BIOARCHITETTURA
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Numero 42 di aprile-maggio 2005
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Le piante verdi di humboldt
Il physikinstitut dell'università Humboldt di Berlino:
edificio come forma di collegamento
tra forma e processo
Gisela Walk
Gli esperimenti del celebre Istituto di Fisica sperimentale,
tecnologia dei materiali dell’Univer sità Humboldt a Berlino,
vengono assunti come filo conduttore del progetto relativo
all’ampliamento della sede di Adlershof. Infatti l’edificio
disegnato dagli architetti Georg Augustin e Ute Frank, non è solo
involucro di ciò che avviene all’interno ma è pensato come
immagine / specchio tridimensionale dei processi che vi succedono.
Addirittura è esso stesso parte di un esperimento ecologico in cui
l’utilizzo dell’acqua piovana in facciata e il bilancio energetico
dell’edificio, vengono protocollati e monitorati dai fisici.
Concepito come corpo di fabbrica isolato e trasparente, l’edificio
racchiude diversi laboratori speciali, uffici e locali per la
didattica, nonché un auditorium attrezzato con impiantistica
all’avanguardia. L’organizzazione degli spazi interni converge
verso il baricentro del corpo, organizzato mediante una serie di
corti interne diversamente trattate, che dividono e strutturano il
complesso. L’articolazione reticolare dei percorsi e degli
ambienti così ottenuta determina chiara articolazione spaziale,
percorsi corti e semplificati e soprattutto flessibilità negli
utilizzi. Il volume complessivo si integra e riprende la maglia
rettangolare delle strade circostanti, mantenendo autonomia sulle
quattro facciate, trattate in maniera diversa in funzione delle
situazioni al contorno. L’utilizzo su alcuni affacci di chiusure
traslucide, ritagliate in maniera irregolarmente geometrica lungo
gli assi verticali e orizzontali, determina una singolare
percezione di trasparenza e plasticità, rendendo “la strada”
partecipe dell’attività svolta all’interno. Altri lati mostrano la
struttura in acciaio dell’edificio, addolcita dalla presenza
ondeggiante e cadenzata di pali in bambù. Queste facciate – ad
eccezione di quella nord – sono dotate sul fronte di un ponteggio
percorribile utile per la manutenzione e come supporto per i
filtri di luminosità: appositi sistemi oscuranti per le stanze di
permanenza e la semplice vegetazione per i corridoi. Va detto che
sovente anche nel nord Europa si rischia di sottovalutare il
consumo energetico assorbito dal raffrescamento estivo: mentre la
cultura bioclimatica, debitrice delle ricerche e delle
applicazioni sin qui realizzate, ha posto sino ad oggi l’accento
sui problemi dell’isolamento termico e del recupero del calore, si
sta prospettando infatti con sempre maggiore evidenza il problema
del raffrescamento estivo, anno dopo anno più pressante sia per
ldelle manifestazioni climatiche sia soprattutto per l’aumentare
delle esigenze di comfort. Nel caso dell’Istituto di Fisica si è
ritenuto di poter migliorare il bilancio energetico complessivo
evitando l’installazione di impianti di climatizzazione. In
sostituzione è stata inserita davanti alla facciata vetrata una
piantagione, organizzata in file di fioriere appese dinanzi ad
ogni piano della costruzione e alimentate da un sistema
d’irrigazione di tipo agricolo; per agevolare il rampicarsi delle
piante, sono stati predisposti 4,8 km di fili. A tutto ciò è
affidato il compito di garantire protezione contro la calura
estiva, lasciando filtrare in inverno tutta la luminosità
disponibile. Ulteriore positiva incidenza, ancora più potente, sul
risparmio energetico viene consentito dai processi di vaporazione
determinati dalla massa biologica del verde: mentre le superfici
sigillate trasformano circa il 90% dei raggi solari in calore, le
superfici piantumate ne assorbono circa l’80% per alimentare i
processi evaporativi. Come accennato, l’impianto di piantagione
contiene apparecchi di misura per monitoraggi e ricerche a lungo
termine sull’efficienza energetica. I 2450kJ necessari per far
evaporare ogni grammo di acqua, vengono sottratti dall’ambiente
surriscaldato e rilasciati in atmosfera solo al momento della
successiva condensazione, allorché la temperatura si abbassa.
Nello stesso modo opera anche il sistema tecnico aggiuntivo di
raffrescamento adiabatico, in cui l’abbassamento di temperatura
viene ottenuto mediante l’evaporazione dell’acqua prelevata dal
vicino canale e nebulizzata; a tutto ciò si aggiunge uno
scambiatore di calore in cui l’aria reflua pre-raffresca l’aria in
entrata. Con questo sistema si riesce a climatizzare completamente
anche le stanze che contengono tecnologie con alte emissioni
termiche.
Il secondo concetto del risparmio di energia è l’uso di acqua
piovana: l’istituto è uno dei pochi edifici in Germania che
trattiene tutta l’acqua piovana sul lotto di pertinenza. L’acqua
viene raccolta in ampie cisterne e usata per l’irrigazione della
facciate verdificate e dei cortili e, nel caso, per il
raffrescamento adiabatico. Nel caso di eccedenze, l’acqua viene
dispersa in falda attraverso le ampie superfici non sigillate dei
cortili e dei laghetti. L’utilizzo di acqua piovana consente
vantaggi diversificati e complementari:
• riduzione nei consumi della preziosa acqua potabile, a Berlino
tra le piú costose d’Europa;
• ottimizzazione negli usi in quanto l’acqua piovana, meno dura
rispetto a quella di conduttura, risulta piú adatta per le
annaffiature e nelle pulizie;
• risparmio sulle bollette riferite alle acque di scarico.
Riferito al totale delle precipitazioni annue, il 18% viene
utilizzato per le irrigazioni, il 25% per il raffrescamento e il
resto viene condotto nei laghetti. In estate il sistema necessita
di un conguaglio pari a circa il 30%.





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