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BIOARCHITETTURA
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Numero 42 di aprile-maggio 2005
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L'arte del costruire
Le collezioni di insbruck
Wittfrida Mitterer
Da poco inaugurato, l’Archivio per l’Arte del Costruire della
Leopold Franzens Universität è stato sistemato nei ristrutturati
ambienti dell’ex Sudhaus dell’Adambräu. L’edificio, esempio
emergente di architettura industriale, è stato progettato nel
1926/27 da Lois Welzenbacher; attraverso il concetto di riuso è
stato possibile salvarlo dall’abbattimento e dopo un faticoso e
costoso restauro, l’edificio costituisce un vero arricchimento per
l’assetto urbano di Innsbruck. L’edificio è stato risanato secondo
i criteri della tutela del patrimonio architettonico ambientale,
dalla ditta IIG (Innsbrucker Immobilien GmbH & Co KG) per conto
della città di Innsbruck e quindi arredato dall’Archivio per
l’Arte del Costruire e dall’ “Aut”. La ristrutturazione piuttosto
profonda è stata finanziata con mezzi dalla città, della Regione e
dello Stato austriaco. I costi per gli arredi dell’Archivio sono
stati coperti dall’Università di Innsbruck. Il concetto di tutela
è stato elaborato in comunione tra Soprintendenza dello Stato,
Istituto per l’Arte del Costruire e Tutela del Patrimonio
architettonico, Soprintendenza del Tirolo.
A disposizione dell’Archivio per l’Arte del Costruire sono i due
terzi superiori dell’edificio, che si sviluppano su quattro piani
per circa 800 m2. Nei vani inferiori, là dove erano collocate le
caldaie di cottura della birra, trova spazio l’associazione “Aut”
(Architektur + Tirol). Questo accoppiamento determina nel centro
storico di Innsbruck un centro per l’architettura di grande valore
scientifico, facendone punto di attrazione pubblica e
arricchimento per la vita del luogo, con irraggiamenti in ambito
internazionale. L’Archivio per l’Arte del Costruire come luogo
universitario di ricerca e di formazione, assieme all’associazione
“Aut” che viene supportata da sponsor privati e pubblici, sono
chiamati a battersi – complementari nel loro agire – per le
questioni concernenti l’attuale prassi del costruire ma anche la
cultura del costruire sviluppatasi in chiave storica. Compito
dell’Archivio, sezione distaccata della Facoltà di Architettura,
Istituto per la Storia dell’architettura e la Tutela patrimonio
monumentale, è la collezione e l’elaborazione scientifica di
materiali dell’architettura e dell’ingegneria edile dal sec. XIX
ad oggi. La gestione e la guida dei vari progetti di ricerca,
anche in collegamento con le lezioni dell’istituto e con la
partecipazione degli studenti, è stata affidata al Prof. Rainer
Graefe. Mediante mostre, pubblicazioni, convegni e relazioni si
intende rendere accessibile al pubblico e alla ricerca scientifica
internazionale, materiali d’archivio e nuovi materiali, fornendo
così importanti contributi alla conservazione del patrimonio
storico e nello stesso tempo incentivare la ricerca storica in
architettura. L’attenzione sarà in particolare concentrata sulla
fase del Modernismo classico sviluppatasi nelle regioni alpine del
Tirolo, Sudtirolo e del Trentino. La zona centrale delle Alpi
negli anni ’20 e ’30 sviluppa infatti con autonomia una immagine
architettonica coerente: le tensioni tra il Modernismo “bianco” ed
il localismo ha consentito la nascita di un’arte del costruire
specificatamente tirolese, dal linguaggio forte e inconfondibile,
la cui estrema peculiarità e molteplicità riscontra attenzioni a
livello europeo. Il fatto che tra i molti architetti attivi, solo
Lois Welzenbacher e Clemens Holzmeister godano di riflessi
internazionali, evidenzia l’importanza di studiare ed approfondire
questo periodo moderno, sin qui trascurato anche nel Tirolo.
Inoltre l’unione tra le due “anime” – l’architettura e
l’ingegneria – rende l’archivio nell’Adambräu una eccezione tra le
corrispondenti istituzioni. Punto centrale della ricerca
dell’Istituto per la Storia dell’architettura e la Tutela del
patrimonio monumentale è l’analisi e la documentare della storia
del costruire.
Incrementeranno le collezioni gli esempi di come le costruzioni
ingegneristiche abbiano superato nelle regioni alpine le
specifiche esigenze e difficoltà. Il trasferimento nell’edificio
dell’ex birreria Adambräu, ora sotto tutela delle Belle Arti, dei
lasciti importanti di Franz Baumann, Wilhelm Stigler, Hans Feßler
così come di Theodor, Wilhelm Nikolaus e Hubert Prachensky,
assicura loro una sede idonea e funzionale.
Attualmente è in corso la mostra “L’arte del costruire in Tirolo –
esempi scelti delle collezioni”. Si tratta della mostra inaugurale
dell’Archivio per l’Arte del Costruire, in cui vengono presentati
per la prima volta una selezione di disegni e plastici, in parte
custoditi presso l’Istituto di Storia dell’Ar chi tettura e Tutela
del Patrimonio architettonico del l’Uni versità di Innsbruck, in
parte prestiti di architetti noti nel mondo per i legami e la
radicazione nel proprio territorio o perché hanno dato vita a
interventi di particolare rilievo per l’evoluzione
dell’architettura: Othmar Barth, Ernst Hiesmayr, Clemens
Holzmeister, Josef Lackner, Siegfried Mazagg e Heinz Tesar.
L’esposizione giunge sino ai giorni nostri attraverso la presenza
dell’architetta di origine irachena Zaha Hadid, che ha progettato
sul Bergisl di Innsbruck il trampolino di salto con lo sci,
regalando alla città capoluogo un’attrazione anche di rilievo
turistico. Disegni e plastici riferiti agli interventi di 14
architetti rappresentano simbolicamente le tante sfaccettature
dello sviluppo architettonico di 80 anni (tra il 1922 e il 2002)
importanti per l’evoluzione della tecnica e del gusto.
Lois Welzenbacher
Senza dubbio, tra gli architetti dell’arco alpino e comunque del
Tirolo, Lois Welzenbacher è il rappresentante più rinomato del
Moderno “bianco”. unico architetto austriaco chiamato a far parte
nel 1932 della mostra “The International Style: Architecture since
1922” al Museum of Modern Art a New York. L’eleganza e le
proporzioni delle opere di Welzenbacher sono state assunte come
riferimento dai contemporanei dalle generazioni successive.
Sicuramente particolare era la sua idea di contrapporre alla città
storica di Innsbruck una città moderna ricca di palazzi imponenti
posizionati in alcuni punti cardine dell’assetto urbano. Tra
questi si sarebbe dovuta sviluppare una edificazione più bassa,
sempre ispirata dalle forme moderne (ad esempio l’ormai distrutto
Café Greif, presso l’Arco di Trionfo). Così nel 1924 sviluppò il
progetto di un palazzo monumentale in piazza stazione, mai
realizzato. Due anni dopo la sua visione si concretizzò
nell’edificio per uffici del l’Azienda Elettrica Municipale e nel
Sudhaus dell’Adambräu, i prime due edifici contemporanei “a
castello” di Innsbruck. Ciononostante alla progettazione di
Welzenbacher non è stato mai attribuito credito ufficiale in
Innsbruck, dove sono state assunte posizioni esasperate di
“radicale pulizia urbanistica” e realizzate nuove costruzioni con
dimensioni estranee ad ogni rapporto.



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