A. WEGER
LIBRERIA BRESSANONE

via Torre Bianca, 5
39042 Bressanone BZ
Tel. +39 0472 836164
Fax. +39 0472 801189
info@weger.net

 
 
 
BIOARCHITETTURA
 

Numero 36 di aprile-maggio 2004

Abitare nella Fuggerei
Tre preghiere al dì e un affitto annuo di e 0,88

Wittfrida Mitterer


Il quartiere oggi
È incredibile come nel cuore della moderna Baviera possa sopravvivere con le sue architetture ma anche con i suoi ritmi sonnolenti – quasi sospesi nel tempo – un pezzo di vita rinascimentale. L’esistenza tranquilla e sicura, le relazioni sociali, la dimensione umana dei rapporti e delle strutture, costituiscono la dimostrazione di come le necessità fondamentali del vivere, al di là di qualche comodità connessa con l’energia elettrica ed i servizi igienici, non siano poi così tanto mutate. Ciò che andava bene cinquecento anni or sono, continua nella sua essenza ad accogliere gli uomini di oggi.
Il quartiere è oggi in pratica un vasto centro anziani composto da 67 edifici con 140 abitazioni. Ancora oggi valgono i criteri dettati dal fondatore, Jakob Fugger “il ricco”: per vivere qua bisogna essere poveri e cittadini di Augusta. L’affitto consiste nel pagamento simbolico di un fiorino all’anno (al controvalore odierno di 88 centesimi di euro) e in tre preghiere giornaliere; una di queste preghiere è l’Avemaria e quindi gli abitanti della Fuggerei sono tendenzialmente cattolici (in realtà ciascuno agisce secondo coscienza). Ognuno paga anche la propria tassa rifiuti, l’acqua, l’energia elettrica e il gas. Anche se le abitazioni necessitano di costante risanamento e manutenzione, le entrate della Fondazione ( rendite immobiliari e attività forestali ed agrarie da 3200 ettari di boschi e terreni) garantiscono la sopravivenza dell’insediamento. Il quartiere può essere visitato liberamente durante tutto il giorno mentre, anche per esigenze di tranquillità degli abitanti, le porte vengono chiuse alle ore 22 e riaperte alle 5 del mattino. Questo contribuisce a caratterizzare la vocazione autonoma del quartiere. In origine nella Fuggerei abitavano delle famiglie povere, con giovani e vecchi insieme, e la maglia sociale contribuiva a dare sicurezza ed appoggio: gli anziani accudivano i piccoli e davano una mano a chi produceva corde, oppure ai telai. Piccoli laboratori artigiani erano sparsi qua e là: si costruivano carretti, gabbie per volatili, alcuni svolgevano lavori di facchinaggio ed altri facevano i decoratori. Poi nel dopoguerra, anche per dare risposta all’emergente problema degli anziani poveri e soli, si decise di privilegiare le persone anziane. Come un vero quartiere sociale, anche la Fuggerei dispone di un luogo d’incontro; si tratta degli spazi comuni nella Herrengasse, ove gli abitanti festeggiano le loro feste private o partecipano alle iniziative organizzate dal prete. La Himmlisches Fuggerei-Lädle (negozietto del paradiso) in cui si serve anche un ottimo caffè, è il punto d’incontro tra esterni e inquilini, visitatori e gente di passaggio attratti da questa curiosa struttura abitativa urbana.


Chi sono i Fugger
La città di Augusta nasce come insediamento strategico romano (l’Augusta Vindelicum del 15 a.C., capitale della Raetia) alla confluenza dei fiumi Wertach e Lech e quindi è la più antica città della Baviera. Per molto tempo fu la seconda in Germania per numero di abitanti. Collocata sul percorso (la via Claudia Augusta) che pone in contatto il Nord con l’Italia e quindi con il Mediterraneo, era base obbligata per commercianti e mercanti. La sua ricchezza, dovuta anche alle tessiture di altissima qualità e alle lussuose sartorie, aumentò allorché Rodolfo di Asburgo (Rudolf von Habsburg) la rese “Freie Reichsstadt“ (città libera), rispondente per tasse e leggi direttamente all’imperatore. In questa dinamica situazione, nell’arco di sole tre fortunate generazioni, emerse il potente casato dei Fugger, denominati “i Medici del Nord” per la loro abilità sui mercati internazionali e la capacità di gestire la contabilità doppia. In breve divennero uno dei principali riferimenti finanziari mitteleuropei e la loro forza economica era tale che persino la Santa Sede li utilizzò come banchieri. Jakob Fugger “il ricco” aveva interessi economici nei settori bancari, delle miniere e della produzione montana, con filiali in tutta Europa, America ed Africa. Finanziò l’ascesa degli Asburgo e le guerre dell’imperatore Massimiliano I. Questi sostò 182 giorni ad Augusta per organizzare il proprio viaggio a Roma per l’incoronazione a imperatore. In questa occasione, in contropartita di 50.000 fiorini, Jacob Fugger ottenne estese proprietà terriere. Suo nipote, Anton Fugger, incrementa il proprio potere sino ad essere ritenuto l’uomo più ricco della terra, più ancora dei Medici di Firenze.
Al tempo, l’84% della popolazione di Augusta viveva ai limiti della sopravivenza e la carità e l’atteggiamento ospitale erano considerati doveri morali e sociali per le famiglie ricche e potenti. Jakob Fugger decise che non bisognava elargire elemosine quanto piuttosto aiutare i poveri ad aiutarsi, anticipando in questo una visione egalitaria e lo stesso pensiero di Lutero.


La struttura architettonica
La Fuggerei nasce aggregandosi intorno a un primo gruppo di quattro edifici acquistati da Jakob Fugger nel 1513. Secondo alcuni la crescita urbanistica del quartiere è influenzata dalla visione che Albrecht Dürer stava maturando intorno alla Città Ideale, come suggeriscono i suoi contatti con Jakob Fugger (documentati da uno splendido ritratto) e con Thomas Krebs, il primo capomastro. In realtà la struttura urbanistica risente dei vincoli tipici del ’500: ogni abitazione composta da tre stanze, con la cucina sul fondo in maniera da collocare i camini, per ragioni di sicurezza antincendio, sulla parete del retro. Tale suddivisione è stata conservata e ancor oggi, pur rinnovata secondo esigenze moderne (allacciamenti e servizi), ogni casa ospita due appartamenti da tre stanze per circa 60 mq ciascuno. In dotazione dell’appartamento al piano terra rientra un piccolo giardino e una baracca-ripostiglio in legno; gli appartamenti ai piani superiori dispongono invece di una capiente soffitta. Tutti gli appartamenti sono serviti da una entrata diretta dalla strada. Dopo la prima pietra posta nel 1514, il quartiere cresce velocemente: dieci anni dopo risultano abitati già 52 edifici. I più importanti interventi di ricostruzione si sono avuti alla fine della Guerra dei Trent’Anni per riparare le distruzioni operate dalle truppe svedesi nel 1632, e alla fine della Seconda Guerra Mondiale per porre rimedio agli effetti dei bombardamenti alleati. Quest’opera di ripristino si conclude nel 1973 e si estende ad alcune case limitrofe bombardate, acquistate dalla Fondazione sino ad aumentare di circa un terzo la precedente consistenza. Si tratta di interventi che utilizzano materiali naturali e soprattutto il legno che la Fondazione recupera dai propri boschi vicini. In occasione di questa ristrutturazione si collegano le abitazioni alla fogna e alla corrente elettrica. Il quartiere, prima della sua espansione, aveva la forma di un rettangolo delimitato dalle Finsteregasse, Hinteregasse, Herrengasse e dalla Saugasse (che prende il nome dal vicino mercato dei suini). Ancor oggi si accede nel quartiere attraverso cinque porte colorate di giallo e blu, i colori del giglio nello stemma di Federico III, decorate con cartigli su cui sono scolpite le intenzioni dei benefattori. I numeri civici, i primi apposti sulle case di Augusta, sono ancora scritti in gotico. Le vecchie insegne raccontano di un ospedale per la cura dei malati (nel tempo, sostituito da altre funzioni) e di un corpo di vigilanza, lo stesso a cui appartengono ancor oggi gli addetti alla chiusura delle porte civiche e all’accensione dei lampioni a gas, gli ultimi funzionanti ad Augusta.


Le curiosità della casa
Verso nord la Fuggerei è protetta dagli uffici amministrativi e dal Signorato, le cui costruzioni occupano tutto il lato della piazza, con in mezzo la porta verso la Jakoberstrasse. Nella ricostruzione del palazzo della Signoria dopo la Seconda Guerra Mondiale sono stati integrati pezzi recuperati da vecchie case patrizie rinascimentali abbattute. Così è ad esempio l’erker (bow-window) gotico del 1500, salvato dal palazzo degli Höchstetter, importante famiglia di commercianti, concorrenti dei Fugger; nell’interrato si trova la Cappella di San Leonardo, oggi chiusa al pubblico e utilizzata saltuariamente come sala concerti, originaria della casa patrizia dei Welser, storici colonizzatori del Venezuela. Questa chiesetta, i cui capitelli narrano le gesta del Santo, è citata dalle fonti per la prima volta nel 1200. Sul Markusplätzle si affaccia l’Holseinhof, l’edificio in cui risiede l’amministratore della Fondazione. La chiesa di San Marco, voluta da Markus e Philipp Fugger, è volta a sud e si ispira alle vecchie basiliche romaniche, rammentando il Rinascimento solo nel battistero del XVI secolo, scolpito in pietra arenaria. Affreschi e ghirlande di stucco delicatissimo richiamano il tardo Barocco.
Nella casa 35, che oggi ospita il prete, una volta abitava l’insegnante cattolico. Risulta che nel 1754 come compenso ricevette 15 fiorini e una misura di farina di segale.
Con le case 40, 41 e 42 inizia la stecca ovest della Herrengasse. Durante il XVI secolo da queste parti sorgeva la cosiddetta “Casa di Legno”, in cui venivano praticate speciali cure contro la sifilide. Si trattava di un edificio identico alle altre case ma privo di separazioni interne in maniera da poter allestire due grandi sale dormitorio, per nove donne e nove uomini. I casi più gravi erano tenuti nelle stanze più piccole a pianoterra, ove i malati venivano curati con “fumo, medicine forti e unguenti”. A pianterreno c’era anche il bagno e la stanza per le visite, dove passava un medico e ogni tanto anche un guaritore che prometteva miracoli. La casa-ospedale veniva tradizionalmente gestita da un coppia senza figli, che portava il nome di Holzmutter (mamma-legno) e Holzvater (papà-legno).
Non essendo in grado di riconoscere i preludi della malattia, ci si rivolgeva alla casa di legno quasi sempre troppo tardi. I malati entravano “nacket und bloss…” (nudi e senza niente) ma prima dovevano confessarsi e prendere la comunione. La speranza di guarigione veniva affidata ad una cura che durava 60 giorni, applicata solo tra i mesi di marzo e novembre, periodi a cui si attribuivano particolari doti rigenerative. La medicina consisteva essenzialmente nell’acqua o nell’aceto o nel vino in cui venivano fatti bollire pezzi di legno sudamericano guajak; tali liquidi venivano bevuti o diluiti nell’acqua dei bagni per aiutare il processo di sudorazione. Talvolta si inalavano i vapori di tale acqua oppure il guajak veniva bruciato e se ne aspirava il fumo, tanto che le cronache narrano che dopo le cure spesso i pazienti dovevano essere rianimati. Creme, erbe, salassi, acqua argillosa e bagni a base di pepe nero concludevano la fase terapeutica. A coloro che guarivano si fornivano vestiti nuovi, qualche soldo e provviste alimentari. Se moriva un padre di una famiglia, i Fugger si facevano carico dei figli fino alla loro maggiore età.
Più avanti si incontra la fontana; non è un’opera d’arte, ma possiede ugualmente un suo fascino e segna il centro della Fuggerei. Quando alla sera si chiudono le porte della Fondazione, lo scorrere dell’acqua continua il suo ritmo e rassicura gli abitanti. Originariamente al posto della fontana c’era una pozza d’acqua sorgente, con alcune pompe manuali per sollevare l’acqua. Le casette 40, 41 e 42 erano dotate di acqua corrente. Le prime conduttore erano di legno, successivamente di piombo. Questo ovviamente richiedeva una continua manutenzione, tant’è che dal 1715 un apposito artigiano denominato “acquario” venne incaricato di assicurare l’efficienza dell’acquedotto in cambio di un’abitazione gratis.
La Ochsengasse (strada dei buoi) è oggi l’entrata notturna. Chi fa tardi deve chiamare il custode e, se sono passate le 22, paga mezzo euro, dopo mezzanotte un euro intero.
Sulla casa 14 una targa ricorda come il muratore Franz Mozart, bisnonno di Wolfgang Amadeus Mozart, sia vissuto in questo quartiere fino alla morte nel 1694, avvenuta all’età di 44 anni. Prima di lui due generazioni della sua famiglia erano state capimastri per i Fugger, ma Franz era diventato poverissimo probabilmente perché in gioventù aveva accettato di lavorare come aiuto nel seppellire i morti e a quel tempo nessuno voleva affidare lavori di muratura ad un becchino.
La casa 13, sul lato sud della Mittlere Gasse, l’ultima ancora conservata allo stato originale, offre uno spaccato della storia: pareti, soffitti, porte, il corridoio dipinto con sangue di bue, risalgono agli albori della famiglia Fugger. Il soggiorno, con il soffitto in travi di legno e mobili del ’700 era anche ufficio.
I mobili originali sono stati probabilmente smantellati per inserire i grandi telai destinati alla tessitura, da far convivere con le funzioni abitative. Dal 1954 la casa contiene un piccolo museo che ricorda le vicissitudini del quartiere sociale ed è visitato da migliaia di visitatori che vengono a guardare e studiare i modi di vita quotidiana di allora. Un grande plastico restituisce una visione completa dell’intero insediamento. Il riscaldamento avveniva mediante una stufa – la porticina forata col disegno del giglio dei Fugger – alimentata dalla cucina. Qui si usava mettere sul fuoco un grande recipiente in cui far bollire l’acqua, anche se questo danneggiava il soffitto e le sue travi. In un angolo sta il cesso, una semplice sedia portatile con il fondo da svuotare all’imbrunire. La cucina e il soggiorno sono collegati da una finestrella per servire i cibi in tavola. Nella stanza da letto troneggia il letto a baldacchino. Come scaldino si usava una pentola di ottone chiusa e riempita di carboni ardenti. Accanto all’entrata, delle paretine in legno nascondono la scala che porta al piano superiore. Si tratta di elemento architettonico e contemporaneamente di arredo, comune a tutte le case del quartiere. Nel 1600 sono stati predisposti bagni e lavanderia comuni.
La casa 1, dietro la porta di Giacobbe, per nulla diversa all’esterno dalle altre, era l’ospedale in cui venivano curati i familiari dei Fugger e i loro diretti dipendenti. Ai malati più importanti venivano concessi tre candelabri di ottone, a quelli di rango inferiore un unico candelabro. Qui, secondo un inventario del 1544, si trovava una piccola biblioteca con la cronaca della città di Augusta e le fiabe del poeta greco Esopo.

 

 

 

 

 

 

 

 
 

Torna al numero 36 di BIOARCHITETTURA

Torna alla pagina degli arretrati di BIOARCHITETTURA

 

Casa editrice

Istituto Nazionale Bioarchitettura

 

 

 

 
 
 

 

I numeri dal 35 al 52

Sono editi dalla Mancosu Editore di Roma, a cui richiedere eventuali numeri arretrati.

   BIOARCHITETTURA Service
   Abbonamenti
   Contatto
   Redazione

  

   Redazione

   BIOARCHITETTURA

   C.P. 61 - 39100 Bolzano
   0471.278294