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BIOARCHITETTURA
 

Numero 41 di febbraio-marzo 2005

C'è del buono in danimarca
Carsten Lorenzen

Nella seconda metà degli anni Venti del Novecento Bruno Taut dedica un libro a quella che definisce “nuova arte del costruire” e, con grande capacità di persuasione, introduce un ampio corredo di esempi. L’architetto ne descrive anche finalità e obiettivi, dichiarando: “È compito dell’architettura creare le premesse per un buon utilizzo”.
“Buon utilizzo” è una frase che richiama più la praticità che l’estetica, esprime qualcosa che corrisponde al concetto di raziona lità. Anche oggi, nelle situazioni concrete di tutti i giorni, è ancor più necessario ottimizzare il rendi mento delle risorse di cui possiamo disporre, economizzando nell’uso di suolo edificabile, nell’uso dei materiali e, in generale, nell’organizzazione dell’intero processo costruttivo. L’obiettivo è di ottenere i massimi livelli di quantità e qualità nella situazione specifica locale, in rapporto alle persone che dovranno utilizzare gli edifici, considerando che necessariamente devono essere impiegate minori risorse che in passato. La situazione odierna ci impone di mettere in discussione il nostro stesso modo di progettare, centrato sul rispetto delle indicazioni normative e degli standard, perché il concetto stesso di benessere abitativo e le esigenze dimensionali relative agli alloggi sono cambiate. Due in particolare sono i temi che hanno assunto importanza fondamentale: la relazione edificio/energia e il miglioramento della qualità dei criteri costrutti vi. Per il primo aspetto deve essere messo in evidenza, ad esempio, che nel clima dei Paesi nordici risulta determinante la capacità isolante offerta dall’involucro degli edifici. Isolamento termico e conservazione del calore sono requisiti fonda mentali e, in modo corrispondente alle esigenze che si presentano in questi Paesi, i parametri normativi sono molto severi. Per quanto con cerne il secondo aspetto, bisogna constatare che, soprattutto in Danimarca, i sistemi costruttivi basati sull’utilizzo di elementi prefabbricati sono molto diffusi, tanto che ormai fanno parte della tra dizione costruttiva. Normalmente si tratta di elementi prefabbricati pesanti destinati a realizzare strutture portanti massicce, come solai in cemento prefabbricati, pilastri o altri elementi prefabbricati in calcestruzzo. I componenti di facciata sono formati, generalmente, da due strati di cemento alleggerito con intercapedine interposta, rivestiti da un involucro di tenuta alle intemperie in muratura o in materiali leggeri. È questo il modo di costruire tipico del nostro con testo climatico, anche se in Danimarca mescolare tecniche costruttive diverse rappresenta la regola piuttosto che l’eccezione. Tuttavia, pur tenendo conto di tutti gli aspetti del processo costruttivo, dalla necessità di fare economia, alla necessità di ottenere le condizioni di comfort adeguate, rimane importante non perdere di vista il concetto del “buon utilizzo”. L’architetto deve progettare considerando le diverse esigenze e proporre soluzioni integrali, fondate su una visione olistica della realtà. Non può concentrarsi su un settore specialistico, isolato dalla complessità del costruire; deve piuttosto tenere sotto controllo una serie di aspetti, ciascuno dei quali implica requisiti e parametri di riferimento spesso contraddittori tra di loro, che alla fine devono risultare compresi in un unico insieme di qualità. Sono certamente importanti le questioni legate ai consumi energetici e ai costi di costruzione, ma bisogna mirare soprattutto alla qualità abitativa e alla buona architettura. L’obiettivo è la qualità dell’abitare, il buon uso, il bell’uso. Di conseguenza l’esito di un progetto può essere considerato positivo solo quando si raggiunge questa sintesi.

Quartiere Dianas Have a Copenhagen
Il progetto per il quartiere Dianas Have (progetto di un insediamento nel bosco nei pressi di Copenhagen) ha perseguito questi obiettivi. Si tratta di un quartiere sperimentale che tiene in alta considerazione la qualità e l’impegno ecologico e soprattutto rappresenta il tentativo di integrare armoniosamente un quartiere residenziale con il paesaggio circostante. L’area d’intervento è situata a nord di Copenaghen, su uno degli ultimi terreni disponibili nella zona che, bisogna ammettere, avremmo preferito non fosse edificato. Poiché il terreno si presenta in leggera pendenza, abbia mo avviato l’edificazione a partire dalla zona più elevata, per scendere poi verso le aree a quota più bassa. Nell’organizza zio ne complessiva del quartiere, che comprende 40 alloggi da due a cinque stanze e un edificio comune, abbiamo adottato un criterio preliminare, diretto a conservare il maggior numero di alberi possibile e a far sì che le abitazioni risultassero immerse nel verde che già esisteva. Il verde collettivo, in tal modo, resta l’elemento ancora prevalente, nonostante l’intervento edilizio. L’area presenta una buona esposizione ed è ricca di alberi ad alto fusto; come detto, gli alberi sono stati con serva ti e tra di essi abbiamo inserito i filari di abitazioni. Le singole case si affacciano sul verde di proprietà comune e sono divise l’una dall’al tra attraverso piccoli terrazzi rialzati. Le abitazioni sono state realizzate con un sistema costruttivo ad elementi prefabbricati che vengono assemblati in opera e completano lo scheletro strutturale di legno. Sempre per cercare di mantenere il verde esistente, abbiamo cercato di ridurre al minimo le superfici asfaltate e di riservare aree dedicate a parcheggi comuni, in modo che le auto in sosta non risultino troppo visibili e che gli spazi esterni siano liberi da flussi di traffico in eccesso rispetto allo strettissimo necessario. Nonostante i vincoli alle dimensioni delle superfici, imposti per legge nell’edilizia agevolata, abbiamo comunque cercato di ottenere una qualità abitativa molto elevata. Dal punto di vista archi tettonico, è stato deciso di seguire un preciso filo conduttore, focalizzato sull’immagine e la funzione delle coperture. Il tema dominante dell’aspetto del quartiere è affidato all’elemento che accomuna le diverse tipologie: la copertura estesa in lunghezza, sotto la quale si riuniscono le singole unità abitative caratterizzate dalle forme architettoniche più varie. I corpi di fabbrica variano in altezza, profondità e larghezza. Ogni facciata è diversa dall’altra: vi sono facciate di colore nero e grigio, sulle quali semplici balconi dalle ringhiere in metallo sottolineano l’immagine orizzontale, e facciate che presentano grandi vetrate e un continuo alternarsi di terrazzi, balconi e rientranze. Un taglio di luce scorre appena sotto le coperture, che in tal modo sembrano sospese sopra i volumi delle case. Ogni singola unità abitativa presenta un proprio ingresso autonomo, raggiungibile at tra verso vani scala. Sotto le coperture, in certi tratti si trovano abitazioni ad un piano, in altri abitazioni a due livelli, in altri ancora alloggi con balcone. Le unità abitative presentano varie forme di aggregazione, che in un caso consentono passaggi pedonali trasversali o, in un altro, tendono a enfatizzare l’alternanza tra gli elementi sporgenti e le rientranze. Nell’organizzazione degli spazi esterni si è data maggiore importanza agli spazi collettivi rispetto alle aree di pertinenza private, che si limitano alla presenza di elementi come piccole terrazze, balconi, ingressi ecc., in modo che la vita all’aperto si svolga prevalente mente nel parco, tra gli alberi e il verde esistente. L’articolazione planimetrica e altimetrica degli edifici si adatta coerentemente alla pendenza del terreno. Gli alloggi presentano piccoli dislivelli, da superare con pochi gradini, che permettono di compensare le diverse quote del suolo su cui sorgono gli edifici; per ottenere una migliore continuità spaziale i vari livelli sono comunque tutti collegati tra loro e gli ambienti, come le cucine abitabili, sono aperti e intercomunicanti reciprocamente. Da ognuna delle finestre, che si aprono lungo tutti i lati del perimetro degli alloggi, la vista è diretta verso il bosco e il verde circostante, in modo che gli abitanti abbiano la sensazione di vivere e abitare in mezzo alla natura. In definitiva un lavoro pacato, che non ricerca effetti eclatanti ma privilegia i risultati dell’insieme e offre elementi di comune identità alle varie unità abitative.

 

 

 

 
   

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