BIOARCHITETTURA
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Numero 43 di giugno-luglio 2005
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Il fronte dell’acqua a Biarritz
Roger Narboni
La municipalità di Biarritz, elegante città costiera dei territori
baschi francesi frequentata dall’aristocrazia europea già dalla
metà del XIX secolo, decise nel 1993 di bandire un concorso sul
progetto di illuminazione notturna degli edifici storici e della
scogliera stretta tra la costa e Capo Saint-Martin. Il progetto
vincitore risultò quello di Pierre Bideau, lo specialista di
illuminotecnica che nel 2003 ha creato, con ben ventimila lampade
e quaranta chilometri di ghirlande luminose, la nuova
illuminazione per la Tour Eiffel. Completato in circa dieci anni,
il progetto per il litorale di Biarritz assume come proprio
l’eccezionale retaggio marino della città – con le sue scogliere,
spiagge e scarpate – allo scopo di riproporre il panorama in
maniera diversa dal consueto, enfatizzando le passeggiate notturne
e creando un ambiente accogliente nel contesto naturale, a solo
pochi passi dal centro urbano. Con l’occasione viene affrontato
anche l’insieme dei percorsi – automobilistici, pedonali e misti –
in maniera da riorganizzare il continuo traffico tra la città e il
mare. Nel progetto vengono poi integrati numerosi edifici: l’Hôtel
du Palais, il Casino Municipale, l’Hôtel Bellevue, la chiesa di
Sainte-Eugénie, il Museo del Mare, la Chiesa Ortodossa, il Capo
Saint-Martin e la villa nota con l’appellativo di Les goélands (I
gabbiani). I giardini e gli spazi verdi, particolarmente ricchi di
ortensie, si pongono come zona di transizione tra la città e la
costa, dalla quale è possibile contemplare lo spettacolo del mare.
La loro illuminazione è stata quindi ispirata alla più grande
sobrietà. In questa maniera lungo tutta la linea costiera, i
diversi scorci offrono una serie ininterrotta di distinte immagini
notturne: la passeggiata della Grande plage viene messa in risalto
dalla luce indiretta proveniente dai corpi luminosi collocati
lungo la strada; il porto dei pescatori offre una splendida
panoramica, dalle facciate illuminate e dai tetti dei crampottes
(le abitazioni tradizionali dei marinai di Biarritz) alle barche
ormeggiate, accentuate dall’illuminazione inserita all’interno
delle mura della banchina; un gioco di ombre e luci colorate
esaltano invece la Roccia della Vergine mentre il Capo
Saint-Martin viene come svelato da una luce che accarezza le rocce
e le tamerici.
Per quanto concerne più propriamente l’acqua, gli scogli e i
promontori, Pierre Bideau ha proposto come base una illuminazione
diffusa dai colori freschi e delicati che si avvicinano ai
riflessi lunari, realizzata attraverso un numero di proiettori a
bassa potenza, collocati regolarmente lungo la costa. Di contro,
vengono esaltati i rilievi delle rupi e il movimento del mare
mediante una luce che, riflessa dalla schiuma bianca delle onde,
ripete l’incessante respiro notturno. Poi, le onde che si
infrangono contro le scogliere vengono enfatizzate da luci bianche
più intense (5,600K) mediante una illuminazione che si
autoprogramma, modificando la propria intensità in relazione alla
forza del mare e alla luce lunare. Alle rocce dai profili
familiari e riconoscibili dai locali – Frégate, Roche ronde,
Channing, Jargum, Couloum – è stata destinata un’illuminazione
incrociata che crea ombre e percezioni diverse in funzione della
posizione dello sguardo.
Una delle sfide maggiori del progetto, tuttavia, è stata quella di
limitare la corrosione marina, fortemente aggressiva, sui corpi
luce e sulla sofisticata impiantistica; l’eccezionale estensione
del sito e la conseguente complessità delle fasi di manutenzione
ha determinato la ricerca di luoghi facilmente accessibili ma che
allo stesso tempo garantissero grande discrezione, ove collocare i
proiettori.





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