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BIOARCHITETTURA
 

Numero 41 di febbraio-marzo 2005

Il miraggio ecologico
Andreas Gottlieb Hempel

Nel cuore dell’Europa da qualche tempo si bandiscono concorsi e si realizzano esperimenti con l’obiettivo di riuscire ad attribuire qualità contemporanea ai nuovi quartieri residenziali. Se alcuni interventi peccano di schematismo, ideologia, eccessiva sperimentazione (del resto sperimentare vuol dire non poter essere sicuri dei risultati) altri possono definirsi riusciti. In realtà i molti entusiasmi non devono togliere spazio a lucide analisi critiche. Tra gli interventi più acclamati per la correttezza metodologica, per l’innovazione ma anche per essere riusciti a soddisfare le esigenze del generico Herr Müller, va citato l’intervento che ha coinvolto 100 comuni bava resi per l’edificazione di 7000 abitazioni relative a circa 20.000 abitanti, presentato come modello da esportazione anche all’Expo 2000 di Hannover come esempio di urbanesimo residenziale innovativo. Si tratta di dodici quartieri realizzati attraverso complesse procedure concorsuali e sulla base di precise indicazioni attuative. Al di là della qualità intrinseca dei singoli interventi e ancor più dei singoli edifici, questi nuovi modelli residenziali in alcun caso riescono a ipotizzare la formazione di un tessuto urbano né – almeno a livello programmatico – potenzialmente urbano. Essi rimangono relegati al rango di quartieri monofunzionali, sorta di dormitori poco distanti dal centro urbano su cui accettano di gravitare.
Anche se rispetto a parametri oggettivi la qualità abitativa risulta elevata, rimane assente la possibilità che attecchisca il fitto tessuto di relazioni che rende vivo e accogliente un quartiere: negozi, bar, ristoranti, botteghe artigianali, studi professionali, un cinema o un piccolo teatro di quartiere; manca il rumore e la vivacità tipica dei quartieri urbani affollati della loro variopinta popolazione e il loro dedalo di vie, viuzze, piazze, cortili, caffé, chioschi: Tutta la grammatica urbana non esiste e probabilmente non può esiste re in questi quartieri pensati come salubri, ordinati e asettici. Per cui diventa normale che gli abitanti lo utilizzino di fatto principalmente come luogo in cui dormire, allontanarsene durante il giorno sia in quanto costretti a raggiungere posti di lavoro spesso distanti – causando i problemi di traffico che questi progetti cercavano di evitare – sia in quanto desiderosi di luoghi più accoglienti nelle serate libere e nei weekend. In effetti questi quartieri in cui la razionalità si esprime al meglio, fanno fatica a conciliarsi con la tradizione delle città europee, ripetere fascino e vivacità dei centri storici. Va detto anche che l’aspetto urbano non dipende dall’estensione di un nucleo abitato a città, anzi la qualità aggregativa spesso è più alta nei centri minori, come dimostrano l’affollamento e l’apprezzamento di turisti e vacanzieri. Più ecologici appaiono allora gli interventi di saturazione operati nei tessuti urbani esistenti: interstizi tra le strutture che vengono saturati con funzioni additive, in maniera da attribuire nuova vitalità e funzionalità a quartieri spesso degradati. Questo completamento dell’esistente viene chiamato in Germania Statdtreparatur (riparazione della città); i nuovi progetti evitano di (ab-)usare nuovo terreno utilizzando in maniera economi ca le infrastrutture esistenti anche tenendo conto che viviamo momenti di stabilità delle curve demografiche e che la popolazione sta diventando mediamente più anziana. Questo non solo riduce i costi infrastrutturali, contiene il traffico pendolare dai sobborghi, ma soprattutto evita che il centro si svuoti di abitanti sostituiti da uffici e attività commerciali che inevitabilmente vivono a singhiozzo. Spesso, con gli stessi costi costruttivi si riesce ad ottenere una abitazione non solo comoda, funzionale ed elegante ma in cui l’atmosfera urbana, il flair amato da molti, è consegnato a casa quasi gratis.

 

 

 

 

 

 
   

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