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BIOARCHITETTURA
 

Numero 41 di febbraio-marzo 2005

L'ecologia è povera
Sandra Cangemi

Nel 1972, in un Brasile governato dalla dittatura militare, l’architetto e urbanista Jaime Lerner trasformò la Rua Quinze de Novembro di Curitiba nella prima area pedonale del Paese. Da poco nominato sindaco della città dall’allora governatore dello Stato del Paranà, perché ritenuto inoffensivo, Lernr fu capace di cambiare il volto della città. La zona pedonale resse a tutti gli assalti: quando i passanti coglievano i fiori gli operai li ripiantavano subito e quando un esercito di automobilisti cercò di riconquistare le strade per mettere fine a quella che i più consideravano una pagliacciata le trovò occupate da decine di bambini che dipingevano su lunghissimi rotoli di carta. Oggi Rua Quinze de Novembro si chiama Rua das Flores, Curitiba di zone pedonali ne ha venti e il rito dei bambini che dipingono nelle zone pedonali da allora si ripete ogni sabato. Questa metropoli del Sud del Brasile, capitale del Paranà, abitata da due milioni e mezzo di personee nella quale da trent’anni si succedono sindaci urbanisti o architetti, è considerata una città modello dagli ambientalisti di tutto il mondo non solo per l’estrema attenzione all’ambiente, ma soprattutto per le soluzioni singolari che ha saputo inventare, per il senso di responsabilità dei cittadini e per la qualità della vita. oggi Curitiba è la città brasiliana con il maggior numero di metri quadri di verde per abitante: ben 55, una media invidiabile anche per le città europee. Il parco Barigüi (che in tupi-guaranì significa “fiume del frutto spinoso”) è uno dei più grandi. Brandelli di Mata Atlantica in piena città, con varie specie di flora e fauna tipica; il fiume ospita persino dei coccodrilli. Ma non immaginate una giungla: tra boschetti e pendii verdi si trovano churrascherie, piste per il bicicross e i modellini di aerei, polisportive, accademie di ginnastica e un museo dell’automobile. Come nel resto della città, i cestini per i rifiuti sono doppi: per l’organico e per l’inorganico. uno degli slogan che caratterizzano la città è: “lixo que nao è lixo”, cioè “spazzatura che non è spazzatura”. Praticamente tutta la carta raccolta viene riciclata e, come spiega orgogliosamente un cartello elettronico che campeggia in mezzo al parco, “50 chili di carta riciclata bastano a salvare un albero. La maggior parte dei parchi di Curitiba ha una storia curiosa: sono nati soprattutto per proteggere la città dalle inondazioni dei vari fiumi che l’attraversano, grazie anche a canali di drenaggio e piccole dighe. Gruppi spontanei di abitanti contribuiscono alla loro manutenzione. Girando per la città, e soprattutto nelle aree verdi, si notano costruzioni singolari: casette coloratissime sormontate da fari con tanto di garitta, alti 17 metri. Entri e scopri che il pianterreno è pieno di libri, in gran parte di seconda mano, sugli argomenti più diversi: dalla filosofia all’informatica, dal diritto all’ecologia, e poi libri per bambini, libri di scuola, romanzi brasiliani e stranieri. Al primo piano c’è la sala di lettura, ma quasi tutti gli utenti (in gran parte giovanissimi) siedono in realtà davanti ai sei o sette computer, tutti in rete. Sono i “fari del sapere” (il nome è ispirato al Faro di Alessandria), 46 in tutta la città, piccole biblioteche popolari gratuite, ma regolate da norme precise: i libri si possono tenere al massimo due settimane – rinnovabili – e chi perde o rovina un volume deve sostituirlo. Curitiba è anche una delle poche città del Brasile dove puoi andare ovunque – persino nelle favelas – con l’autobus. Quelli delle linee veloci, che hanno corsie riservate, sono doppi o tripli e si prendono dalle “stazioni tubo”, strutture cilindriche di vetro sopraelevate che consentono una rapidissima entrata e uscita dei passeggeri. Il sistema di trasporti di Curitiba è il più efficiente del Brasile e consente di trasportare il 75% dei pendolari della città, quasi due milioni di persone, più di New York. L’89% degli utenti si dice soddisfatto del servizio, che pure non costa poco (più di un real a corsa, circa 1.300 lire), e il 28% ha scelto di usare i trasporti pubblici pur possedendo l’auto. I ciclisti, poi, dispongono di una rete di piste ciclabili di 160 km. La vita media degli autobus è molto breve – tre anni e mezzo – per mantenerne l’efficienza. Ma quelli vecchi non vengono buttati: diventano biblioteche circolanti (nel vero senso della parola!), centri mobili di formazione professionale (vengono offerti a circa 10mila persone l’anno, su oltre 40 mestieri e discipline), ambulatori medici, tavole calde, aule scolastiche, negozi alimentari, mezzi per le escursioni nei parchi, centri di animazione per bambini. I “bondinho dos crianças” sono vecchi tram allegramente ridipinti e collocati nelle vie pedonali dove i genitori possono lasciare agli animatori i loro pargoli quando vanno a fare spese. Anche le strutture e i siti vengono riciclati, spesso in modo sorprendente. Un deposito di polveri esplosive è diventato un teatro, un’ex fabbrica di colla oggi è il Centro di creatività (dove i bambini costruiscono oggetti rivenduti poi ai turisti per finanziare programmi sociali). Un’ex discarica oggi è lo splendido giardino botanico, che rifornisce di piante e fiori tutta la città: tra i giardini alla francese e la serra a forma di voliera saltellano a piedi nudi i bambini della vicina favela, ma per terra non c’è nemmeno una cartina. Alcuni ragazzi di strada che rubavano fiori e piante sono stati assunti come aiuto giardinieri. Anche le vecchie cave e le miniere che circondano la città sono state riciclete: l’Opera do arame è un grande anfiteatro di pietra, ai suoi piedi un laghetto alimentato da una cascata, e sui bordi la ricca vegetazione tropicale.capce di ospitare fino a 2.400 spettatori, copertura in policarbonato. Un’altra ex miniera, trasformata oggi in uno splendido parco, ospita l’Università libera dell’ambiente: dalla struttura in legno e pietra che ospita l’amministrazione si accede a una passatoia in legno che attraverso uno scorcio di foresta pluviale porta alla struttura vera e propria: un insieme di palafitte a varie altezze collegate da una rete di passerelle in salita, sullo sfondo dell’immenso anfiteatro che una volta era la cava. L’Università dell’ambiente è uno dei cuori pulsanti di questa città che ha fatto dell’ecologia una passione collettiva. Convegni, seminari, un bollettino elettronico, corsi rivolti a tutte le categorie (dai tecnici e le guardie municipali agli agenti immobiliari, dagli operatori del turismo ai tassisti e ai benzinai, oltre ovviamente a insegnanti e studenti di ogni ordine e grado): tutte le occasioni sono buone per fare educazione ambientale. L’obiettivo è cambiare concretamente i comportamenti, ma anche stimolare la partecipazione e la creatività: l’università fa da tramite tra i singoli cittadini e l’amministrazione per ideare soluzioni innovative ai problemi ecologici della metropoli. Ma la gente di Curitiba ricicla principalmente – è ovvio – la spazzatura. Se andate al mattino nei bairros periferici (e scegliete il giorno giusto) vi capiterà di assistere a una scena curiosa: uomini e donne, vecchiette e ragazzini che arrivano con carriole, carrelli del supermarket, biciclette stracariche di carta e cartoni, lattine, bottiglie, pezzi di legno. Un signore in divisa verde pesa il tutto e consegna dei buoni. Con i buoni si può andare al camioncino a fianco dove distribuiscono verdura e frutta: un chilo per ogni due di spazzatura consegnati. Carriole e carrelli ripartono carichi di insalata, zucchine, banane, tutta roba di buona qualità coltivate dai contadini intorno alla città e comprate dal comune. È il sistema dello “scambio verde”, praticato nei quartieri, nelle scuole e nelle fabbriche, che permette di raccogliere ogni mese 100 tonnellate di spazzatura riciclabile, migliorando al tempo stesso la situazione nutrizionale della popolazione più povera. Le stazioni di smistamento dei rifiuti, costruite con materiale di recupero, danno lavoro a disabili ed emarginati. Mobili ed elettrodomestici usati vengono raccolti grazie al “telefono della solidarietà”, riparati da apprendisti artigiani e e rivenduti ai mercati rionali dei quartieri poveri. Nonostante i problemi, l’assistenza sanitaria pubblica di Curitiba è considerata la migliore del Brasile e la mortalità infantile è la più bassa, un terzo rispetto alla media nazionale. Anche i servizi scolastici e parascolastici sono, almeno sulla carta, ottimi: il 27% del budget comunale è destinato all’istruzione, il tasso di scolarizzazione è del 96%, quello di abbandono scolastico è tra i più bassi del paese. Per i figli delle famiglie a basso reddito ci sono oltre 200 centri di accoglienza, gratuiti e aperti 11 ore al giorno, che servono quattro pasti quotidiani a circa 12mila bambini. Ci sono poi i 64 centri Pià (che in slang significa ragazzo) per la prevenzione dell’abbandono scolastico, che seguono 30mila ragazzi tra i 7 e i 17 anni: i ragazzi fanno i compiti e seguono corsi di ricamo e cucito, di ecologia e di giardinaggio (i fiori poi vengono venduti ai parchi urbani). E, ancora, 50 centri di educazione integrata, anche questi gratuiti. Quello che visitiamo è intitolato ad Augusto Cesar Sandino e segue 580 ragazzi dai 5 ai 14 anni, per sette ore al giorno. Oltre alle materie classiche, fanno laboratori – aperti al quartiere – di teatro, coro, ludoteca, ecologia, artigianato. La scuola è vuota per le vacanze di carnevale: aule spartane, con pavimenti di finto parquet e armadi scassati, ma piene dei lavori dei ragazzi, e ci sono anche il campo di basket, il giardino e l’orto.

 

 

 
   

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