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BIOARCHITETTURA
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Numero 44 di agosto-settembre 2005
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Energia democratica
Jeremy Rifkin
Alla fine degli anni ’60 fu il Department of Defense del Pentagono
a creare il precursore di Internet. Iniziò ad esplorare ipotesi di
condivisione della capacità di elaborazione dei dati fra più
utenti separati anche da grandi distanze; ufficialmente per
contenere i costi delle forniture di computer alle università e
alle proprie aziende fornitrici; più probabilmente per superare la
vulnerabilità delle comunicazioni militari centralizzate rispetto
ad attacchi o a guasti di varia natura. Ne nacque un nuovo mezzo
di comunicazione assolutamente decentralizzato in cui tutte le
parti coinvolte possono produrre, ricevere e inviare informazioni
e possono continuare a farlo anche in caso di distruzione o
isolamento di una parte del sistema.
Secondo alcune interpretazioni storiche, allorquando nuovi regimi
energetici hanno potuto appoggiarsi su adeguate tecnologie di
comunicazione hanno prodotto grandi rivoluzioni economiche.
Riferendosi alla rivoluzione industriale ad esempio, notano come
sia partita proprio grazie alle tecnologie del vapore,
sottolineando come l’invenzione del torchio da stampa, nell’ormai
lontano ’400, pur avendo diffuso forme di comunicazione più agili
e veloci rispetto a quella verbale e manoscritta non era
sicuramente in grado di reggere ritmi, velocità, flussi, densità e
interattività della vita sociale ed economica determinata dal
vapore. Toccherà poi al telegrafo e successivamente al telefono
consentire l’aumento di complessità e di velocità scaturito con la
progressiva sostituzione del carbone con il petrolio. Oggi
l’idrogeno, le nuove celle a combustibile e le tecnologie di
generazione distribuita cominciano a convergere con la rivoluzione
dell’informatica e delle telecomunicazioni, lasciando presagire
l’avvento di un’era economica completamente nuova, consentita dal
passaggio dall’energia centralizzata all’energia diffusa. In
effetti sino ad oggi solo la centralizzazione della generazione di
corrente elettrica consentiva le necessarie economie di scala,
anche a costo di superare lunghe distanze per trasportarla
all’utente finale. Centralizzazione significa investimenti immensi
che potevano essere ammortizzati solo garantendo alle società
elettriche il controllo del mercato. Così in quasi tutti i Paesi
del mondo l’energia elettrica è stata gestita come servizio
pubblico o come servizio di pubblica utilità. Ma già negli anni
’70 e ’80 si inizia a scrivere che le dimensioni elefantiache
rendevano incapace il sistema energia di rispondere al mutare
degli scenari determinati dalla crescita dei prezzi del greggio e
dal sempre più grave problema delle emissioni di CO2 e di altri
agenti inquinanti. Nel frattempo la deregulation abbatteva i
prezzi del gas naturale stimolando la realizzazione di nuove
centrali a gas le quali potevano essere costruite più rapidamente,
presentavano facilità di manutenzione e risultavano economicamente
vantaggiose già alla dimensione di 50 megawatt, con investimenti
nettamente inferiori a quelli necessari per le tradizionali
centrali a carbone o a energia nucleare, da 1000 e più megawatt.
Privati via via dell’iniziale monopolio, i grandi gestori
dell’energia non si sentirono più impegnati a garantire ad ogni
costo qualunque richiesta. Anzi, nei momenti di punta spingono al
massimo le macchine e tendono a sovrautilizzate anche gli impianti
meno moderni. Diventano quindi sempre più frequenti cali di
potenza e interruzioni parziali o totali che provocarono
l’irritazione tanto delle utenze commerciali che dei privati
cittadini. Se inizialmente erano soprattutto i settori
dell’elettronica, dell’informatica e del software ma anche
dell’industria e delle banche ad essere terrorizzati da una
possibile interruzione elettrica, oggi tutti i settori appaiono
completamente dipendenti non solo dal flusso ininterrotto di
informazioni elettroniche che giungono via Internet e Intranet, ma
anche dalla funzionalità di complessi database e apparecchiature
digitali. Per cui ogni mancanza di elettricità può provocare gravi
danni nella produzione, nella distribuzione, nella perdita di
fondamentali patrimoni di conoscenza. Si calcola che le
interruzioni di energia elettrica costano all’industria americana
fra i 12 e i 26 miliardi di dollari l’anno, ma si tratta di cifre
destinate a lievitare in funzione dell’aumento di aziende che per
la gestione delle proprie attività produttive e commerciali,
dipendono da tecnologie elettroniche. Anche i privati cittadini
sono esasperati da ogni sospensione che interrompa riscaldamento,
condizionamento, refrigerazione, senza contare gli anziani
dipendenti da apparecchi medicali e servizi della più varia
natura. Mentre si perde l’antica assoluta fiducia che il flusso di
energia possa scorrere senza alcuna interruzione, si apprende che
il costo dell’energia elettrica varia da un momento all’altro in
funzione del rapporto fra domanda e capacità di generazione
disponibile, con tariffe orarie e stagionali diversificate fra i
periodi di punta, normali e di minor domanda.
Per tutti questi motivi, hanno da tempo iniziato a rendersi
indipendenti alcuni servizi pubblici fondamentali – ospedali,
pubblica sicurezza, stazioni di pompaggio degli acquedotti – con
gruppi elettrogeni autonomi (la tecnologia più diffusa è quella
dei motori alimentati a gasolio o a metano) capaci di fronteggiare
le emergenze. Li hanno seguiti le grandi industrie, le località
più lontane e sparse, ma anche fabbriche, centri commerciali,
uffici pubblici, quartieri. Se si apriranno i paventati periodi di
incertezza energetica, è probabile che la generazione distribuita
possa diventare un mercato in forte espansione anche nel segmento
residenziale, con piccoli impianti di produzione, isolati o
interconnessi, collocati presso l’utente finale o nelle immediate
vicinanze, in maniera da risparmiare quel 5-8% di energia che si
disperde lungo le linee di trasmissione.
Installando microimpianti l’utente finale può sfruttare anche il
calore di scarto nella produzione di elettricità per riscaldare la
struttura o generare ulteriore energia. La cogenerazione aumenta
l’efficienza, diminuendo fino al 50% la quantità di combustibile
utilizzato e riducendo nella stessa misura le emissioni di CO2.
Secondo gli esperti in futuro saranno le celle a combustibile
alimentate a idrogeno a dominare il mercato della generazione
distribuita: oltre a essere più efficienti dei motori a
combustione interna e meno inquinanti, sono anche più flessibili.
L’utente finale può personalizzare la dimensione dell’unità di
generazione in funzione dei propri bisogni ed è sempre possibile
aggiungere con costi supplementari minimi altri moduli. Molto
probabilmente, diventando sempre più convenienti e facili da
installare e da usare, le celle a combustibile diventeranno la
scelta più comune. Anche perché, per la prima volta nella storia,
l’uomo ha a portata di mano una forma d’energia talmente
universale da spingere i suoi sostenitori a chiamarla il
“combustibile perpetuo”, l’idrogeno, che diventerà economico e
conveniente come i personal computer, i telefoni cellulari, i
palmari. Quando ciò accadrà, si potrà democratizzare realmente
l’energia, rendendola disponibile per tutti gli abitanti del
pianeta. Così il passaggio dalla generazione centralizzata
alimentata a combustibili fossili, alle celle a combustibile
collegate in rete e alimentate con idrogeno prodotto utilizzando
energia solare, eolica, idroelettrica o geotermica, potrebbe
ridurre le emissioni di CO2 più drasticamente di qualsiasi altra
innovazione attualmente allo studio.
Il percorso verso tale obiettivo non è semplice. Come prima misura
per evitare le sempre più probabili interruzioni
dell’approvvigionamento determinate dai sovraccarichi ad esempio
nei momenti più caldi o freddi dell’anno, si potrebbe partire
affittando e installando direttamente all’utente finale un
microimpianto a celle a combustibile, da usare solo nei momenti di
punta. Via via le celle a combustibile, che rappresentano la base
dell’ormai avviata rivoluzione della generazione distribuita,
comincerebbero a essere connesse in rete l’una all’altra e, grazie
a Internet, formerebbero l’embrione di una rete energetica
distribuita. Gli utenti finali riuscirebbero non solo a produrre
energia per sé, ma anche a condividerla con altri, mettendo in
discussione l’attuale regime in cui l’energia si muove in una sola
direzione, dall’alto verso il basso. Le conseguenze della
connessione di tutti i proprietari di microimpianti di generazione
a cella a combustibile in una rete di condivisione dell’energia,
sarebbero profonde e diffuse. Trasformare l’attuale rete di
distribuzione elettrica, progettata per assicurare un flusso
d’energia a senso unico, dalla centrale verso l’utente finale, in
un network interattivo di milioni di piccoli fornitori-utenti
richiederà uno sforzo colossale in termini economici ma anche
meccanismi di controllo e distribuzione estremamente sofisticati,
in grado di regolare il traffico di energia tanto nei periodi
normali quanto in quelli di punta. In un futuro ormai prossimo,
sensori e agenti intelligenti integrati nel sistema e in tutti gli
elettrodomestici e le apparecchiature elettriche periferiche
(frigoriferi, condizionatori d’aria, lavatrici, impianti
d’allarme) potrebbero fornire informazioni in tempo reale sulle
condizioni della domanda, permettendo di far affluire la corrente
esattamente dove e quando è necessaria, alle migliori condizioni
possibili. Cosicché fabbriche, uffici, case, quartieri e intere
comunità potranno continuamente e automaticamente adattare il
proprio fabbisogno energetico a quello generale e al carico del
sistema. La convergenza di generazione e sistema di informazione
distribuiti è destinata dunque a cambiare per sempre il modello
energetico: per la prima volta si è determinata la possibilità di
sostituire il tradizionale approccio dall’alto al basso con il suo
opposto, dal basso all’alto: una democratizzazione dell’energia,
in cui ognuno può essere nello stesso tempo fornitore e
consumatore. Logica conseguenza della convergenza tra Internet,
rete globale di comunicazione, e le opportunità della generazione
distribuita, risiede nella creazione di reti energetiche locali
eventualmente collegate in un’unica rete mondiale. Comunicazione
interattiva e condivisione interattiva dell’energia si favoriscono
infatti e si alimentano reciprocamente: quanto più le due
rivoluzioni tecnologiche si fondono, tanto più si consolidano le
fondamenta di una nuova società e di una nuova economia, in cui
l’aumento del flusso d’energia potrebbe essere soddisfatto
attraverso un nuovo tipo di infrastruttura complessa che, per la
prima volta nella storia, è decentralizzata per propria natura e
autenticamente democratica nella forma.
Testo raccolto da
Wittfrida Mitterer durante il convegno
“L’era dell’idrogeno” tenutosi a Bolzano il 9.6.2005 su iniziativa
dell’assessore provinciale all’ambiente Michl Laimer, nell’ambito
della Fiera Mondiale dei veicoli a gas naturale e idrogeno.




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