| |
BIOARCHITETTURA
|
Numero 42 di aprile-maggio 2005
|
Educare col sole
Energia e archiatettura nel sistema austriaco
Gerhard Schuster
“When I am working on a problem, I never think about beauty. I
think only how to solve the problem. But when I have finished, if
the solution is not beautiful, I know it is wrong”.
Buckminster Fuller
Sin da sempre l’architettura costituiva espressione dell’epoca
politica in cui si muoveva, dei condizionamenti climatici,
geografici, culturali ed economici del rispettivo periodo. La
storia dell’architettura dimostra con grande chiarezza tali
circostanze, che per centinaia di anni hanno caratterizzato il
costruire di villaggi, case, palazzi, quartieri, insomma la faccia
della città. Per cui l’aspetto architettonico del costruito
contribuisce in maniera significativa alla rappresentazione della
peculiarità culturale della civiltà mondiale. Per cui possiamo
affermare che i nostri edifici costituiscono degli artefatti
duraturi culturali che testimonieranno ai nostri eredi in che
società stiamo oggi vivendo. Accanto ad una massa di baracche e di
accampamenti, i nostri insediamenti abitativi di lusso appaiono
come grattacieli di vetro, trionfo dell’epoca industriale. Molti
sono i vantaggi che ancora oggi stupiscono le persone anziane: i
bagni in casa, acqua calda a piacere, impianti climatizzati, casa
intelligente, internet. Si calcola che circa il 90% del tempo
venga trascorso all’interno di questi involucri. Ma ciononostante
non viene spontaneamente il pensiero di quali costi richieda, con
quali sacrifici questo ambiente costruito incida su noi tutti. In
realtà l’era contemporanea e soprattutto gli ultimi decenni si
sono sviluppati all’insegna della richiesta sempre maggiore di
energia e di risorse naturali. Il consumo energetico mondiale è
aumentato del 16% tra il 1973 e il 2000. Un ulteriore incremento
del consumo energetico ci porterà dai 4,17 milioni di tonnellate
di unità petrolio del 1973 a 14,8 milioni tonnellate entro il
2020. Motivi principali di questa crescita vertiginosa stanno
nella crescita della popolazione mondiale – soprattutto nei Paesi
in via di sviluppo – e soprattutto in quello che viene definito
sviluppo dell’economia mondiale. Muovendosi accanto ai tentativi
delle Organizzazioni mondiali (Agenzia Internazionale per
l’Energia – Iea), Organizza zio ne per la Collaborazione Economica
e lo Sviluppo (Oecd), organizzazioni varie per il clima, ci cerca
a livello politico di contrastare queste tendenze attraverso
apposite misure. Dal punto di vista macroeconomico l’edilizia in
questo contesto assume un ruolo importante: in quasi tutti gli
stati dell’OECD l’ammontare energetico complessivo attribuito
all’edilizia ruota intorno al 50% del totale consumato. Ci si pone
dunque la domanda: come mai alla luce di queste problematiche,
l’architettura non cerca urgenti rimedi? Al di là di ogni risposta
meditata e approfonditamente scientifica, esiste sicuramente
l’obbligo di tener conto in architettura delle nuove possibilità
di risposta al problema fondamentale. Persino Sir Norman Foster,
personaggio molto noto nel mondo degli architetti, sostiene che
“non esiste altra via che lo sviluppo dell’architettura solare,
l’unica architettura che dà la precedenza assoluta alle forme
energetiche rinnovabili.” Anche la tesi che ci sarà un cambiamento
del clima viene discussa da ormai una ventina d’anni, da quando
cioè gli scienziati hanno iniziato a fornire dati che stabiliscono
una diretta causalità tra attività umane e clima globale. Già nel
1988, a livello internazionale, sotto la guida scientifica
dell’Organizza zio ne Mondiale dei Meteorologi operante nel quadro
del Programma Ambiente delle Nazioni Unite, vennero costituiti
gruppi di studio climatico a cui venne demandato il compito di
effettuare una dettagliata cognizione dei dati. Oltre 2500
scienziati hanno collaborato al quest’impresa. A partire
dall’incontro di Kyoto (11.12.1997) è ormai fuori discussione che
l’agire umano interagisca in maniera diretta col clima. “Viviamo
in un tempo all’insegna di una straordinaria creatività nel campo
delle nuove tecnologie. Le industrie vengono di continuo
ristrutturate o sostituite da nuove. Anche i trasporti e le fonti
energetiche, così importanti per il loro successo, nei futuri
decenni non stagneranno. La concorrenza sui mercati e un minor
inquinamento ambientale sono – al di là del cambiamento del clima
– i presupposti per una maggiore efficienza e un futuro pulito e
indicano la via verso un profitto verde. Il protocollo di Kyoto va
in tale direzione”. Così il segretario delle Nazioni Unite Kofi
Annan a Bonn (25.10.1999) in occasione della 5. Conferenza degli
Stati partner della convenzione Onu sul cambiamento del clima. In
questo contesto l’architettura, accanto alla funzione tradizionale
e in quanto arte del costruire, acquisisce nella società moderna
una nuova dimensione. L’architettura non crea solamente nuovi
valori attraverso l’ambiente costruito ma contribuisce moltissimo
attraverso incidenze dirette, assumendosi molte responsabilità
circa lo sviluppo sostenibile della nostra società; è quindi
tenuta a fornire risposte concrete alle problematiche del clima
tenendo presente ogni esigenza di ecologia globale nel quadro dei
“fondamentali” presupposti estetici. Allo stesso tempo,
nell’ambito del nuovo mercato immobiliare, si nota sempre più
spesso un nuovo approccio dei consumatori, che sanno quel che
vogliono, mostrandosi anche in senso ecologico più maturi. Con i
moniti prodotti dall’allora misterioso “Club of Rome” (1972) il
cui focus era il problema della sostenibilità, anche
l’architettura ha ricevuto una spinta innovativa.
A Max Planck si deve l’opinione che i miraggi scientifici (le
eresie) necessitano di 50 anni per essere demoliti perchè non solo
devono scomparire i vecchi professori ma anche i loro seguaci.
Sicuramente l’attuale architettura si basa su condizioni
economiche e sociali espressione della ideologia del dopoguerra,
basata sull’idea di progresso e di energia disponibile in maniera
infinita. Le visione olistiche capaci di un coinvolgimento a
trecentosessanta gradi, che rappresentato la complessità della
nostra scienza e il mondo dell’informazione, sono purtroppo ancora
estranei dai normali processi edilizi.
Mentre il sistema produttivo dell’economia della nostra società di
servizi consuma quantità spaventose di energia, solo una
piccolissima percentuale di questa proviene dal sole; nello stesso
tempo, a fronte di consumi crescenti, si erge il dato che circa un
terzo della popolazione mondiale è ancora senza disponibilità di
energia elettrica. Stati uniti, Europa e Giappone (corrispondenti
a circa 1/7 della colazione mondiale) consumano più della metà
dell’energia disponibile. Il consumo pro capite / giorno spalmato
sulla popolazione mondiale è di 2245 kWh, ma nel Ciad il consumo è
intorno ai 4 kWh, in Cina 780, in Germania 6330, negli Stati Uniti
12.711. Il problema diventerà nei prossimi anni sempre più acuto
in quanto a fronte dell’aumento dei consumi, si depauperano le
risorse di energie fossili e si incrementano le emissioni di CO2,
danneggiando fortemente la nostra ecosfera.
Gli edifici sono responsabili di oltre il 50% di emissioni gas
serra del nostro pianeta. Spesso si costruisce – per ragioni di
economicità o speculazione – senza consultarsi con chi è in grado
anche di garantire l’efficienza energetica. Uno studio
benchmarking condotto nel 1994 in Germania, dimostra che la messa
a disposizione dell’energia e la commercializzazione hanno un
ruolo importante nella gestione degli immobili, con i costi di
gestione e consumo che si aggirano all’anno intorno ai 22 Euro a m3.
Significa che determinano il 50% dei costi totali della gestione
immobiliare. Si tratta di un fattore spesso ignorato anche perché
le società immobiliari non hanno piacere a rendere noti tali dati.
Nell’ambito delle strategie per il raggiungimento degli obiettivi
di Kyoto, in Austria si mira al risanamento energetico e
all’ottimizzazione del patrimonio edilizio esistente costruito tra
il 1945 e il 1980. Ci si aspetta dei forti risparmi dal punto di
vista energetico. Importante per il calcolo del fabbisogno
energetico (riscaldamento e tenuta della temperatura dell’ambiente
interno) è la consistenza termica dell’involucro dell’edificio. Le
emissioni di CO2 derivanti da usi e consumi
vengono determinati da riscaldamento, raffrescamento, acqua calda,
cucinare, elettrodomestici, illuminazione artificiale ecc.
Soprattutto nelle regioni con climi freddi, viene data particolare
attenzione al riscaldamento. Due sono i punti:
• strategie per minimizzare le perdite, soprattutto attraverso un
impiego di isolanti termici intelligenti;
• applicazione di metodologie che ottimizzano i guadagni.
Architettura energeticamente ottimizzata quindi, con sistemi
energetici di solare passivo e attivo.
“The greatest resource – education”
Ernst Friedrich Schumacher
Quale formazione per
l’architettura solare
Accolta l’impostazione ecologica, il passo successivo è chiedersi
se nell’ambito della formazione dei professionisti, si tenga
debitamente tenuto conto di tali nuove esigenze. Oggi come oggi si
percepisce invece una forte discrepanza in ambito formativo tra
una cultura del costruire che si ispira ad ormai obsoleti concetti
del dopoguerra, e le cognizioni e il sapere ambientali. Purtroppo
la legge in Austria non prevede la possibilità di adeguare i piani
di studi aggiornandoli e rendendoli corrispondenti alle nuove
esigenze. Per quanto concerne l’abilitazione al l’esercizio
professionale, si tratta di un esame basato nelle sue forme e
nelle sue richieste, sulle linee d’orientamento dell’architettura
europea e dell’accordo internazionale UIA. C’è da meravigliarsi
tuttavia come tali orientamenti non sia fissati in alcun
ordinamento né in altri riferimenti espliciti a tali accordi. In
ogni caso una nuova definizione della figura professionale
dell’architetto non c’è stata e il riferimento agli accordi di
Kyoto e prima ancora di Rio, sono rimasti un pio desiderio. In
realtà la formazione di un architetto ha notevoli riflessi sociali
e quando si parla di formazione intendiamo l’obbligo di tener
conto delle nuove esigenze e non tanto dell’utilizzo di nuove
tecnologie mediali.
• Generalmente il giovane architetto, conclusi gli studi
universitari, confrontandosi con i laureati già inseriti nel
sistema produttivo, percepisce una propria inadeguatezza e quindi
cerca sin da subito di superare tali lacune affrontando ulteriori
studi di perfezionamento e formazione.
Presso la facoltà di architettura dell’Università Tecnica di
Vienna, è stato di recente varato un nuovo Piano di Studio che si
sviluppa lungo tre assi:
• comunicazione visiva;
• fattibilità tecnica;
• responsabilità ecologica e sociale.
Come sostiene il Prof. Winter “Questi tre pilastri devono essere
assunti come riferimento dall’architetto, che oggi non è
nient’altro che un generalista”.
Per casa a basso consumo energetico si intende un edificio
organizzato in maniera tradizionale che da un lato, grazie al suo
pregiato involucro termico, evidenzia un fabbisogno termico basso
e dall’altro, attraverso la ottimizzazione dei guadagni solari,
copre una parte ampia di questo fabbisogno attraverso l’energia
solare stessa. Va detto che nel caso della casa passiva il
restante fabbisogno di energia termica è cosi ridotto che di norma
non c’è bisogno di un ulteriore sistema di produzione o
distribuzione termico. Lo standard di casa passiva presuppone un
impianto di areazione controllata. Secondo l’architetto Sture
Larsen (Vorarlberg A) “l’architettura solare è l’arte di saper
costruire in maniera energeticamente efficiente garantendo allo
stesso tempo un alto confort”. Qualità della vita e un clima
interno autogestito rientrano nell’architettura solare allo stesso
modo della tutela dell’ambiente. Questo significa un abile
bilanciamento tra conservazione termica e utilizzo dell’energia
solare. Secondo Foster l’architettura solare non è una moda ma
l’unica via per sopravivere. Cercando la voce “solar architektur”
con Google su internet si hanno 4320 risultati, per la maggior
parte con riferimento a sistemi e tecnologie nel solare attivo,
cosa che non giova alla comprensione del concetto. Le esigenze
dell’architettura solare vanno al di là del costruire a basso
consumo energetico. Il tema centrale dell’architettura solare è
l’utilizzo oculato e corretto delle risorse in funzione della
soluzione del rispettivo problema; cioè molto di più di una
integrazione di tecnologia solare nell’edificio. “Architettura
solare” è una nuova cultura del costruire che pone l’uomo al
centro di ogni agire e che sviluppa progetti sostenibili a lunga
durata che aumentano la qualità della vita in genere. Architettura
solare è il risultato delle capacità di creare edifici che,
tenendo conto delle condizioni climatiche esterne stagionali e
della posizione dell’edificio (temperatura dell’aria,
irraggiamento solare, pioggia) possono essere gestiti con adeguato
confort termico per gli utenti, con basso fabbisogno di energia
per il riscaldamento termico e zero per il raffrescamento,
integrando tutto il potenziale passivo di irraggiamento solare a
lungo termine.
L’uso del solare passivo rientra in questo concetto ma ne è solo
una parte: l’energia solare viene captata attraverso assorbimento
da sostanze solide o liquide e trasformata in calore. Questo
processo di trasformazione necessita di collettori (finestre
solari, collettori a finestra, isolamento termico trasparente,
giardini d’inverno ecc.) più superfici che hanno la funzione di
assorbimento come pavimenti, solai, pareti. Questo processo viene
denominato passivo perché solamente a livello progettuale, senza
artifizi tecnologici, il processo può essere compiuto. L’uso del
solare passivo è fondamentalmente una strategia ottimizzata dal
punto di vista del guadagno. Il solare attivo allarga il concetto
fisico del solare passivo: la maggior parte dei sistemi si
sviluppano sulla parte verso sud dell’edificio. Il sole passa
nell’edificio solo attraverso strati selettivi che consentono il
passaggio dei raggi solari a frequenza corta (riflettendo quindi
le onde lunge dell’irraggiamento) dove colpiscono strati
assorbenti trasformandosi in calore, che viene distribuito e
utilizzato. A confronto col solare passivo, quello attivo utilizza
quindi degli ulteriori sistemi di trasporto del calore. Per cui,
come accennato, il sistema solare attivo richiede un edificio
chiuso verso sud e quindi l’organizzazione architettonica attiva è
il contrario di quella passiva. Tra i sistemi ibridi, che nascono
dalla combinazione tra passivo (attivazione della massa di
accumulo) e sistema attivo (trasporto dell’aria calda o fresca in
facciate che fanno da collettori), abbiamo:
• Pareti di Trombe.
• Collettori ad aria.
• Collettori a finestra.
Negli ultimi anni l’architettura solare, di cui Dieter Schempp ha
fornito superbi esempi, ha spinto la progettazione architettonica
a concepire concetti edilizi che abbattono fino al 50% il consumo
energetico mediante l’uso dell’energia solare passiva). Secondo
Norbert Seel, docente all’Università di Friburgo, il processo di
apprendimento é collegato in maniera inscindibile con il pensiero.
Imparare sulla base di esperienze è il punto di partenza per un
nuovo processo di pensiero, il quale a sua volta produce nuovo
sapere, una sorta di “pre-sapere” che sta alla base di un
ulteriore nuovo sapere. Apprendere nel contesto di un processo che
step by step accompagna il discente durante tutta la sua vita,
mantiene sempre un nocciolo che fa riferimento ad un’azione.
Soprattutto in architettura, ogni corso di approfondimento
post-laurea deve integrare le esperienze personali, utilizzandole
come filo conduttore, nell’insieme dei temi trattati. Sulla base
di diverse esperienze precedenti, a partire dal 1998 è stato per
la prima volta istituzionalizzato presso la Donau-Universität di
Krems come percorso formativo postlaurea un corso in architettura
solare “Master of advanced studies in solar architecture”.
Accanto alle capacità specialistiche e specifiche, il corso
fornisce anche conoscenze integrative: un team interdisciplinare
oggi non ne può più fare a meno. Le materie vengono divise in
questo senso in due ambiti:
Competenze “fondamentali”:
• architettura solare;
• progettare in funzione del clima e del luogo;
• biologia del costruire;
• ecologia del costruire;
• efficienza energetica e fisica edile;
• comunicazione;
• management;
• economia.
Competenze “complementari”:
• tecnologia delle istallazioni;
• engineering del clima;
• approfondimenti di fisica edile;
• facility management;
• urbanistica.





|
|