempi, occorreva anche un ragionamento che producesse teoria. L'opuscolo fiorentino del socio della Reale Accademia dei Georgofili, nella sua essenziale praticità è molto più discorsivo e dettagliato. Questo opuscolo viene dato alle stampe a Firenze, traendo spunto da un precedente libro pubblicato in Francia da F. Cointeraux nel 1793, affinché tale pratica potesse essere utilizzata in Toscana, non solo dal costruttore ma anche dalla “persona idiota della campagna”, per realizzare, con pochissimo denaro e con l'uso della sola terra, un'abitazione o qualsiasi altra fabbrica. Secondo l'autore dell'opuscolo, questo tipo di costruzione risulta essere economica, poiché dispensa dall'uso del ferro, della calcina e del gesso e, pur non domandando che poca pietra e pochi mattoni cotti, è salubre, di buona solidità e dura lunghissimo tempo se ben lavorata. Una tale costruzione dispensa dal trasporto e dal guasto dei materiali perché si può realizzare indistintamente in loco, si può realizzare sulle montagne come nelle valli e con una celerità sorprendente: esige solo un semplice equipaggiamento e la casa può essere costruita in poco tempo e senza far uso di acqua. In poche settimane può quindi elevarsi sia una casa sia un granaio o una scuderia e si possono recintare poderi, giardini o parchi: le case e le scuderie, inoltre, possono rendersi refrattarie all'attacco del fuoco, quindi incombustibili, costruendovi le volte in terra, al posto dei tetti solitamente in legno. L'opuscolo consta di venti paragrafi, la sua analisi dal punto di vista didattico si sviluppa su tre punti fondamentali: dei materiali, degli strumenti utilizzati e della tecnica applicata. La parte relativa ai materiali, nei paragrafi I, III e V parla delle caratteristiche delle terre classificandole in grasse, magre e forti:
• le terre grasse, comunemente chiamate argille, sono terre plastiche, viscose, vegetali, buone e utili per la realizzazione di mattoni o tegole, mentre per la realizzazione di pareti, se impiegate da sole, si screpolano, perché contengono troppo glutine e molta umidità, la quale evaporandosi crea delle fessure;
• le terre magre, leggere, porose, vegetali, saponacee, spugnose, galestrine, tufacee e morbose, hanno il giusto contenuto di glutine e quindi sono ottime per la realizzazione di pareti anche molto sottili e forti, capaci non solamente di sostenere loro stesse senza alcun cemento, ma anche quelle volte, tettoie, palchi, caratteristici di una fabbrica;
• le terre forti granellose, non possono servire né a mattoni né a tegole né ad altri vasellami poiché questi granuli si solidificano nelle fornaci.
L'opuscolo dell'Accademia specifica inoltre: la fabbricazione con la sola terra, senza altri materiali, quali cemento, pietra e calcina, necessita unicamente della manodopera ed è pressappoco una imitazione perfetta della natura. “Non si impiega frattanto in quest'opera che una terra quasi secca, poiché bisogna prendere quella sotto un braccio di profondità del terreno; la sua umidità naturale è sufficiente per legare intimamente le particelle di quest'ultimo. La terra pestata acquista solidità per mezzo della compressione che ha come effetto la diminuzione di volume e soppressione dell'aria frapposta. La sua durata proviene dalla evaporazione perfetta della porzione della sua umidità naturale. Tutte le terre in generale sono buone per l'uso indicato delle costruzioni quando non hanno l'aridità delle terre magre e l'untuosità delle terre grasse”.
Indizi della buona qualità della terra sarebbero:
• la zolla sollevata dalla zappa per intero;
• i solchi compatti asportati dall'aratro;
• le terre coltivate che si aprono e crepano;
• quelle dove i topi scavano e costruiscono i loro sotterranei;
• quelle dove le ruote dei carri lasciano dei solchi profondi;
• quelle in coltura le cui zolle i lavoratori sono obbligati a spezzare.
Nei paragrafi VIII e IX, il socio dell'Accademia dei Georgofili autore dell'opuscolo parla degli strumenti di uso comune quali pale, vanghe, zappe, ecc. e degli strumenti costruiti appositamente, come le tavole per montare la forma ed il pestone o pillo. Le tavole per montare la forma – afferma – devono essere le più secche, le più dirette e le più sane, e quelle che abbiano meno nodi, devono essere piallate dalla parte interna, che deve formare la parte liscia del muro. Per legarle solidamente fra loro, conviene applicare esternamente quattro sbarre a giusta distanza e due maniglie di cuoio, o come egli stesso dice “di nervo di bove”. Le testate della forma, che servono a formare gli angoli delle abitazioni in terra, sono costituite da due piccole tavole a coda di rondine sbarrate dalla parte esterna e piallate dalla parte interna. Il pestone o “pillo” è lo strumento più importante poiché essendo quello con il quale si comprime e si batte la terra, determina la solidità e la perfezione di un muro in terra. Per costruire il pillo occorre “prendere un pezzo di legno duro squadrato (quercia, noce, olmo ecc.), di 10 soldi di lunghezza e 6 di larghezza e 5 di grossezza e lavorarlo fino a quando acquisterà la forma di un cono. Infine si applicherà un manico, ossia un bastone rotondo di faggio dell'altezza di 2 braccia”.
Nei paragrafi X, XII, XIV e XVII si parla delle tecniche costruttive: della fondazione, della muratura, dove descrive due metodi, ed anche della copertura e dell'intonaco. Per la costruzione della fabbrica, l'opuscolo dell'Accademia dei Georgofili descrive due procedimenti di realizzazione. Nel primo inizia parlando delle fondamenta che dovranno essere di sassi e calcina, o tutto smalto o smalto e mattoni cotti; queste dovranno avere un'altezza di circa un braccio e mezzo sopra il terreno. Al di sopra del muro in pietra o in mattoni viene collocata la “forma” e si dà inizio alla costruzione della parete “A sostegno delle tavole occorrono 8 puntelli di legno legati superiormente due a due con una corda ed un tortiglione che li serri insieme; mentre per la parte di sotto devono essere infilati in quattro sbarre di grossi correnti ben spianati, posati sul muro e messi a stretta con le biette, mediante le quali si è in libertà di diminuire o accrescere insensibilmente le grossezze”. Nel secondo procedimento “Si murano i fondamenti e l'imbasamento della casa nella maniera ordinaria fino ad un braccio e mezzo d'altezza sopra il terreno”. Più avanti: “Si piantano parallelamente ad ogni braccio e mezzo di distanza delle pertiche di legno molto resistenti per tutte le mura della fabbrica. Dopodichè non resta che lavorare la terra”.
Per fare i palchi e le tettoie – afferma sempre l'opuscolo dell'Accademia – non vi è variazione alcuna della consueta pratica, ma è indispensabile l'uso delle terre cotte; come è ancora necessario servirsi delle terre cotte per i pavimenti. Si cercherà di fare economia nella scelta dei materiali, con moderazione riguardo al loro impiego. Gli intonaci, infine, sopra i muri di terra devono essere eseguiti solo dopo 5 o 6 mesi dalla realizzazione della casa, questo per avere la certezza che le pareti siano completamente asciutte. Prima di apporre l'intonaco bisogna picchiettare il muro per una migliore presa, e ripulire la superficie con una scopa con setole molto dure per togliere eventuali residui di polvere. Sopra vi si applicherà la prima fase dell'intonacatura, l'arriccio, che si ottiene con l'unione della calcina, della rena e del grassello. Una volta che il muratore avrà ritenuto sufficientemente assodato l'arriccio, procederà con l'intonaco propriamente detto.
Nei paragrafi XVIII e XIX l'autore calcola il tempo trascorso per costruire una casa. Seguendo il metodo descritto un maestro pestatore, con l'aiuto di una sola persona, può fare in un giorno circa una superficie quadra di 11 braccia, di un muro grosso 17 soldi. Se dunque due lavoranti possono fare in un giorno braccia 11 quadro di muro, sei operanti faranno nello spazio di 16 giorni o al più tre settimane la piccola casa, dal che si può concludere, che è facile procurarsi in pochissimo tempo delle piccole case comode e durevoli. La spesa delle mura soltanto è di circa un settimo delle case costruite in materiali murati. Infine nel paragrafo XX dà alcune osservazioni sulle case di campagna.
Fin qui abbiamo parlato del piccolo trattato del socio dell'Accademia dei Georgofili, ora passiamo a considerare brevemente il trattato del Rondelet, analizzando in particolare la costruzione del muro formaceo che non è altro che un muro gettato in forme, sicuramente economico, dà solide case, sicure dagli incendi, ideali per gli edifici rurali. In effetti, quando i muri sono ben fatti, costituiscono un unico pezzo che, se rivestito all'esterno con buon intonaco, può durare secoli. Per poter realizzare tali fabbriche – afferma l'autore – servono terre né troppo grasse né troppo magre: la migliore è la “terra franca” molto sabbiosa, ma ogni terra che con picconi, vanghe e aratri si scava in pezzi che bisogna percuotere per disunirli è buona per i muri formacei così come pure quelle che formano elevazioni che si sostengono quasi a piombo o con poco pendio. Il procedimento per l'edificazione delle case in terra è molto semplice: si trita la terra e la si passa per un graticcio avendo cura di togliere le pietre più grandi di una noce, poi la si umetta d'acqua e, una volta pronto l'impasto di terra, lo si getta in un'incassatura (cassaforma) mobile dove viene battuta con un pillone, da adoperarsi voltandolo ad ogni colpo, in modo da comprimere e mischiare la terra bagnata. Gli elementi che costituiscono le forme sono il tavolato usato per l'incassatura, il fondo bloccato da due aiutanti di falegname, le colonnette, le lassonières o chiavi, i cunei, lo spessore del muro che viene deciso in ragione anche del pendio, le corde da stringersi con un randello dopo aver legato le colonnette. Sistemate le casseforme esse si bagnano all'interno e, sul fondo, si stende uno strato di malta di calce o anche di terra per impedire lo scorrere delle terre gettate dentro. Dopo che il fondo delle casseforme è leggermente bagnato, gli aiuti portano agli operai la terra preparata in panieri di vimini: essi stendono questa terra in modo da farne uno strato uniforme quindi ciascuno prende un pillone con cui lavorano questo strato di terra riducendolo della metà circa del suo spessore. Compresso questo primo strato gli aiutanti recano nuova terra per formarne un secondo di eguale grossezza, che poi gli operai stendono e battono nello stesso modo, proseguendo finché l'incassatura è piena. La maggiore grossezza dei muri è di 54 centimetri; lo spessore diminuisce man mano che si eleva la costruzione. Il taglio inclinato a sessanta gradi, riscontrabile anche sulla facciata della casa, serve a collegare il primo getto con quello che segue. Gli stipiti possono farsi in pietrame e gesso mentre le architravi si realizzano ordinariamente in legno; anche le aperture delle finestre e delle porte possono farsi con telai e quadri in legno.
Quando i muri formacei sono compiuti conviene lasciarli asciugare per qualche tempo, ed accertarsi che siano ben secchi nel mezzo, prima di intonacarli con gesso e calce: ciò dovrà avvenire in proporzione delle temperature del paese e della stagione in cui si sono fatti. Concludendo, il Rondelet, insistendo sull'economicità delle Case di Terra, sottolinea ancora una volta la “meschina” spesa che tal costruzione comporta.
Entrambi i trattati, oltre che avvalersi delle notizie storiche, riconoscono sull'argomento dei muri formacei la validità delle pubblicazioni nella Scuola di Architettura rurale di F.Cointeraux, additato da loro come maestro e fonte. Tuttavia sia il Rondelet che l'anonimo autore toscano ci danno delle informazioni personali sulla tecnica dei muri formacei, tanto più preziose quanto più i dettagli si differenziano.
 

 

 

 

 

 
 

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