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BIOARCHITETTURA
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Numero 36 di aprile-maggio 2004
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Barcellona e Gaudí
Giovanna Digovic
Il quadro storico
Il panorama relativo al periodo in cui visse e lavorò Antoni Gaudí
possiede molti riferimenti con il contesto storico generale della
Spagna, sia in ambito politico che sociale. Il periodo del
Modernismo e del consolidarsi del mondo borghese coprì un arco
temporale all’incirca dal 1860 al 1900, ed è conosciuto con il
nome di Periodo della Restaurazione, mentre per quanto riguarda
Antoni Gaudí, egli visse più a lungo, fino al 1926, quindi anche
durante il periodo successivo. Stabilire un periodo cronologico
per quanto concerne la storia è sempre un’opera di interpretazione
arbitraria; ma si potrebbe dire che il movimento del Modernismo
catalano si sviluppò in un intervallo che intercorreva dagli
ultimi cinquant’anni del secolo XIX fino all’inizio del secolo XX.
Fu in questo periodo che si gettarono le basi del mondo attuale, e
che si fondarono i nuovi partiti, basati sulle teorie sociali ed
economiche moderne e, in definitiva, anche le tendenze che
configurarono il comportamento personale e collettivo della
società catalana, nonché lo sviluppo delle classi sociali,
attraverso cui il capitalismo strutturò la società. In quest’epoca
apparvero e si svilupparono nuove tecnologie, che marcarono una
frontiera precisa: tra il secolo precedente, che rappresentava il
passato, ed il cammino irreversibile e rapido verso il futuro, che
accelerò il progresso umano e la produzione, come mai era capitato
in epoche storiche precedenti. Non solo. In questo periodo ci
furono anche le grandi innovazioni in campo estetico, cariche di
contenuti rivoluzionari: nella musica, nella pittura, nella
letteratura, nonché nel campo del comportamento e dell’immagine
sociale. In sintesi, il trionfo del mondo urbano su quello rurale,
in tutti i sensi, sia dal punto di vista economico, dove il
settore industriale prevalse su quello agricolo, sia dal punto di
vista urbano e demografico, con il prevalere della città sui paesi
di campagna, dovuto alla progressiva espansione delle città (come
nel caso di Barcellona) a discapito ai paesi della periferia,
fatto che portò al conseguente inglobamento dei quartieri più ai
margini della città. In questo senso, la città di Barcellona aveva
ampie possibilità di espansione, che fu favorita proprio dal
consolidamento economico e dallo sviluppo tecnologico, non in
maniera casuale, ma studiata e progressiva, attraverso
l’amministrazione da parte della classe borghese, che gestiva la
città. L’abbondanza di capitali e tecnologie fece sì che la città
assumesse, nell’arco di un ventennio, il volto di una capitale
europea all’avanguardia. Si allargarono e si pavimentarono le
strade, si migliorò il sistema idrico e di illuminazione della
città, si costruirono edifici moderni. Il nuovo volto della città
coincise con il cammino in ascesa della borghesia catalana, che
desiderava assicurarsi il controllo delle finanze e della politica
in Catalogna, e lasciare una firma perenne che testimoniasse il
suo protagonismo ed il suo trionfo. Barcellona si riempì di nuovi
edifici emblematici: uffici borsistici e banche, che
rappresentavano il potere economico; casinò e teatri, a
testimonianza dello sfarzo e del potere; uffici e palazzi
comunali, tribunali e parlamentari, come simbolo di potere
politico e giudiziale. Sono gli anni di sviluppo di tutte le
grandi capitali europee; Vienna passa da 400.000 a 700.000
abitanti, Berlino da 378.000 ad un milione, Parigi da un milione a
due milioni, e Londra da due milioni e mezzo, ad una popolazione
di quattro milioni all’inizio degli anni ‘80. Barcellona, nel
1860, aveva una popolazione di 190.000 abitanti ed alla fine del
secolo contava già su 500.000 cittadini: era una città che stava
subendo un incremento demografico veramente dinamico. Uno degli
anni chiave per la città, fu quello dell’Esposizione Universale
del 1888, con persone che giungevano in città da tutto il mondo.
Eduardo Mendoza parlava di Barcellona come de “la ciudad de los
prodigios” in relazione a come si era ricavata una posizione di
spicco all’interno della Spagna ed in seno all’Europa.
Però, nel contempo, bisognava ricordare anche alcuni fattori
negativi. All’inizio degli anni ‘50, la città aveva un indice di
alta mortalità, e le condizioni igieniche erano molto precarie; il
sistema idrico funzionava in maniera insufficiente rispetto alle
esigenze dei cittadini, e solo la zona del Passeig de Grácia era
servita bene, però questa zona era riservata alle abitazioni della
ricca borghesia, mentre gli alloggi riservati alla classe operaia
vertevano in condizioni igieniche precarie, e ciò causava il
diffondersi di malattie come il tifo, il colera, la tubercolosi.
La mortalità in detti quartieri all’epoca raggiungeva il 50%. In
un alloggio vivevano più famiglie che, spesso, a causa della
mancanza di denaro, erano costrette a subaffittare le stanze con
conseguente sovraffollamento dei locali. Il distretto della
Barceloneta, assieme a quello dell’Hospital e di Hostafrancs,
erano i quartieri peggiori della città. Nel 1885 il 30% della
popolazione di Barcellona morì di colera, e l’unico dato positivo
dell’epidemia, fu l’impulso verso la ricerca scientifica che
spinse il dott. Jaume Ferran i Clue a scoprire un vaccino per la
malattia. Oltre al colera, era comune anche la tubercolosi, dovuta
alle condizioni di lavoro molto dure nelle fabbriche. Nel 1873 ci
fu il primo tentativo di regolamentare l’orario di lavoro in 14
ore al giorno, però la legge venne scarsamente applicata ed i
turni mediamente raggiungevano le 17 ore. Nel 1880 i bambini
iniziavano a lavorare all’età di sette anni, con turni di lavoro
che iniziavano alle cinque di mattina e terminavano alle nove di
sera. Nel 1890 un’ulteriore riforma ridusse l’orario dalle 76 ore
alle 70 ore settimanali. Grazie all’attività del TCV, sindacato
operaio di Barcellona attivo dal 1868, un decreto reale nel 1902
ridusse ulteriormente l’orario di lavoro a 12 ore giornaliere. La
classe operaia era una componente numerosa a Barcellona: nel 1850
rappresentava metà della popolazione della città, ed aveva
problemi a sopravvivere con i salari del lavoro in fabbrica. Il
guadagno del lavoro in fabbrica era insufficiente al sostentamento
della famiglia, e quindi il lavoro delle donne e dei bambini era
necessario e molto diffuso. L’attività del sindacato provocò
tuttavia tensioni sociali e scioperi da parte della classe
operaia, nei confronti dei padroni borghesi delle fabbriche. Si
arrivò anche ad una serie di azioni violente che condussero
all’assassinio di diversi uomini politici ed all’attentato al
teatro dell’Opera, per protestare contro il governo, la
repressione e la prigionia dei leaders anarchici catalani.
La nuova città e il piano Cerdà
Lo sviluppo industriale a Barcellona durante il secolo XIX portò
un notevole incremento demografico dovuto in gran parte
all’immigrazione di masse di popolazione che arrivarono in città
attratte dal crescente benessere e dalle possibilità di lavoro.
Già dal 1850, infatti, si era provveduto all’ampliamento della
città tramite l’abbattimento delle mura perimetrali attorno ad
essa e nell’aprile del 1859, il comune di Barcellona decise di
istituire un concorso per la realizzazione del miglior progetto
presentato, relativo alla creazione di una nuova planimetria per
la città. Il concorso fu vinto dall’architetto Rovira i Trias,
però nel mese di giugno 1859, a seguito di un decreto ministeriale
del governo di Madrid, venne invece approvato il progetto
dell’ingegnere e teorico urbanista Ildefons Cerdà, senza tener
conto dell’opinione del Comune di Barcellona. Questo accese le
proteste della popolazione, ma non servì a nulla, infatti il
progetto venne approvato nel maggio del 1860. Il Plan Cerdá
consisteva in una serie di manzane di forma quadrata della
dimensione laterale di 113 metri circa, separate da vie di 20
metri. Si pensò alla realizzazione di otto parchi pubblici da
aggiungere al parco cittadino già presente che si trovava vicino
al río Besos. Due grandi direttrici principali avrebbero
attraversato la città in diagonale a forma di intersezione, la
Avinguda Diagonal e la Avinguda Meridiana. Per quanto riguarda la
parte antica della città, non avrebbe subito nessuna modifica
rilevante; furono solo costruite tre strade importanti per
facilitare gli spostamenti: due attraversavano il Casco Antiguo
verticalmente e in direzione del mare, e l’altra attraversava
entrambe orizzontalmente. Originariamente, gli angoli delle
manzane avevano forma arrotondata, e davano così origine a una
piazza in ogni crocevia, ciò, secondo Cerdà, avrebbe facilitato il
traffico delle sempre più numerose macchine a vapore che
circolavano già da quel periodo. Con il tempo, queste piazze e
anche i cortili interni alle manzane, vennero gradualmente
eliminati e si chiusero con angoli. Anche gli edifici,
originariamente di quattro piani, divennero sempre più imponenti e
si elevarono in altezza. Questo nuovo piano regolatore favorì
l’inglobamento dei paesi attorno alla città e si crearono nuovi
quartieri come, ad esempio, Grácia e Sants. La trasformazione
della città fu graduale e proseguì anche in epoche successive ed a
questo processo costruttivo presero parte i maggiori architetti
catalani. Nel 1859, anno in cui Gaudí si trasferì a Barcellona, il
panorama cittadino si prestava ad uno sviluppo architettonico
considerevole: le mura attorno alla città erano state abbattute, e
al di là della Ciutadella si estendeva una zona ampia e protetta
dai venti che, fino ad allora, era stata zona militare e che
avrebbe potuto essere sviluppata a livello urbanistico.





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