A. WEGER
LIBRERIA BRESSANONE

via Torre Bianca, 5
39042 Bressanone BZ
Tel. +39 0472 836164
Fax. +39 0472 801189
info@weger.net

 
 
 
BIOARCHITETTURA
 

Numero 44 di agosto-settembre 2005

Ecological city
Ch.F. Hendriks, C.A.J. Duijvestein

Il programma di ricerca che prende il nome di “Ecological City” è stato sviluppato presso l’Università Tecnologica di Delft dal Dioc-Dgo (Delft Interfaculty Research Centre – Sustainably Built Environments), uno dei luoghi europei ove la ricerca su queste problematiche è particolarmente progredita e che dal 1997 lavora su proposte pratiche, innovative finalizzate alla realizzazione di un ambiente sostenibile. Gli obiettivi sono ambiziosi: si mira ad un fattore di incremento 20 nell’efficienza ambientale delle città, il che equivale ad una riduzione del 95% dell’attuale impatto ambientale. Di seguito vengono illustrate dieci versioni complementari (qualche volta persino contraddittorie) di città ecologiche. Queste dieci ipotesi da un lato evidenziano che il “fattore 20” è ancora un sogno non realizzato, dall’altro lato pongono con chiarezza il quesito di come si riesca, quali siano le strategie da adottare per rendere una città più vivibile attraverso e nonostante un fattore 20. Aspetti centrali in una città ecologica non sono solo l’aumento nell’efficienza ambientale, ma anche la qualità complessiva della città e il ruolo giocato dagli abitanti. La ricerca Ecological City ha concentrato perciò la propria attenzione anche sugli aspetti sociali e sulla qualità spaziale di edifici e ambienti. Le valutazioni di seguito espresse sono da intendersi come elementi di riflessione e inspirazione per quanti risultano coinvolti nella pianificazione urbana, inclusi quindi autorità locali, urbanisti, architetti, imprenditori e – non ultimi – gli utenti. Il termine “sostenibile” è entrato in uso fin dal rapporto della Commissione Brundtland nel 1987, ove lo sviluppo sostenibile viene definito come l’attuazione di strategie che consentono di soddisfare le necessità attuali sfruttando in maniera equilibrata le risorse ambientali, senza compromettere i bisogni delle generazioni future. Ma “Duurzaam”, il vocabolo olandese che sta per “sostenibile”, possiede anche sfumature di significato riferibili a “durevole”, che fanno riferimento alla correttezza progettuale e dell’esecuzione, alla sicurezza e all’affidabilità nel tempo. La ricerca Ecological City sviluppa quindi in via prioritaria l’idea di sostenibilità, senza perdere di vista il fatto che l’edificio – per essere sostenibile – deve chiaramente anche essere “durevole”. Questo testo, che è il condensato della ricerca, può essere assunto come una sorta di guida che accompagna il fruitore o il decisore mentre idealmente attraversa alcune visioni di città, dalla “liveable city” alla “water city”, nessuna delle quali si pone come assoluta città ecologica, ma tutte insieme offrono un range variegato di visioni e proposte da integrare e modulare secondo le circostanze.
“Se la strada verso la sostenibilità è lunga e gli obiettivi incerti e lontani, diventa importante guardare ai piccoli progetti urbani. Essi non solo possono rappresentare piccoli passi verso la sostenibilità, ma posseggono anche un loro proprio significato. E così viaggiare, diventa significativo”. (Sybrand Tjallingii)

La città esistente
Il rinnovamento delle aree urbane esistenti sarà il compito più importante della Construction Industry nelle prossime decadi. Tra il 1945 e il 1970 nei Paesi Bassi sono stati edificati su grande scala una serie di quartieri residenziali costituiti per lo più da edifici di appartamenti economici e piccole abitazioni unifamiliari. In un primo momento gli olandesi hanno apprezzato le opportunità offerte da queste abitazioni: servizi igienici, luce, pulizia, parcheggi, ordine, tranquillità. Ma successivamente i livelli di gradimento sono precipitati: le abitazioni sono state percepite come troppo piccole e prive di aree verdi, il quartiere è stato ritenuto tetro e inospitale. Sotto il profilo socio-economico questi interventi sono divenuti “sobborghi deboli” che funzionano come aree residenziali per lavoratori a salario minimo. Qui la disoccupazione è relativamente alta, ma soprattutto si tratta di ambienti che provocano senso di anonimato, insicurezza, sradicamento, in cui fatica a tessersi una stabile struttura sociale: appena la situazione lo consente, gli inquilini abbandonano questi luoghi lasciando il posto a strati sociali più diseredati in una spirale discendente sempre più accelerata.
Il risanamento di queste aree suburbane sarà perciò un compito chiave nel prossimo futuro. Ora il rinnovamento urbano e la ristrutturazione abitativa sono raggiungibili attraverso una varietà di scelte: in qualche caso sono sufficienti il consolidamento delle strutture o interventi “cosmetici” quali una ritintura delle facciate che metta in evidenza alcuni elementi e ponga in relazione il singolo con l’insieme. In altre situazioni è necessario ricorrere all’estremo opposto, demolendo completamente i vecchi quartieri e costruendo nuove case. Secondo le ricerche dell’Ecological City l’essenza della riqualificazione risiede nel cambiare le relazioni tra abitanti e ambiente urbano per cui le misure semplicemente “cosmetiche” potrebbero risultare sbagliate in quanto non risolvono i problemi fondamentali. Ma neppure una demolizione a grande scala, sostituita da nuovi quartieri, può essere considerata una buona strategia, almeno tutte le volte che è possibile portare l’esistente a livelli accettabili. Si tratta di una scelta positiva sotto il profilo ambientale che possiede anche valenze sociali in quanto consente di recuperare un pezzo di città al quale in qualche maniera gli abitanti sono abituati e legati. Ecological City ha tradotto questo approccio in una serie di proposte per la ristrutturazione del quartiere Poptahof a Delft, realizzato negli anni ’60 come risposta al disgregamento sociale dell’anteguerra. Ironia della sorte, quarant’anni dopo il quartiere necessita un ripensamento proprio a causa della disgregazione sociale nella quale versano i suoi abitanti.

Spazi comuni e spazi vivibili
Come sempre, molti dei problemi del Paptahof sono connessi alla bassa posizione socioeconomica degli abitanti del quartiere, ma l’organizzazione degli appartamenti e dello spazio pubblico contribuiscono in parte notevole a questi problemi. Abitazioni troppo piccole determinano spazi poco vivibili, ai quali si aggiunge l’assoluta mancanza di spazi comuni. Gli ambienti pubblici o semipubblici infatti sono quasi sempre pensati come ambiti di passaggio (gallerie, scale, corridoi) e non come aree accoglienti nelle quali scambiare due chiacchiere con i vicini. Lo stesso discorso vale per gli spazi aperti, completamente occupati dai parcheggi. La combinazione di edifici di grandi dimensioni e l’assoluta mancanza di interazione sociale, hanno trasformato il Poptahof in un sobborgo anonimo con inquinamento, insicurezza e condizioni di vita impossibili. L’ipotesi studiata da Ecological City si è concentrata sulla individuazione di territori. Per territorio si intendono aree che funzionano come unità spaziali destinate ai residenti che grazie ad esse percepiscono il tutto come il “loro” quartiere; aree che non costituiscono solo semplici luoghi di attraversamento ma ambienti piacevoli per le persone che vi abitano. L’idea guida è stata quella di offrire spazi nei quali i residenti non si sentano costretti ma che percepiscano come creati a loro dimensione. Visitatori e persone di passaggio non sono esclusi, tutti devono sentirsi benvenuti nel quartiere. Per il Poptahof sono state pensate tre diverse tipologie di territorio: la striscia, i cortili piccoli e i cortili grandi. Si tratta naturalmente di schematizzazioni di progetto e di comunicazione, da adattare alle situazioni.

La striscia
La striscia è un’area verde pedonale, collocata in posizione centrale e attrezzata con strutture comuni. Grazie alla sua posizione centrale, al divieto di accesso alle automobili e alle attrezzature, la striscia diviene quasi spontaneamente luogo di incontro per gli abitanti. Questo crea coesione sociale tra i residenti e la coesione a sua volta porta a combattere l’inquinamento ambientale e acustico e l’insicurezza sociale. La striscia contiene ad esempio campi da gioco, garage, luoghi di culto, aree per il barbecue, piste di pattinaggio e aree verdi con giochi d’acqua. La configurazione esatta della striscia va definita in accordo con i residenti.

Piccoli cortili
Nel Poptahof le abitazioni unifamiliari e gli edifici bassi (fino a cinque piani) costituiscono gruppi ben riconoscibili. I loro portoni d’accesso si aprono su di uno spazio comune al quale si fa riferimento nel progetto con il nome di “cortile”. Il cortile ha confini ben definiti e recinzioni che danno l’impressione di entrare in un’area ben controllata. Ogni cortile potrebbe essere riorganizzato secondo i desideri dei residenti, possono ad esempio ospitare un piccolo parco giochi o un orto, comunque uno spazio riconoscibile nel quale potersi identificare.

Grandi cortili
Gli edifici residenziali alti sono totalmente differenti dagli edifici di dimensioni minori. Ciò avviene perché ogni edificio ha già un proprio cortile con ingressi e confini ben definiti. Si è pensato quindi di utilizzare l’acqua, ora presente solo nella parte centrale del quartiere, per disegnare confini naturali fra i cortili dei diversi edifici. Al fine di renderne più piacevoli gli immediati dintorni, le automobili non dovranno essere parcheggiate in prossimità degli ingressi. Gli appartamenti sono stati analizzati allo stesso modo e quindi sono state avanzate proposte tese a migliorarne la qualità di vita. Punto di partenza è un ascensore supplementare, più grande e più confortevole di quello attuale. Poi si è proceduto a riorganizzare gli spazi in maniera da renderli più ampi e con balconi spaziosi e ben esposti. I portoni verranno ampliati in più punti ricavandovi spazi ricreativi e di incontro. Si assisterà nel contempo ad un rinnovo sostanziale nel design delle facciate: rimarrà ben poco dell’attuale aspetto monotono e anonimo. I lavori sono in corso e dimostreranno che, piuttosto di ricorrere a demolizione e ricostruzione, una ristrutturazione attenta, policentrica e sostenibile è in grado di migliorare sostanzialmente la qualità ambientale e la vivibilità dell’edilizia esistente.


La città vivibile
“Puoi contare i mattoni, non la vivibilità”. Sulla scorta di quanto detto fin qui, sembrerebbe che sostenibilità e vivibilità procedano di pari passo. Entrambe rappresentano caratteristiche ambite nella progettazione di ambienti umani, ma non sono sempre facilmente conciliabili. La concezione di un quartiere sostenibile guarderà anche alla vivibilità per le generazioni future, cosa che diventa potenziale fonte di conflitto poiché ciò che è considerato vivibile oggi potrebbe non esserlo in futuro. Proprio partendo da questa contraddizione, Ecological City ha tratto inspirazione da due esempi pratici: il villaggio di Ruigoord nei pressi di Amsterdam e la città di Curitiba in Brasile.

Caratteristiche di Ruigoord
Il villaggio di Ruigoord, situato nell’area di Houtrak ad Amsterdam, ha visto sin dagli anni ’50 la sua sopravvivenza minacciata dall’espansione del porto di Amsterdam. Quando nel 1973 la crisi petrolifera arrestò lo sviluppo del porto, la maggior parte degli abitanti di Ruigoord si era già trasferita altrove e parte del villaggio era stata ricoperta completamente da uno strato di sabbia alta un metro. Fu quasi per caso che un gruppo di artisti si accampò nel villaggio ormai vuoto trasformando Ruigoord in un centro culturale. Successivamente è stato reintrodotto il piano di ampliamento del porto di Amsterdam, con la prevista demolizione di Ruigoord, ma le insistenti proteste dei residenti hanno portato, come compromesso, a proporre la realizzazione di un nuovo villaggio ecologico-culturale nei pressi di Almere. Nel 1999 il gruppo di ricerca di Ecological City decise di realizzare un sondaggio sul grado di vivibilità di Ruigoord. Si ci aspettava che l’apprezzamento dei residenti per l’ambiente sociale, edificato e naturale non si sarebbe rivelato molto alto: a quel tempo la più parte delle abitazioni non erano né spaziose né comode, le condizioni economiche erano generalmente incerte e la sicurezza sociale del villaggio era molto più bassa rispetto ad altri sobborghi. I risultati tuttavia furono sorprendenti: il punteggio di 7.6 su una scala di otto punti indicava la vivibilità di Ruigoord. Nelle interviste agli abitanti di Ruigoord, divenne subito chiaro ciò che rendeva questo villaggio così attraente. Una delle più importanti caratteristiche di Ruigoord consisteva nell’avere “libertà di agire e di essere”, libertà dovuta all’atteggiamento progressivo determinatosi a Ruigoord, dal modo di vivere e dall’adattabilità dell’ambiente fisico. Profondamente apprezzata poi era la multifunzionalità del villaggio: era possibile infatti essere a contatto con la natura, giocare e lavorare nello stesso luogo in cui si viveva. Le abitazioni potevano essere modificate, adattate o convertite in base alle esigenze e ai punti di vista di ciascuno pur conservando le desiderate caratteristiche di riservatezza. Da notare: tali caratteristiche non erano frutto di un progetto ma era stata piuttosto la comunità a svilupparle nel villaggio. L’obiettivo quindi è diventato quello di ricreare un analogo alto gradimento in un luogo diverso, ovvero studiare il possibile trasferimento del “concetto Ruigoord”.


Fonte di inspirazione: Curitiba
Curitiba è una città di 1.6 milioni di abitanti nel sud del Brasile. In essa si è riusciti a realizzare un’interessante sintesi tra interessi ambientali e interessi socio-economici. L’esempio più noto riguarda il sistema del trasporto pubblico collegato col riciclaggio dell’immondizia. Il trasporto pubblico merita un approfondimento: le corsie degli autobus corrono lungo i perimetri degli edifici residenziali più consistenti per cui le destinazioni sono nella maggior parte dei casi vicine alla fermata dell’autobus, favorendo così l’utilizzo del trasporto pubblico. Questo ha dato luogo ad una città con strade relativamente libere dalle automobili anche durante le ore di punta. Inoltre, il costo dei biglietti dell’autobus è molto conveniente e anche la popolazione meno abbiente può permettersi il trasporto pubblico. Per quanto concerne l’immondizia, i residenti ricevono una borsa di riso, patate e verdura o biglietti dell’autobus in cambio di quattro borse dell’immondizia consegnate in municipio. Questa iniziativa garantisce cibo anche agli strati più poveri della popolazione e, contemporaneamente, strade più pulite. Questi e altri progetti (un Centro di gestione ambientale, una fabbrica per il riciclaggio della spazzatura, l’Università dell’ambiente) hanno alla base il rispetto per i cittadini e l’ambizione di risolvere problemi chiave. Il municipio coinvolge in prima persona i cittadini che così si assumono la loro parte di responsabilità nella tutela dell’ambiente in cui vivono e l’orgoglio di aver dato il loro contributo.


Orientamenti per uno sviluppo urbano vivibile e sostenibile
Ruigoord e Curitiba sono state fonti di inspirazione rispetto all’obiettivo di conciliare vivibilità e sostenibilità. Basandosi su questi esempi Ecological City ha elaborato una serie di orientamenti, di cui si riportano i più significativi.
• L’ambiente fisico facilita la coesione sociale e l’incontro.
Nel villaggio di Ruigoord sono stati via via progettati e realizzati luoghi semi-pubblici collocati tra la strada e gli spazi privati. Un vicolo cieco, un terreno di gioco, uno spiazzo incolto, ecc. sono stati trasformati in luoghi di incontro per riunioni informali tra residenti. Si tratta di una tipologia spaziale completamente assente nei quartieri residenziali realizzati nel secondo dopoguerra, in cui prevalgono spazi senza nome e senza destinazione. Invece luoghi di incontro informali rappresentano una chiave importante per i futuri sviluppi del quartiere.
• La qualità del quartiere è un concetto soggettivo.
Come dimostra Ruigoord, ciò che realmente conta in un quartiere è l’apprezzamento dei residenti e degli utenti. Tutto il resto, ogni altro aspetto formale o funzionale, riveste importanza molto minore.
• L’attenzione al cittadino comincia alla piccola scala.
Progettare un quartiere vivibile e sostenibile significa innanzitutto creare un ambiente piacevole per i residenti e, come insegna il caso Curitiba, l’incontro tra persone è favorito da ambienti e dimensioni a piccola scala. Sul piano concreto questo si realizza attraverso una selezione dei materiali utilizzati, livelli contenuti di traffico, accorgimenti quali il riciclo delle acque, il risparmio di energia, la tutela delle biodiversità. Ma il dialogo resta requisito indispensabile per uno sviluppo sostenibile, anche perché il dialogo e l’incontro tra cittadini possono dare vita a nuovi strumenti nel campo della vivibilità e della sostenibilità.

La città che partecipa
Realizzare una città sostenibile, secondo molti tecnici, sembrerebbe limitarsi al perfezionamento di un certo numero di misure quantitative. Questo è vero in alcuni casi, quali l’applicazione di materiali e l’utilizzo di fonti energetiche sostenibili. Ma si sta facendo strada una consapevolezza crescente che molte misure sostenibili assumono un senso solo se i residenti modificano di conseguenza i loro comportamenti. Ad esempio, i residenti dovrebbero frenarsi dall’usare cloruri o lavare le proprie macchine in luoghi non a questo adibiti, al fine di mantenere pura la maggiore quantità d’acqua possibile. Si tratta di una questione non facile, che richiede un definitivo cambio di abitudini. Ma siccome la correttezza comportamentale non è imponibile, diventano necessari incontri con i residenti già nella primissima fase di progettazione, in cui si presentano i diversi scenari e le misure da adottare. Troppo spesso i residenti tendono ad essere dimenticati o consultati solo nelle fasi conclusive, allorché tutte le decisioni importanti sono state prese, mentre meritano invece attenzioni speciali. La partecipazione non è improvvisabile e deve in ogni caso essere preceduta da momenti di indagine formale durante i quali vengono prese in considerazione tutte le rimostranze. Deve comunque essere mantenuta costante consapevolezza dell’obiettivo principale della partecipazione: impegnare attivamente tutte le parti interessate affinché si sentano responsabili del processo di rinnovamento. Alla definizione del progetto non parteciperanno solo i residenti, ma si uniranno ai dibattiti anche esponenti di organizzazioni pubbliche e private.
Il metodo di massimizzazione ambientale
Nell’ambito del rinnovamento urbano del quartiere Paptahof, Ecological City decise quindi di organizzare molti laboratori. Un gruppo di tali partecipanti applicò il Metodo di Massimizzazione Ambientale, che consiste nell’introdurre sistematicamente nel processo di pianificazione sempre nuovi temi (quali traffico, acqua, energia, rifiuti, ma anche ambiente o edilizia sovvenzionata). Al primo incontro, i partecipanti delinearono la situazione ideale più sostenibile per ognuno dei temi menzionati (ad esempio, per quel che riguardava l’argomento energia venne suggerito di isolare meglio gli edifici stretti e alti, coprire i parcheggi a contatto con gli appartamenti, collocare pannelli solari sul tetto). Un secondo incontro servì ad integrare fra loro richieste e desideri, per ogni tema affrontato in uno schema progettuale. Questo schema mostrò che la maggior parte dei partecipanti desiderava un quartiere libero dalle automobili, con ampi spazi per ciclisti e pedoni, verde e acqua. Ora le automobili vengono parcheggiate nelle torri-parcheggio collocate all’estremità dei diversi sobborghi e l’energia è in buona parte generata da pannelli fotovoltaici integrati nelle facciate e nei tetti. Ma il vero risultato di questi laboratori è che i partecipanti hanno assunto una posizione più positiva nei confronti delle opportunità ambientali aperte dal processo di ristrutturazione.


La partecipazione di bambini
Permanevano tuttavia sacche di incomprensione tra le necessità e i desideri dei residenti di Poptahof, in particolare tra i residenti immigrati. Questo spinse Ecological City ad organizzare un laboratorio con i bambini. Un quarto dei residenti di Poptahof sono bambini sotto i dodici anni e quindi rappresentano un gruppo importante, ma coinvolgere i bambini nel progetto è anche un buon modo per riuscire a coinvolgere gli adulti. I bambini si dimostrano degli esperti quando gli venne chiesto di sperimentare la qualità e gli utilizzi di Paptahof.
I bambini furono coinvolti in maniera particolare sul tema dell’acqua. Il Paptahof ha un numero di specchi d’acqua notevolmente inquinati. Dal momento che il progetto di rinnovamento include anche il sistema dell’acqua, si è deciso di scoprire, proprio attraverso i bambini, i desideri e le necessità legate all’acqua di tutti i residenti. La prima fase del laboratorio ha richiesto che i bambini intervistassero i loro genitori. I bambini avrebbero potuto porre domande tipo: Cosa pensi dell’acqua a Poptahof? Dove vanno le acque di scarico di bagno e cucina? Hai qualche idea divertente per l’acqua del Poptahof? Risultò chiaro dalle interviste che l’acqua del quartiere era ora percepita come qualcosa di “brutto e sporco” ma che avrebbero desiderato acque pulite, in modo particolare nella parte centrale di Poptahof. Furono molte inoltre le richieste di luoghi di gioco e di ristoro in prossimità degli specchi d’acqua. Ad eccezione di una sola persona, nessuno degli intervistati conosceva il percorso dell’acqua dopo l’utilizzo; sembrava anzi che proprio nessuno si fosse posto questo problema. La seconda fase della partecipazione dei bambini fu la creazione di un laboratorio – sempre sul tema acqua – organizzato sempre a Poptahof, nella moschea Sultano Ahmet. I bambini furono divisi in gruppi di lavoro, ad ognuno dei quali venne affidato un tema diverso (ad esempio “acqua e gioco”, “acqua e natura”, “acqua e sport”). Alla fine del laboratorio una giuria mista nominò idea vincente il “safari d’acqua”, assicurando che essa sarebbe stata inclusa nel processo di pianificazione. Coinvolgere i bambini nel processo di rinnovamento urbano è divertente e istruttivo. A Curitiba una generalizzata consapevolezza ambientale è stata raggiunta proprio grazie al coinvolgimento e all’istruzione dei bambini. A tale proposito, il Ministro dell’Ambiente brasiliano ha affermato: «Grazie all’istruzione, abbiamo un ispettore ambientale in ogni famiglia».

La città compatta
Di pari passo alla prosperità, va crescendo anche il bisogno di maggiori spazi da destinare ad abitazioni, luoghi di lavoro, infrastrutture, divertimenti, sport, acqua e natura. Nel V Documento Nazionale sulla Pianificazione Spaziale (Vijfde Nota over de Ruimtelijke Ordening) la mappa dei Paesi Bassi è stata punteggiata con colori diversi: le aree naturali evidenziate con un contorno verde, le aree edificate con un contorno rosso. Ogni espansione è consentita ai Comuni solo all’interno del contorno rosso e questo significa che il bisogno crescente di nuovi spazi, abitativi e lavorativi, deve rientrare – tutte le volte che è possibile – all’interno di aree già coinvolte dall’edificazione. In una città compatta, funzioni quali vivere, lavorare, divertirsi sono mescolate tra loro e concentrate in uno spazio ben definito. Gli effetti positivi della densificazione urbana sono:
• uso economico dello spazio;
• preservazione di aree verdi al di fuori della città;
• controllo della mobilità;
• impedimento che i problemi ambientali coinvolgano in larga misura anche le aree rurali.
Ma la città compatta presenta anche numerosi svantaggi:
• aumento della congestione urbana;
• concentrazione dell’inquinamento;
• eccessiva pressione sulle aree verdi cittadine.
Potrebbe apparire che vivere immersi nella natura sia più ecologico rispetto a vivere in aree densamente abitate; Ecologica City si è concentrata sulla ricerca di soluzioni che annullassero questo che è considerato il grande paradosso della città compatta. è possibile, infatti, affrontare il problema della “densità” in maniera sostenibile, mantenendo alta la qualità della vita e assicurando vivibilità ad ogni quartiere. In altre parole: è possibile vivere in un quartiere bello e ricco di verde anche in mezzo ad una città caotica.
Densità urbana sostenibile a Hague
Hague – come, del resto, la maggior parte delle città dei Paesi Bassi – presenta un centro storico circondato da sobborghi costruiti in periodi diversi. La struttura urbana è diversa in ognuno di questi quartieri. L’assunto di base di questo progetto di ricerca si fonda sull’idea che le caratteristiche funzionali e spaziali di un sobborgo contribuiscano in maniera determinante alla densità urbana potenziale.


Rustenburg-Oostbroek
Il quartiere di Rustenburg-Oostbraek ad Hague, realizzato negli anni ’30, è caratterizzato da ampi viali verdi ed edifici di grandi volumetrie. La “densificazione” qui è facilmente realizzabile anche se il rapporto tra le altezze del costruito e l’ampiezza dei viali non è ottimale; gli edifici attuali risultano infatti troppo bassi rispetto alla larghezza ed alla lunghezza delle strade. Se si elevassero i volumi in maniera non omogenea di uno o più piani, il profilo risulterebbe più forte e migliorerebbe l’aspetto dei viali alberati.


Leyenburg
Nel quartiere Leyenburg, insieme di aree residenziali realizzate negli anni ’50, ’60, ’70 e ’80, esiste un parco “nascosto” dietro all’ospedale con adiacente un ampio parcheggio. Creando un piano interrato da destinare al parcheggio, l’area di superficie potrebbe essere liberata e utilizzata per espandere il parco, che in questo modo servirebbe l’intero quartiere. Il nuovo parco offrirebbe poi spazio sufficiente per realizzare un certo numero di ville urbane e un giardino d’acqua, incantevole area residenziale immersa nel verde, nel bel mezzo della città. Così densificazione urbana sostenibile non significa necessariamente “costruire più case possibile” ma fondamentalmente tendere al miglioramento della qualità dell’ambiente urbano.

Edifici compatti lungo le autostrade
è inevitabile che i residenti di una città compatta abbiano maggiori problemi legati al traffico rispetto ai residenti di un sobborgo. Nei Paesi Bassi si cerca di ridurre l’inquinamento acustico causato dal traffico veicolare creando ampi spazi vuoti ai lati delle autostrade: ad esempio gli edifici considerati “sensibili”, quali scuole e abitazioni, devono trovarsi ad una distanza di almeno seicento metri dalle autostrade a sei corsie. Purtroppo, però le aree edificabili scarseggiano e la città cresce.
La ricerca Ecological City ha esaminato le potenzialità delle abitazioni in zone dove l’inquinamento acustico è maggiore, ad esempio in prossimità delle autostrade. Naturalmente, sono già state prese molte misure per combattere i fastidi causati dal rumore, ma va sottolineare che le barriere al rumore funzionano bene solo per edifici alti all’incirca sei metri, oltre i quali il problema del rumore persiste.
Un’idea sarebbe di utilizzare l’edificio stesso come barriera. Questo però richiederebbe una facciata insonorizzata sul lato che affaccia verso la strada, realizzata come un blocco continuo e privo di bucature che annullerebbero la protezione dal rumore. Del resto è meglio evitare ventilazione naturale dal lato dell’autostrada, dove la qualità dell’aria è molto bassa, e dotare le abitazioni di bucature solo sul lato opposto, dove potrebbe essere prevista la realizzazione di aree verdi piacevoli e silenziose.

Natura in città
L’attenzione e il bisogno di natura in città sta aumentando. C’è infatti una consapevolezza crescente che città non significa necessariamente luogo opposto a natura. Al contrario, il fatto che nella maggior parte dei casi il clima delle città è più caldo di uno-tre gradi rispetto all’ambiente naturale, rappresenta una grande attrazione per un considerevole numero di piante e animali. E creare le condizioni ideali per la vita di piante e animali in città garantisce ambienti più piacevoli e vivibili. Nella città compatta sono molte le opportunità anche per questo aspetto: per esempio tetti-giardino, tetti verdi, giardini sospesi. Quando si parla di natura in città, un intero mondo può aprirsi sui tetti della città.

La città leggera
Nello sviluppo urbano c’è un tempo per arrivare, e un tempo per partire – l’arte di essere un buon ospite consiste nel partire senza lasciare tracce – (Jòn Kristinsson). Lo Sviluppo urbano leggero, anche chiamato Sviluppo urbano informale, è così chiamato perché gli interventi previsti sono tutti marginali o non-permanenti. La sua natura provvisoria, infatti, ne rappresenta la caratteristica più importante. Jón Kristinsson, uno dei padri fondatori del concetto di Sviluppo urbano leggero, pensa che le nuove generazioni non dovrebbero costruire volumi massicci la cui utilità sarà discutibile in futuro, bensì edifici provvisori che possano essere rimossi senza lasciare traccia.
La città leggera sembra essere l’opposto di quella compatta, ma in realtà è vero il contrario. è molto probabile infatti che edifici mobili o leggeri trovino spazio nella città compatta in luoghi non utilizzati (anche solo temporaneamente) o non adatti ad usi convenzionali. Questo tipo di edificio leggero utilizza le installazioni già presenti (ad esempio l’elettricità) o, in mancanza di queste, sono autosufficienti. Lo sviluppo urbano leggero contribuisce così ad un’ulteriore densificazione della città compatta.

Proposte di progetto per TU-Sud
La ricerca Ecological City si è proposta di studiare alcune idee dello Sviluppo urbano leggero, concentrandosi in modo particolare sulle potenzialità spaziali e sociali di una città leggera oltre ai suoi aspetti ambientali. Questo approccio è stato applicato in un’area a sud di Delft (l’area di studio TU-Sud). L’area, piuttosto ingombra, è dominata dall’Università di Tecnologia di Delft e confina con l’autostrada A13, ma c’è ancora molto spazio in cui creare le basi per uno sviluppo sostenibile.
Nel programma di sviluppo urbano dall’“alfa all’omega”, è stato presentato un caleidoscopio di abitazioni per TU-Sud che varia da case biodegradabili ad abitazioni smontabili ad alta tecnologia, da case-carovana a case-galleggianti. Sono stati accuratamente evitati tutti gli interventi irreversibili o troppo costosi. Il luogo non era predisposto ad essere urbanizzato e, quindi, non aveva né rete fognaria né elettricità. La pavimentazione stradale è stata ridotta al minimo. Le abitazioni hanno struttura auto-portante, sono interamente realizzate con elementi prefabbricati e sono autosufficienti per acqua, energia e riscaldamento.

Lo sviluppo urbano leggero nel rispetto dell’ambiente
Al contrario della maggior parte dei piani di sviluppo urbano, qui non è la quantità ma la qualità del luogo ad essere preso come linea guida dello studio. Una volta stabilita la “capacità di assorbimento” del luogo è possibile determinare quali sono gli spazi disponibili per abitazioni e attrezzature. Le strutture ecologiche già esistenti vengono rispettate il più possibile.

Sviluppo urbano leggero e stile di vita leggero
Lo Sviluppo urbano leggero rispetta i valori ambientali del luogo, creando allo stesso tempo numerosi spazi ricreativi che rendono più interessante e più piacevole l’ambiente in cui si vive. Questi spazi incoraggiano la coesione sociale che, tra l’altro, viene incentivata anche grazie ai principi di autosufficienza e autogestione previsti dal piano di sviluppo urbano leggero. Si può imparare molto sull’argomento osservando i tanti piani di sviluppo urbano leggero applicati nei Paesi Bassi o, ancora di più, parlando con i residenti delle case galleggianti che se ne dichiarano estremamente soddisfatti. Coloro che desiderano una casa più grande non devono fare altro che aggiungere elementi di dimensioni maggiori, senza bisogno di spostarsi o cambiare vicinato. Non c’è alcun bisogno di progettare in anticipo la struttura sociale, essa cresce gradualmente e in maniera spontanea. Nel piano di sviluppo urbano per TU-Sud, inoltre, sono state previste delle “macchie bianche”, ovvero dei vuoti che rispondono alla flessibilità voluta.


La città in equilibrio
Il rapido avanzamento dell’urbanizzazione sta modificando il paesaggio olandese. Ad esempio i pascoli di torba di Randstad (agglomerazione urbana dell’Olanda Occidentale) stanno lentamente scomparendo sotto uno strato di sabbia che sta letteralmente “rotolando fuori” dalla città che avanza. Nessuna considerazione è riservata ad una vegetazione unica al mondo, caratterizzata da brughiere torbose. Un’opportunità mancata, poiché proteggere e usare le qualità ambientali di un luogo anche includendole nella realizzazione di nuove aree residenziali crea ambienti unici e molto più sostenibili.
Come precedentemente accennato, nel recente Quinto Documento Nazionale sulla Pianificazione Spaziale, la mappa dei Paesi Bassi è stata punteggiata con contorni rossi e verdi e l’urbanizzazione deve avere luogo all’interno dei contorni rossi. Le aree non colorate possono essere utilizzate solo in casi di dimostrata necessità.
In realtà i contorni sono abbastanza artificiali e danno l’impressione che i Paesi Bassi consistano di aree urbane o rurali ben definite, mentre in realtà sono molte le aree intermedie dove “rosso” e “verde” si intrecciano.
La ricerca Ecological City sta elaborando soluzioni sostenibili proprio per queste aree non colorate. Questo include di considerare più da vicino l’idea di “ambienti vivibili verdi”. Un ambiente vivibile verde è un’area residenziale (un sobborgo) in cui rosso e verde sono attentamente intrecciati. Un’area di questo tipo può essere utilizzata come collegamento verde tra due aree naturali esistenti, ma anche come confine verde di una città che si espande. In un laboratorio dell’Università di Tecnologia di Delft si decise di coinvolgere gli studenti nella creazione di un tale ambiente vivibile verde.

Rottezoom
Nella parte centrale di Randstad, non molto lontano da Hague e da Rotterdam, è stata ricreata una foresta (chiamata Bentwoud) che migliorerà notevolmente la vivibilità del quartiere. Le aree urbanizzate e molto estese hanno necessità di un bosco di dimensioni notevoli, basti pensare ad esempio a quanto i parigini amano il Bois de Boulogne.
Bentwoud rientra nell’area di espansione della città di Zoetermeer. Tra Zoelermeer e Bentwoud si trova Rottezoom, un’area non colorata sulla carta e nella quale può essere realizzato un collegamento verde tra Bentwoud e Rottemeren.

Laboratorio di Rottezoom
Gli studenti dell’Università di tecnologia di Delft sono stati chiamati a progettare un’area verde residenziale e autosufficiente per Rottezoom. L’area è stata divisa in tre zone. L’area vicino al confine con Zoetermeer si è sviluppata con una densità piuttosto intensa. Le nuove case costituiscono un confine marcato con Zoetermeer, in maniera da far lentamente integrare il nuovo con il vecchio. Verso il fiume Rotte, la densità del costruito decresce per creare un’area ricca di verde. Ne fanno parte tre zone con diverse pendenze: una zona cosiddetta “asciutta”, una zona “di transizione”, e una zona “bagnata”.
• zona 1: case a grappoli
La zona 1 è la più densamente edificata e sorge al confine con Zoetermeer. Essa è articolata in “grappoli” di dieci abitazioni, disposte attorno ad un’area centrale comune. Questo spazio può essere organizzato in base alle proposte e alle idee dei residenti. Le case sono tutte costruite secondo criteri di sostenibilità. Data la vicinanza dell’acqua, prevedere il riutilizzo e la purificazione delle acque è apparsa la scelta più naturale.
• zona 2: case su palafitta
In quest’area di transizione tra terra e acqua, le case sono montate su piattaforme con palafitte. Al di sotto dei pali la vegetazione rimane indisturbata. Ogni piattaforma ospita tre o quattro abitazioni. Ove possibile queste case sono autosufficienti per quanto riguarda l’approvvigionamento di energia; non sono connesse ad un sistema di fognatura (ma viene prevista la purificazione naturale delle acque), e sono interamente realizzate con materiali riciclabili e biodegradabili.
• zone 3: case singole
La zona 3 è un’area “bagnata” in cui le case sorgono su chiatte sistemate sull’acqua. Le abitazioni, quindi, sono accessibili solamente dall’acqua e vengono scelte da coloro che amano vivere immersi nella natura.
Zoetermeer mostra tutti gli approcci possibili nella realizzazione di un ambiente vivibile verde. C’è, infatti, tutta una serie di possibilità da considerare nelle aree in cui rosso e verde si intrecciano e, di conseguenza, bisogna:
• avvalersi di tutte le qualità ambientali e naturali del contesto;
• progettare edifici a bassa-densità, cercando di renderli quanto più possibile autosufficienti (preservando, allo stesso tempo, i valori naturali del luogo);
• integrare i luoghi in cui si vive, si lavora, si ci diverte;
• responsabilizzare i residenti nella gestione e manutenzione delle abitazioni;
• realizzare edifici sostenibili e leggeri.
E Zoetermeer può servire d’esempio e da indicazione anche in aree urbane nelle quali è difficile recuperare l’equilibrio fra “rosso” e “verde”.


La città di acqua
Il nostro utilizzo di acqua richiede necessariamente una drastica inversione di rotta. Per quel che riguarda i Paesi Bassi, una grande parte dei quali giace al di sotto del livello di mare, è nota la loro perenne battaglia contro l’acqua. Al fine di smaltire grandi quantità di acqua nel Mare del Nord e pulire gli emissari attraverso processi di fitodepurazione venne progettato un grande e ingegnoso sistema di canali che ha funzionato in maniera eccellente per molto tempo, ma che ora ha raggiunto i suoi limiti. Durante le piogge più abbondanti, infatti, i canali non riescono più a smaltire l’acqua causando gravi inconvenienti e allagamenti. Si rendono quindi necessari nuovi interventi che consentano di smaltire le quantità d’acqua in eccesso. Una delle cause è sicuramente il cambiamento climatico dovuto all’effetto serra, che negli ultimi anni hanno dato luogo a piogge molto abbondanti nei Paesi Bassi. Un’altra causa è sicuramente l’urbanizzazione e, di conseguenza la “pavimentazione” crescente che impedisce il naturale assorbimento dell’acqua da parte del terreno. E non è sufficiente istallare pompe di dimensioni maggiori; è necessario cambiare rotta.

Cambiare rotta
La soluzione è quindi un drastico cambio di rotta che passi dal vecchio concetto di “defluire e pulire” a quello di “trattenere e mantenere pulito”. L’acqua infatti può essere trattenuta in superficie attraverso stagni, canali, e laghetti da realizzare in città e/o come acqua di infiltrazione nel suolo. In breve dovrebbe essere dato più spazio all’acqua. La ricerca Ecological City ha elaborato tre progetti sostenibili dal titolo “città d’acqua” in tre diversi quartieri olandesi: De Bras a Ypenburg presso Hague, il quartiere Poptahof a Delft, Schalkwijk a Haarlem. I tre progetti hanno mirato principalmente a trattenere la maggior quantità possibile di acqua piovana pulita.
Schalkwijk
Schalkwijk è il quartiere più grande di Haarlem. Costruito negli anni sessanta, ora necessita di essere ripensato e rinnovato. La municipalità di Haarlem, dopo aver consultato i residenti di Schalkwijk, ha elaborato un schema di sviluppo urbano, concentrandosi in maniera particolare su problemi legati a traffico, acqua, vivibilità e verde. Il nuovo sistema idrico, tiene all’esterno delle aree urbane le acque provenienti dai fiumi inquinati e dai canali circostanti, mentre stagni e corsi d’acqua dei parchi urbani sono alimentati dalle acque piovane. Nell’area verde (chiamata “il giardino di Schalkwijk”), le acque piovane vengono filtrate e purificate naturalmente attraverso una serie di canneti per la fitodepurazione. Il risultato è un sistema idrico che offre molteplici vantaggi. Oltre ai naturali processi di purificazione delle acque, il giardino di Schalkwijk offre anche luoghi ameni e piacevoli immersi nel verde. Così gli abitanti di Schalkwijk potranno di nuovo nuotare nel loro stagno.


Poptahof
Un sistema idrico sostenibile è stato progettato anche per il quartiere Poptahof a Delft. Come per Schalkwijk, anche al Poptahof è stato previsto un sistema di smaltimento delle acque piovane. Il sistema è indipendente (auto-portante). L’acqua del Poptahof viene pompata lentamente attraverso il quartiere, mentre attraversa un’area abbastanza estesa di canne e giunchi di campo che ne assicurano la naturale purificazione. In quest’area, poi, vengono previsti spazi per il gioco e il tempo libero.


De Bras
Gran parte dei piani di sviluppo delle nuove aree residenziali del quartiere De Bras, presso Hague, hanno come tema comune l’acqua. L’intero quartiere è stato dotato di nuovi argini “ecologici” ai lati dei canali, realizzati in legno e pietra. Molte specie animali (come rane e libellule) sembrano preferire questi argini ecologici con il loro pendio leggermente inclinato, in parte paludoso e ricco di vegetazione, e li hanno scelti come habitat. I residenti di De Bras possono quindi sentirsi immersi nella natura a pochi metri dalle proprie abitazioni. Un ulteriore vantaggio degli argini ecologici è dato dalla loro vegetazione che contribuisce alla naturale purificazione dell’acqua. Una volta purificata quest’acqua può essere utilizzata dagli abitanti del quartiere per tutti gli usi domestici che non necessitano di acqua potabile.
Questa breve successione di esempi dimostra come può essere migliorata la qualità della vita all’interno della città e limitati i consumi di preziosa acqua potabile includendo il tema dell’acqua nei piani di rinnovamento di interi quartieri urbani.

La città in flusso
L’uso flessibile e sostenibile di energia non porta necessariamente ad un’edilizia più sostenibile. Finora ci siamo concentrati sulle possibilità di rinnovare una città o un quartiere in chiave ecologica. Così l’edificio sostenibile è stato presentato in relazione ad un contesto di ampie dimensioni (lo sviluppo urbano). Gli esempi fin qui riportati sono molto significativi poiché vincoli e limiti ai progetti sostenibili spesso derivano proprio dai piani di sviluppo urbano. è necessario, però, occuparsi ora della sostenibilità a piccola scala e per questo il capitolo che segue verrà dedicato al tema dell’abitazione. L’attività edilizia incide in maniera sostanziale sull’impatto ambientale totale olandese, causato in maniera particolare dai consumi di materie prime naturali e di energie non rinnovabili. Il 18 per cento del consumo totale di energia nei Paesi Bassi è impiegata per riscaldare o raffreddare gli edifici. In termini di sviluppo sostenibile, è importante che il consumo di materie prime ed energia non solo venga ridotto, ma ne venga anche previsto il riuso. E proprio a tal fine, la ricerca Ecological City ha sviluppato una serie di strategie di intervento.


Riuso
Il riutilizzo di componenti e materiali da costruzione contribuisce ad una notevole riduzione d’uso di materie prime e contemporaneamente riduce la produzione di rifiuti. Purtroppo però queste scelte non portano ad un beneficio ambientale molto alto, poiché dovrebbe essere applicato in grande scala per produrre effetti significativi. Attualmente purtroppo siamo ancora lontani, ma è necessario sottolineare l’importanza di assumere comportamenti corretti anche nella pratica edilizia.

Strategie di flusso di energia
Nell’ambito del progetto di ricerca l’architetto Duijvestein ha sviluppato una strategia articolata in tre fasi che mirano a ridurre i consumi di energia:
• limitare le perdite di energia;
• utilizzare risorse infinite;
• scegliere risorse limitate ambientalmente-amichevoli e utilizzarle efficientemente.
Limitare le perdite di energia
Il corretto isolamento di un edificio rappresenta un’alternativa di sicuro successo per limitare le perdite di energia. Va comunque sottolineato, però, che valori più alti di isolamento richiedono soluzioni strutturali più complesse e un impiego maggiore di materiali. Da un lato quindi vanno considerati gli effetti benefici sull’ambiente per la riduzione del consumo di energia, dall’altro gli effetti negativi dovuti all’impiego di materiale addizionale. Anche un sistema di isolamento efficace ha quindi i suoi limiti.
Risorse infinite e tecniche efficienti
Il ricorso all’energia solare è considerata da molti la soluzione ai problemi legati all’utilizzo di risorse di origine fossile. Ma spesso non si tiene conto che i sistemi di energia solare termica o fotovoltaica hanno un impatto ambientale abbastanza alto. Di conseguenza, l’impiego di questi sistemi su larga scala non rappresenta un’alternativa valida. Sotto questo aspetto la pompa di calore, invece, raggiunge risultati molto migliori.

Strade che attraversano città e aree rurali
Oltre alla mobilità delle persone, una strada veramente ecologica deve tener conto di piante, animali e acqua lungo il suo percorso. L’argomento traffico è già stato affrontato più volte nell’ambito del progetto Ecological City: come problema da risolvere nel quartiere Poptahof, dove le auto occupavano grandi aree che avrebbero potuto essere diversamente utilizzate; come esempio da seguire nel caso di Curitiba; come causa di inquinamento acustico nel caso della città compatta. Ciononostante, il problema dell’impatto ambientale legato alla realizzazione di nuove strade non è ancora stato affrontato.
Il numero di strade e di conseguenza l’intensità del traffico sono aumentati drammaticamente negli ultimi trent’anni. E, nei Paesi Bassi, nonostante la fitta ragnatela di assi viari già esistenti, sembra siano necessarie nuove infrastrutture. Nel progettare nuove strade bisogna però analizzarne gli effetti negativi che il nuovo percorso e il relativo traffico veicolare avranno sull’ambiente circostante:
• l’asfalto e il calcestruzzo distruggono l’habitat naturale di fauna e flora del luogo;
• una strada in alcuni casi può dividere un habitat in due frammenti separati con conseguenze drammatiche per l’ambiente e i suoi abitanti;
• la realizzazione di una nuova strada porta come conseguenza inquinamento acustico, notevole peggioramento della qualità dell’aria, inquinamento delle acque superficiali;
• infine, il traffico uccide un numero troppo alto di animali.
Per poter ridurre questi effetti tanto negativi, è necessario analizzarli già in fase di pianificazione. Il primo passo è chiedersi se c’è realmente la necessità di realizzare una nuova strada o possa essere preso in considerazione un sistema di trasporto alternativo. In seconda istanza, una volta stabilitane l’assoluta necessità e analizzato il percorso, bisogna studiare il modo per integrare pienamente nel panorama la nuova infrastruttura. La “compensazione fisica” (ad esempio ricreare altrove aree naturali simili a quelle perdute per la costruzione della strada) e altre misure “ecologiche” sono indispensabili per conservare i valori naturali di un luogo.
Molte delle misure fin qui applicate hanno avuto effetti positivi. La popolazione dei tassi, ad esempio, specie rara nei Paesi Bassi, sta lentamente aumentando. Attraverso una serie di misure precauzionali si è riusciti a impedire a questi animaletti di essere travolti dalle automobili e, contemporaneamente, sono stati creati rifugi e percorsi di instradamento per favorirne la migrazione. Per quel che riguarda la flora, circa 800 delle 1400 specie che crescono nei Paesi Bassi, rientrano tre le piante rare e, negli ultimi progetti di nuove strade, si è riusciti a preservare e proteggerne ben 160 specie.

Il laboratorio
Questi temi sono stati argomento di un laboratorio promosso dai ricercatori di Ecological City, nell’ambito del quale si è deciso di studiare il caso della stazione di benzina De Slaag lungo l’autostrada A1, presso Utrecht. Ai partecipanti al laboratorio (per lo più architetti, pianificatori e artisti) venne chiesto di ripensare e ridisegnare De Slaag, rendendo l’integrazione tra natura e tecnica più visibile, tangibile e percettibile.
In uno dei progetti elaborati, viene fatta una distinzione tra le persone che utilizzano la stazione come luogo di sosta e coloro che vi si fermano esclusivamente per fare benzina. Per questo primo gruppo sono stati previsti negozi, un ristorante e diverse altre infrastrutture. Il progetto si allontana quanto più possibile dall’autostrada per integrarsi nel panorama circostante. Questo panorama è reso accessibile ai visitatori che, lasciata l’automobile, possono percorrere una lunga banchina di legno (la banchina più lunga dei Paesi Bassi), immersa nel verde e lontana dal caos e dal rumore della strada.
Oltre all’esempio citato, il Laboratorio ha dimostrato come anche in luoghi tanto improbabili come le autostrade è possibile ricreare luoghi piacevoli e quieti, immersi nella natura.

Scelte per una città sostenibile
Nella pratica, l’applicazione di misure sostenibili nella realizzazione di nuovi edifici viene accettata con difficoltà. Lo “Sviluppo sostenibile” rientra fra quei concetti magici che in molti appoggiano. Più difficile invece è applicarlo nella pratica costruttiva. Non sempre, poi, è facile tradurre queste opportunità in reali benefici per l’ambiente.
Sicuramente, guardando agli esempi precedentemente citati, sappiamo che una città compatta o una città “leggera” possono essere sostenibili; che un’autostrada può creare una barriera terribile per il suo contesto naturale, ma che allo stesso tempo è possibile sfruttare la nuova infrastruttura per creare un ambiente riparato per piante rare e animali, così come ci sarà sempre chi vedrà nei mulini a vento una fonte sostenibile di energia e chi li considererà solo elementi di inquinamento visivo.
Nell’ambito della ricerca Ecological City, è stato sviluppato un modello computerizzato (Media) che attraverso tutta una serie di “decisioni sostenibili” aiuta gli attori coinvolti, anche attraverso effetti di simulazione capaci di indurre maggiore coinvolgimento, a effettuare le scelte più valide e sostenibili per i loro progetti. Questa simulazione permette ai tecnici di sperimentare le proprie scelte e agli utenti di partecipare e collaborare pienamente a tali decisioni. Il DuBes (dall’olondese “Duurzaam Beslissen” = scelte sostenibili) è un gioco di simulazione che può essere usato sia per quartieri esistenti sia per nuovi progetti. I partecipanti devono effettuare delle scelte ragionate tra le diverse possibili (quali ad esempio “vivibilità”, “maggior rispetto dell’ambiente”, “riuso delle acque piovane”, ecc.) e verificarne anche aspetti quali manutenzione e gestione futura. Scelte diverse portano a risultati sempre nuovi che permettono di sperimentare l’importanza di ciascun elemento. Nell’ambito della ricerca Ecological City tale gioco di simulazione è stato utilizzato molteplici volte e con risultati sempre molto soddisfacenti.
Ad ogni modo l’obiettivo della sostenibilità richiede scelte interconnesse e talvolta intricate e complesse, ma in generale ottimi strumenti si sono dimostrati:
• interventi di riqualificazione “sostenibile” dei quartieri realizzati nel secondo dopoguerra e più in generale di molta edilizia esistente;
• il coinvolgimento dei residenti nei progetti di disegno degli spazi pubblici e di rinnovamento urbano;
• l’attribuzione di spazi per i giochi e le superfici di acqua nei progetti di riqualificazione;
• uno “sviluppo urbano leggero” al di fuori del perimetro fortemente urbanizzato delle città con ricorso a quartieri verdi delicatamente inseriti nel paesaggio circostante;
• diffusione nelle città dei giardini pensili e dei “tetti verdi” metropolitani, capaci di offrire scorci naturali in pieno centro.
Come si evince, non si tratta che di una selezione tra una grande varietà di proposte tese a rendere più ecologica la città, esempi pratici sperimentati che segneranno il percorso per nuove scelte sostenibili sia nella ricerca accademica sia nella pratica della progettazione.


 

 

 

 

 

 

 
   

Torna al numero 44 di BIOARCHITETTURA

Torna alla pagina degli arretrati di BIOARCHITETTURA

 

Casa editrice

Istituto Nazionale Bioarchitettura

 

 

 
 
 

 

I numeri dal 35 al 52

Sono editi dalla Mancosu Editore di Roma, a cui richiedere eventuali numeri arretrati.

   BIOARCHITETTURA Service
   Abbonamenti
   Contatto
   Redazione

  

   Redazione

   BIOARCHITETTURA

   C.P. 61 - 39100 Bolzano
   0471.278294