BIOARCHITETTURA
|
Numero 37 di giugno-luglio 2004
|
Nouvel per
Wismar
Incubatori d'impresa sul porto
Andreas Gottlieb Hempel
Wismar è città anseatica; una delle perle urbane che assieme a
Lubecca, Rostock, Stralsund e Greifswald nel lontano Medioevo
diede vita alla temuta Unione commerciale del Mar Baltico: il
traffico di legnami, pelli, grano e altre mercanzie sulle tratte
che congiungevano il Sud del mondo con le Russie, portò
incredibili ricchezze e consentì tra l'altro – testimonianza della
grandezza culturale raggiunta da questi nordici commercianti –
l'edificazione di cattedrali che ancor oggi impressionano per la
loro imponenza, totalmente realizzate in mattoni secondo quello
che verrà poi definito il Gotico del laterizio. Città dunque
protese sul mare, rimaste per un recente periodo come congelate
nella storia, e che oggi a quindici anni di distanza
dall'unificazione tedesca sfoderano rinnovato splendore. Il
paesaggio stupisce e coinvolge soprattutto nei primi mesi estivi
allorché l'intenso e improvviso verdeggiare riscontra il tardo
tramonto sul mare o vibra nell'argentea luce notturna. Wismar, tra
le altre, risulta relativamente risparmiata dai bombardamenti
alleati e anche i quarant'anni di regime comunista sono trascorsi
senza scalfirne più di tanto l'identità culturale. Una giunta
comunale efficiente, guidata dalla grintosa sindaca Rosemarie
Wilken, ha promosso una intelligente strategia di riadattamento
dell'insieme urbanistico e degli ambiti monumentali, che già
mostra i primi tangibili risultati nel rinnovo e nel riuso delle
strutture ereditate dalla ricca borghesia anseatica. Non è certo
un miracolo spontaneo che la cittadina, di soli 50.000 abitanti,
abbia saputo far rivivere il suo antico porto come centro di
importazione e lavorazione del legname russo e baltico (per il
2008 è prevista, allestita negli ex immensi granai, una mostra
importante sulla storia e sulla lavorazione del legno), che il
nuovo cantiere navale sia già una storia di successi, che la
recente università richiami studenti da ogni parte del mondo, che
infine nel 2003 – dopo lungo iter – Wismar sia stata indicata
dall'Unesco come sito di rilevanza mondiale. Tutto ciò sottende
infatti una visione politica chiara, consapevole che è possibile
rinnovare le glorie passate solo attraverso un progetto globale di
promozione e di sostenibilità anche sul piano sociale e
commerciale. Saltando i clientelismi locali, l'Amministrazione è
solita invitare noti architetti per proposte innovative, indire
veri concorsi sui nodi di maggior rilevo, appoggiarsi per le
decisioni architettoniche ed urbanistiche ad una Commissione
consultiva formata da personaggi esterni di riconosciuta
competenza, operanti in aree anche molto distanti, che viene
periodicamente convocata. La convinzione è che remunerare le idee
risulti alla fine più conveniente rispetto a scelte poco ponderate
o comunque partorite in assenza di respiro internazionale. Una tra
le soluzioni più efficaci è stata quella di promuove gli
imprenditori giovani ed innovativi locali o provenienti
dall'Ovest, offrendo a prezzo convenzionato spazi attrezzati per
uffici, officine e laboratori; l'opportunità dura al massimo otto
anni dopodiché se l'iniziativa ha avuto successo si aprono
sostegni di altro tipo. Il progetto affidato a Jean Nouvel si
colloca in questo quadro ed è finalizzato appunto a realizzare
strutture per giovani imprenditori dotati di belle prospettive ma
pochi finanziamenti. L'area portuale d'intervento è interessante,
confinante direttamente col mare aperto e con una vista mozzafiato
sulla baia ed i suoi tre bacini portuali. La prossimità con il
nuovo cantiere navale, le corpose navi in costruzione e la selva
di grandi gru, restituiscono una percezione di marittima
operosità. Nouvel ha pensato di concludere la punta estrema della
penisola con una grande “U” ad ali divaricate, conferendo
omogeneità e compattezza ad un'area importante, che rischiava
frammentazione e disarticolazione. L'intervento, solo
apparentemente semplice, si presenta come assemblaggio linguistico
di elementi a partire dall'inglobamento della vecchia casa piloti
dei rimorchiatori, in classico stile a mattoni rossi ed il tetto a
spioventi contenuto da riseghe. Nouvel, nel captare l'atmosfera
portuale, cerca il contrasto e differenzia l'immagine interna
(rivolta agli utilizzatori ed ai loro contatti) dall'involucro
esterno (vera e propria quinta sul porto). La prima,
caratterizzata dalla tettoia aggettante a proteggere dalla luce
diretta, avvolge la vecchia casa in mattoni con una vetrata
continua che lascia intravedere la trama portante in acciaio; la
superficie trasparente trova poi conclusione alle estremità in due
testate grigie e massicce. L'immagine esterna, consapevole di una
percezione da prospettive distanti, si semplifica nel segno
orizzontale mediante larghe fasce che evidenziano i piani, protesi
a filo d'acqua sopra un percorso lasciato libero come passeggiata
pubblica – senza ringhiere – particolarmente gradito ai locali con
l'hobby della pesca. Su tutto, l'invenzione dei parallelepipedi a
colori accesi e contrastanti che, accatastati in maniera da
risultare visibili da lontano, movimentano la scena quasi
containers appena scaricati ed in procinto di prossime
destinazioni, ad un tempo testimonianza e augurio per un porto che
vive.





|