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BIOARCHITETTURA
 

Numero 41 di febbraio-marzo 2005

Rio Ardito
Marcello Lo Mauro
Fabio Reggiani


La coscienza del limite, la volontà di dare un taglio sperimentale al progetto, l’ausilio di metodologie e tecniche proprie della bioarchitettura e dell’ingegneria naturalistica, sono gli elementi che hanno caratterizzato l’intervento: un agriturismo connesso ad una attività di allevamento ovino semibrado, realizzato su un terreno agricolo di Monte San Pietro – a pochi chilometri da Bologna e confinante con le zone residenziali del paese di Calderino – appositamente acquistato dalla Cooperativa Agricola Rio Tradito. Lo svolgimento dell’attività agrituristica sarà stagionale, si protrarrà dalla tarda primavera ai primi mesi autunnali e includerà anche brevi corsi di telaio (la lana è produzione aziendale), di cucina e di preparazione di conserve alimentari. La situazione paesaggistico-ambientale è di estremo interesse: essa infatti racchiude in poco spazio ambienti naturali profondamente diversi e intatti, nonché testimonianze storiche quali l’antica Chiesa di Amola sul confine e, poco distante, raggiungibile attraverso percorsi pedonali, il Parco Regionale di Monteveglio. La conformazione dell’area è a terrazzamenti, plasmata dalle lunghe sistemazioni compiute dall’uomo nei decenni precedenti per contenere e regimare le pendenze del terreno e favorirne la coltivazione. L’esigenza espressa dai committenti (una duplice residenza con i rispettivi servizi, più una stalla) è stata quindi risolta assecondando la geomorfologia dell’area e riducendo l’impatto delle costruzioni al limite della percezione visiva. Le residenze sono state localizzate nella parte alta della proprietà – raggiungibile anche dalla carrareccia esistente – su un pianoro ventilato ma protetto a nord dalle pendici del crinale dell’Amola, che gode di una visuale a 270°. Per la stalla è stato invece scelto il terrazzamento più a valle, di fianco alla carrareccia, che consente una buona accessibilità idonea alle operazioni di carico-scarico in fase d’attività. Il collegamento alla stalla prevede anche un piccolo piazzale organizzato a cul de sac antistante il capannone, più alcuni posti macchina e un silos per le granaglie, funzionale alla stalla. Per garantire l’accessibilità generale al fondo è stato allargato l’attuale tornante, ottenendo un piccolo piazzale per la sosta degli automezzi anche in aderenza all’orto e quindi al frutteto. Dal percorso principale riparte una stradina pedonale che raggiunge le abitazioni: dipanandosi tra gli alberi, recuperati durante la fase di decespugliazione della proprietà, attraversa l’area attualmente sgombrata dalla volumetria riutilizzata, cioè il vecchio deposito attrezzi e il pergolato-gazebo.
I materiali edili utilizzati per la costruzione sono quelli adottati per secoli dalle popolazioni autoctone; in particolare per le parti di più complessa realizzazione al laterizio è stato preferito il legno che, data la lavorazione a secco, consente di realizzare con maggiore facilità i giunti connettivi. Attenzione è stata posta inoltre nel riciclare e riutilizzare tutti i materiali possibili, ad esempio il tavolame di legno, gli sfridi di sughero nella realizzazione di massetti ecc. Sul piano formale e volumetrico è stato invece deciso di sperimentare tecniche e soluzioni idonee a ottimizzare la vivibilità e la gestione economica del quotidiano. La caratteristica più evidente è di certo la sagoma complessiva – sicuramente inusuale rispetto alla tradizionale capanna – la cui sezione consente sia di contenere l’incidenza visiva dei volumi, sia di sfruttare appieno le potenzialità energetiche del sito, con a sud l’inclinazione delle pareti che si offrono alla captazione dell’energia solare e sul lato nord la copertura che scherma, protendendosi come scudo protettivo. Il portico esterno, oltre a fungere da canale di ventilazione, raffrescamento e ombreggiamento durante i periodi estivi, tramite l’uso di pannelli di chisura bausculanti si trasforma in serra durante i periodi invernali. L’accumulo, realizzato con un letto di pietrame e una superficie in cotto, capta l’energia solare e la restituisce per irraggiamento durante le ore notturne; un condotto realizzato al di sotto del solaio galleggiante del piano terra, collega l’accumulo primario ad una camera di espansione del camino facilitando così, con il gioco delle depressioni, l’insorgere di un ricircolo scaldante o raffrescante a seconda del periodo dell’anno. Il corpo in aggetto è poi caratterizzato dal collettore solare posto sul coperto del bagno e l’uso di brisesoleil a schermo della vetrata. Per finire una cisterna di raccolta delle acque piovane realizza un’ulteriore economia.
Planimetricamente la simmetria dell’impianto determina due unità immobiliari speculari, mentre la breve rotazione dell’aggregazione origina una piccola corte in bellavista sulla vallata; nel volume centrale di collegamento trovano posto i servizi dell’agriturismo. Questa articolazione planimetrica consente, all’interno, uno spazio unitario nel quale troneggia un camino che, oltre a svolgere la funzione di connettore strutturale (telaio interpiano e reggiscala), progettato come i camini-stufa tipici della cultura scandinava capaci di aumentare il rendimento della combustione e utilizzare il ricircolo dei fumi, costituisce elemento radiante per il riscaldamento del volume architettonico. All’ester no tutti gli interventi di sistemazione del versante e tutte le operazioni di modifica dell’assetto ambientale sono stati condotti con tecniche proprie dell’ingegneria naturalistica, evitando per quanto possibile di usare il cemento. Sono in corso di realizzazione ulteriori percorsi pedonali attrezzati con spazi di sosta e indicazioni sulla flora presente, sulla fauna selvatica e sugli insetti.
Il blocco servizi si sviluppa su due livelli e comprende alcuni locali:
• La cucina, completa di stufa con forni e piano cottura, banco di lavoro con frigoriferi di servizio incassati, pensili per riporre utensili e tegami, lavelli e ripiani per preparazioni e lavaggio verdure, lavastoviglie e lavello per lavaggio pentole e piatti. Non essendo possibile realizzare una divisione fissa fra zona preparazione e cottura e zona lavaggio piatti, si prevede la seguente soluzione: durante la fase di preparazione dei cibi, in assenza di clienti e, quindi, senza il problema del lavaggio dei piatti, la cucina potrebbe rimanere un unico locale con indubbio vantaggio di praticità e di spazio; durante il servizio, invece, è previsto un carrello di altezza di circa 1,80 m con una parete chiusa e di dimensioni tali da dividere la zona stufa-banco di lavoro, dalla zona lavaggio piatti. Questo carrello contemporaneamente svolge un’utile funzione di appoggio da un lato dei piatti da servire e, dall’altro dei piatti lavati. Naturalmente sulla stufa è prevista una cappa aspirante con uscita sul tetto.
• La dispensa, attrezzata con scaffalature lungo le parete, occupa la prima parte del locale. In fondo alla dispensa si prevede una cella frigo, adatta particolarmente alla conservazione delle carni. Anche la dispensa vera e propria avrà la possibilità di essere refrigerata per migliorare la conservazione delle verdure e della frutta, particolarmente durante il periodo estivo. Ad essa si accede sia dalla cucina per prelevare le derrate, sia dal locale magazzino-disimpegno per immagazzinarle.
• Il magazzino-disimpegno sarà attrezzato con scaffali e armadi adatti a custodire biancheria da cucina e da tavola, detersivi e simili. Il locale è provvisto di porta esterna per il ricevimento delle merci. Dal locale si accede al servizio per il personale dotato di antibagno con armadietti guardaroba.
• Il laboratorio destinato alla preparazione di conserve alimentari vegetali. L’arredo e le attrezzature necessarie, verranno stabilite in seguito, dopo aver definito esattamente i tipi di lavorazione. Anche questo locale e’ provvisto di porta esterna e di accesso al servizio per il personale.
• Sempre a piano terra e con solo accesso dall’esterno, è previsto il servizio per i visitatori, raggiungibile attraverso apposito marciapiede.
• Al primo piano è previsto un unico locale destinato a laboratorio per la preparazione delle carni (vari tipi di insaccati di pecora). Anche in questo caso le attrezzature verranno definite in seguito. Al locale si accede tramite una scala dalla cucina. Il locale è provvisto di montacarichi mobile in grado di servire sia la cucina, sia il laboratorio del piano terra.
La stalla, destinata all’allevamento di 80 pecore, è stata realizzata secondo la tipologia a baloon frames: una griglia di tavole di legno e portali che vengono collegati tra loro attraverso fazzoletti in multistrato e controventati da pannellature di compensato marino posate sulla cordolatura di mattoni preposta all’incernieratura degli elementi. Per la finitura del coperto sono state scelte tegole canadesi, ovvero scandole di legno sovrapposte. All’interno, questo edificio ospita:
• due spazi destinati alla stabulazione degli animali adulti, di dimensioni 4,2x12,8 m con un fronte di mangiatoia di 25,6 m, per un totale di 107,5 m2 – considerando che vanno previsti 1 m di superficie di stabulazione e 30 cm di mangiatoia per pecora;
• una corsia di alimentazione di dimensioni 12,8x3 m rialzata rispetto al piano di stabulazione al fine di permettere l’accumulo della lettiera;
• 10 box da parto delle dimensioni di 1x2 m e relativa corsia di accesso;
• un piccolo magazzino di 2x2 m adibito allo stoccaggio di integratori, sali e altri materiali;
• un ulteriore locale di 12x8 m destinato all’allevamento della rimonta, realizzato con pannelli e mangiatoie mobili che consentano un continuo adeguamento degli spazi e opportunamente diviso dalle corsie di stabulazione e dai box parto;
• due soppalchi utilizzati come magazzino per materiali vari.

 

La lettiera permanente
Si tratta di uno dei sistemi tradizionali più usati per l’allevamento e, in particolare, per quello delle pecore. Si tratta di formare su terra un primo strato di paglia o altri materiali simili (trucioli, lolla di riso ecc.) e, via via che si accumulano le deiezioni, spargere sottili strati degli stessi materiali per mantenere il più possibile asciutta e pulita la lettiera stessa. Dopo un certo periodo di tempo le fermentazioni degli strati più profondi della lettiera (temperature corrispondenti a ca. 50 °C) permetteranno una parziale autosterilizzazione e l’evaporazione continua della parte liquida delle deiezioni. Assicurando un valido ricambio dell’aria con opportuni sistemi di circolazione indiretta, è possibile eliminare i vapori di ammoniaca e mantenere bassa la temperatura della superficie della lettiera. Questo sistema, se ben gestito, assicura un notevole benessere agli animali e, in una stalla utilizzata solo nei mesi più piovosi, di fatto rende superflua ogni altra opera di contenimento del letame in quanto è possibile asportarlo dopo 30 o più giorni dall’allontanamento degli animali e utilizzarlo direttamente nei campi.
 

 

 

 

 

 
   

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