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BIOARCHITETTURA
 

Numero 35 di febbraio-marzo 2004

Terra: incipit vita nova

Massimo Foti
Direttore della Scuola di Specializzazione in Tecnologia, Architettura e Città nei Paesi in via di Sviluppo del Politecnico di Torino


La terra ha una tradizione plurimillenaria come materiale per costruire edifici; la sua nuova vita può essere legata sia a nuove tecnologie di impiego, che ne migliorino le caratteristiche e ne rendano potenzialmente più ricco l'uso, sia alla possibilità di impiegarla su larga scala per risolvere i problemi abitativi e di costruzione dei servizi, che oggi affliggono una parte consistente della popolazione mondiale. La costruzione in terra ha un basso impatto ambientale e riduce l'impiego di cemento, acciaio, legno. I materiali a base di terra sono più riciclabili, comportano un basso consumo di energia e, inoltre, richiedono uno scarso ricorso a sostanze chimiche, tossiche. Si conoscono le ottime proprietà di isolamento termico e l'elevata capacità termica della terra. I lavori sul territorio e sull'ambiente naturale in genere, ma anche gli scavi di cantiere ci possono fornire grandi quantità di terra che può essere poi usata direttamente per fare edifici. Inoltre, potendo prendere terra in luoghi vicini, si può risparmiare energia per il trasporto, e nonostante la sempre più diffusa piccola meccanizzazione che si fa strada nei lavori per le costruzioni in terra, il suo impiego richiede comunque piccole quantità di energia. Nella nostra Scuola di Specializzazione si è sempre guardato con interesse alle possibilità offerte dall'impiego della terra e via via negli anni più recenti è anche andato crescendo un interesse verso i problemi di manutenzione e di restauro delle opere di architettura costruite in terra, che sono così frequenti in tanti Paesi in via di sviluppo. Oggi sembra necessario fare il punto sulle numerose esperienze e sulle tante conoscenze maturate negli anni recenti e individuare con più precisione obiettivi di lavoro possibili, soprattutto relativi al perfezionamento di tecnologie e alle modalità di impiego. Per quanto ci riguarda, vorrei ancora ricordare che nella nostra Scuola di Specializzazione un obiettivo primario è sempre stato quello di lavorare per un'abitazione a basso costo per tutti nel mondo: e la terra per questo può dare un grande aiuto. Un ostacolo ad un uso più ampio della terra è, a volte, dato dalle obiezioni sulla scarsa durata delle costruzioni fatte con essa, se non si accudiscono con un'attenzione e con una continuità adeguate. Ma antichi muri di mattoni di terra collegati con malta d'asfalto, costruiti in Mesopotamia, sono tra le strutture più antiche esistenti al mondo. Il più gigantesco muro, la Grande muraglia cinese, è costruito, in gran parte, con terra impastata e gettata. Un'altra obiezione che di frequente viene posta è quella relativa alla scarsa resistenza delle costruzioni in terra all'azione dell'acqua. Ma, ad esempio, in Costa Rica, in un clima con precipitazioni annue abbondanti, le costruzioni in adobe sono diffusissime; oppure nel New Mexico, con precipitazioni annue elevate, molte delle quali torrenziali, i muri in adobe perdono per l'erosione solo un paio di cm ogni 10 anni. Non c'è dubbio che un muro in adobe funziona molto meglio se è protetto contro l'umidità. Vi sono parecchi metodi per farlo: la stabilizzazione, la copertura, il rivestimento con impasti vari e anche la manutenzione. I rivestimenti in intonaco e stucchi vari, che vengono ampiamente usati per rivestire e proteggere l'adobe, richiedono certo una manutenzione frequente, che comunque è più facile su di essi che sul muro di adobe grezzo. La costruzione in terra è poi aiutata a tollerare l'umidità, se le si permette di asciugare tra una pioggia e l'altra. In ogni caso, questo è uno dei punti che la ricerca tecnologica può contribuire molto a migliorare. Similmente, va protetta la base dei muri di terra dall'umidità del suolo. (I muri tradizionali in adobe spesso si appoggiano su una base di pietra; oggi si usano per lo più fondazioni in calcestruzzo). Quello che, comunque, è sorprendente e che alimenta le nostre speranze è che un materiale relativamente morbido, se soggetto ad una manutenzione regolare e semplice, può funzionare meglio di tante tecniche costruttive odierne più elaborate e con materiali apparentemente più resistenti. In alcuni Paesi esistono regolamenti edilizi che disciplinano la costruzione in terra: certamente questo è positivo perché può contribuire ad una migliore efficienza e ad una più ampia diffusione dell'uso del materiale; ma diventerebbe pericoloso, se dovesse venire a soffocare con normative restrittive e pedanti le potenzialità di uso di un materiale che, come ci diremo a vicenda, ha un grande futuro. Sarebbe anche grave se si volessero ricondurre a tutti i costi le normative relative alle costruzioni in terra alle tipologie di altre costruzioni oggi rigidamente normate (come, potrebbe essere ad esempio, tentare di assimilare i muri gettati in terra e quelli gettati in calcestruzzo). In linea generale, si può dire che i costi possono variare grandemente. Per noi è molto importante la possibilità di associare il ricorso dell'autocostruzione alla costruzione in terra, soprattutto per motivi economici: in Francia è stato calcolato che risparmi di costo, nell'autocostruzione, sono di circa il 40% considerando il materiale, il trasporto e la manodopera. La terra può essere considerata ideale per l'autocostruzione a causa del lavoro intensivo richiesto nella preparazione del materiale e nella costruzione; anche su questo si possono perfezionare molto le procedure esistenti e le tecniche usate. Tuttavia, guardando la situazione attuale, in questo campo l'autocostruzione è meno ampiamente praticata di quanto spesso si creda. In tanti Paesi vi sono imprese da costruzione che lavorano costruendo edifici in terra (dal Sudan al New Mexico) (è stato detto che l'adobe è il materiale edilizio a più basso costo se si autocostruisce ed è, invece, il più costoso se si fa fare il lavoro a qualcun altro). Per concludere, dobbiamo affermare con forza che la terra non può essere liquidata come un materiale “alternativo”. A parte il fatto che esso rappresenta una delle più antiche tradizioni dell'umanità, guardando avanti la costruzione in terra si presenta come potenzialmente destinataria di tante tecnologie innovative. Si conosce, ad esempio, la tecnica di cottura sul posto usata dall'architetto, nato in Iran, Nader Khalili. Per produrre abitazioni a basso costo, egli costruisce edifici con archi e volte, usando normali tecniche di adobe. Bruciatori a combustibile liquido, sistemati negli spazi interni, cuociono gli interi edifici dando loro una bellezza particolare. L'adobe stabilizzato viene usato da alcuni progettisti anche per fare delle pavimentazioni o dei muri contro terra, impiegando come stabilizzanti nel primo caso e come rivestimenti nel secondo, materiali asfaltici.
La costruzione in terra presenta una grande flessibilità, differente da qualsiasi altra forma di muratura, per la possibilità che essa ha di essere modellata liberamente; la costruzione in terra è come se fosse una continuazione del suolo e dà all'interno una notevole intimità e può raggiungere anche una discreta eleganza. Mi pare vi siano motivi sufficienti per augurare a tutti un buon lavoro e una collaborazione che vada al di là di questa specifica occasione.
 

 

 

 

 

 
 

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