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BIOARCHITETTURA
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Numero 37 di giugno-luglio 2004
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Produrre con riguardo
Il laterizio dalle energie
rinnovabili
Fritz Moedinger
La nostra società e la qualità della vita che conosciamo vengono
sostenute da prodotti il cui utilizzo è causa diretta o indiretta
di gran parte dell'inquinamento, della riduzione delle risorse e
del degrado ambientale. La sfida è raggiungere uno sviluppo equo
per tutti, comprese le future generazioni, conservando al contempo
l'integrità dell'ambiente mondiale. Detto in altre parole, la
crescita attuale non deve compromettere la crescita futura.
Affrontare tale sfida significa puntare su nuovi paradigmi di
qualità creando ricchezza e competitività sulla base di prodotti
più ecologici e sostenibili, che nel loro ciclo produttivo
utilizzano minori risorse non rinnovabili, presentano minore
impatto per l'ambiente, riducono la produzione di rifiuti, sono
smaltibili con basso rischio e dispiego di energie. In ambito
edilizio questo vuol dire porsi ad esempio sin dal momento della
progettazione il problema di come i vari componenti verranno
riciclati o rottamati alla fine del ciclo. Il laterizio è un
materiale che risponde meglio di altri a tali esigenze: non
vengono generati rifiuti nel processo produttivo, l'effetto
ceramico vetrifica ogni potenziale nocività e, se non contaminato
da altri materiali, risulta completamente riciclabile. Unico neo è
la consistente quantità di energia termica, quasi sempre di
origine fossile, assorbita in fase di produzione.
L'incidenza ambientale di una costruzione in cemento/calcestruzzo
è almeno doppia rispetto a quella di una costruzione in laterizio
e l'obiettivo non può che essere l'ulteriore miglioramento delle
performance ambientali del laterizio. L'unica fornace presente in
provincia di Bolzano ha intrapreso, con l'aiuto pubblico, un
programma di ricerca e sviluppo teso a sostituire completamente
con energie rinnovabili i combustibili fossili di norma utilizzati
per mandare in temperatura il forno a tunnel destinato alla
cottura dei pezzi. Dall'agosto 2003 vengono qui utilizzati
esclusivamente combustibili rinnovabili, riducendo l'impatto
ambientale in maniera notevole.
Attualmente tale fornace copre il proprio fabbisogno termico per
il 90% con grasso animale e per il 10% con biogas direttamente
prodotto mediante un impianto pilota. Con la primavera/estate
2005, allorché sarà completato l'impianto a biogas, questo coprirà
l'80% del fabbisogno. Inoltre un sistema di microturbine produrrà
il 100% del fabbisogno elettrico, con ulteriore riduzione di
impatto ambientale. Può essere interessante stabilire quale sia in
termini energetici il risparmio determinato da una fornace
alimentata con combustibili rinnovabili: si tratta di circa
40-50TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) ogni 1000 t di
laterizi, il che evita una emissione pari a 100-200t di CO2
. Il risultato è dunque un mattone ecologico e sostenibile.
I risultati finali lusinghieri sono stati conseguiti affrontando
un percorso – attualmente ancora in atto – che ha evidenziato sin
dai primi passi una serie di difficoltà in funzione della scarsa
documentazione disponibile e quindi dell'alta indeterminatezza
della ricerca. Innanzitutto, con l'obiettivo primario di generare
energia, sono state fatte prove per individuare quali fossero le
sostanze disponibili più adatte ad essere trasformate nell'ambito
di un processo industriale. Importante criterio di selezione è
stato quello di abbattere le percentuali di rifiuti secondari
generati nel processo; per esempio nel caso della gassificazione,
ogni residuo solido o liquido doveva prestarsi o ad essere
utilizzato in fornace oppure allo smaltimento ordinario. Il
pseudo-impiego dei residui, comune alla maggior parte degli
impianti a biogas, quale ipotetico fertilizzante in agricoltura, è
stato escluso a priori. Si partiva dagli esperimenti con biogas
(soprattutto con gas proveniente da discarica) tentati da fornaci
olandesi e spagnole con risultati poco soddisfacenti. La ragione
di tali insuccessi è emersa durante le prove: la composizione
chimica del gas da discarica non è adatta, cosiccome è risultato
scarsamente adatto, se non previo costoso pre-trattamento, anche
il gas prodotto nei tradizionali impianti, soprattutto quelli nei
quali si utilizza letame. La convinzione che nell'industria
laterizia l'integrazione di un processo di produzione ed uso di
biogas potesse risultare vincente in termini ambientali, ha
comunque sostenuto l'impegno.
In sostanza, si configura un sistema a ciclo chiuso, laddove tutti
i prodotti della digestione anaerobica trovano idonea collocazione
ed utilità. Le prove effettuate con una grande varietà di sostanze
organiche sono iniziate in piccolo con un sistema da laboratorio
composto essenzialmente da un contenitore in vetro tenuto a
bagnomaria a temperatura di ca. 40°C e da un sistema di raccolta
all'interno del contenitore in vetro del gas generato dalla
fermentazione. Passando alla fase successiva, cioè a un impianto
sperimentale containerizzato, i risultati di laboratorio si sono
il più delle volte dimostrati scarsamente attendibili. Con il gas
ottenuto sono state quindi fatte prove di cottura dei laterizi. Il
primo impianto sperimentale realizzato ad hoc è costituito da due
sezioni:
• fermentatore;
• sistema di raccolta gas e sistemi di controllo.
L'alimentazione della biomassa avviene tramite un sistema a
tramoggia con pompa a vite. Ad intervalli regolari di un'ora, la
biomassa viene introdotta nel digestore e miscelata con il
materiale già fermentato per mezzo di un miscelatore ad elica
libera, il cui asse è attraversato da acqua calda per consentire
il controllo della temperatura del digestore. Dopo una permanenza
di circa 30 giorni, il substrato viene prelevato dal fermentatore
ed inviato ad un silo di raccolta.
Sul digestore è installata una cupola di raccolta del gas
prodotto; la stessa può essere usata per controllare l'altezza di
riempimento del fermentatore. Il volume del gas prodotto viene
misurato da un apposito contatore e controllato qualitativamente
tramite l'analizzatore di gas, Schmack SSM6000 (circa 60% metano
CH 4 e 40% CO2 , in condizioni di
saturazione con vapore d'acqua). Il gas viene quindi stoccato
nell'apposita sezione ed inviato, con l'ausilio di una girante, al
bruciatore posizionato sul forno di cottura dei laterizi (forno a
tunnel).
L'impianto è composto da:
• Contenitore per substrato
– Tramoggia di 2 m3 ;
– Attacco 2 1 / 2 ” con valvola a sfera;
– Miscelatore 1,5kW, 900giri/min.
• Fermentatore in acciaio, isolato e rivestito all'interno
– Volume 48 m3 ;
– Miscelatore orizzontale 3kW;
– Attacco 1” per acqua calda.
• Installazioni
– 2 valvole a sfera 1” per campionamento;
– Sifone PVC DN80 per pressione gas;
– Cupola raccolta gas, in acciaio zincato.
• Impiantistica
– Serbatoio gas 25 m3 , attacco 1
1/2”;
– Pompa substrato 4kW, 12 m3/h;
– Pompa acqua 0,3kW, 3 m3/h;
– Scambiatore calore, attacco 1”.
• Strumentazione di controllo
– Contatore ad induzione per il controllo della quantità di
substrato;
– Misuratore a tamburo per il controllo della quantità di gas;
– Analizzatore Schmack SSM6000 per la qualità del gas.
• Sensori
– Controllo della temperatura del substrato;
– Tipo PT100 4-20mA nel fermentatore;
– Riscaldamento indicatore 0-100°C.
• Gestione dati
– PC con strumentazione di acquisizione dati, tramite sensori.
• Condotti
– Substrato 2 1/2” tubo aspirazione attacchi StorzB;
– Gas dal fermentatore al serbatoio PVC, DN50;
– Dal serbatoio alla girante PVC, DN 50 ;
Le prove con questo impianto sono durate dalla primavera del 2002
fino a tardo autunno dello stesso anno. Sulla base delle
esperienze raccolte con questa prima struttura ed ulteriori prove
di laboratorio, è stato poi progettato è costruito un vero è
proprio impianto precursore di quello che sarà quello definitivo.
Il sistema, oggi brevettato, funziona alla stessa maniera di uno
stomaco di ruminante: i vari processi biologici sono separati e
non avvengono più all'interno di uno stesso contenitore come
avviene nella quasi totalità degli altri impianti a biogas. Il
sistema di fermentazione a cascata determina infatti condizioni
ideali per ogni ceppo di batteri utilizzato nelle varie fasi delle
fermentazione e quindi garantisce la più alta produzione di gas
partendo dal minor volume. Nel processo in esame il substrato
organico (vinacce, residui della filtrazione dei succhi di frutta
ed eventualmente rifiuti umidi provenienti dalla raccolta
differenziata) viene triturato finemente e poi sottoposto ad un
processo d'idrolisi termico, enzimatico o nel caso,
termo-enzimatico. Quindi sottoposto ad acidificazione (determinata
dagli acidi organici che si producono all'interno del substrato
stesso) e conseguentemente fermentato. Alcune sostanze, come ad
esempio gli amidi, richiedono un particolare pre-trattamento. Il
processo d'idrolisi avviene a temperature tra 50 e 100°C mentre il
processo successivo a temperature tra 38 e 45°C.
L'impianto è attualmente composto da quattro contenitori:
idrolisi, acidificazione e due fermentatori. L'impianto definitivo
sarà costituito da quattro idrolizzatori, un acidificatore e
cinque fermentatori. La capacità produttiva dell'impianto
definitivo sarà di ca. 250-300 m3
di biogas, sufficienti per coprire il fabbisogno energetico della
fornace.
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