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BIOARCHITETTURA
 

Numero 41 di febbraio-marzo 2005

Una strada nel bosco
Anton Schneider

Costruire, vivere, abitare secondo ecologia può assumere molte sfumature. Ci sono coloro che si affannano a definire ecologici quartieri del tutto normali costruiti in una qualunque periferia di Mestre, Roma, Rimini o Salerno, altri che cercano di fissare le regole utili per crescere in armonia con se stessi e con il Mondo. Anton Schneider, presidente dell’Institut für Baubiologie di Neubeuern (e uno dei padri fondatori dell’idea stessa che si possa costruire a favore dell’uomo e dell’ambiente, secondo un processo durato per millenni e poi improvvisamente interrottosi negli ultimi decenni) ha pubblicato di recente (Wohnung + Gesundheit n. 113) un elenco di indicazioni utili per strutturare un quartiere ecologico, inteso come villaggio che tenda all’autonomia organizzativa e funzionale. Dal momento che le prescrizioni sui materiali risultano in qualche maniera già assorbite (almeno come linea di tendenza) dalla società contemporanea e in effetti si riferiscono più al processo edificatorio che alla struttura aggregativa, Schenieder le dà quasi per scontate dedicando ad esse poche indicazioni. L’elenco si diffonde invece su obiettivi relazionali, sociali, morali giungendo a suggerire come scegliere gli abitanti e persino il proprio partner.
L’atteggiamento che, confrontato con gli affanni del reale, pare utopico, sognatore ed antiurbano, in realtà indica con chiarezza valori di cui riconosciamo l’assoluta priorità: la crescita e l’educazione dei figli, il rapporto corretto con la natura, il rispetto reciproco, la collaborazione e la comunanza d’intenti; valori che quotidianamente sacrifichiamo sull’altare dell’economia, delle comodità, dell’inserimento in un mondo che corre (nessuno sa bene verso dove).

Criteri per villaggi ecologici
La politica di quartiere dovrebbe essere caratterizzata da impostazioni ecologiche e secondo natura, sostenibili e proiettate al futuro, olistiche, umane, sociali ed utili alla società, altruistiche, corrette ed etiche. Per villaggio ecologico si intende un insieme di abitazioni caratterizzato da criteri economici, ecologici, bioarchitettonici, sociali ed etici, quali:
• superficie complessiva per ogni nucleo abitativo di circa 800 m2, con giardino e possibilmente frutteto per l’autoapprovvigionamento (sino ad 1-2 ettari);
• case a disposizione libera, costruite secondo principi bioedili;
• cespugli e siepi anziché muretti e steccati come confini;
• percorsi liberi da asfalto e cemento, con superfici idropermeabili;
• superfici libere da elettrosmog: no alta tensione, cabine di derivazione e trasformazione, antenne per radiotelefonia mobile ecc.;
• installazione dell’impianto elettrico secondo criteri bioedili;
• facciate e tetti ampiamente verdificati per restituire le superfici sottratte;
• smaltimento autarchico dei rifiuti: compostaggio e fitodepurazione;
• organizzazione attraente del centro del villaggio, ricco di situazioni che incentivano la vita sociale: spazi comuni, fontana, alberi, fiori, panche, pavillon, cappella, spazio giochi;
• percorso periferico per le auto, non sigillato;
• parcheggi e garages esterni, possibilmente al margine nord del villaggio;
• riduzione del numero di auto (car-sharing, passaggi di gruppo, parco macchine comune ecc.);
• orientamento ottimale degli stabili, senza apporti d’ombra sul vicino;
• approvvigionamento energetico attraverso sole, vento, biomasse o biogas;
• utilizzo di materiali rigenerabili di provenienza locale;
• autocostruzione ed aiuto di vicinato;
• nei casi in cui è possibile incidere sulla struttura sociale, tendere a bilanciare i posti di lavoro, coinvolgendo muratori, giardinieri, medici, addetti ai servizi alla persona ed alla ristorazione;
• accogliere abitanti che non hanno bisogno di posti di lavoro, quali anziani, portatori di handicap ecc.
• organizzare la struttura in maniera da incentivare la cooperazione e l’integrazione con la popolazione dei dintorni;
• predisporre abitazioni in grado di rispondere ad esigenze multigenarazionali;
• prevedere spazi per officine e attrezzature comuni;
• curare l’ambiente in maniera che sia in grado di accogliere i bambini, che possano crescere custoditi ma liberi e sani, nella e con la natura;
• agevolare rapporti sereni e duraturi tra i partner, supportati dalla struttura comunitaria.

 
   

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