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BIOARCHITETTURA
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Numero 44 di agosto-settembre 2005
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Quanto consumo
Sara Gracci
La disponibilità energetica è stata sempre componente essenziale
della civiltà umana. Negli ultimi 150 anni il consumo energetico
planetario è cresciuto stabilmente ad un tasso costante pari a +2.3%
all’anno. L’energia prodotta dall’uomo - principalmente mediante
combustibili fossili - è aumentata fino a superare la somma
dell’energia geotermica, proveniente dal nucleo terrestre, e delle
maree indotte dal Sole e dalla Luna. Stando alle stime più
recenti, nei Paesi maggiormente sviluppati ogni individuo consuma
in media 0.9 GJ: un’energia equivalente a quella ottenibile dalla
combustione di 32 kg di carbone.
Sebbene le previsioni economiche per i prossimi decenni assicurano
che gli approvvigionamenti di combustibili fossili saranno
largamente sufficienti a coprire le richieste, i consistenti
aumenti della domanda energetica ne richiederanno un più intenso
utilizzo, con una leggera flessione solo del contributo relativo
all’energia nucleare in parte sostituita dalle energie rinnovabili
non idroelettriche (fotovoltaico, eolico, biomasse, ecc.). Tra il
2000 e il 2030 si prevede infatti un incremento nel ricorso ad
energie rinnovabili pari al 2 - 3% e al contempo – stando alle
analisi dell’IEA (International Energy Agency) - un raddoppio dei
consumi mondiali di elettricità, principalmente a causa
dell’aumento della domanda nei Paesi in via di sviluppo. Gli
investimenti corrispondenti sono stimati in ben 4.300 miliardi di
US $ e, malgrado un incremento dell’uso di gas naturale, la fonte
primaria principale per la produzione di elettricità rimarrà
ancora il carbone, con conseguente impennata di emissioni da CO2.
A parità di energia elettrica prodotta, infatti, le emissioni di
CO2 da carbone risultano 2.5 volte maggiori
di quelle da gas naturale.
Il 40% dei 930 MTEP di energia consumati in Europa viene
utilizzato nel settore residenziale e terziario. Analogamente in
Italia, dei circa 150 MTEP di energia (con una quota elettrica
pari a circa 250.000 milioni di kilowattora richiesti dalla rete)
consumati annualmente, il 30 % è imputabile a usi civili, a loro
volta responsabili del 25% di emissioni di CO2
del nostro paese. Il consumo medio annuo delle abitazioni in
Italia è pari a 120kWh/mq, contro i 30-45 di Paesi come Germania,
Danimarca, Austria. Il ricorso a fonti di energia rinnovabile per
2 milioni di abitazioni eviterebbe di bruciare 500mila tonnellate
di petrolio ogni anno, con una riduzione del 30% nei consumi
energetici complessivi. L’Unione Europea ha fissato i propri
obiettivi per innovare il mercato edile e abbattere i consumi
energetici. Obiettivo della Direttiva è ridurre entro il 2010
oltre il 22% di consumi energetici degli edifici. Ma se negli
ultimi anni l’industria ha compiuto grandi passi per ottimizzare
il processo produttivo e renderlo più sostenibile, molto poco è
stato fatto nell'edilizia e nell'urbanistica. Le implicazioni
energetiche della progettazione sono state per lo più trascurate
sia in fase di progettazione sia in quella di realizzazione. In
realtà il controllo dei consumi – che porterebbe un contributo
rilevante in termini di inquinamento e spreco di risorse -
rappresenta uno degli obiettivi della riqualificazione urbana e
dovrebbe riguardare sia nuovi interventi sia manutenzione e
recupero del patrimonio esistente. In seguito all’invito della
Commissione Europea, secondo la quale l’Unione dovrebbe ridurre
drasticamente i suoi consumi energetici - pena dipendere tra vent'anni
per oltre il 70% da approvvigionamenti di importazione -, l’ultimo
Consiglio dei Ministri europei sull’energia ha approvato il Libro
Verde della Commissione sulla sicurezza dell’approvvigionamento
energetico. Oggi l’Europa produce solo la metà del suo fabbisogno
energetico: i consumi europei sono coperti al 40% da petrolio, al
22% per cento da gas naturale, al 16% da combustibili solidi
(carbone, lignite, torba), al 15% da nucleare. Le fonti
rinnovabili soddisfano solo il 6% della domanda. Se non verrà
invertita questa tendenza, alla scadenza del 2030 il bilancio
energetico continuerà a fondarsi sui combustibili fossili: il 38%
su petrolio, il 29% su gas naturali, il 19% su combustibili
solidi. Come già precedentemente accennato si registrerà
probabilmente solo un incremento del ricorso alle fonti
rinnovabili, pari circa al 12%, a discapito del nucleare che
scenderà al 6% .
L’Europa - il 6% degli abitanti della terra - consuma il 15% del
totale mondiale di energia e il trend registra un incremento
annuale pari al 2%. Solo scelte drastiche potranno garantire il
perseguimento degli obiettivi della lotta al cambiamento
climatico. Il Libro verde ne indica alcune con un orizzonte
temporale di lungo periodo: la necessità di orientare i
consumatori verso fonti non inquinanti, anche grazie all’avvio di
opportuni strumenti fiscali; una strategia alternativa di sviluppo
dei trasporti, indirizzata alla valorizzazione ed estensione della
rete ferroviaria e alla diffusione di pratiche di uso dell’auto
più razionali e rispettose dell’ambiente; il “raddoppio” d’uso
delle energie rinnovabili, il cui sfruttamento dovrebbe passare
nel 2010 dall’attuale 6% al 12% del bilancio energetico. Quest’ultimo
obiettivo è ambizioso ma molto realistico e, stando alle
previsioni, consentirebbe entro il 2010 una riduzione delle
emissioni di CO2 di 386 milioni di tonnellate l’anno (pari cioè al
12% delle emissioni). Quinta ma non ultima direttrice strategica,
è quella che viene indicata come la necessità di trovare soluzioni
comuni a problemi comuni: attraverso l’armonizzazione delle misure
fiscali e degli incentivi, oltre che il rafforzamento e la
diversificazione delle fonti di approvvigio-namento. Proponendo
come ingrediente strategico della ricetta per un
approvvigionamento sicuro, indipendente e sostenibile di energia,
proprio il ricorso alle fonti rinnovabili. Nel periodo 1990-2000,
i consumi di energia primaria sono cresciuti di 138 milioni di tep
(e, come noto, le “tep” sono le tonnellate equivalenti di petrolio
che permettono di parlare di energia in termini uniformi: ad
esempio 1 tep equivale a 10.76 Mwh e 1 t di gasolio è pari a 1.08
tep). A questo rialzo ha contribuito principalmente il gas
naturale, seguito a distanza dal petrolio e dall’energia nucleare,
mentre le fonti rinnovabili hanno contribuito nel complesso solo
con 28 milioni di tep.
Nel biennio 1999-2000 il gas naturale ha coperto più della metà
della domanda di energia del settore, l’energia elettrica circa un
quarto, i derivati petroliferi e i combustibili solidi circa il
20%. Nel 2000 la domanda energetica del residenziale ha
rappresentato il 70,3% del totale della domanda del settore
civile, mentre quella del terziario il 29,7%. Considerando le
fonti energetiche, nel corso degli anni si è giunti quasi al
pareggio dei consumi di energia elettrica tra residenziale e
terziario, mentre per tutte le altre fonti, ovviamente, la
percentuale dei consumi assorbiti dal residenziale è decisamente
più elevata di quella del terziario. Nel 1999 il settore
residenziale ha assorbito l’83% dei consumi di GPL del civile, il
74% di quelli di gas naturale, l’83% di quelli di gasolio, il 32%
di quelli di olio combustibile, l’86% di quelli di carbone e il
53% di quelli di energia elettrica. Nello stesso anno i consumi
energetici delle famiglie per riscaldamento, acqua calda, usi
cucina e usi elettrici obbligati hanno rappresentato il 70,5% del
totale della domanda energetica del comparto civile e il 21% dei
consumi energetici finali complessivi; l’utenza domestica ha
richiesto circa 28,7 Mtep di energia per usi finali, il 5,6% in
più del 1998, una crescita rilevante se si considera che dal 1990
ad oggi la crescita media annua è stata pari all’1,8%. Tenuto
conto che il numero di famiglie nel biennio 1998-1999 è rimasto
sostanzialmente invariato (circa 22 milioni) e che il numero dei
componenti per famiglia si è mantenuto pari a circa 2,6 unità, ne
consegue che la crescita dei consumi in tale periodo è da
attribuirsi ad un aumento dei consumi per famiglia. Analizzando la
composizione della domanda di energia per fonti energetiche nel
settore residenziale, emerge che nel 1999 il 56% della domanda è
stata soddisfatta dall’impiego di gas naturale, il 19%
dall’impiego di energia elettrica, il 21% dall’impiego di prodotti
petroliferi e il 4% da combustibili solidi. Questa distribuzione è
il risultato di un’evoluzione che ha visto progressivamente
ridursi il peso dei prodotti petroliferi a favore del gas
naturale: dal 1990 al 1999 i consumi di gas naturale sono
aumentati del 39% a fronte di una diminuzione dei consumi di
prodotti petroliferi del 28%. Nel medesimo periodo i consumi di
combustibili solidi sono rimasti sostanzialmente costanti, mentre
risultano in leggero aumento i consumi di energia elettrica: nel
1990 questi ultimi rappresentavano il 18% del totale dei consumi
del settore residenziale, nel 1999 ne hanno rappresentato il 19%.
In termini di funzione d’uso, la domanda energetica del settore,
nel 1999, è stata prodotta per il 68% dal riscaldamento, per il
14% da usi elettrici obbligati, per il 12% dalla produzione di
acqua calda e per il 6% dagli usi cucina. La composizione della
domanda energetica del residenziale per funzione d’uso mostra
come, nel periodo 1990-1999, essa sia rimasta pressoché costante.
Nel 1999 la domanda di energia per riscaldamento è stata
soddisfatta dal gas naturale per il 66,2%, dai prodotti
petroliferi per il 26,5% e dall’energia elettrica e combustibili
solidi per il rimanente 7,3%. La composizione della domanda
energetica del residenziale per funzione d’uso mostra come, nel
periodo 1990-1999, essa sia rimasta pressoché costante. Il gas
naturale, che nel 1990 rappresentava il 52,5% del totale dei
consumi energetici per riscaldamento, nel 1999 giunge come detto
al 66,2%. Tale incremento è legato all’aumento del numero delle
abitazioni con impianto autonomo e alla sostituzione dell’impiego
dei prodotti petroliferi con il gas naturale. Nel 1999 le
abitazioni con impianto autonomo impiegano il 73% del totale dei
consumi di gas naturale per riscaldamento. I consumi di legna e di
energia elettrica per riscaldamento sono imputabili interamente
all’impiego di apparecchi singoli. L’olio combustibile è
utilizzato quasi esclusivamente negli impianti centralizzati. I
consumi di GPL sono dovuti per il 74% circa agli impianti
autonomi, per il 22% ad impianti singoli e per il rimanente 4% ad
impianti centralizzati. All’incremento delle abitazioni dotate di
riscaldamento (circa 10%) nel periodo 1990-1999, corrispondono
consumi medi che si mantengono praticamente costanti, a parte una
diminuzione registrata nel triennio 1995-98, determinata
probabilmente da favorevoli congiunture climatiche. L’introduzione
della componente climatica, depurando i consumi dagli ovvi effetti
dovuti alla variazione della temperatura, affina la lettura dei
dati
Il settore energetico rappresenta una delle maggiori sorgenti di
emissioni di inquinanti atmosferici e di gas clima-alteranti. Le
emissioni di anidride carbonica (CO2),
monossido di carbonio (CO), ossidi di zolfo (SOx)
e ossidi di azoto (NOx), escluse quelle di
origine naturale, sono prevalentemente dovute alla combustione di
combustibili fossili. Il settore energetico nel suo complesso è
altresì responsabile di circa il 60% delle emissioni di composti
organici volatili diversi dal metano (COVNM) e di particelle
sospese totali o particolato (PST). Quote inferiori si rilevano
per altre sostanze clima-alteranti, quali il protossido d’azoto (N2O)
e il metano (CH4), alle cui emissioni i
processi energetici contribuiscono per circa il 19%. Più della
metà delle emissioni di COVNM e del PST è dovuta ad attività
produttive non di combustione bensì di processo, come ad esempio
il caricamento e lo stoccaggio dei prodotti petroliferi nelle
raffinerie, il trasporto del carbone e del coke negli impianti
siderurgici, l’estrazione di combustibili fossili, l’uso dei
solventi sia in attività produttive che domestiche. Il settore
maggiormente responsabile per le emissioni di protossido di azoto
è l’agricoltura con oltre il 60% delle emissioni totali; la
restante parte delle emissioni è dovuta ai settori energetici e
all’industria chimica. Il settore agricolo (allevamento di
bestiame) è responsabile per circa il 46% delle emissioni
complessive di metano, mentre un 20% è dovuto al settore
energetico per emissioni diffuse da carburante e il restante
quantitativo è da imputare al settore dei rifiuti (sia quelli
interrati che trattati). L’analisi delle emissioni in atmosfera
imputabili ai processi energetici coglie una parte indubbiamente
rilevante, ma non necessariamente esaustiva dell’intero scenario
emissivo. Come abbiamo visto, soltanto per la CO2
e per gli SOx i processi energetici
consentono di spiegare la quasi totalità delle relative emissioni.
Tra queste due sostanze esiste peraltro una notevole differenza:
le emissioni di ossidi di zolfo sono significativamente correlate
alla qualità dei combustibili, segnatamente alla percentuale di
zolfo presente; le emissioni di anidride carbonica dipendono
direttamente dalla quantità e dal tipo di combustibile consumato.
Su quest’ultimo aspetto, tenendo conto dell’importanza della CO2
per il fenomeno del cambiamento climatico, risulta utile
esplicitare, la stretta relazione tra consumi energetici e
relative emissioni di anidride carbonica. La figura 4.2 riporta
gli andamenti del consumo interno lordo di energia e delle
emissioni di CO2, fatti cento i valori del
1990. Essendo il primo fortemente dipendente da fonti fossili, per
una quota pari al 90%, la correlazione tra le due curve è molto
stretta; soltanto nel 1991 e nel 1996 si è verificato che, ad un
aumento dei consumi energetici nazionali, sia corrisposta una
diminuzione delle emissioni di CO2. In
generale, per 6 degli 8 anni considerati, si è verificato che ad
un aumento del consumo interno lordo è corrisposto un aumento
delle emissioni di anidride carbonica. Questo purtroppo evidenzia
che la dipendenza nazionale dai combustibili fossili rimane, nel
periodo considerato, sempre rilevante e che l’aumento dell’impiego
del gas naturale - che pure ha un coefficiente di emissione per
unità di energia inferiore a quello del carbone e del petrolio -
non è stato sufficiente ad arrestare la crescita delle emissioni
di CO2.




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