| |
BIOARCHITETTURA
|
Numero 37 di giugno-luglio 2004
|
La Fabrica del Sol
Antoni Solanas Cànovas
Obiettivo generale di ogni architettura (sostenibile) risiede
nell'integrazione con i cicli della natura e l'utilizzo accorto
delle risorse naturali, riducendo al minimo i consumi, la
produzione di residui e l'impatto sulla natura senza rinunciare,
anzi esaltando, il senso di accoglienza. Si tratta di principi
conosciuti e rispettati da sempre ma dimenticati negli ultimi
cinquant'anni, da quando cioè l'edificazione consuma quantità di
risorse non rinnovabili, non riutilizza gli elementi a
disposizione, mostra indifferenza verso le energie alternative e
produce una immensa quantità di residui che contaminano
l'ambiente: la terra, l'acqua e l'aria. Il risultato è il
danneggiamento della salute e del Pianeta e la penuria di risorse
per le generazioni future.
La Fabbrica del Sole rappresenta una scommessa voluta
dall'Associazione Futur Sostenibile, costituita da diverse entità
– imprese e organizzazioni – impegnate con le energie rinnovabili
e in special modo con l'energia solare, con i controlli ambientali
e con le attività sociali dirette alla comunità. Alcune di tali
strutture danno lavoro a persone con capacità ridotte. L'obiettivo
era di disporre d'un edificio funzionale per i propri uffici e al
tempo stesso fornire una dimostrazione fisica di ciò che s'intende
per architettura sostenibile, nel senso di costituire le fasi
progettuali, di realizzazione e di utilizzo dell'edificio, come
modello di rispetto ambientale e sociale. Pertanto nel programma
edilizio, oltre ad adeguati spazi per gli uffici degli associati,
è stata prevista anche una sala per attività polivalenti adatta a
conferenze e mostre ed alcuni locali tecnici in cui fare
presentazioni e corsi pratici sul funzionamento dell'energia
solare per la produzione di acqua calda o di elettricità. Alla
realizzazione del progetto hanno contribuito numerosi sostegni:
tra gli altri, oltre alle imprese private, l'Unione Europea, il
Governo della Catalogna e il Comune di Barcellona.
L'edificio da restaurare è collocato nella Barceloneta, la zona
sul mare sorta circa 250 anni fa come quartiere di pescatori e in
cui l'attività industriale (seconda metà del sec. XIX e inizio
sec. XX) ha lasciato tracce importanti. In questa zona erano per
molti anni in attività due tra le fabbriche più rappresentative
del processo industriale della Catalogna: “La Maquinista terrestre
e marittima” e la “Fabbrica del gas” della Società catalana per
l'illuminazione a gas. Nella prima si fondeva il ferro usando il
carbone: da qua uscivano locomotori e motori per imbarcazioni,
ponti, strutture metalliche per i diversi mercati di Barcellona –
come quello del Born – e persino pezzi destinati al monumento a
Cristoforo Colombo. La “Fabbrica del gas” fu invece protagonista
dell'illuminazione notturna della Barcellona dell'inizio del
secolo scorso. Tali attività hanno lasciato elementi di un alto
valore simbolico per il patrimonio architettonico industriale,
particolarmente importante a Barcellona. Ad esempio le ciminiere
costituiscono emblema dell'energia da carbone, fortemente
inquinante e non rinnovabile, considerabile come l'energia del XIX
secolo; poi i depositi del gas, con incidenza ambientale più
ridotta ma anch'esso energia non rinnovabile, che potremmo
considerare come l'energia tipica del XX secolo. A tutto ciò
l'attuale intervento ha voluto aggiungere i captatori dell'energia
solare – l'energia del XXI secolo – quali tubi sotto vuoto e
pannelli fotovoltaici. La prossimità, nell'intorno immediato. di
elementi di forte significato formale, apporta ulteriori valori
didattici all'edificio e consente di visualizzare l'evoluzione
dell'approccio energetico negli ultimi 150 anni.
L'edificio oggetto di intervento, in origine sede della “Catalana
de Gas”, è tipico palazzo modernista costruito tra gli anni 1905 e
1907 dall'architetto Josep Domènech i Estapà detto “il cattivo”
per il solo fatto di doverlo distinguere dal più famoso collega,
Lluís Domènech i Montaner. Pur ammettendo la supremazia di quest'ultimo,
è indubbio che anche Josep Domènech i Estapà abbia progettato
numerosi edifici di elevata qualità. Prima di iniziare i lavori di
ristrutturazione lo stato di conservazione era di considerevole
abbandono, con le facciate mutilate dal passaggio e dalla presenza
di numerosi elementi impiantistici: aria condizionata, condotti di
ventilazione, tubi e reti diverse vi si intrecciavano in qualche
caso sino a rendere irriconoscibile l'articolazione originaria.
Il restauro doveva dunque seguire i criteri dell'edificazione
sostenibile in senso ampio; tra questi, l'incarico prevedeva di
privilegiare il recupero rispetto all'intervento ex-novo tutte le
volte che era possibile, con la valutazione circa l'effettiva
adozione degli elementi esistenti ampliata discutendo le strategie
con la committenza, rappresenta in una prima fase con Bettina
Shaefer, architetto davvero attenta alla sostenibilità. Tocco a
lei infatti a evidenziare come, oltre alla struttura esterna,
potevano essere riutilizzati anche la scala interna e gli infissi.
La definizione del progetto si è sviluppata su più piani,
movendosi verso obiettivi non sempre convergenti:
• principio generale: recuperare il più possibile, rinnovare gli
elementi bisognosi di interventi, rinforzare gli elementi deboli
ma comunque riutilizzabili;
• problema architettonico: integrare i pannelli di captazione
solare in un edificio catalogato e protetto dal Servizio del
Patrimonio Storico e Architettonico della città di Barcellona;
• criterio economico: compensare gli alti costi degli impianti non
solo attraverso il futuro risparmio energetico ma anche, fin da
subito, con una grande austerità nei materiali, nelle finiture e
nell'impostazione degli usi; per esempio prevedere temperature
interne di 19º in inverno e 25º in estate per non sprecare energia
e adattarsi ai cicli stagionali;
• criterio sociale e umanitario: attenzione al tema della salute;
prevedere la cessione di un piccolo ufficio al Comitato di
quartiere; preferire l'uso manuale dei meccanismi di regolazione
del comfort e minimizzando il (più oneroso) controllo di tipo
domotico; accentuare il rapporto con la natura che circonda
l'edificio: un parco ed il mare;
• risparmio energetico: nonostante la forma e l'orientamento
preesistenti, utilizzare sistemi passivi, propri dell'architettura
bioclimatica integrati con sistemi attivi tecnologici, per captare
le energie naturali: il sole per riscaldare e illuminare e l'aria
per raffreddare e ventilare;
• risparmio delle risorse: utilizzare l'acqua meteorica per le
cisterne dei wc e per irrigare lo spazio esterno; in una seconda
fase depurare attraverso filtri le acque nere, grigie e gialle
restituendo l'acqua al sottosuolo; utilizzare tecniche costruttive
con un predominio del costo della mano d'opera rispetto a quello
dei materiali; recuperare il più possibile;
• residui: demolizione selettiva nell'intervento interno; uso di
materiali e tecniche costruttive che permettano, in futuro, il
riuso e/o il riciclaggio mediante la facile separazione dei
materiali (p.es. progettando le connessioni in maniera
reversibile: avvitare e non saldare, utilizzare pannelli a secco
senza adesioni né incollaggi;
• durabilità: assicurare lunga durata allo scheletro strutturale
verticale (ha oltre 100 anni e può resistere altri 100); rinforzo
dei solai e della copertura; divisioni interne facilmente
modificabili per facilitare future flessibilità; impianti
ispezionabili per manutenzione, riparazione, sostituzione o
incorporazione di nuove reti.
A tutt'oggi l'edificio non è ancora terminato, si prevede che lo
sia entro quest'anno. Va evidenziato – in quanto ha influito molto
definizione e nello svolgimento dei lavori – che l'esecuzione è
realizzata per la più parte dai frequentanti il Laboratorio
“Barcelona Activa”, impresa scuola creata dal Comune finalizzata a
formare operai per i differenti mestieri edili. All'inizio i
gruppi di “Barcelona Activa” coinvolti facevano riferimento ai
mestieri di muratore, falegname, pittore, fabbro, elettricista,
idraulico e tecnico specializzato in impianti di energia solare;
successivamente “Futur Sostenibile” ha modificato questa
distribuzione e, con il consenso di “Barcelona Activa”, ha unito
elettricisti ed idraulici con i tecnici degli impianti solari. Ciò
in considerazione che l'impiantistica solare va intesa come
intervento “normale”, dal momento che in pochi anni installare
sistemi di captazione d'energia solare sarà abituale come
intervenire su un apparecchio sanitario. La gratuità della mano
d'opera, se da un lato ha aggravato i processi, dall'altro ha
consentito l'utilizzo di soluzioni costruttive a larga incidenza
di manodopera oggi in disuso, ma tuttavia preferibili in funzione
del risparmio in termini di materiale e di costi. Questo ad
esempio si è verificato nel rinforzo di tutti i solai ove, per
ridurre la freccia, sono state saldate alle travi esistenti.
piccole barre d'acciaio ogni 10 cm.
A lavori ultimati gli spazi verranno utilizzati per la
realizzazione di corsi e di attività dirette alla formazione di
professionisti, ma anche a sensibilizzare la cittadinanza in
generale. È prevista la creazione di un proprio parco di veicoli:
biciclette e veicoli elettrici con una stazione di ricarica
solare. È stato approntato anche un piano d'uso dei materiali
d'ufficio: utilizzare elementi riciclati, minimizzare i consumi e
le emissioni contaminanti. Sia i promotori che gli utenti
dell'edificio sono persone a elevata consapevolezza, e questo
lascia prevedere un uso esemplare.





|
|