| |
BIOARCHITETTURA
|
Numero 43 di giugno-luglio 2005
|
Cadere sulla cascata
Indagini, monitoraggio e restauro di fallingwater
Ugo Sasso
Casa Kaufmann, più nota come “casa sulla cascata” (in inglese
Fallingwater) – dal 1991 in testa ad una classifica stilata
dall’American Institute of Architect tra gli edifici più
importanti d’America – fu commissionata a Wright da Edgar Kaufmann
Senior, allora settantenne mercante e miliardario filantropo di
Pittsburgh che aveva costruito la sua fortuna su una catena di
grandi magazzini. Fu Edgar Kaufmann jr., allievo di Wright, a
convincere il padre ad affidare al Maestro l’incarico di costruire
sul terreno boscoso, attraversato da un torrente che in un certo
punto forma una piccola cascata, una residenza per le vacanze
della famiglia. E questa fu la destinazione tra il 1937 ed il
1963, anno in cui la casa è passata alla Tutela Occidentale dello
Stato di Pennsylvania, rimanendo l’unica abitazione progettata da
Wright non rimaneggiata e ancora con l’arredamento originale. Il
sistema strutturale dell’edificio è costituito dalle rocce che
servono di appoggio per le travi, da elementi in ferro, da travi e
pilastri in cemento armato e da muri in pietra locale; nonostante
i considerevoli aggetti, tali da suscitare al tempo le perplessità
degli ingegneri, le diverse parti si pongono geometricamente in
reciproco equilibrio garantendo stabilità all’insieme.
Da un nucleo centrale massiccio (la parte ancorata alla roccia,
nel quale è ricavato il camino che domina il soggiorno) escono a
sbalzo le terrazze in calcestruzzo armato che “mimano” lo scorrere
dell’acqua e si proiettano sul vuoto “come i rami di un albero che
si staccano dal loro tronco”, secondo la definizione dello stesso
Wright. Furono queste a guadagnare al progetto negli anni Trenta
la copertina del settimanale Time e a farlo definire da Bruno Zevi
“uno dei più grandiosi capolavori di tutti i tempi”. In effetti è
la definitiva affermazione romantica del pensiero di Wright, con
la pianta che si sviluppa dall’interno all’esterno secondo
l’andamento dinamico tipico della sua architettura e con i
prospetti caratterizzati da grandi terrazzamenti a sbalzo, i cui
profili sembrano nuotare nello spazio e abbracciano il vuoto
assumendo ad ogni piano una configurazione diversa. È il cemento
armato che offre la possibilità di sospendere la casa “sopra la
cascata”, di proiettarla all’esterno della roccia naturale,
mantenendola a un tempo ancorata e galleggiante.
L’evidente intenzione di Wright è quella di fondere l’edificio
nell’insieme degli elementi naturali – l’acqua, le pietre, gli
alberi – come se ne facesse integralmente parte.
Ogni dettaglio rinforza l’idea della scatola esplosa: i pavimenti
e i soffitti si espandono indipendentemente gli uni dagli altri,
gli elementi verticali si protendono verso il cielo e le finestre,
che si contattano negli angoli delle stanze, si aprono quasi a
corrodere la nozione stessa di contenimento. L’idea iniziale di
Wright era di rivestire la costruzione di lamina d’oro per imitare
il colore delle piante morte, quasi a collegare la casa al
cambiamento delle stagioni e al passaggio del tempo.
Ma la sperimentazione ha i suoi costi, così casa Kaufmann era in
procinto di cascare, letteralmente, nella cascata. La leggenda
racconta di contrasti, a costruzione ultimata, tra l’architetto e
l’impresario che si rifiutava di togliere gli ultimi puntelli per
paura di crolli. Allora lo stesso Wright, per dimostrare la
propria fiducia nella costruzione, pare si fosse messo
tranquillamente al disotto di una delle terrazze mentre gli operai
impauriti rimuovevano le ultime impalcature. Non ci furono crolli
ma già nel giro di poco tempo le terrazze incominciarono a
deformarsi per il proprio peso e si fessurarono causando
infiltrazioni. L’episodio non è isolato: anche l’Unity Temple di
Oak Park, nell’Illinois, altro capolavoro di Wright, è in pericolo
e gli attuali proprietari hanno dovuto vendere all’asta alcune
sedie originali dell’architetto per avviare il restauro del
monumento (costo previsto dei lavori, tra i 12 e i 15 milioni di
dollari). Per quanto concerne la Casa sulla Cascata, il pericolo
si è mostrato evidente allorché un angolo della casa, quello che
si affaccia sul ruscello, ha ceduto abbassandosi di 17 centimetri.
In effetti fin dal 1936, anno della costruzione, c’è stata
confusione riguardo ai dettagli costruttivi di Fallingwater. In
particolare gli interrogativi hanno riguardato il numero, le
dimensioni e la posizione delle armature nelle opere in cemento.
In più ci si interrogava sulla resistenza del calcestruzzo e sul
possibile deterioramento nel tempo dei materiali utilizzati. Fatto
sta che nel corso degli anni tutte le travi a sbalzo hanno subito
un notevole abbassamento. Se infatti è normale che le travi subito
dopo la rimozione delle casseforme evidenzino una certa flessione
iniziale, le travi a mensola si stabilizzano solo dopo un certo
periodo. Va detto che all’epoca quella del cemento armato era una
tecnica non ancora consolidata e ben conosciuta. In particolare
nella realizzazione non si tenne conto del così detto effetto
fluage, la progressiva deformazione viscosa che nel tempo gli
elementi di cemento armato subiscono se non sono stati usati
accorgimenti per limitare la deformazione al disarmo degli sbalzi,
ad esempio mediante una leggera contropendenza. Il soggiorno, la
terrazza della camera da letto padronale e quella di Edgar
Kaufmann Senior hanno invece continuato ad abbassarsi senza alcun
segnale di arresto; per cui il signor Kaufmann, preoccupato per i
continui movimenti, incaricò dal 1941 al 1955 un gruppo di
ingegneri di effettuare monitoraggi annuali. Tali monitoraggi
sulla struttura proseguirono anche quando, nel 1963, il sito fu
affidato al Western Pennsylvania Conservancy (WPC) che nel 1994 si
rivolse allo studio Robert Silman Associates (RSA) di New York,
firma prestigiosa nel campo della conservazione e del restauro.
Naturalmente in un edificio come Fallingwater, pietra miliare
della storia dell’architettura americana, le risposte ad ogni
quesito statico vennero cercate ricorrendo a metodi di indagine
non distruttivi. Le indagini dello studio RSA furono articolate in
quattro fasi:
• ricerca storica dei grafici originali e delle istruzioni di
Wright al direttore dei lavori;
• collaudo non-distruttivo;
• monitoraggio computerizzato dell’intera struttura;
• sofisticata analisi computerizzata del terrazzo principale.
Utilizzando test a impulsi radar e a ultrasuoni, è stato possibile
confermare la dimensione e l’ubicazione delle barre di rinforzo
del calcestruzzo. In più, è stato realizzato un modello
computerizzato che ha verificato nelle travi a mensola
abbassamenti corrispondenti a quelli costantemente monitorati;
sfortunatamente il modello ha anche previsto il collasso delle
travi a sbalzo del soggiorno. Tale studio ha anche scoperto che il
terrazzo principale non può funzionare come una trave a mensola
indipendente, sostenuta solo dall’armatura esistente. Infatti, dal
punto di vista strutturale, il progetto mirava a trasferire i
carichi del terrazzo principale verso il basso, al livello del
soggiorno, attraverso quattro sezioni strutturali a forma di “T”,
incassate nelle colonnine di maggiori dimensioni delle finestre.
Per acquisire ulteriori dati sono stati installati fessurimetri
sulle due crepe più rilevanti del parapetto del terrazzo
principale, nonché rilevatori di inclinazione sul muro meridionale
del soggiorno e sulle travi a mensola della camera da letto
padronale. Questi strumenti hanno misurato ogni mezz’ora gli
eventuali spostamenti delle crepe e gli abbassamenti nelle travi a
sbalzo. I risultati delle analisi hanno portato a concludere che i
problemi evidenziati non scaturivano da errori nella geometria di
base o da difetti inerenti la concezione strutturale, bensì da
errori nella progettazione architettonica e di definizione
dell’armatura. Secondo i restauratori, molti inconvenienti
avrebbero potuto essere evitati se Wright avesse seguito i
consigli dei tecnici aumentando la sezione delle armature.
Le ragioni del rifiuto di Wright non sono chiare, ma potrebbero
ricondursi alla nota avversione dell’architetto per quanto gli
veniva suggerito. Quando un allarmato Sig. Kaufmann gli chiese di
abbondare con l’acciaio per aumentare i margini di sicurezza,
Wright minacciò di abbandonare il progetto: “Se non ho la sua
fiducia – scrisse – potete andare tutti all’inferno”.
Di conseguenza, nell’aprile 1997, in attesa di elaborare un
completo progetto di restauro, vennero posizionati una serie di
puntelli in grado di arrestare i progressivi movimenti delle
travi.
“Da lontano” scrisse il New York Times “Fallingwater sembra un
gigante con le grucce”. Poi, il 10 aprile 1999, il Western
Pennsylvania Conservancy riunì una commissione di esperti per
revisionare i progetti di consolidamento e di
impermeabilizzazione. L’autorevole gruppo di lavoro era composto
da:
• Randall Biallas, responsabile dell’Architettura Storica per il
National Park Service;
• Nick Gianopulos, ingegnere strutturista e membro fondatore dello
studio Keast and Hood;
• Neil Levine, docente dell’Università di Harvard;
• John Thorpe, architetto restauratore di Oak Park;
• Bruno Thurlimann, ingegnere strutturista svizzero;
• Martin Weaver, specialista di notorietà internazionale nella
conservazione di edifici e siti storici;
• Eric Lloyd Wright, architetto e nipote di Frank Lloyd Wright.
Per arrestare gli abbassamenti delle travi a mensola del soggiorno
e della camera da letto padronale, lo studio RSA propose il
ricorso alla tecnica chiamata di post-tensionamento, con cavi ad
alta resistenza collocati lungo ciascun lato delle tre travi
nord-sud di dimensioni maggiori. I trefoli seguono un percorso
curvo che consente di esercitare una spinta adeguata alla cima e
nel mezzo delle travi, lì dove si presenta lo sforzo maggiore. La
geometria dei trefoli è stata calcolata attentamente al fine di
assicurare che le forze di post-tensionamento siano sempre opposte
alle sollecitazioni interne delle travi.
Le fasi sono le seguenti:
• si tendono i trefoli fino ai martinetti collocati sulla facciata
esterna del parapetto del soggiorno;
• i martinetti mettono in tensione ogni gruppo di trefoli su ogni
trave fino ai richiesti 100 t, che a loro volta distribuiscono 200
t di tensione su ciascuna trave;
• i martinetti vengono rimossi e tagliati i trefoli esterni al
parapetto;
• il calcestruzzo viene rattoppato, lasciando solo piccole tracce
del lavoro compiuto;
• in conclusione, per conseguire il corretto trasferimento di
forze dal soggiorno al terrazzo padronale, i travetti di cemento
vengono fatti gravare direttamente sopra le quattro colonnine a T,
opportunamente rinforzate da elementi in acciaio collocati su
ciascun lato.
La stabilizzazione delle travi a mensola è stato ovviamente
individuato come l’obiettivo più pressante in quanto contemplava
il rischio di crollo, ma anche le infiltrazioni d’acqua hanno
afflitto Fallingwater sin da subito. I principali motivi di tale
problematica sono da rimandare a:
• impermeabilizzazione difettosa o del tutto assente in alcuni
elementi;
• cornici delle finestre non perfettamente aderenti alla
struttura;
• mancanza di gronde sui tetti;
• sporgenze di pietra che determinano ristagni d’acqua;
• contatto con elementi di roccia o suoli particolarmente umidi.
Le infiltrazioni, progressivamente sempre più consistenti, hanno
causato:
• deformazione delle porte e di alcuni infissi;
• rigonfiamento e distacco degli intonaci;
• macchie e fessure sui muri.
È stato deciso di procedere almeno all’impermeabilizzazione delle
terrazze, con progetto affidato alla Wank Adams Slavin & A. (WASA)
che ha proposto l’impermeabilizzazione di tutti i terrazzi con il
sistema IRMA (copertura a tetto rovescio mediante membrana) che
prevede, nell’ordine:
• tre strati di bitume;
• una stuoia di prosciugamento, che conduce l’acqua affiorante;
• uno strato isolante;
• un filtro di stoffa e ghiaia, sul quale posare pietre da
lastricato.
Altri lavori di consolidamento hanno coinvolto ulteriori
componenti:
• la fortificazione con fibre di carbone delle travi a sbalzo
della terrazza “Edgar Kaufmann Senior”;
• il restauro o la sostituzione dei telai d’acciaio corrosi, in
parte inutilizzabili, di tutte le porte e le finestre
dell’edificio;
• il restauro conservativo di tutti i rivestimenti e gli arredi in
legno progettati da Frank Lloyd Wright;
• il restauro della struttura in ferro delle pedate della scala
che porta dal soggiorno al ruscello;
• la pulizia della muratura esterna in pietra;
• una impermeabilizzazione superficiale dell’edificio.
Completato il restauro, la casa può finalmente riaprire al
pubblico (da marzo a ottobre).
Si attendono più di 20.000 visitatori all’anno.
Architettura organica perché
Costantemente ho fatto riferimento a un’architettura più “umana”;
tenterò dunque di esprimere che significhi per me , architetto, la
parola “umano” . Come l’architettura organica, la qualità di
umanità è interiore all’uomo. Il sistema solare si misura in
anni-luce; e in consimili termini è misurabile quella luce che
chiamiamo umanità . Questo elemento, l’Uomo come luce , è di là di
ogni misura. Budda fu conosciuto come luce dell’Asia; Gesù, come
la luce del mondo. La luce solare è per la natura ciò che questa
interiore luce è per lo spirito dell’uomo: luce Umana. Essa è al
di sopra dell’istinto. La fantasia dell’uomo, attraverso quest’interiore
luce, nasce, concepisce e crea; muore, ma per continuare la luce
dell’esistenza, solo tanto, quanto essa visse nell’uomo. Lo
spirito ne è illuminato, e nella misura in cui la sua propria luce
è quella luce e procede da lui, in tanto essa, a sua volta,
illumina la specie. Affermazioni di essa, nella vita e nel lavoro
umano, sono per l’uomo la vera felicità. Nulla di più alto esiste
nella coscienza umana dell’irradiare di questa luce interiore. La
chiamiamo bellezza. La bellezza non è che il risplendere della
luce dell’uomo: irradiazione dell’alto romanticismo della sua
umanità, come, noi sappiamo, sono romantiche l’Architettura, le
Arti, la Filosofia, la Religione. Venute tutte per nutrire e
nutrirsi di questa luce inestinguibile nell’anima dell’uomo. Egli
non può manifestarsi intellettualmente al di sopra e al di sotto
di questa ispirazione. Dalla culla alla tomba la sua vera essenza
esige questa realtà, per assicurare la continuazione della sua
vita come Luce, dopo di lui. Come la luce solare cade sull’oggetto
impotente, rivelandone forma ed aspetto, così una corrispondente
luce, della quale il sole è come il simbolo, risplende dell’opera
ispirata dell’umanità. Questa interna luce fa certi che
l’Architettura, l’Arte e la Religione dell’uomo sono una cosa
sola, sono i suoi simbolici emblemi. Potremo dunque chiamare
appunto umanità la luce che non viene mai meno. Gli elementi
fondamentali dell’uomo sono soggetti a questo miracolo della sua
stessa luce. Alba e tramonto sono gli appropriati simboli del
vivere dell’uomo sulla terra. Non esiste più prezioso fattore di
immortalità dell’umanità in tal senso umana. Il cielo può essere
simbolo di questa luce, delle luci, solo in quanto come cielo sia
anche rifugio. L’umanità ha diversi nomi per questa luce
interiore, per esempio “anima”. Veracemente umana dev’essere la
divinità nell’unico senso concepibile. Non può esservi un’assoluta
morte o un male radicale, poiché tutto nasce dalla luce in qualche
forma. In ultimissima analisi non esiste il male perché l’ombra
stessa appartiene alla luce. E perciò quando Gesù disse: “Il Regno
di Dio è dentro di voi” credo ne sia questo il significato. Ma i
suoi discepoli ne tradirono il senso, quando rimossero il Padre,
suprema luce, dal cuore umano trasferendolo in un proprio regno,
perché era troppo arduo per gli esseri umani trovare la fede entro
l’uomo. Perciò il Cristianesimo trasferì al di fuori la luce
interiore, per organizzare l’adorazione della vita come luce
esteriore. Ogni volta che questa interna luce dell’uomo è stata
sepolta nel buio della discordia e dell’errore, egli per dar conto
dell’ombra ha inventato “Satana”. Finché tanto inorganica sarà la
luce, l’umanità non scoprirà mai l’unità degli esseri umani. Solo
per luce interiore questo è possibile. La scienza sembra in
procinto di attingere la scoperta fisica che la luce è l’essenza
dell’esistere umano, per quanto almeno la vita in sé possa essere
conosciuta. La Genesi dice: “Sia la luce, e la luce fu”. “Più
luce” disse Goethe morente e, senza dubbio, la trovò. Pertanto
fate che questa riscoperta e identificazione dell’architettura
nell’uomo e dell’uomo nell’architettura illumini l’edificio in
ogni suo tratto e splenda d’ora innanzi con il volto della verità.
Nell’anima dell’uomo la libertà della sua arte troverà
consacrazione.
dal “Testamento”,
Frank Lloyd Wright, Einaudi, Torino 1963
Così ambiente ed edificio sono una cosa sola; piantare gli alberi
nel terreno che circonda l’edificio, quanto arredare l’edificio
stesso, acquistano un’importanza nuova, poiché divengono elementi
in armonia con lo spazio interno nel quale si vive. Il luogo (la
costruzione, l’arredamento) - ed anche la decorazione, e anche gli
alberi - tutto diviene una cosa sola nell’architettura organica
... sintesi nella quale confluiscono tutti gli aspetti
dell’abitare, e si pongono in armonia con l’ambiente.
L’architettura organica considera la terza dimensione mai come
peso o puro spessore, ma sempre come profondità. La profondità è
un elemento dello spazio; la terza dimensione (ovvero spessore )
si è trasformata in dimensione spaziale ... ogni composizione
architettonica diventa, quindi, effettivamente quadridimensionale.
Risultato dell’arte del costruire dovrebbe essere una poetica
serenità anziché una “efficienza” mortale.
F.L.W.





|
|