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BIOARCHITETTURA
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Numero 36 di aprile-maggio 2004
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La colonia Güell
Il quartiere operaio organizzato secondo Gaudí
Ginevra De Colibus, Salvatore
Gammella
Nella seconda metà dell’Ottocento la Catalogna vive, dopo secoli
di decadenza, un momento di grande prosperità economica e di
vivace fermento culturale, anche grazie a una borghesia
industriale colta e potente che affianca nel potere la vecchia
aristocrazia. È il periodo cosiddetto della “Renaixença”, in cui
si fondano accademie, università, musei, vengono promosse riforme
economiche e sociali, ammodernate le strutture politiche e,
soprattutto, legittimate la lingua e la cultura catalane. La
critica all’inefficienza del governo di Madrid, comune a molti
intellettuali catalani, diventa sovente spunto per contrapporre
l’illuminata iniziativa privata della borghesia di Barcellona e,
in particolare, la realizzazione di colonie rurali. Enric Prat de
la Riba, ideologo della Lliga Regionalista e principale esponente
del catalanismo conservatore, nel 1898 pubblica Ley Jurídica de la
Industria, libro nel quale affronta la “questione sociale” in
Catalogna. Prat identifica nelle grandi concentrazioni urbane,
cresciute a dismisura in seguito allo sviluppo delle industrie,
“ambienti nei quali pullulano tutti i germi del male”. Le nuove
colonie industriali, invece (tra il 1860 e il 1920, più o meno
lontano da Barcellona, ne vengono realizzate circa 40), mantengono
a misura sociale la dimensione aggregativa, decongestionano le
città e soprattutto consentono la permanenza degli antichi valori
tipici dei costumi tradizionali catalani. In quest’ottica, il
proprietario della colonia – colui che, come sottolinea Prat, dà
lavoro e riparo ai suoi operai – incarna il “patriarca” deputato a
custodire, rinnovandole, le tradizioni della civiltà rurale. Fra
le nuove colonie un posto di riguardo copre la Colonia voluta da
Eusebi Güell, ricco industriale e raffinato mecenate, a cui Prat
dedica l’apertura del suo testo. La costruzione del nuovo
stabilimento per la tessitura del velluto era iniziata nel 1890 a
Santa Coloma de Cervelló, distretto a circa venti chilometri da
Barcellona. L’area, un’estensione di circa 160 ettari attraversata
da un fiume secondo la direzione nord-sud, era stata acquistata
nel 1860 dal padre di Eusebi, Joan Güell i Ferrer, ed era
un’antica proprietà rurale nel cui centro sorgeva una masseria del
XVIII secolo, caratteristica della campagna catalana. Lo studio
dell’impianto della nuova colonia venne affidato a Francesc
Berenguer, collaboratore di Gaudí, forse con la supervisione del
maestro. Sempre Berenguer, assieme ad un altro collaboratore di
Gaudí, Joan Rubió, si occupa anche della progettazione delle
abitazioni e dei principali edifici della colonia: 150 case,
negozi e servizi tra i quali la scuola, la Cassa di Risparmio, la
Società di Mutuo Soccorso, la filodrammatica, due associazioni
corali e la casa del medico con annesso l’ambulatorio. Il piano
della colonia ha forma di “L”: alle estremità dei due bracci sono
collocate la scuola e la chiesa; tra le due sono disposte le case
degli operai, allineate lungo assi viari che disegnano, nella
parte centrale del braccio più lungo della “L”, una piazza
quadrangolare: piazza Joan Güell. In uno degli edifici della
piazza ha sede l’Ateneo Unió, un’associazione che organizza
spettacoli teatrali, iniziative culturali e di intrattenimento,
nonché le partite della squadra di calcio della colonia. Dal lato
opposto rispetto alla chiesa si trova il complesso degli edifici
industriali. Chiesa, scuola e fabbrica formano simbolicamente un
triangolo al centro del quale sorge l’antica masseria trasformata
in residenza della famiglia Güell e utilizzata da quest’ultima
durante le visite alla colonia. L’impianto generale della colonia
è abbastanza conforme a quello di strutture simili, se non fosse
per una maggiore cura dei dettagli soprattutto nell’assemblaggio
degli elementi laterizi e la percepibile intenzione di mantenere
decorosa anche la qualità della vita degli operai. Tant’è che gli
alloggi unifamiliari, che vanno dai 60 ai 140 mq in funzione della
dimensione del nucleo familiare, distribuiti su due piani e con
orticello e giardino sul retro, vengono definiti da un cronista
del tempo «veri e propri chalets circondati da giardino». L’intera
struttura aggregativa viene inaugurata nel 1891 e dal 1892 prende
ufficialmente il nome di Colonia Güell. Antoni Gaudí riserva per
sé solo la progettazione della chiesa, l’ultima sua opera prima
della Sagrada Família. Comincia a lavorare al progetto nel 1898,
subito dopo la richiesta di Eusebi Güell, anche se la cerimonia
per la posa della prima pietra avrà luogo solo il 4 ottobre 1908.
Il luogo scelto, che rispetto alla fabbrica si trova all’estremo
opposto della colonia, era una lieve altura coperta da un
boschetto di pini e un po’ discosta dal nucleo di abitazioni. Le
alte guglie della chiesa, ricoperte di maioliche dorate, avrebbero
dovuto contrapporsi alle ciminiere del complesso industriale. La
chiesa e la fabbrica, una di fronte all’altra, avrebbero
rappresentato i valori fondamentali della colonia: lavoro e
religione. Gaudí, che in ogni sua opera cerca un’architettura come
«perfezionamento del gotico», rifiuta l’ortogonalità come scelta
artificiale e staticamente imperfetta e quindi inclina mura e
pilastri secondo linee di tensione.
Per rispondere in maniera adeguata alle leggi superiori della
statica, si inventa un metodo empirico che non trova precedenti:
messe da parte riflessioni teoriche e calcoli matematici,
costruisce in un capannone appoggiato nel luogo in cui sorgerà la
chiesa, quello che lui stesso definisce un modello stereostatico:
un modello alto 4 m costituito da un complesso sistema di fili
sospesi al soffitto ai quali appende sacchetti di tela riempiti di
pallini di piombo, con peso proporzionale al carico che la
struttura avrebbe realmente dovuto sopportare in ogni singolo
punto. Così caricati, i fili assumono la forma della struttura
della chiesa vista al contrario, come in uno specchio, fornendo
l’esatta direzione delle spinte. Disegnare il profilo degli archi
e l’inclinazione delle mura e dei pilastri sui quali questi
avrebbero dovuto poggiare, diventa immediato. Della chiesa della
colonia Güell viene realizzata solamente la cripta: un nucleo
centrale nel quale si trova l’altare circondato da una sorta di
deambulatorio – coperto da archi parabolici poggianti su pilastri
inclinati e a sezione circolare – al quale si accede attraverso un
fitto porticato composto da undici piloni, anch’essi inclinati e
tutti diversi per forma e trattamento dei materiali. Sia
all’interno sia all’esterno i piloni richiamano gli alberi di pino
del boschetto circostante in maniera da restituire la sensazione
naturalistica di tronchi sorgenti dal terreno. All’interno della
cripta nervature di mattoni si aprono a scolpire una copertura a
foglie di palma. Anche le vetrate colorate e gli arredi della
cripta sono disegnate da Gaudí. Per ragioni economiche ma in parte
anche per scelta ideologica, i materiali utilizzati sono tutti di
riciclaggio o addirittura di scarto: i mattoni imperfetti e
bruciati vengono selezionati con cura dallo stesso architetto, le
inferriate esterne delle finestre sono realizzate con aghi
precedentemente impiegati nei telai della fabbrica, quasi a
sottolineare la lezione di bellezza e umiltà che proviene dal
lavoro. In un’Europa che si preparava a teorizzare e sperimentare
la standardizzazione con l’obiettivo di poter ripetere
all’infinito gli stessi elementi, il maestro catalano sceglie
materiali imperfetti, frutto del lavoro artigianale e tutti
diversi tra loro. La cripta, consacrata solennemente nel novembre
del 1915, comincia a essere usata come cappella della colonia in
attesa che si concludessero i lavori della chiesa superiore, prima
rallentati e quindi definitivamente interrotti nel 1916.
Oggi la cripta della colonia Güell si offre come non-finito di
particolare fascino e suggestione, luogo sacro dove architettura e
natura si accostano. E forse è l’intimità e la spiritualità che vi
si respirano che hanno portato Le Corbusier, l’architetto che
voleva “macchine per abitare”, a scrivere: «Gaudí è tra coloro
che toccano il cuore sensibile degli uomini».





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