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BIOARCHITETTURA
 

Numero 44 di agosto-settembre 2005

La lingua del luogo
Salvatore Gammella

Gion A. Caminada è nato, vive e lavora qui. A Vrin ha avuto occasione di realizzare un cospicuo numero di architetture sia private sia pubbliche, diventando in poco più di dieci anni uno dei principali rappresentanti dell’attuale scena architettonica svizzera. Fin dagli inizi l’architetto che – come egli stesso ammette – parla “la stessa lingua dei contadini del luogo”, ha saputo coordinare una serie di attività motivando abitanti, tecnici ed esponenti politici a collaborare alla realizzazione delle sue idee. Il risultato è che a Vrin, piccolo villaggio della Val Lumnezia fondato dai retoromandi della Surselva intorno al 1200 in una valle laterale del bacino idrografico del Reno Anteriore, l’architettura è rimasta spazio vitale della comunità: caratterizzata dai ritmi dipendenti dalla natura, percepita come imprescindibile presenza, patrimonio di nozioni e tecniche costruttive legate alle tradizioni locali.
I progetti disegnati da Caminada, frutto di un intenso confronto con le singole costruzioni e i luoghi stessi nei quali prendono forma, si fanno spazi vitali e di lavoro per uomini e – non raramente – per animali. In effetti il percorso di Caminada (premio “Arge Alp” 2004 e sovente citato come “modello Vrin”) è giunto a costituire oggi riferimento per tutte le zone alpine proprio nel suo spingersi oltre le soluzioni convenzionali, per quel tendere a risultati architettonici complessivi capaci di contribuire al miglioramento della situazione sociale e urbanistica dell’intero comune.
Il fine non è certo quello di “allestire un museo alpino”, di fermare in qualche modo il tempo, bensì di raggiungere un’architettura semplice e contemporanea, consapevolmente orientata prima di tutto alle esigenze della gente. Così, nei volumi realizzati per il piccolo paese alpino, l’interesse e la voglia di nuovo si intrecciano con il rispetto per la storia locale e le antiche strutture del villaggio, facendo propria l’espressione di Lucius Burckhardt: “proteggere paesaggi significa tenere in vita la loro riconoscibilità”. Qui Caminada, aiutato dalle sue conoscenze di architetto e dalla lunga esperienza artigianale di falegname, dimostra come i paesaggi culturali possano essere conservati e irrobustiti solo utilizzando e realizzando approcci urbanistici complessivi: l’architettura di questo falegname-architetto si presenta come frutto di un lento e intenso processo di appropriazione delle tecniche costruttive regionali e tradizionali, in cui l’eredità del passato non è percepita come qualcosa di concluso, ma un capitale prezioso da investire per il futuro.
Così le case d’abitazione progettate a Vrin si inseriscono senza cesure nella tradizione costruttiva locale: la tecnica costruttiva e la tipologia rimangono quelle tradizionali, ma il linguaggio si fa assolutamente contemporaneo. La nuova architettura diventa quindi “traduzione, apparentamento ed evoluzione” della tradizione.
La tecnica costruttiva di norma utilizzata da Caminada è quella dello Strickbau, denominazione regionale del Blockhaus, diffuso in molte regioni alpine.
Nello Strickbau le pareti – di piccole dimensioni – sono costituite da travi di legno sovrapposte a strati che raggiungono stabilità grazie ad incastri d’angolo strutturalmente irrigidenti, cosa che non impedisce una disposizione piuttosto libera degli elementi di base. Si tratta infatti di un sistema che consente irrigidimenti relativamente alti che a loro volta permettono di estendere questo schema libero anche alla sezione: a piani diversi le pareti non devono obbligatoriamente essere disposte in corrispondenza tra loro. Una tecnologia che si mostra quindi straordinariamente adattabile anche alle nuove tipologie nelle quali la pianta si organizza mediante singole celle spaziali o piccoli ambienti che evidenziano fisicamente il loro volume, ove è possibile evidenziare la tensione spaziale mediante giochi di spostamento e di definizione dello spazio. Come scrive Hans-Martin Bürki-Spycher, l’architettura di Caminada “si ispira, sviluppandola ulteriormente, alla costruzione tradizionale con travi massicce disposte orizzontalmente (Strickbau), molto diffusa nella regione di montagna. In questo modo il legno, inteso come materiale cresciuto e lavorato sul posto, si trasforma in un’architettura radicata nel territorio che reinterpreta quanto già esiste, assicurandosi tramite questa continuità – con tutti i suoi contrasti – una buona integrazione nel paesaggio tradizionale”.
Si tratta di tecniche costruttive tradizionali riprese e rielaborate in tutte le case realizzate da Caminada.
Tra le più significative annoveriamo “Casa Kruker-Meier” – realizzata a Dardin nel 2000 – che presenta uno spazio aperto continuo sviluppato sui tre piani, con le stanze e la loggia contratte in spazi secondari. Interessante anche “Casa Segmüller” a Mignon (2001), divisa in due parti per tutta l’altezza: l’ala abitata è riscaldata e ospita gli ambienti domestici; l’altra parte, non riscaldata, ospita garage e logge che possono essere chiuse e utilizzate come serre. I due ingressi, uno caldo e l’altro freddo, sottolineano l’autonomia delle due parti della casa, consentendo percorsi coinvolgenti e inaspettati attraverso di essa.
Anche per la casa “Walpen” a Blatten (2002) è il legno massiccio, che caratterizza l’ambiente centrale nel quale lo spazio sembra plasticamente ricavato nella massa del legno. Nello stesso anno si colloca la realizzazione della “Stiva da morts”, piccola struttura situata presso la chiesa ed il cimitero di Vrin, utilizzata per esporre i feretri dei defunti durante il periodo precedente alla sepoltura. Interessante ricordare a riguardo, il puntuale lavoro svolto dall’architetto attraverso una serie di incontri con la popolazione, soprattutto alla ricerca del significato che la comunità locale attribuisce alla morte. È qui emersa la necessità di configurare l’edificio prendendo in considerazione due fattori: il sacro incarnato dalla funzione primaria della struttura ed il profano rappresentato dal rapportare lo stabile all’abitato circostante. L’approccio utilizzato nella definizione volumetrica esterna è perciò confluito in questo caso nella tipologia dell’abitazione privata. Il legno prevale come materiale primario: all’aperto trattato con la caseina (commistione di quark e calcare), mentre all’interno con della lacca translucida, capace di richiamare l’atmosfera ieratica di una stiva, ricca di luce come anche di variazioni di chiaro scuro.
Nelle strutture di dimensioni maggiori rispetto alle abitazioni, Caminada amplia i limiti dell’antica tecnica costruttiva elaborando variazioni più radicali, come nel recente progetto per il Collegio femminile di Disentis, nel quale il nucleo centrale è costituito da una struttura complessa legno e cemento. Ancora una volta queste architetture immerse in verdi vallate, strette tra cime imponenti, restituiscono la sensazione di “concentrare le esperienze degli anni passati per aprire nuovi orizzonti”.

La città di Merano ha dedicato all’opera di Gion A. Caminada una recente mostra dal titolo “Cul zuffel e l’Aura dado”. Si tratta di nomi che sembrano rievocare le antiche leggende del “piccolo popolo”, elfi e folletti abitanti di queste valli. Invece, nella più profonda Val Lumnezia, indicano i venti della: “Zuffel” è la denominazione tradizionale di un vento tagliente, burrascoso ma non troppo freddo, che soffia da sud, dalle cime delle montagne e dall’altopiano confinante di Greina. Il lirico nome “Aura dado” cela l’altra brezza fredda, pungente, che tira impetuosamente da nord verso valle. Da un punto di vista metaforico ognuna di queste correnti d’aria porta nella valle delle informazioni diverse che contribuiscono anche alla specificità degli abitanti del luogo e della natura che li circonda.Gion A. Caminada ha fatto del nome di questi venti la sua massima e probabilmente la sua opera architettonica “è segnata anche dal fatto che tante correnti non necessariamente devono sciogliersi nel vortice del tempo (…) E, nella sua opera, l’abituale progettazione spaziale diritta si unisce ad approcci all’arte costruttiva che forse sono nati proprio insieme ai due venti cul zuffel e l’aura dado”.

 

 

 

 

 

 

 
   

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