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BIOARCHITETTURA
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Numero 36 di aprile-maggio 2004
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Abitare nella Fuggerei
Tre preghiere al dì e un affitto
annuo di e 0,88
Wittfrida Mitterer
Il quartiere oggi
È incredibile come nel cuore della moderna Baviera possa
sopravvivere con le sue architetture ma anche con i suoi ritmi
sonnolenti – quasi sospesi nel tempo – un pezzo di vita
rinascimentale. L’esistenza tranquilla e sicura, le relazioni
sociali, la dimensione umana dei rapporti e delle strutture,
costituiscono la dimostrazione di come le necessità fondamentali
del vivere, al di là di qualche comodità connessa con l’energia
elettrica ed i servizi igienici, non siano poi così tanto mutate.
Ciò che andava bene cinquecento anni or sono, continua nella sua
essenza ad accogliere gli uomini di oggi.
Il quartiere è oggi in pratica un vasto centro anziani composto da
67 edifici con 140 abitazioni. Ancora oggi valgono i criteri
dettati dal fondatore, Jakob Fugger “il ricco”: per vivere qua
bisogna essere poveri e cittadini di Augusta. L’affitto consiste
nel pagamento simbolico di un fiorino all’anno (al controvalore
odierno di 88 centesimi di euro) e in tre preghiere giornaliere;
una di queste preghiere è l’Avemaria e quindi gli abitanti della
Fuggerei sono tendenzialmente cattolici (in realtà ciascuno agisce
secondo coscienza). Ognuno paga anche la propria tassa rifiuti,
l’acqua, l’energia elettrica e il gas. Anche se le abitazioni
necessitano di costante risanamento e manutenzione, le entrate
della Fondazione ( rendite immobiliari e attività forestali ed
agrarie da 3200 ettari di boschi e terreni) garantiscono la
sopravivenza dell’insediamento. Il quartiere può essere visitato
liberamente durante tutto il giorno mentre, anche per esigenze di
tranquillità degli abitanti, le porte vengono chiuse alle ore 22 e
riaperte alle 5 del mattino. Questo contribuisce a caratterizzare
la vocazione autonoma del quartiere. In origine nella Fuggerei
abitavano delle famiglie povere, con giovani e vecchi insieme, e
la maglia sociale contribuiva a dare sicurezza ed appoggio: gli
anziani accudivano i piccoli e davano una mano a chi produceva
corde, oppure ai telai. Piccoli laboratori artigiani erano sparsi
qua e là: si costruivano carretti, gabbie per volatili, alcuni
svolgevano lavori di facchinaggio ed altri facevano i decoratori.
Poi nel dopoguerra, anche per dare risposta all’emergente problema
degli anziani poveri e soli, si decise di privilegiare le persone
anziane. Come un vero quartiere sociale, anche la Fuggerei dispone
di un luogo d’incontro; si tratta degli spazi comuni nella
Herrengasse, ove gli abitanti festeggiano le loro feste private o
partecipano alle iniziative organizzate dal prete. La Himmlisches
Fuggerei-Lädle (negozietto del paradiso) in cui si serve anche un
ottimo caffè, è il punto d’incontro tra esterni e inquilini,
visitatori e gente di passaggio attratti da questa curiosa
struttura abitativa urbana.
Chi sono i Fugger
La città di Augusta nasce come insediamento strategico romano
(l’Augusta Vindelicum del 15 a.C., capitale della Raetia) alla
confluenza dei fiumi Wertach e Lech e quindi è la più antica città
della Baviera. Per molto tempo fu la seconda in Germania per
numero di abitanti. Collocata sul percorso (la via Claudia
Augusta) che pone in contatto il Nord con l’Italia e quindi con il
Mediterraneo, era base obbligata per commercianti e mercanti. La
sua ricchezza, dovuta anche alle tessiture di altissima qualità e
alle lussuose sartorie, aumentò allorché Rodolfo di Asburgo (Rudolf
von Habsburg) la rese “Freie Reichsstadt“ (città libera),
rispondente per tasse e leggi direttamente all’imperatore. In
questa dinamica situazione, nell’arco di sole tre fortunate
generazioni, emerse il potente casato dei Fugger, denominati “i
Medici del Nord” per la loro abilità sui mercati internazionali e
la capacità di gestire la contabilità doppia. In breve divennero
uno dei principali riferimenti finanziari mitteleuropei e la loro
forza economica era tale che persino la Santa Sede li utilizzò
come banchieri. Jakob Fugger “il ricco” aveva interessi economici
nei settori bancari, delle miniere e della produzione montana, con
filiali in tutta Europa, America ed Africa. Finanziò l’ascesa
degli Asburgo e le guerre dell’imperatore Massimiliano I. Questi
sostò 182 giorni ad Augusta per organizzare il proprio viaggio a
Roma per l’incoronazione a imperatore. In questa occasione, in
contropartita di 50.000 fiorini, Jacob Fugger ottenne estese
proprietà terriere. Suo nipote, Anton Fugger, incrementa il
proprio potere sino ad essere ritenuto l’uomo più ricco della
terra, più ancora dei Medici di Firenze.
Al tempo, l’84% della popolazione di Augusta viveva ai limiti
della sopravivenza e la carità e l’atteggiamento ospitale erano
considerati doveri morali e sociali per le famiglie ricche e
potenti. Jakob Fugger decise che non bisognava elargire elemosine
quanto piuttosto aiutare i poveri ad aiutarsi, anticipando in
questo una visione egalitaria e lo stesso pensiero di Lutero.
La struttura architettonica
La Fuggerei nasce aggregandosi intorno a un primo gruppo di
quattro edifici acquistati da Jakob Fugger nel 1513. Secondo
alcuni la crescita urbanistica del quartiere è influenzata dalla
visione che Albrecht Dürer stava maturando intorno alla Città
Ideale, come suggeriscono i suoi contatti con Jakob Fugger
(documentati da uno splendido ritratto) e con Thomas Krebs, il
primo capomastro. In realtà la struttura urbanistica risente dei
vincoli tipici del ’500: ogni abitazione composta da tre stanze,
con la cucina sul fondo in maniera da collocare i camini, per
ragioni di sicurezza antincendio, sulla parete del retro. Tale
suddivisione è stata conservata e ancor oggi, pur rinnovata
secondo esigenze moderne (allacciamenti e servizi), ogni casa
ospita due appartamenti da tre stanze per circa 60 mq ciascuno. In
dotazione dell’appartamento al piano terra rientra un piccolo
giardino e una baracca-ripostiglio in legno; gli appartamenti ai
piani superiori dispongono invece di una capiente soffitta. Tutti
gli appartamenti sono serviti da una entrata diretta dalla strada.
Dopo la prima pietra posta nel 1514, il quartiere cresce
velocemente: dieci anni dopo risultano abitati già 52 edifici. I
più importanti interventi di ricostruzione si sono avuti alla fine
della Guerra dei Trent’Anni per riparare le distruzioni operate
dalle truppe svedesi nel 1632, e alla fine della Seconda Guerra
Mondiale per porre rimedio agli effetti dei bombardamenti alleati.
Quest’opera di ripristino si conclude nel 1973 e si estende ad
alcune case limitrofe bombardate, acquistate dalla Fondazione sino
ad aumentare di circa un terzo la precedente consistenza. Si
tratta di interventi che utilizzano materiali naturali e
soprattutto il legno che la Fondazione recupera dai propri boschi
vicini. In occasione di questa ristrutturazione si collegano le
abitazioni alla fogna e alla corrente elettrica. Il quartiere,
prima della sua espansione, aveva la forma di un rettangolo
delimitato dalle Finsteregasse, Hinteregasse, Herrengasse e dalla
Saugasse (che prende il nome dal vicino mercato dei suini). Ancor
oggi si accede nel quartiere attraverso cinque porte colorate di
giallo e blu, i colori del giglio nello stemma di Federico III,
decorate con cartigli su cui sono scolpite le intenzioni dei
benefattori. I numeri civici, i primi apposti sulle case di
Augusta, sono ancora scritti in gotico. Le vecchie insegne
raccontano di un ospedale per la cura dei malati (nel tempo,
sostituito da altre funzioni) e di un corpo di vigilanza, lo
stesso a cui appartengono ancor oggi gli addetti alla chiusura
delle porte civiche e all’accensione dei lampioni a gas, gli
ultimi funzionanti ad Augusta.
Le curiosità della casa
Verso nord la Fuggerei è protetta dagli uffici amministrativi e
dal Signorato, le cui costruzioni occupano tutto il lato della
piazza, con in mezzo la porta verso la Jakoberstrasse. Nella
ricostruzione del palazzo della Signoria dopo la Seconda Guerra
Mondiale sono stati integrati pezzi recuperati da vecchie case
patrizie rinascimentali abbattute. Così è ad esempio l’erker
(bow-window) gotico del 1500, salvato dal palazzo degli
Höchstetter, importante famiglia di commercianti, concorrenti dei
Fugger; nell’interrato si trova la Cappella di San Leonardo, oggi
chiusa al pubblico e utilizzata saltuariamente come sala concerti,
originaria della casa patrizia dei Welser, storici colonizzatori
del Venezuela. Questa chiesetta, i cui capitelli narrano le gesta
del Santo, è citata dalle fonti per la prima volta nel 1200. Sul
Markusplätzle si affaccia l’Holseinhof, l’edificio in cui risiede
l’amministratore della Fondazione. La chiesa di San Marco, voluta
da Markus e Philipp Fugger, è volta a sud e si ispira alle vecchie
basiliche romaniche, rammentando il Rinascimento solo nel
battistero del XVI secolo, scolpito in pietra arenaria. Affreschi
e ghirlande di stucco delicatissimo richiamano il tardo Barocco.
Nella casa 35, che oggi ospita il prete, una volta abitava
l’insegnante cattolico. Risulta che nel 1754 come compenso
ricevette 15 fiorini e una misura di farina di segale.
Con le case 40, 41 e 42 inizia la stecca ovest della Herrengasse.
Durante il XVI secolo da queste parti sorgeva la cosiddetta “Casa
di Legno”, in cui venivano praticate speciali cure contro la
sifilide. Si trattava di un edificio identico alle altre case ma
privo di separazioni interne in maniera da poter allestire due
grandi sale dormitorio, per nove donne e nove uomini. I casi più
gravi erano tenuti nelle stanze più piccole a pianoterra, ove i
malati venivano curati con “fumo, medicine forti e unguenti”. A
pianterreno c’era anche il bagno e la stanza per le visite, dove
passava un medico e ogni tanto anche un guaritore che prometteva
miracoli. La casa-ospedale veniva tradizionalmente gestita da un
coppia senza figli, che portava il nome di Holzmutter
(mamma-legno) e Holzvater (papà-legno).
Non essendo in grado di riconoscere i preludi della malattia, ci
si rivolgeva alla casa di legno quasi sempre troppo tardi. I
malati entravano “nacket und bloss…” (nudi e senza niente) ma
prima dovevano confessarsi e prendere la comunione. La speranza di
guarigione veniva affidata ad una cura che durava 60 giorni,
applicata solo tra i mesi di marzo e novembre, periodi a cui si
attribuivano particolari doti rigenerative. La medicina consisteva
essenzialmente nell’acqua o nell’aceto o nel vino in cui venivano
fatti bollire pezzi di legno sudamericano guajak; tali liquidi
venivano bevuti o diluiti nell’acqua dei bagni per aiutare il
processo di sudorazione. Talvolta si inalavano i vapori di tale
acqua oppure il guajak veniva bruciato e se ne aspirava il fumo,
tanto che le cronache narrano che dopo le cure spesso i pazienti
dovevano essere rianimati. Creme, erbe, salassi, acqua argillosa e
bagni a base di pepe nero concludevano la fase terapeutica. A
coloro che guarivano si fornivano vestiti nuovi, qualche soldo e
provviste alimentari. Se moriva un padre di una famiglia, i Fugger
si facevano carico dei figli fino alla loro maggiore età.
Più avanti si incontra la fontana; non è un’opera d’arte, ma
possiede ugualmente un suo fascino e segna il centro della
Fuggerei. Quando alla sera si chiudono le porte della Fondazione,
lo scorrere dell’acqua continua il suo ritmo e rassicura gli
abitanti. Originariamente al posto della fontana c’era una pozza
d’acqua sorgente, con alcune pompe manuali per sollevare l’acqua.
Le casette 40, 41 e 42 erano dotate di acqua corrente. Le prime
conduttore erano di legno, successivamente di piombo. Questo
ovviamente richiedeva una continua manutenzione, tant’è che dal
1715 un apposito artigiano denominato “acquario” venne incaricato
di assicurare l’efficienza dell’acquedotto in cambio di
un’abitazione gratis.
La Ochsengasse (strada dei buoi) è oggi l’entrata notturna. Chi fa
tardi deve chiamare il custode e, se sono passate le 22, paga
mezzo euro, dopo mezzanotte un euro intero.
Sulla casa 14 una targa ricorda come il muratore Franz Mozart,
bisnonno di Wolfgang Amadeus Mozart, sia vissuto in questo
quartiere fino alla morte nel 1694, avvenuta all’età di 44 anni.
Prima di lui due generazioni della sua famiglia erano state
capimastri per i Fugger, ma Franz era diventato poverissimo
probabilmente perché in gioventù aveva accettato di lavorare come
aiuto nel seppellire i morti e a quel tempo nessuno voleva
affidare lavori di muratura ad un becchino.
La casa 13, sul lato sud della Mittlere Gasse, l’ultima ancora
conservata allo stato originale, offre uno spaccato della storia:
pareti, soffitti, porte, il corridoio dipinto con sangue di bue,
risalgono agli albori della famiglia Fugger. Il soggiorno, con il
soffitto in travi di legno e mobili del ’700 era anche ufficio.
I mobili originali sono stati probabilmente smantellati per
inserire i grandi telai destinati alla tessitura, da far convivere
con le funzioni abitative. Dal 1954 la casa contiene un piccolo
museo che ricorda le vicissitudini del quartiere sociale ed è
visitato da migliaia di visitatori che vengono a guardare e
studiare i modi di vita quotidiana di allora. Un grande plastico
restituisce una visione completa dell’intero insediamento. Il
riscaldamento avveniva mediante una stufa – la porticina forata
col disegno del giglio dei Fugger – alimentata dalla cucina. Qui
si usava mettere sul fuoco un grande recipiente in cui far bollire
l’acqua, anche se questo danneggiava il soffitto e le sue travi.
In un angolo sta il cesso, una semplice sedia portatile con il
fondo da svuotare all’imbrunire. La cucina e il soggiorno sono
collegati da una finestrella per servire i cibi in tavola. Nella
stanza da letto troneggia il letto a baldacchino. Come scaldino si
usava una pentola di ottone chiusa e riempita di carboni ardenti.
Accanto all’entrata, delle paretine in legno nascondono la scala
che porta al piano superiore. Si tratta di elemento architettonico
e contemporaneamente di arredo, comune a tutte le case del
quartiere. Nel 1600 sono stati predisposti bagni e lavanderia
comuni.
La casa 1, dietro la porta di Giacobbe, per nulla diversa
all’esterno dalle altre, era l’ospedale in cui venivano curati i
familiari dei Fugger e i loro diretti dipendenti. Ai malati più
importanti venivano concessi tre candelabri di ottone, a quelli di
rango inferiore un unico candelabro. Qui, secondo un inventario
del 1544, si trovava una piccola biblioteca con la cronaca della
città di Augusta e le fiabe del poeta greco Esopo.





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