BIOARCHITETTURA
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Numero 43 di giugno-luglio 2005
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La curva di Toyo Ito
Andrea Maffei
Adagiato su un dolce pendio nei pressi del Fiume Chikuma, alle
pendici del Monte Asama nella regione di Nagano, il complesso
turistico di Ota-ku include alloggi per gli abitanti del luogo e
attrezzature scolastiche per gli studenti più giovani. L’insieme è
suddiviso fra queste due funzioni, ma ulteriori distinzioni sono
state decise per agevolare la gestione e la responsabilizzazione.
Se alle funzioni lavorative, di addestramento e di ricreazione
risultano attribuiti spazi specifici, questi mantengono alti
livelli di integrazione nella vita di Ota-ku, che in qualche
misura ha lasciato alle spalle le antiche caratteristiche di
villaggio spontaneo per assumere dignità di centro urbano connesso
con la dimensione naturale. Il tema centrale - e la scommessa - di
questo intervento era appunto l’integrazione tra dinamiche
cittadine (ambiti lavorativi, tenori di vita, organizzazione
spaziale) contemporanee e mondo naturale. L’aggregazione è stata
quindi disegnata come un organismo sensibile finalizzato ad
interagire con la creatura umana divenuta oggi particolarmente
vulnerabile – intesa nella sua complessità di corpo e spirito – in
maniera che possa facilmente relazionarsi ai fenomeni esterni e
interagire con essi. L’attenzione all’ambiente è cominciata già
con i lavori di scavo e di preparazione del luogo, mantenuti
“leggeri” e attentamente monitorati per preservare il più
possibile i microambienti biotici. Per impartire continuità al
luogo, intersecato lungo l’asse nord/sud dal fiume Kanahara,
l’insieme degli edifici si pone come ponte, passeggiata e campo
ginnico, articolato secondo andamenti dolcemente curvi. Poi al
piede del monte Omuro curva bruscamente con degli spazi
commerciali e infine circonda il bel prato. Le installazioni
principali sono situate sul lato est e le stanze sono sistemate in
linea, su piani successivi e discendenti. Si tratta comunque di
funzioni indicative e che mantengono alti ambiti di
intercambiabilità e di successiva estensibilità, ad esempio
prolungando le estremità dei singoli segmenti per adattarsi ad un
eventuale (e possibile) aumento del numero degli alunni. I
residens a due piani ospitano mini appartamenti, localizzati
prevalentemente a filo terreno, caratterizzati esternamente da
elementi pesanti in calcestruzzo per schermarli dal clima freddo e
dai rumori. Servizi igienici, stanze seminariali, halls,
ristoranti, sale per banchetti e sale per conferenze sono al piano
superiore, caratterizzato da grandi aperture che offrono
affascinanti prospettive sui dintorni. Al piano più basso un
telaio in acciaio strutturale, a forma di U capovolta, avvolge
l’intera sezione in cemento armato: il cemento funge da supporto
ausiliario che protegge le colonne d’acciaio dai movimenti della
terra e dalle spinte del vento. Nell’insieme l’edificio si
presenta come un organismo metallico dolcemente curvato,
appoggiato sul pendio e rigato da segni in calcestruzzo nella
parte interna. La superficie del tetto via via si curva lungo le
tre dimensioni spaziali per seguire l’andamento del terreno e i
pannelli corrugati che si muovono lungo le curve. Gli ambiti
murari sono quasi sempre rivestiti all’esterno con elementi
metallici, lucernai in legno collegati alle colonne laterali che
fronteggiano il cortile, in maniera da proteggere l’interno dalla
luce e da occhi curiosi. In questa maniera prevengono anche
l’esposizione diretta del vetro e dei materiali da rivestimento,
accentuando la continuità tra l’edificio e il suo ambiente.





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