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BIOARCHITETTURA
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Numero 39-40 di ottobre 2004 -
gennaio 2005
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L'urbanistica prefabbricata
Bauhaus: dai prototipi di Weimar
alla Siedlungen Törten di Dessau
Ginevra De Colibus
“L’esigenza politico-economica più elementare è quella di
soddisfare i nostri bisogni nel modo più economico, vale a dire
con il minimo di spesa, di salari e di materiali, grazie a una
organizzazione sempre più perfetta. È questo l’impulso che ha
portato alla macchina, all’industria!”.
Walter Gropius, “Das neue Frankfurt” 1926
Il rapporto tra economia e bisogni è probabilmente il motore del
progresso. Agli inizi del ’900 le risorse portate
dall’industrializzazione e dalla forza motrice aprono nuovi
inimmaginati scenari; per la prima volta nella storia, in quelle
aree geografiche dove tali processi sono più avanzati, si
intravede la possibilità di fornire a tutti un tetto decente.
Gropius nel 1926 preconizza, sempre sulle pagine di “Das neue
Frankfurt”, la rivista fondata da Ernst May: “In Germania l’85%
delle abitazioni è costituito da piccole unità. Alle persone che
vi abitano non viene più in mente oggi di farsi fare le scarpe su
misura, ma acquistano un prodotto finito che, grazie a
perfezionati metodi di fabbricazione, può soddisfare le più ampie
esigenze individuali. Sono convinto che la generazione futura si
procurerà l’alloggio allo stesso modo...”. Come altri architetti
del Neues Bauen, è rimasto affascinato dalla standardizzazione e
ritiene che l’urbanistica possa costituire settore in cui
effettivamente applicare su vasta scala gli effetti straordinari
della modularità. Se l’urbanistica è lo strumento per
riorganizzare la città per parti, la standardizzazione viene vista
come il mezzo più innovativo ed efficace per offrire abitazioni di
buona qualità, a prezzi contenuti, al più alto numero possibile di
utenti. Siamo dopo la fine della I Guerra Mondiale e la drammatica
carenza di alloggi, i progressi dell’industria nella produzione di
elementi prefabbricati per l’edilizia nonché l’attenzione
crescente all’urbanistica da parte del mondo politico, avevano
portato in Germania a quella “geografia disseminata di presenze
strategiche” che vede Otto Haesler a Celle, Ernst May a
Francoforte, Bruno Taut e Martin Wagner a Berlino, tutti impegnati
nella realizzazione di grandi quartieri residenziali. Gropius pone
mano solo nel 1926 alla sua prima grande opera urbanistica, il
quartiere Dessau-Törten. In quell’anno il Bauhaus, la scuola da
lui fondata nel 1919, ha ormai lasciato Weimar da un anno
stabilendosi nella nuova sede di Dessau. Lasciatosi alle spalle
l’iniziale orientamento artigianale propugnato dal pittore
svizzero Johannes Itten (figura carismatica del primo Bauhaus,
costretta dal rinnovamento strategico interno alle dimissioni e
sostituita dall’ungherese László Moholy-Nagy) l’interesse si è
definitivamente baricentrato sul mondo dell’industria in
espansione. Così nel 1923 lo slogan ufficiale della scuola
diventa: “arte e industria: una nuova unità”. L’idea che
l’edilizia dovesse trovare un collegamento stretto con le
dinamiche industriali, le sole in grado di affrontare la scala
dimensionale richiesta dalla rivoluzione industriale, viene però
da lontano: nel 1910, cioè dodici anni prima che Le Corbusier
presentasse la sua Maison Citrohan al Salon d’Automne, Gropius –
al tempo collaboratore di Peter Behrens – aveva prospettato
all’AEG l’ipotesi di realizzare abitazioni totalmente
standardizzate, composte cioè da un numero limitato di elementi
costruttivi, tutti realizzati in fabbrica. Poi nel 1919, appena
nominato direttore del Bauhaus, comincia le trattative con il
governo cittadino per realizzare a Weimar la Bauhaussiedlung. Nel
1922 pare si prospetti la possibilità di ottenere un lotto
fabbricabile a est di Weimar e Gropius incarica Fred Forbat,
allievo di Theodor Fischer, di redigere il progetto di massima.
L’impianto planimetrico, pensato da Gropius e Forbat insieme,
prevedeva a sud, case singole circondate da giardino che si
sviluppano lungo un asse viario che segue il pendio del terreno;
sull’altopiano a nord invece, cinquanta case unifamiliari a
schiera che si attestano lungo due assi viari ortogonali. Una
grande piazza centrale, attorno alla quale avrebbero dovuto essere
collocati quaranta alloggi per gli allievi della scuola, fungeva
da nodo tra questi due gruppi di case. La struttura risulta
essenziale, volutamente funzionalista, pare in qualche maniera
ancora attenta a valori di tipo paesaggistico e quindi “complica”
l’assemblaggio giocando sulle altimetrie del luogo. Nell’Agosto
del 1923, alla mostra del Bauhaus, quali primi lavori della scuola
in materia di urbanistica e di edilizia sovvenzionata, vengono
presentati i prototipi per la Bauhaussiedlung. Alla planimetria e
ai modelli di studio delle case a schiera di Forbat, costruzioni a
nido d’ape chiamate “Wabenbau”, si affiancano modelli di case
unifamiliari realizzati dallo stesso Gropius assieme a docenti e
allievi della sua scuola, tra cui la casa realizzata con il
sistema del “Baukasten im Grossen” (gioco delle costruzioni in
grande), nella quale sei blocchi possono essere assemblati in modi
diversi a seconda delle esigenze o del numero degli abitanti. Si
tratta di esperienze fondamentali, ancor oggi ad oltre ottant’anni
di distanza, mantenute come riferimento dalla cultura accademica
occidentale e dal mondo della produzione. Ovviamente non mancano
gli scandalizzati e le critiche sferzanti, come quella espressa da
Paul Westheim sul “Das Kunstblatt”: “Basta stare tre giorni a
Weimar e per tutta la vita si avrà la nausea alla vista di un
quadrato”. La logica degli studi sviluppati nei laboratori del
Bauhaus si imperniava in effetti nella ricerca alle varie scale di
forme il più possibile semplificate e facilmente assemblabili da
ripetere ad infinitum. La portata innovativa dal punto di vista
organizzativo, strutturale ed estetico fu grande, tuttavia è il
passaggio dalla scala del mobile a quella di abitazione ed ancor
più di aggregazione urbana, che eventualmente evidenzia sul piano
della capacità di relazione sociale, i limiti di tale approccio.
Nel 1924, assieme a Bruno Taut ed Ernst May, Gropius viene
chiamato da Martin Wagner a far parte di un gruppo di lavoro che
studia l’applicazione dei principi tayloristici nella produzione
di case-tipo prefabbricate. Anche quando il gruppo si scioglie per
mancanza di fondi, l’architetto berlinese continua a riflettere
sulla “produzione razionalizzata” di abitazioni. Dopo il
trasferimento della scuola a Dessau e la realizzazione della nuova
sede, Gropius propone all’amministrazione comunale della città ciò
che non gli era riuscito a Weimar: un intero quartiere Bauhaus da
erigersi nei pressi della scuola. I tempi sono più maturi e l’idea
viene accettata anche se, dato l’eccessivo costo del terreno, il
Comune sceglie un’altra area nei pressi del villaggio Törten, un
sobborgo della città. Arriviamo finalmente al 25 Giugno 1926:
Gropius presenta il disegno di un quartiere costituito da sessanta
abitazioni unifamiliari e il Consiglio, guidato dal sindaco Fritz
Hesse, approva il progetto. La costruzione viene finanziata con un
prestito pubblico. La Siedlung, costituita da quattro lotti di
case a schiera, è concepita come un “quartiere rurale” nel quale a
ogni unità residenziale è assegnata un’area di 350-400 mq da
destinare all’auto-coltivazione. Le abitazioni si sviluppano tutte
attorno al magazzino cooperativo: a ovest si dispongono su file
che si aprono a raggiera, a est lungo archi concentrici. I
progetti delle abitazioni vedono impegnati, oltre al direttore del
Bauhaus, docenti e allievi della scuola e, prima dell’inizio dei
lavori, viene definito anche un piano per l’organizzazione a
catena del cantiere. Per garantire la perfetta successione delle
diverse fasi di lavoro viene addirittura stabilita una tabella
oraria simile a quelle ferroviarie. Gli elementi costruttivi
vengono prodotti a una estremità del cantiere: apposite macchine
realizzano le travi “rapid” in cemento armato con un lavoro a
catena che si realizza lungo un “asse di fabbricazione”. Per
l’assemblaggio e il trasporto degli elementi costruttivi, Gropius
sceglie di utilizzare gru da 1,5 t di portata e l’allineamento
delle abitazioni viene condizionato dal percorso delle rotaie su
cui corrono tali gru mobili: è probabilmente la prima volta che la
struttura urbanistica viene a tavolino determinata dalle esigenze
della produzione meccanica. Più tardi, a proposito di un altro
quartiere progettato da Gropius, il Dammerstock, Adolf Behne sulle
pagine di “Die Form” intuisce: “Se solo il terreno lo permette, la
costruzione in linea può espandersi per chilometri verso nord e
verso sud. Questo significa inscatolare gli uomini meccanicamente:
non è urbanistica”. Le prime case che vengono realizzate a Törten,
quelle dei tipo I, hanno cinque locali per un totale di 74,2 mq.
Nel 1927 il Consiglio Municipale di Dessau approva il piano
regolatore dell’intero quartiere e, condivisa la filosofia del
Bauhaus, vi inserisce la costruzione di un nuovo gruppo di
abitazioni. Stavolta è la Reichsforschungsgesellschaft (Istituto
statale di ricerca per l’edilizia) a concedere un mutuo che
consentirà di continuare i lavori. Nello stesso 1927 vengono
quindi realizzate 16 case del tipo I? (variante del tipo I ma di
dimensioni minori rispetto a quelle precedenti) e 140 del tipo II.
Nel 1928 vengono poi realizzati gli ultimi 100 alloggi del tipo IV,
con ambienti sfalsati in altezza uno rispetto all’altro al fine di
eliminare il vano scala. Nonostante le critiche e gli “errori di
progettazione” dei quali Gropius viene accusato (Törten è pur
sempre la sua prima esperienza in campo urbanistico) questo
quartiere acquista in breve tempo grande notorietà e, grazie anche
alla fama internazionale di cui già gode il Bauhaus, l’attenzione
attribuita dalla stampa e dai periodici specializzati risulta di
gran lunga superiore a quella rivolta a quartieri residenziali
anche più ampi, che negli stessi anni si realizzano a Francoforte
e a Berlino.
Gropius inserirà le immagini del quartiere in via di realizzazione
nella seconda edizione del suo Internationale Architektur. Il
libro, primo dei Bauhausbücher, alla cui impaginazione collabora
László Moholy-Nagy, presenta e pubblicizza con enfasi quella
architettura “internazionale” che pochi anni più tardi il Nazismo
cercherà con determinazione di cancellare, questa volta in nome
del “nazionalismo e della storia germanica”. Da un lato la truce
connotazione nazista della repressione, dall’altro il grande
successo dell’idea processuale riproposta in una America che stava
inventando la civiltà delle macchine, portò le idee della Bauhaus
al successo caratterizzando da allora in poi l’architettura di
ogni parte del mondo.
I quartieri popolari degli anni Venti
Dopo la Prima Guerra Mondiale si aprono in Germania anni di forte
instabilità politica ma, allo stesso tempo, di grande fermento
culturale. Barbara Miller-Lane ne descrive l’atmosfera: Sotto
questo precario regime la Germania divenne, per un breve periodo,
il centro culturale più attivo d’Europa. Klee, Feininger,
Kandinskij, i costruttivisti russi e molti altri emigravano in
Germania; Kafka vi pubblicava i suoi libri; i dadaisti vi
esponevano; Josephine Baker e Paul Robeson vi rappresentavano i
loro spettacoli. (...) Lo spirito di rinnovamento si propagava a
ogni aspetto della vita culturale: al teatro con i drammi musicali
di Brecht e Weill e con gli spettacoli di Reinhardt e di Piscator,
al cinema con films come Caligari e gli altri successivi, e, sotto
la guida del Bauhaus, a tutte le arti applicate. Allo stesso modo
del sistema politico che le proteggeva, le arti erano
caratterizzate da un febbrile sperimentalismo e dall’utopistica
speranza di uno “stile nuovo”; nella loro caducità, nel loro
splendore e disordine sembravano condividere l’essenza della vita
politica della repubblica. Per i cittadini della repubblica di
Weimar la sensazione di rinnovamento artistico, politico, sociale
ed economico era totale, e perciò erano facilmente portati a
credere che la nuova architettura esprimesse un’era radicalmente
nuova. 1
Poi il fiorire dell’attività industriale (seconda solo a quella
inglese) a partire dal 1925 supera le dure condizioni di pace che
rendevano traballante la repubblica di Weimar e apre periodi di
maggiore stabilità. Il Deutscher Werkbund, che già durante
l’Esposizione di Colonia del 1914 si era spaccato tra le tesi di
Muthesius, sostenitore dell’industria e della realizzazione in
serie, e di Van de Velde, sostenitore dell’unicità della creazione
artistica, ha deciso di promuovere studi e progetti legati alla
produzione industriale. È questo il clima in cui nasce,
rispondendo alle esigenze del momento attraverso la centralità del
progetto, quel “neues Bauen” che nei quartieri residenziali
realizzati in questi anni troverà alcuni degli esiti più
significativi. Se è vero – come afferma Bruno Zevi – che i
quartieri residenziali moderni nascono nel 1863 assieme alle case
operaie che sorgono attorno alle fabbriche Krupp di Essen,
preconfigurando le Siedlungen destinate a diffondersi
capillarmente nei decenni successivi, 2 va anche detto che sono le
esperienze tedesche degli anni Venti a sviluppare e consolidare la
tipologia dell’aggregazione urbana contemporanea. In Germania,
così come in altri Paesi europei, la distruzione bellica congiunta
all’espansione determinata dall’industrializzazione, avevano
causato una improvvisa impennata nella richiesta di alloggi, con
aumento degli affitti e dei materiali da costruzione. La
Repubblica di Weimar, che ha sancito il diritto alla casa nella
Costituzione, nel 1924 impone una tassa del 15% sui fitti degli
alloggi da destinare alla realizzazione di nuovi quartieri. 3 La
costruzione di nuovi insediamenti fu adottata come strategia di
gratificazione nei confronti di una popolazione provata dalla
Prima Guerra Mondiale, e rientrava nel quadro di una politica
sociale obbligata: “Riforma sociale, non rivoluzione sociale” era
la parola d’ordine dell’epoca. 4 Così le maggiori città tedesche
chiamano i più noti architetti “moderni” a lavorare presso gli
uffici comunali. Il Municipio di Celle, presso Hannover, affida la
progettazione di nuovi quartieri ad Otto Haesler pioniere dello
Zeilenbau (costruzione in linea). 5 Questi vi realizza, nel 1923,
la Siedlung Italienischer Garten e, nel 1924, la Siedlung
Georgsgarten. Il sindaco di Francoforte Ludwig Landmann nel 1925
crea su misura per Ernst May la carica di “Dezernent für Bauwesen”,
Responsabile per l’Edilizia, conferendogli poteri senza
precedenti. May, lavorando presso lo studio di Unwin a Londra,
aveva avuto modo di studiare le città-giardino inglesi e, dal 1919
al 1924, aveva costruito a Breslavia alcuni complessi residenziali
di piccole dimensioni. A Francoforte, là dove architettura e
politica trovano terreno ideale d’incontro come segnala Manfredo
Tafuri: L’architettura sembra qui aver realizzato la saldatura tra
l’utopia dell’avanguardia (il “mondo nuovo”) e la realistica
prassi di una gestione democratica. È quindi Francoforte, prima e
più del Bauhaus di Dessau, l’effettivo banco di prova del
“movimento moderno” mitteleuropeo, 6 May tra il 1925 e il 1930 si
occupa del nuovo Piano Regolatore della città e progetta circa il
90% di tutta l’edilizia residenziale costruita qui in quegli anni.
I due suoi interventi di maggiori dimensioni, nonché i più noti,
sono la Siedlung Römerstadt e la Siedlung Praunheim, realizzate
tra il 1927 e il 1929. A Berlino Martin Wagner, in qualità di
Stadtbaurat, affida alla GEHAG, la più importante cooperativa
edile berlinese, nata nel 1924 dalla fusione di alcune società
preesistenti e che annovera tra i suoi fondatori lo stesso Wagner,
la realizzazione di alcuni quartieri residenziali alla periferia
della città, proponendo come architetto Bruno Taut. Costui, che
dal 1921 al 1924 in qualità di assessore all’edilizia a Magdeburgo
si era trasformato da rivoluzionario idealista in accorto politico
comunale, e da utopista espressionista a progettista di Siedlungen,
improntato a realismo e concretezza, 7 realizza tra le altre, la
Siedlung a Berlino-Zehlendorf e la Siedlung Berlin-Britz,
quartiere di enormi dimensioni articolato intorno ad un complesso
a ferro di cavallo. Sempre a Berlino, nel 1929, il Comune stanzia
15 milioni di marchi per realizzare un “programma edilizio
aggiuntivo” grazie al quale vengono costruite due nuove Siedlungen:
Reinickendorf e Siemensstadt. La realizzazione di quest’ultima nei
pressi degli stabilimenti Siemens, viene affidata all’impresa
Berlin Heerstrasse che tra i diversi progetti di massima
pervenuti, sceglie quello di Scharoun. Quest’ultimo riserva a sé
la progettazione dell’impianto urbano e, su consiglio di Martin
Wagner, affida a Gropius, Bartning, Häring, Forbat e Henning la
realizzazione dei diversi blocchi che compongono il quartiere.
All’Esposizione del Deutscher Werkbund a Stoccarda nel 1927 viene
presentata quella Weissenhofsiedlung che diventerà il manifesto
della nuova architettura. Sotto la direzione di Mies van der Rohe
si sono confrontati con il tema della casa tra gli altri Le
Corbusier, Gropius, Oud, Hilberseimer, i due Taut, Scharoun,
Poelzig. Contemporaneamente alla realizzazione del quartiere viene
allestita la mostra Abitare con le immagini di tutte le più
moderne soluzioni per l’arredo e per l’organizzazione degli spazi,
tra cui la celeberrima “cucina di Francoforte”, progettata da
Schütte-Lihotzky per le Siedlungen di Ernst May. Nello stesso
anno, il 1927, viene fondata la Reichsforschungsgesellschaft
(Società di ricerca del Reich), organismo di studio e ricerca
specificatamente per l’edilizia residenziale economica, nel quale
sono impegnati Klein, Haesler, Gropius e Hilberseimer. Tra i vari
progetti sperimentali viene finanziata anche la Siedlung Törten a
Dessau, realizzata dallo stesso Gropius in collaborazione con
docenti e allievi del Bauhaus. Due anni dopo, nel 1929, si
svolgerà a Francoforte il secondo congresso dei CIAM 8 – Congrès
Internationaux d’Architecture Moderne – (il primo si era svolto
nel castello di Madame de Mandrot a La Sarraz, in Svizzera, nel
1928) e l’argomento centrale sarà la nuova urbanizzazione e le
case popolari.





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