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BIOARCHITETTURA
 

Numero 42 di aprile-maggio 2005

Tabula peutingeriana
Ginevra De Colibus


Itinerarium pictum capace di richiamare alla memoria il fascino e la suggestione delle antiche strade percorse dagli eserciti romani, la Tabula Peutingeriana è una lunga striscia di pergamena – lunga poco meno di 7 m e alta 34 cm – dipinta intorno al 1200 nella cittadina francese di Colmar, copia medievale di un documento di età tardo antica, la cui esatta datazione sembrerebbe risalire al II-III sec. d.C. Ritrovata nel 1508 dall’umanista viennese Konrad Celtis in una biblioteca di Worms, la mappa fu da lui donata a Konrad Peutinger, un notabile della città di Augusta, del quale ha conservato il nome. Essa raffigurava l’impero romano al suo apogeo, dalla Britannia fino all’India, e si articolava in 12 segmenti, il primo dei quali, raffigurante le Colonne d’Ercole, l’Irlanda (Hibernia) e forse la mitica isola di Thule, era già andato perduto quando venne redatta la copia medievale. Il disegno cartografico rappresentava non solo l’intera rete stradale dell’impero romano, ma anche gli itinerari che attraversavano le regioni più esterne fino ai limiti orientali della terra abitata: i tre continenti – Europa, Asia e Africa – separati tra loro dai confini del Mediterraneo, del Tanais (Don), del Nilo e circondati dal grande Oceano che si sviluppava continuo ai margini della carta. A Occidente le Colonne d’Ercole segnavano la fine dell’ecumene, a Oriente due aree – accompagnate dalla leggenda Hic Alexander Responsum accepit. Usque quo Alexander? – indicavano il limite ultimo della Terra. Sulla Tabula sono rappresentate anche le terre del settentrione europeo e asiatico e dell’Africa centrale, dove per la mancanza di vie di comunicazione, e quindi di rapporti con il mondo civile, si pensava risiedessero popoli leggendari. Realizzata per scopi pratici, la Tabula conteneva una grande quantità di informazioni utili a chi viaggiava: circa 100.000 km di strade tracciate, 3.000 indicazioni di luoghi, disegni relativi alla morfologia del territorio e alla popolazione, oltre a numerose raffigurazioni allegoriche. Del resto le strade dell’impero romano si estendevano per ben 80.000 chilometri e tenevano saldamente unite alla capitale le province lontane: da queste strade lastricate infatti si diramavano i percorsi secondari che raggiungevano le province, mettendo in comunicazione le fitte foreste della Gallia con le città greche, l’Eufrate con la Manica e soprattutto permettendo alle legioni che imponevano l’autorità di Roma di raggiungere praticamente ogni parte dell’impero. Sulla Tabula le strade sono rappresentate da linee rette di colore rosso, interrotte da piccoli segmenti che indicano le stazioni di cambio e riportano le distanze. La carta contiene i nomi di centinaia di città, contrassegnate da case, cinte murarie e torri. Con molta probabilità questi simboli indicavano l’importanza dei diversi centri e i servizi disponibili in ciascuna località. I centri maggiori dell’Impero sono rappresentati in forma di figure simboliche entro un cerchio: così Roma ha l’effige di un’imperatrice vestita di porpora e seduta su un trono, mentre Gerusalemme è contrassegnata da una didascalia in cui compare il nome che le conferì nel II secolo l’imperatore Adriano: Aelia Capitoli na. Altre città importanti sono raffigurate con mura, torri e case, mentre i centri di media grandezza semplicemente con due piccoli edifici affiancati. Una vasca circondata da edifici simboleggia i centri termali, mentre le località che prendevano il nome da un tempio – come Fanum Fortunae, l’odierna Fano – sono rappresentate da un edificio allungato forse raffigurante gli ostelli nei quali trovavano ospitalità i pellegrini in visita al santuario. Un’ultima curiosità. A causa del formato, probabilmente determinato da ragioni di carattere pratico, il disegno cartografico della Tabula Peutingeriana appare notevolmente deformato: i singoli oggetti geografici vi appaiono disposti lungo un asse idealmente orizzontale che causa inattesi effetti di collocazione e grave distorsione di molti dei luoghi rappresentati. Questa tecnica, che forse doveva rappresentare un tipo cartografico regolato da norme, lasciava integro il cursus publicus dei Romani, rispettando i rapporti tra le varie distanze e considerando il resto come accessorio, in modo da svi lup pare solo la linea est-ovest sulla quale venivano ripiegate coste, corsi d’acqua e strade che seguivano altre direzioni. Questo determinava che le grandi rivali, Roma e Cartagine, sulla carta fossero separate solo da una sottile striscia di mare che simboleggiava il Tirreno.

 

 

 
   

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