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BIOARCHITETTURA
 

Numero 36 di aprile-maggio 2004

Due case anseatiche
Due progetti dello stesso architetto; non mostrano molto in comune se non la qualità architettonica ed artistica, spesso assente anche nei ricchi quartieri di ville prestigiose che circondano i centri storici tedeschi.
I committenti e l’architetto, insieme, hanno svolto un lavoro eccezionale.
Il primo progetto difende la privacy con sobrietà, combattendo contro gli attacchi del rumore da traffico; il secondo affronta un problema frequente: l’ampliamento di una casa in stile dalla incomparabile atmosfera, ma in cui gli abitanti si sentono stretti.

Il benessere nascosto
Casa Buck ad Amburgo

Progetto di Bernhard Hirche
Ricca città commerciale dell’antica Lega Anseatica, Amburgo da sempre ritiene segno di distinzione non esibire ricchezza e benessere verso l’esterno. I veri benestanti, secondo uno stile tipico dell’understatement amburghese – per altro non molto praticato nel resto della Germania – si eclissano spesso dietro alti muri o fingono di vivere in normali abitazioni borghesi, con una riservatezza che assume la qualità come base per una persistenza non soggetta al variare estemporaneo. Il committente dunque voleva una villa che mostrasse nobiltà discreta. Il terreno era vasto e privilegiato, segnato dalla presenza di alberi maestosi, in zona vincolata nella valle dell’Alster, il torrente che sbocca nei due laghetti nel cuore della città.
C’è un “ma”: sfortunatamente questo luogo invidiabile confina con una strada importante, dal traffico continuo e rumoroso. Allontanarsene sarebbe significato frantumare l’eccezionalità del luogo, la preziosità di un prato alberato vicino alla città. E poi, si sa, il rumore scavalca facilmente le distanze, lasciando quiete in un breve margine subito al di là delle barriere. Di tale svantaggio l’architetto seppe fare virtù: ha chiuso in maniera decisa i volumi verso la strada, verso il pubblico, barricando la villa dietro un muro massiccio e pesante in klinker scuri, materiale tipico del nord della Germania.
La monoliticità della parete, dietro la quale spunta una torre intonacata in bianco che contiene la scala a chiocciola, è rotta solo dal nitido ma discreto segno della porta d’accesso. Sul retro, una galleria di vetro collega questo baluardo alla casa
di due piani, contenente camere da letto, bagni, cucine, ecc., mentre la sala da pranzo e il soggiorno – ove troneggia il caminetto aperto – s’estende come padiglione trasparente nel parco, affiancato da grandi faggi.
Semplicità ed estrema raffinatezza.
Raffinati ed eleganti sono anche i materiali, ridotti al minimo: come già accennato, molto klinker scuro, intonaco bianchissimo, legno di faggio e cornici in ferro grigio per le finestre. L’edificio è stato di recente premiato con il Premio BDA di Amburgo.
La tradizionale villa anseatica della vecchia borghesia bene ha trovato conferma in un linguaggio attuale: benessere sobrio e solido, senza sghiribizzi, senza concessioni alle oscillazioni della moda e, tendenzialmente, fuori dal tempo.

 

 



Liberarsi dai limiti
Casa Iversen ad Amburgo

Progetto di Bernhard Hirche
Il facoltoso fabbricante di colori incaricò l’architetto di ampliare la casa esistente – costruita nel 1911 – realizzando all’interno di un lotto abbastanza limitato due volumi autonomi ma comunicanti, capaci di offrire l’esperienza di spazi circoscritti e spaziosi, ricchi e articolati da variazioni prospettiche. L’idea si è sviluppata come “pittura percorribile”: una struttura regolare con aperture strategiche, aperta e delimitata da pareti colorate, in qualche maniera memore di digerite esperienze astrattiste e occhieggiante forse ai pensieri dell’architetto olandese Gerrit Rietveld. L’ampliamento è manifestamente separato (e unito) dalla vecchia casa mediante una interconnessione vetrata. I due elementi, pur mantenendo caratteristica autonomia, dialogano proprio attraverso tale diversità. L’ingresso con la hall, il soggiorno piccolo ed intimo, le camere da letto, la cucina ed i bagni, si susseguono con buon gusto nei vecchi volumi, senza grandi modificazioni dell’esistente. Nelle camere a pianoterra appartenenti alla casa d’origine si percepisce il passaggio dalla parte introversa più antica all’ampliamento carico di espressività. Qui lo spazio si spalanca al giardino, tra le aperture della parete blu che definisce la parte posteriore del nuovo grande soggiorno includente, attraverso grandi vetrate, la terrazza adiacente ed il giardino interno.
Addentrandosi nella nuova costruzione, gli spazi fluttuano e si incastrano: il tetto-soffitto, i muri colorati con sapienti fenditure trasparenti e la grande parete di vetro sul giardino, mettono in scena gli sguardi. Si esce su una terrazza sospesa e parzialmente coperta, vero soggiorno nel giardino. Sotto tale pavimento sospeso, trova posto una piscina intima, con l’acqua illuminata attraverso una fessura.
Partendo da una casa piuttosto stretta, conservativa e borghese, se ne è ricavato un insieme complesso e variato, sorprendente per chi attraversa gli spazi e certamente coinvolgente per gli abitanti che possono, di momento in momento, scegliere tra intimità e avventura.
 

 

 

 
 

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