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BIOARCHITETTURA
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Numero 44 di agosto-settembre 2005
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Una giornata verde
Gian Tommaso Scarascia Mungozza
La Tenuta di Castelporziano, un’area naturale protetta a pochi
chilometri da Roma, che offre le condizioni più idonee per
riflettere sul rapporto tra uomo e natura, ha ospitato per il
secondo anno consecutivo la “giornata inaugurale del bosco”. Il
tema «bosco e salute» è stato proposto quest’anno dai Presidenti
della Consulta nazionale di Legno e Carta, della Società Italiana
Agricoltori e dell’Associazione forestale italiana. A
Castelporziano, il verde della vegetazione, gli alberi
monumentali, l’estesa macchia mediterranea, il mare prospiciente,
le brezze marine e le caratteristiche climatiche, creano
condizioni quanto mai favorevoli per riscoprire sensazioni diverse
da quelle offerte dalle aree urbanizzate. Queste – tra l’ altro –
stanno trasformando a perdita d’occhio l’agro romano, e in maniera
eccessiva anche il territorio intorno alla Tenuta. Infatti la
popolazione delle zone prossime a Castelporziano ha ormai
largamente superato le 200.000 unità, uniformandosi a città quali
Bari e Trieste. Tuttavia Castelporziano, nonostante la sua più che
bimillenaria storia di moderata antropizzazione (basti pensara al
percorso della via Severiana, alle ville del patriziato romano, e
poi ai tenimenti agroforestali di ordini religiosi, alle
carbonaie, agli estesi pascoli, alle mandrie e agli allevamenti di
cui è traccia nell’antica denominazione di Castel Porciano), ha
conservato un rilevante grado di naturalità. Gli incontri, per
esempio, tra la fauna vivente nella foresta e gli umani
frequentatori sono continui ed è singolare il reciproco
coinvolgimento. Se l’interesse nello scrutare le varie specie
faunistiche da parte degli umani frequentatori, e non soltanto dei
fanciulli e dei giovani, passa dalla curiosità all’esame dei
comportamenti, nelle specie animali è proprio l’essere umano a
suscitare molta attenzione. Come avviene, per esempio, da parte
dei piccoli cinghiali che si attardano lungo i bordi delle strade
nonostante il richiamo delle madri che, prudentemente,
preferiscono il folto della vegetazione; ma anche daini e caprioli
si fermano e si fanno ammirare, fino a quando un movimento
improvviso dell’uomo non li infastidisca e impaurisca. E parlando
di fauna va sottolineata la particolarità di Castelporziano, come
di alcune altre oasi costiere, dove all’avifauna stanziale si
affianca quella migratoria che, nei suoi andirivieni stagionali
fra Nord-Europa e Africa, predilige gli stagni situati tra le dune
litoranee, quale luogo di sosta prima delle lunghe traversate.
Accennando all’Africa, è festa di quanti difendono l’ambiente il
conferimento del premio Nobel per la pace all’ecologista keniota
Wangari Maathai, prima donna africana a ricevere un così
prestigioso riconoscimento per la sua eccezionale e coraggiosa
opera di tutela dei valori ambientali e della lotta alla
desertificazione materializzata – tra l’altro – in un massiccio
programma di riforestazione in Kenia, con oltre trenta milioni di
alberi piantati nell’ultima trentina d’anni dall’Associazione
«Cintura Verde (Green Belt)».
Quando contempliamo querce secolari, allo stupore della bellezza
dei monumenti vegetali, segue spesso il pensiero della misura del
tempo e, d’altra parte, la scoperta delle piante sviluppate tra i
frammenti di costruzioni antiche induce a riflettere sulla
perennità e sui valori del rapporto natura-uomo. E così il bosco
desta emozioni di serenità, sensazioni di distensione, di
musicalità e quiete mentale, allontanando o mitigando le
preoccupazioni, gli assilli, i turbamenti che appesantiscono e
affliggono la vita quotidiana. il portamento maestoso e l’ampia
chioma protettrice di alberi secolari, il territorio coperto da
foreste, i paesaggi boschivi, trasmettono sempre una percezione di
tranquillità e di sicurezza, che si è tramandata con il passare
del tempo a tante generazioni, secondo un disegno misterioso e
profondo a cui tutti gli esseri viventi sono chiamati a
collaborare, cioè quello della vita. Un bene che, purtroppo – come
indicano statistiche recenti – sta perdendo di valore. Si pensi ad
esempio che negli ultimi 10 anni nel nostro Paese sono stati
registrati oltre 65.000 decessi e quasi tre milioni di feriti a
causa di incidenti stradali: un tributo spaventoso al moloch della
velocità, che non conosce il ritmo lento delle stagioni che
regola, invece, la complessità biologica e i cicli delle
componenti degli ecosistemi forestali. Il bosco, più di una
maestosa montagna o del mare sconfinato, è forse l’espressione più
suggestiva della naturalità, anche perché è sede idonea
all’evoluzione delle specie e allo sviluppo dei processi della
sopravvenienza, che – in presenza di terra e acqua, sole e
atmosfera – riguardano tutte le specie animali e vegetali, macro e
microscopiche. E tra i milioni di specie vegetali e animali
esistenti nelle foreste, in maggioranza ancora poco conosciute o
ignote, soprattutto nei territori economicamente arretrati,
esistono specie che producono sostanze di valore terapeutico,
alcune da tempo già usate nella farmacopea tradizionale e moderna.
D’altronde, lo «hortus conclusus» degli ordini monastici e delle
corti medievali nacque per raccogliere «i semplici», cioè le
piante medicinali e aromatiche (le cosiddette piante officinali),
e si estesero in «orti botanici», dal XV secolo, per collezionare
e studiare anche la flora indigena e quella esotica. La
costituzione nel 1545 del primo orto botanico del mondo – quello
di Padova – specifica che «. ..si debba ritrovar in Padova un
luogo idoneo, nel quale si possa comodamente piantar, disponer, et
conservar li semplici (medicinali), che con il senso, et con la
investigatione, si possa perfettamente et con facilità acquistar
tale scientia, per l’universal beneficio delli homini ...».
In verità, i diversificati apporti della foresta al benessere
degli esseri viventi sono difficilmente quantificabili in termini
monetari. Ma il contributo complessivo assume un valore
fondamentale quando convinzioni e comportamenti del singolo
individuo e norme di salvaguardia e sostenibilità, condivise quali
cittadini del mondo, rendano ogni essere umano consapevole della
responsabilità di garante delle forme di vita sul pianeta. Si deve
con realismo constatare e accettare che un numero crescente di
foreste, e tra queste Castelporziano, non sono più manifestazioni
di naturalità primigenia, poiché la presenza e l’attività
dell’uomo hanno sempre portato a modificazioni ecologiche.
Cosicché, lo stato attuale dei sistemi forestali, e anche di
quelli costieri come Casteporziano, manifesta l’assommarsi dei
cambiamenti verificatisi in passato e delle trasformazioni
territoriali recenti, che alla gestione dell’ecosistema pongono
problemi di non facile studio e soluzione, riguardanti ad esempio
il riscaldamento del clima, l’efficienza del bosco nell’assorbire
gas-serra (CO2 in primo luogo), la
conservazione delle risorse idriche e la loro protezione dalla
quantità e qualità dell’inquinamento atmosferico, ovvero, nello
specifico caso di Castelporziano, come conseguenza delle modifiche
imposte dalla realizzazione della rete viaria e dai collegamenti
con l’ Agro Pontino. Anche le esigenze sempre più elevate nei
consumi idrici in seguito agli insediamenti abitativi
contribuiscono all’abbassamento delle falde acquifere, e alla
conseguente intrusione marina con l’emergenza di condizioni
critiche per la sopravvivenza della vegetazione arborea e
arbustiva e per l’esercizio dell’agricoltura, e molto rischiose,
comunque, per la biodiversità vegetale e animale in generale.
L’aumento del traffico veicolare ormai prossimo alla saturazione,
soprattutto durante il periodo estivo, determina l’incremento
degli inquinanti contenuti nell’atmosfera e, in particolare,
dell’ozono che a lungo andare, oltre ai danni diretti per l’uomo,
affievolisce lo sviluppo delle piante forestali e del sottobosco e
la loro capacità di resistenza agli attacchi di parassiti vegetali
e insetti. Questi rischi, questi cambiamenti negativi, constatati
e monitorati nell’atmosfera di Castelporziano, sono indubbiamente
inferiori a quelli delle aree urbane e agricole, ma sono già
rilevabili anche lungo tutto il restante litorale laziale. E la
funzionalità della recentemente istituita «riserva naturale del
litorale laziale», che include aree urbane e periurbane,
aeroporti, industrie e circostanti territori agricoli e forestali,
obbligherà le varie autorità ad urgenti e concordati esami e
provvedimenti. Di ciò si è discusso anche nel congresso sul
Programma «UNESCO - Uomo e Biosfera (MAB», organizzato dall’
Accademia delle Scienze (Roma, ottobre 2002), che ha – tra l’altro
– considerato i problemi dell’inclusione di aree urbane e
periurbane nelle «riserve della biosfera», e durante i convegni
dell’Accademia dei Lincei su «Ecosistema Roma» (giugno 2003 e
aprile 2004). D’altro canto, è naturale trasferire queste
considerazioni e queste attenzioni a livello della «regione
mediterranea», dove la mitezza e la ricchezza della flora e della
fauna hanno rappresentato, nel tempo, un forte elemento di
richiamo delle popolazioni dell’interno verso le coste. Richiamo
che, in virtù anche delle bonifiche idrauliche e delle migliorate
condizioni sanitarie e di qualità della vita, si è particolarmente
accentuato negli ultimi 100 anni. Si tratta di un fenomeno comune
a tutti i Paesi della riva settentrionale e meridionale. La
popolazione che nel 1960 viveva nelle regioni che si affacciano
sul Mediterraneo era di 246 milioni. Attualmente è di circa 450
milioni e si stima che raggiungerà i 600 milioni nel 2050 per
arrivare a 700 milioni alla fine del XXI secolo. La pressione
antropica ha prodotto sensibili cambiamenti ambientali riguardanti
la biodiversità, la qualità dell’aria e dell’acqua, l’uso del
territorio connesso allo sviluppo demografico, alla distribuzione
delle popolazioni residenti, alle attività economiche,
all’aspirazione e alla soddisfazione delle esigenze di benessere.
Le modifiche apportate all’ambiente mediterraneo non sono state
trascurabili; e purtroppo rischiano, nel quadrante dell’Africa
settentrionale, di cagionare un’estensione della desertificazione
a causa dell’eccessiva presenza delle popolazioni, e in quello
settentrionale di determinare variazioni e instabilità delle linee
di costa e il degrado della vegetazione in seguito all’uso
intensivo del territorio a fini agricoli, urbanistici e turistici.
Si tratta di problemi che non possono essere disattesi, poiché
sono comuni lungo tutte le coste del bacino del Mediterraneo nel
quale, ormai sede di un imponente sviluppo, si deve elaborare e
tradurre in norme di principio e in processi operativi
l’equilibrio tra gli elementi del trinomio «natura-città-uomo».
Appaiono quindi evidenti i motivi che hanno portato, con grande
lungimiranza, la Presidenza della Repubblica a sostenere, da quasi
15 anni, un robusto programma di studio e di monitoraggio
ecologico della Tenuta, cui partecipano gruppi di ricerca e alcune
centinaia di ricercatori di molte istituzioni: Università,
Accademie, CNR, ENEA, Istituti di ricerca dei Ministeri
dell’Ambiente e Territorio e delle Politiche Agricole e Forestali.
Crescente è il coinvolgimento del Corpo Forestale dello Stato,
Forza di Polizia dello Stato per l’ambiente le foreste e le aree
protette, la cui collaborazione è particolarmente preziosa. A
questo poliedrico programma da circa 2 anni si è aggiunto
1’«Osservatorio multi disciplinare per lo studio degli ecosistemi
costieri del Mediterraneo». Tra i compiti dell’Osservatorio
risaltano: l’elaborazione e sintesi, secondo i moderni sistemi di
informazione territoriale, dei dati e delle informazioni
risultanti dalle ricerche svolte e in corso nell’ambito del
suddetto programma conoscitivo e di monitoraggio; il progetto di
una rete scientifico-tecnica fra i Paesi rivieraschi del
Mediterraneo per comuni indagini – secondo i modelli elaborati a
Castelporziano – sulla tutela e la gestione sostenibile delle
specificità forestali e vegetazionali degli ecosistemi forestali
costieri mediterranei e dell’interfaccia terra-mare. Il progetto,
tra l’ altro, dovrebbe anche promuovere formazione, informazione e
diffusione nella pubblica opinione, di mentalità e coscienza
rispettose dell’ambiente, proponendo come modello in altre aree
mediterranee le iniziative che il Segretariato Generale della
Presidenza della Repubblica già attua a Castelporziano con visite
e seminari per gli studenti delle scuole laziali. Ma in tema di
«bosco e salute» la voce «bosco, foresta» stimola pensieri e
disegni non solo di tipo scientifico-tecnico ma anche, e
congiuntamente, idee e considerazioni di valore ecologico; per
esempio, su ritmi e confluenze fra le componenti (inclusa quella
antropologica) di un ecosistema insieme culturale e forestale, di
musei verdi, di bio-parchi in quanto riserve e sorgenti di risorse
vitali per il benessere eco-compatibile del genere umano, per la
sostenibilità della qualità della vita. Nella prefazione al volume
«i Parchi Letterari», il compianto Direttore generale
dell’Economia Montana e delle Foreste, Alfonso Alessandrini, così
scriveva: «la percezione del paesaggio e la sua accettazione sono
in continua trasformazione. Per non perdere il filo di Arianna che
ci lega alle origini, dobbiamo conservare il paesaggio, la
coscienza della nostra storia, cercando di intensificare questo
criterio d’intangibilità e di armonia». Nonostante la brevità del
periodo in cui l’Osservatorio è operativo e la modesta
disponibilità di personale, l’attività svolta ha reso possibile
anche la realizzazione della cartografia di base di Castelporziano
riguardante la vegetazione, l’inventario delle piscine, la
viabilità, l’erosione del suolo, l’idrografia, il patrimonio
immobiliare, da cui si possono trarre numerose conoscenze
tematiche. Inoltre, è possibile l’acquisizione di dati sugli
aspetti meteoclimatici e agro climatici mediante rilevazioni a
terra strumentali di tipo tradizionale e mediante valutazioni
atmosferiche con tecnologie avanzate di fisica dell’atmosfera per
la registrazione della circolazione dell’atmosfera e degli
inquinanti.
I rilievi effettuati durante il programma di monitoraggio sono
stati acquisiti e ordinati nella banca-dati, così come sono
disponibili e accessibili i rilievi svolti per la formulazione del
Piano di Gestione del patrimonio forestale. L’Osservatorio
potrebbe rappresentare, quindi, un punto di riferimento di valenza
internazionale per le metodologie adottate nelle ricerche
ambientali, per le conoscenze ricavate dall’elaborazione di una
vasta massa di dati finora di difficile acquisizione o mancanti,
per la continuità delle osservazioni e per la realistica
sperimentazione gestionale attuata nella Tenuta. Ma vorrei
svolgere un’ultima riflessione. Il bosco, per l’uomo, è una delle
formazioni che ben esprimono e caratterizzano un paesaggio. Il
«paesaggio» è una categoria di pensiero nel quale al concetto
ecologico di «paesaggio fisico», dagli aspetti naturali, bucolici,
campestri, georgici, climatici, geologici, panoramici, di naturale
bellezza, si può aggiungere il concetto di «paesaggio culturale»,
cioè di valore storico, artistico, letterario, intellettuale,
sociale, rappresentativo dell’immagine prodotta e dell’identità
delle popolazioni viventi e vissutevi, dell’esistenza dell’essere
umano nella quotidianità e nella «eco-nomia» ed «eco-logia» del
territorio. Con questa interpretazione il «paesaggio» diviene la
multiforme espressione dell’interazione sul territorio di «natura,
cultura e civiltà». Peraltro, già nella proposta di piano
nazionale per la biodiversità elaborato nel 1994 dall’Accademia
Nazionale delle Scienze per il Ministero dell’Ambiente, si parla
espressamente di «conservazione degli ecosistemi, degli
agro-ecosistemi e dei paesaggi ecologici». Il territorio, con le
potenzialità delle risorse naturali e umane, ha impresso e
plasmato l’evoluzione civile, le mentalità, i comportamenti, le
vicende, le sensibilità degli individui, le linee di azione di
individui e di comunità e i loro mutamenti e, per converso,
aspetti del paesaggio sono stati modellati dalle attività agricole
e boschive, dalle iniziative economiche, dagli interventi pubblici
e privati, dalle espressioni urbanistiche, architettoniche,
artistiche, dai capolavori pittorici a quelli letterari, dagli
insediamenti umani nei piccoli paesi montani come nelle splendide
città d’arte. Dunque, il «paesaggio naturale e culturale» è un
patrimonio poliedrico di risorse naturali e antropiche di beni
fisici e culturali, di sistemi di diversità biologiche e genetiche
e di diversità culturali, che va, con dinamica intelligenza,
salvaguardato perché punto di incontro e garanzia di evoluzione
biologica e di evoluzione culturale, fonti insostituibili di
progresso della vita dagli esseri unicellulari alle sequoie, alle
balene, agli elefanti, all’uomo, radici delle espressioni
culturali, materiali e immateriali, delle civiltà, e delle eredità
culturali dei popoli. è familiare e di comune accezione, il detto
antico «mens sana in corpore sano». Per questo equilibrio
fisico-psichico siano lodati i tempi che si trascorrono in un
parco anche urbano, in un bosco.



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