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BIOARCHITETTURA
 

Numero 43 di giugno-luglio 2005

Navigare l'Adige
Hans Wieser

La navigazione atesina è documentata a partire dal XIII secolo ed ha come approdi più settentrionali Terlano e Nalles, ove le merci in provenienza dal Sud venivano trasbordate su carri o animali da soma - e viceversa per le merci “in discesa”. La navigazione era supporto al flusso di mercanzie che transitavano per la Val d’Adige, dirette a Merano e al Nord Europa lungo l’antica via Claudia Augusta attraverso la Val Venosta e il passo Resia. Questo itinerario, e con esso i due approdi come pure la stessa città di Merano, perderanno importanza con la costruzione della strada carrabile lungo l’Isarco fra Bolzano e Chiusa. La nuova opera faciliterà di molto i trasporti per il passo del Brennero, costretti prima a salire sino all’altopiano del Renon e di lì discendere a Chiusa per evitare le impervie gole dell’Isarco. Con la crescente importanza di Bolzano come città di fiera e il tramonto di Merano come centro di traffici, Bronzolo diverrà il porto unico di Bolzano, anche perchè la mutevole barra fluviale, costituita dai depositi dell’Isarco alla confluenza con l’Adige, rendeva sempre difficile il passaggio dei natanti da e per Terlano.
Bronzolo si presenta ancor oggi come un tipico porto destinato principalmente a zattere, costituito da un grande piano inclinato lungo circa un centinaio di metri rivestito di grandi lastroni di pietra; molto probabilmente è l’unico con questa tipologia conservatosi sul versante alpino meridionale. Le zattere venivano costruite nella parte più a monte, messe poi in acqua e portate sino alla scalinata del depoisto merci (la dogana), ove vi si caricavano le mercanzie.
Prima della costruzione nell’Ottocento dell’attuale dogana, le merci destinate all’imbarco venivano custodite in capanni o grandi tettoie a tre navate. La navata centrale era destinata al passaggio dei carri, che potevano scaricare le merci sia a destra che a sinistra, uscendo poi direttamente, senza dover far marcia indietro, manovra alquanto laboriosa specie con grandi carriaggi. Il pianoterra dell’attuale dogana disponeva di due portoni simmetrici (uno murato solo pochi anni fa) che consentivano il passaggio attraverso tutto l’edificio e lo scarico delle mercanizie da ambo i lati. Anche il magazzino merci di Egna (la “Ballhaus” = casa delle balle), oggi trasformata in Biblioteca Comunale, presenta una forma allungata con due grandi portoni che in origine avevano lo stesso scopo di razionalizzare le operazioni. Sulle antiche stampe di Trento la dogana, situata tra la Torre Verde e il Castello del Buonconsiglio ha la stressa forma. Questa tipologia dei depositi e locali per il condizionamento delle merci si conserverà quasi ovunque in Europa sino alla disparizione della trazione animale, nei primi decenni del XX secolo. Una delle particolarità della navigazione atesina era costituita dal monopolio ufficiale degli zattieri di Sacco (presso Rovereto) per il trasporto su zattere delle merci “in discesa”. Le merci “in salita” viaggiavano invece su imbarcazioni lunghe dai 12 ai 20 m, tirate da cavalli o buoi. Queste navi non avevano però il diritto di trasportare merci “in discesa”, salvo casi eccezionali come, per esempio, una momentanea scarsità di tronchi per costruire le zattere.
Dopo un’ultima fiorente stagione di commerci e del trasporto fluviale nel XVIII° secolo, le guerre napoleniche e la fine delle Repubblica di Venezia portarono a un rapido declino della navigazione atesina. La costruzione della ferrovia Verona-Bolzano nel 1859, segnò praticamente la fine del trasporto per via d’acqua, ridotto alle “merci povere” per i burchi ed alla esportazione del legname per le zattere, che occasionalmente imbarcavano anche passeggeri. L’ultima zattera partirà da Bronzolo nel 1923. Dopo la Prima Guerra Mondiale iniziò la costruzione degli sbarramente idroelettrici che resero definitivamente impossibile la navigazione di cui, salvo rari saggi storici, si perse financo la memoria. In provincia di Bolzano si registrò un risveglio di interesse a partire dal 1988 con la produzione del film “Al tempo dei radaroli”. (“radaroli” dal latino rates - per zattere - era la desingazione degli zattieri a Verona). Per la produzione del film, venne anche acquistato, nel corso inferiore dell’Adige uno storico burchio di 14 m, restaurato ed attrezzato per la navigazione ippotrainata. L’imbarcazione, per il momento ancora sullo scalo, dovrebbe presto iniziare la sua vita di nave-museo. Nel 1993 si costituì l’associazione “Porto Fluviale” che provvide al recupero dell’ultimo traghetto per persone in funzione sull’Adige a Cornaiano, affondato nel 1991. Il relitto è stato conservato come reperto storico.
Contemporaneamente l’Associazione iniziò una campanga di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per l’antico porto minacciato sia dai lavori di costruzione del nuovo ponte sull’Adige fra Bronzolo e Vadena, che dal progettato ampliamento della strada sull’argine che ne prevedeva l’interramento. Il pericolo è stato ad oggi scongiurato e il porto è divenuto un importante momumento di storia industriale.

 

 

 

 

 

 
   

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