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BIOARCHITETTURA
 

Numero 43 di giugno-luglio 2005

Architetture dell’acqua
Il rapporto tra architettura e acqua durante l’illuminismo: Ledoux, Memmo e Antolini

Gian Carlo Consoli

Architetture d’acqua e con l’acqua compaiono durante tutta l’architettura del Rinascimento e del Barocco. Per fare solo alcuni esempi: dalla Villa d’Este di Pirro Ligorio (raffinatissimo catalogo di forme e suoni acquatici), a Versailles, a Caserta, nel cui parco la strada da Napoli si trasforma in una sorta di strada- fiume, simbolicamente generata dalla sommità della collina. Tuttavia in queste architetture l’acqua è interpretata come espressione di fasto privato o perlomeno regale, mai come materiale di un’architettura pubblica. Questo succede invece (soprattutto nell’architettura del Seicento) nel tipo della fontana monumentale: solo a Roma si pensi allo sviluppo dalle fontane dell’acqua Felice e dell’Acqua Paola, alle grandi fontane berniniane, fino al trionfo della spettacolare sintesi tra acqua e architettura offerto dalla Fontana di Trevi. Non interessa qui seguire la genealogia quanto individuare alcuni esempi di nuovo e diverso rapporto tra acqua e città, e tra acqua e architettura: ripercorrendo ad esempio, a partire dal fondamentale prototipo del Campidoglio michelangiolesco, il modello urbano di “piazza reale”, troviamo che tutte queste piazze sono chiuse in se stesse e le loro facciate uniformi non si aprono verso la città o verso il fiume: la stessa Place Dauphine creata da Enrico VI sulla punta della Citè a Parigi all’inizio del XVIII secolo, nella sua uniforme introversione sembra escludere il rapporto con la Senna. Le prime piazze rivolte verso il fiume sono la pombalina Praca do Commerco e la place Louis XV, poi place de La Concorde. Il ruolo dell’acqua diventa quindi centrale nel momento storico che coincide con l’apparire e lo svilupparsi dell’Illuminismo, tra la metà del Settecento e i primi anni dell’Ottocento; in questo periodo di cambiamenti ed evoluzione, di gestazione della società moderna, anche l’architettura si trova a dover affrontare nuovi compiti e quindi a trovare nuove soluzioni. In questo quadro alcuni dei progetti architettonici più avanzati elaborati in questo periodo inseriscono, o come parte integrante o come elemento fondamentale di sponda, l’acqua. È la società moderna borghese che apre i propri luoghi verso il fuori, verso l’esterno, verso l’acqua simbolo proprio del fuori, ma anche del progresso, della comunicazione, dello scambio; in sintesi elemento fondante del nuovo mondo nascente. Nella Lisbona del marchese Pombal, prima vera città dell’illuminismo, la ristrutturazione della “Baixa” dopo il disastroso terremoto del 1755, assume i caratteri di una ridisegno complessivo e omogeneo di una parte di città; l’asse principale collega la piazza del “Rossio” con la piazza del Commercio, ed è proprio in questa, progettata nel 1758 e realizzata negli anni successivi, che possiamo trovare un nuovo tipo di piazza, differente già nella denominazione dal precedente della piazza reale. Infatti per la prima volta una piazza strutturata secondo lo schema di una forma regolare inquadrata da facciate omogenee e centrata su di una statua equestre centrale, secondo il modello delle piazze elaborato a partire dal Campidoglio, non è intitolata ad un re o a qualche genere di rappresentante dell’ancièn regime, bensì è dedicata ad un concetto astratto come il Commercio, simbolo di una società che si vuole affrancare dagli antichi poteri e sviluppare in maniera democratica e liberale. La piazza in realtà non ha tutti i lati uguali, bensì ha due lati identici incorniciati da padiglioni più alti e un terzo caratterizzato dalla presenza di un grande arco che inquadra la strada principale che la collega alla griglia regolare di strade del quartiere. Elemento dominante sono le arcate su pilastri che si ripetono monotonamente in tutto il piano terreno. Il quarto lato si apre direttamente sull’acqua del Tago con un sistema di muraglioni e scalinate. Si tratta quindi di una piazza aperta su di un lato verso l’acqua, considerata come sistema di trasporto per eccellenza delle merci e di conseguenza simbolo del commercio e della moderna società borghese basata proprio sulla libertà dei traffici. In realtà negli stessi anni si costruiva un’altra piazza decisiva per la storia della città: Place Louis XV, oggi Place de la Concorde, progettata da Gabriel nel 1755, dopo una lunga vicenda di concorsi e progetti. Sulla base del precedente della piazza di Bordeaux, dello stesso Gabriel dove un grande edificio semicircolare si apriva sulla Garonna, anche qui troviamo una piazza che è sostanzialmente uno spazio aperto: la statua equestre del re organizza un intero paesaggio piuttosto che un semplice spazio urbano chiuso: soltanto il lato Nord presenta due facciate monumentali di edifici pubblici, sugli altri lati terminano i giardini reali delle Tuilleres, ha inizio il grande viale degli Champs Elysées, ci si affaccia sulla Senna. In maniera meno evidente anche place de la Concorde riflette la nascita di poteri paralleli e alternativi a quelli del re: i due grandi palazzi monumentali ospitano funzioni amministrative autonome e soprattutto l’intera piazza sembra basarsi più sull’organizzazione scenografica di uno spazio vuoto che sulla chiusura introversa di uno spazio dedicato ad un solo potere. Anche in questo caso la novità è definita dall’apertura della città verso l’acqua; come a Lisbona il fiume diventa parte integrante della città.
Ma l’architettura dell’Illuminismo non si limita ad aprire le proprie piazze all’acqua, in alcuni casi l’acqua tende a diventare materiale architettonico, elemento base della progettazione urbana. Non è un caso che questo avvenga in tre progetti simbolo dell’utopia illuminista in Europa: le saline di Chaux e la successiva città ideale; il Prato della Valle a Padova; il Foro Bonaparte a Milano: Ledoux, Memmo e Antolini pongono alla base dei loro progetti l’acqua, che circonda e innerva gli edifici, i monumenti, le statue.
La complessa vicenda della progettazione di Chaux ha inizio nel 1771, quando Claude Nicolas Ledoux viene nominato ispettore delle Saline reali; il progetto definitivo è del 1774: è formato da un semicerchio, sull’arco del quale hanno sede i padiglioni degli operai e altre funzioni, mentre sul diametro trovano posto l’edificio del direttore, nel centro, e gli edifici industriali propriamente detti. La geometria, probabilmente ispirata dalle ricostruzioni del teatro antico, è basata sulla centralizzazione radicale di tutta la struttura, in equilibrio tra “un simbolismo panottico della sorveglianza e un modello di comunità”; una proposta utopica che ha il suo successivo sviluppo nella progettazione di una città ideale intorno al cuore produttivo delle Saline. Tutto il complesso meccanismo messo in opera ha bisogno per funzionare dell’acqua: acqua che circonda il semicerchio in forma di canale, che entra negli edifici industriali per essere lavorata, che scorre dalle fontane monumentali a forma di colonna all’interno della grande corte, che si trova nei pozzi, nelle vasche, e che sgorga dalle urnes renversées nella finta grotta dei monumentali Propilei del complesso. Siamo di fronte ad un consapevole tentativo di città illuminista, strutturata attorno ad un centro illuminato, con spazi comunitari per la forza lavoro e assi radiali che organizzano anche la campagna circostante, nella quale l’acqua assume anche il ruolo di motore reale del funzionamento dell’attività industriale oltre ad essere simbolo di progresso. Le stesse idee Ledoux sviluppa nel progetto per la città di Chaux; al quale lavora sin dal 1779 sino ai primi anni dell’Ottocento. Lo schema delle saline viene raddoppiato a formare “un immenso circolo” di forma “pura come quella descritta dal sole”. L’architetto nel descriverla paragona la sua fondazione alla mitica origine della via Lattea da una goccia di latte di Giunone, sostituendo al latte, a Chaux, l’acqua salina. Immagina inoltre questo centro commerciale collegato attraverso vie d’acqua a tutta la Francia e al mondo e vi colloca intorno al circolo di base un repertorio completo di tipologie architettoniche: come apertamente dichiarato “una collezione che raccoglie tutti i generi di edifici usati nell’ordine sociale”. Una città che nasce dall’acqua, intorno all’acqua si sviluppa mostrando una sorta di catalogo delle sue funzioni e attraverso l’acqua si apre al mondo.
Negli stessi anni, partecipe dello stesso spirito utopico, pur di carattere e dimensione completamente differente, è il progetto di Andrea Memmo insieme a Domenico Cerato per il Prato della Valle a Padova, elaborato durante la sua carica di Provveditore della Città tra il 1775-6. Si trattava di dare una sistemazione ad un grande vuoto urbano nei pressi della chiesa di S.Giustina, abitualmente usato per scopi differenti, dal mercato al luogo di incontro e di rappresentazione. L’idea fondamentale è l’edificazione di una sorta di moderno foro in forma di isola ovale (“l’isola Memmia”) circondata da un canale e collegata da quattro ponti alla città. Nell’epigrafe si legge che doveva assolvere ai compiti di “pinacoteca lapidaria, fiera di merci e di animali, indicazione degli spettacoli, lago, strade, e molti altri ornamenti”. Tutto l’ovale oltre ad essere circondato dall’acqua venne abbellito da una lunga sequenza di statue di uomini illustri; all’interno un colonnato avrebbe dovuto ospitare spazi pubblici di diversa natura. Una macchina urbana pensata per organizzare e rappresentare le sollecitazioni di una nuova agricoltura e di una nuova società: per accogliere e ospitare eventi effimeri, ma anche per tramandare l’eternità della fama. Memmo riuscirà a vedere realizzata solo una parte del suo ambizioso progetto; i suoi continui solleciti ai potenti e ai celebri della terra perché contribuissero, antenati degli sponsor, a finanziare le loro statue e quindi a migliorare il decoro dell’intera piazza, risultarono spesso inutili. Ma la portata ideologica del progetto rimane evidente; come ha scritto Manlio Brusatin, è “un’opera di utopia illuminista tra le pochissime realizzate”: l’idea di uno spazio circondato dall’acqua catalogo degli uomini illustri e insieme moderna fiera agricola e mercantile. In un certo senso a metà strada tra la città di Ledoux e il Prato di Memmo si colloca il progetto del Foro Bonaparte di Giuseppe Antonio Antolini. È un progetto notissimo, mai realizzato, elaborato tra il 1800 e il 1806 in diverse versioni e varianti; l’idea architettonica di base rimane sostanzialmente invariata: si tratta di una grande piazza circolare colonnata costruita intorno al castello sforzesco rielaborato in forme neoclassiche. Parallelo al colonnato corre un canale d’acqua che si collega ai navigli e serve per il trasporto delle merci. L’anello di colonne e il canale collegano tra loro 14 edifici diversi, di cui otto identici destinati a scuole e gli altri destinati a: Museo, Pantheon, Terme, Dogana, Borsa, Teatro. È chiara la discendenza dal progetto di Ledoux, che l’architetto emiliano potrebbe aver visto nella sua ultima versione durante il suo soggiorno in Francia; è anche possibile che si sia ispirato all’isola Memmia per la conformazione del canale. Ma l’importanza che qui assume l’acqua è ancora maggiore: così Antolini, professore di idraulica dal 1803 al 1815 presso l’Accademia di Bologna, descrive il suo progetto: “Non v’è chi non sappia di quanta utilità siano i trasporti che si fanno per acqua: ma più di tutti in Italia lo sa il popolo milanese coll’esperienza di quei suoi canali navigabili. Per far dunque cosa di grandissimo vantaggio, l’architetto ha voluto che, entro al circolo, intorno corra l’acqua di uno dei canali navigabili della città”…per dare quindi sicurezza alla città e “agevolezza alla mercatura…intese di valersi dell’acqua” come elemento base dell’architettura del Foro. Nella dogana addirittura Antolini prevede una grande cisterna sotterranea che mette in comunicazione il canale che raccoglie le vie d’acqua regionali con il canale che corre lungo il perimetro del Foro, in modo da agevolare le operazioni doganali. Dall’altro lato dell’anello sorge invece l’edificio delle Terme, in cui l’acqua riempie vasche e piscine per la cura del corpo. Mai come in questo caso il ruolo dell’acqua come elemento di progresso e sviluppo è così nettamente dichiarato: lungo il canale circolare sorge di nuovo una sorta di catalogo di edifici di pubblica utilità; monumenti utili per la nuova società borghese, costruiti in uno stile severo e sobrio, quasi estremista nella sua riduzione minimale del linguaggio, ispirato sia agli antichi sia alle contemporanee esperienze francesi. Questi edifici sono collegati tra loro da una specie di sistema arterioso di canali e vasche. L’acqua doveva essere il combustile che avrebbe permesso il funzionamento di questa straordinaria macchina utopica illuminista.

Dalla relazione “Architecture and Water in the Age of the Enlightement: Lisbon and Paris; Ledoux, Memmo and Antolini” tenutasi nell’ambito del convegno “Landscapes of water. History, Innovation and Sustainable Design”, Monopoli settembre 2002.

 

 

 

 

 

 
   

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