BIOARCHITETTURA
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Numero 44 di agosto-settembre 2005
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L’energia della memoria
Wittfrida Mitterer
L’Università dei Paesi Baschi decise di bandire un concorso
d’architettura per realizzare, in uno spazio del campus
universitario Leioa, un’opera che ricordasse quanti avevano donato
i loro corpi alla ricerca scientifica. Si trattava di un tema
difficile, in cui lo scadimento nella retorica o nell’asetticità
era in agguato. Bisognava coinvolgere senza eccessivi
sentimentalismi, ricordare senza troppo rimpiangere. Segnalare che
la morte è dentro la vita ma anche la vita dentro la morte, come
se il tempo si avvitasse su se stesso. Gli architetti Zade e Vilà
volevano proporre un luogo che fosse altamente definito, concreto,
visibile ma che, a differenza di un edificio, non potesse essere
mai chiuso, fisicamente, visivamente e concettualmente. Ovvero un
luogo senza percorsi obbligati, senza porte, senza limiti. Cosa
c’è che ti circonda pur rimanendo totalmente aperto, chiude la
vista mentre l’occhio scorre in tutte le direzioni, rimane se
stesso mentre continua a mutare in continuazione? Questo luogo è
un bosco: il bosco si apre al cambiamento, o meglio si potrebbe
dire che il cambiamento è la sua essenza. Il “bosco della vita” –
questo il nome scelto dai progettisti – è costituito da soli 20
“alberi” ma è ricco di “funzioni”: è anche orologio solare, che
segna il passaggio del tempo, è una macchina acustica che riprende
e amplifica il suono del vento, il canto degli uccelli e il rumore
dei passi di chi si avvicina. Due solette di fondazione, variabili
in altezza da 20 a 120 centimetri fungono da base per le mura di
contenimento in cemento armato che sostengono la platea, colmata
di materiale naturale per ottenere una superficie calpestabile.
Ogni albero si compone di tre parti:
• il rivestimento è realizzato con fogli di acciaio resistente
alle intemperie spessi 5mm e incisi con un numero. Esso fornisce
una superficie sulla quale può aprirsi una porta che copre
l’incavo nel quale è istallato il sistema di illuminazione guzzini.
• il tronco rappresenta la parte principale dell’albero,
l’elemento che lo identifica. Ogni tronco viene differenziato
attraverso una combinazione di tre variabili: altezza (14,16 o 18
m), punto di flesso (a 1/3, 1/2 o 2/3 della sua altezza) e angolo
di flessione (10∞, 20∞ o 30∞). La sezione trasvesale è stata
determinata da criteri strutturali, sebbene la sua forma è in
qualche modo tributaria delle ricerche di Picasso: attorno a una
sezione tubolare, di diametro pari a circa 450 mm, due ali di
acciaio di 8 mm si sviluppano secondo direzioni elicoidali,
conferendo al tutto un profilo svelto e dinamico.
• la corona: un insieme di tubi in acciaio inossidabile di
diametro pari a 20 mm, sostenuti da un sistema di catene che li
ancora ai diversi angoli per produrre suoni sempre nuovi a seconda
del vento che li sfiora. Si tratta dell’elemento dinamico
dell’insieme elementi spaziali che creano una sorta di tetto o,
meglio ancora, uno strumento musicale sospeso. Nessun attore e
nessuna azione può disturbare il “Bosco della vita”: una ghirlanda
o un mazzetto di fiori posati in un angolo sono solo parti del
tutto.
Vita Virtuale
Un cittadino americano, condannato a morte, è divenuto immortale.
O almeno, “virtualmente immortale”. Nell’ormai lontano 1986
infatti il National Library of Medicine (Nlm) degli Stati Uniti
varò il programma di ricerca Visible Human Project, finalizzato a
porre in Internet una biblioteca di immagini anatomiche umane
digitali prelevate da un cadavere sezionato e fotografato con
sofisticate applicazioni del laser. Il corpo maschile apparteneva
appunto a un donatore che, prima di essere sottoposto a quella che
ancora viene chiamata pena capitale, decise di donarsi alla
scienza.
Ne è stato ricavato un modello anatomico digitale in tre
dimensioni mediante la somma di migliaia di scansioni lungo gli
assi x, y e z. Testa e collo sono stati scandagliati
trasversalmente con la risonanza magnetica a intervalli di 4
millimetri ottenendone immagini con risoluzione 256 pixel, ognuno
dei quali contiene 12 bit di tonalità di grigio. Il corpo è stato
invece sezionato assialmente a intervalli di un millimetro con la
tomografia, risoluzione 512 pixel. In totale 1871 sezioni
consultabili a colori, che occupano un software di 15 gigabyte a
disposizione di tutte le università e centri ricerca. Qualunque
istituto o ricercatore, specificando le ragioni della sua
richiesta, può farsi attribuire una password dalla National
Library of Medicine e quindi scaricare direttamente da Internet ()
l’immagine digitale del corpo umano, che può essere scomposta e
ricomposta. Questo consente non solo la multimedialità nella
didattica medica, ma la medicina tutta dispone di un nuovo e
importante strumento di ricerca: quando lo sviluppo delle reti di
trasmissione dati lo permetteranno, queste conoscenze potranno
diventare in tempo reale patrimonio dell’intera comunità
scientifica.





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