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BIOARCHITETTURA
 

Numero 37 di giugno-luglio 2004

Il segno del paesaggio

Cantine Rotari a Mezzocorona (TN)

Alberto Cecchetto

Nel paesaggio, sedimentate nel tempo, tracce di segni che rispondono a geometrie complesse. Ogni segno o famiglia di segni possiede una specifica capacità di dominio figurativo e quindi una propria scala di lettura. I lunghi flessi di un fiume o di una autostrada appartengono al dominio del fondovalle, alla scala dilatata delle grandi figurazioni. Le tessiture dei vigneti tracciano invece trame che variano con alta frequenza: slittamenti di pochi metri generano geometrie diverse, con segni che si infittiscono o diradano, cambiano passi e direzione per la natura del suolo, per il variare delle pendenze e delle proprietà. Nella Piana Rotaliana la coltivazione vinicola, principale risorsa del luogo, segna profondamente il paesaggio modellando le campagne e le colline con fitta trama: vitigni in pendenza e in piano, aree a bosco e pareti rocciose, terrazzamenti e muri in pietra, argini in rilevato, formano un paesaggio, un solido a più facce fatto di infiniti piani inclinati che imprimono con le loro continue rotazioni un incredibile dinamismo. Come un grande caleidoscopio naturale il paesaggio muta ad ogni minimo movimento: minuti cristalli di diversa forma combinano le loro facce in soluzioni molteplici. Nella visione frettolosa del quotidiano o nella lettura acritica, le facce della realtà possono confondersi fra loro, le linee mescolarsi, le geometrie sovrapporsi, le linee di forza che sorreggono la struttura geometrica sparire per dare spazio alla visione naturalistica. Il progetto delle nuove cantine nasce dal sito e come negli insediamenti della tradizione, sfrutta le linee di forza del lotto, riscopre la trama strutturale nascosta, le varie facce dei cristalli che formano il solido paesaggio; cerca di assorbire e codificare le diverse famiglie dei segni parlando un linguaggio complesso che dialoga con le diverse scale e i domini figurativi; ricostruisce le relazioni che legano cantina, produzione vinicola e campagna recuperando segni e riferimenti di cui la Piana è ancora densa.
Undici ettari ed un lotto trapezoidale: su un lato edifici industriali, sugli altri due una ferrovia e una strada provinciale, più in là l'autostrada; a poche centinaia di metri il centro della città di Mezzocorona; attorno, fino alle pendici delle montagne, i vigneti. Ogni elemento architettonico, le strutture e le trame compositive, integrano manufatti e paesaggio radicando anche figurativamente le nuove cantine alla terra, insostituibile risorsa ambientale: la grande tettoia appesa a tiranti che si modella in accordo ai bordi e si distende come prolungamento dei vigneti; la trama che riprende rotazioni e orientamento delle colture circostanti in modo da apparire continuazione fisica dei filari; il vigneto sperimentale che ricopre la volta in cemento e che, nel collegare percettivamente i nuovi volumi al territorio, restituisce all'ambiente una porzione di ciò che è stato sottratto.
Ogni parte dell'edificio è soggetta a sollecitazioni diverse e si compone di materiali diversi. Davanti e dietro, sopra e sotto, destra e sinistra, monte e valle, generano nel progetto nuove reazioni. A valle, protette dalle coperture, trasparenze per vedere il paesaggio e farlo entrare all'interno dell'edificio in cui si lavora. Nel retro, pannelli di lamiera e legno che racchiudono pile di bottiglie, cassoni e carrelli elevatori: una composizione di pezzi, come succede nei luoghi dell'industria. A sinistra, sotto: pietra e intonaco; sopra: metallo leggero e luminescente. A queste complessità di luogo si sovrappongono quelle del tempo. I materiali hanno infatti diverse capacità di resistenza e vengono quindi utilizzati anche in ragione della loro modificazione. Ogni edificio raggiunge nel tempo equilibri successivi in un processo dinamico che presuppone il superamento continuo della stabilità raggiunta. Più l'edificio è in grado di modificarsi, più permane: la sua qualità non è indipendente dalla sua adattabilità. Le strutture murarie tendono a permanere, a modificarsi per addizione o sottrazione. Le strutture lignee, che posseggono minore resistenza, possono con maggiore facilità essere sostituite del tutto o per punti. La loro modificazione è garanzia di stabilità per tutto l'edificio, alla ricerca del nuovo necessario equilibrio. Parti pesanti e dure richiedono quindi parti leggere e malleabili.
Distributivamente, una spina tecnologica alta 16m attraversa il complesso per tutta la sua lunghezza, da nord a sud, portando gli impianti di climatizzazione e di aerazione. Montacarichi, scale e passerelle in ferro, appese alla struttura in tubolari zincati, mettono in comunicazione i vari livelli della produzione. Il piano interrato è destinato allo stoccaggio e quello a quota +3,10 alla lavorazione. Tra lo spumantificio e la cantina, il blocco con le centrali e gli impianti. Nello spumantificio, a quota +6,50, si sviluppa un percorso aereo dedicato ai visitatori che consente di osservare l'intero ciclo produttivo e di uscire, tramite passerelle in ferro, direttamente sul vigneto sperimentale che ricopre la copertura in cemento voltata e sostenuta da ventagli. La spina tecnologica si conclude su un terrapieno all'interno del quale è ricavata, su quattro livelli, la cantina storica in cui si trovano speciali stock di bottiglie da invecchiamento, le poupitres e le barriques. 1400 bottiglie sono allineate alle pareti dei quattro containers in lamiera che fuoriescono dal terreno. Le quattro scatole traslucide sono rivestite all'interno con graticci di legno che riprendono cromatismi e abbinamenti già utilizzati nella grande copertura ondulata.
Sul lato meridionale dell'area, in corrispondenza degli accessi automobilistici e pedonali, si affacciano auditorium e uffici. Il corpo degli uffici amministrativi e tecnici è costituito da una leggera ala in alluminio e graticci, sospesa su solidi in pietra immersi in una vasca d'acqua, che ospita sale riunione e uffici di rappresentanza. Sulla testata orientale dell'ala degli uffici, nel fulcro delle linee di forza della composizione, un cono-bottiglia in materiale traslucido segna l'entrata agli uffici e agli spazi pedonali interni accogliendo i visitatori e coloro che intendono accedere all'auditorium retrostante. Coperto da una grande volta in lamellare, lo spazio dell'auditorium può ospitare 1200 persone che si possono disporre in vari modi e a diverse quote, in ragione delle manifestazioni e delle attività che vi svolgono. Nel caso di spettacoli o concerti sugli ampi gradoni, alcune gradinate in acciaio fornite di sedie ribaltabili possono essere estratte come cassetti. Nel caso di incontri conviviali gli stessi spazi, senza le gradinate zincate, possono essere attrezzati per la ristorazione o per incontri della comunità locale. Il progetto unitario, oggi completato, è stato pensato per fasi in maniera da consentire autonomia funzionale alle singole parti.

 


 

 

 

 

 

 
 

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