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BIOARCHITETTURA
 

Numero 44 di agosto-settembre 2005

La fortezza per tutti
Restauro della fortezza medievale di Vlotho, in Germania

Petra Brunnhofer, Ilija Vukorep, Wolfgang Shück

Il comune di Vlotho è una piccola città del Weserbergland, striscia di terra attraversata dal fiume Weser. Poco distante del centro urbano, in cima alla collina che domina il paese ma facilmente raggiungibile, sorge l’antico castello medievale che è un po’ il vanto di tutti gli abitanti e le cui rovine hanno rappresentato un’attrazione turistica sin dalla fine del ‘700. Nell’estate del 1998 la Municipalità bandì un concorso per il suo restauro. Il progetto vincitore – successivamente presentato all’Expo di Hannover del 2000 – è stato quello dello studio LOMA il cui obiettivo dichiarato è stato quello di creare uno “strato del tempo presente” capace di sovrapporsi in armonia alla stratificazione dei resti storici. La filosofia di base è incentrata sul recupero dell’immagine storica della parte più antica, recupero tuttavia inteso in chiave moderna dove l’antico dialoga con il presente, dove la storia, interagendo con l’attualità, costituisce filo d’Arianna per il futuro. Un progetto pensato per la gente, studiato per rivitalizzare e utilizzare al meglio gli spazi riconquistati e non per contemplare meramente tutto ciò che c’è di storico. Gli interventi previsti ridisegnano lo spazio, dai percorsi pedonali alla viabilità, dai restauri dei monumenti ai nuovi elementi, secondo una logica unitaria che riprende l’impianto originario. Viene restituito al paese – dicono gli architetti – il suo vero cuore, simbolo di millenni di storia, segnati da momenti di distruzioni, ricostruzioni, sovrapposizioni. Il progetto riannoda ora i fili di un tessuto profondamente trasformato e segnato da usi e da interventi edilizi del dopoguerra non tutti congruenti, frutto di visioni funzionalistiche che hanno rischiato di rendere marginale la struttura storico-monumentale del luogo. Non è una ricostruzione, che in ogni caso sarebbe stata impossibile da realizzare, bensì una re-interpretazione suggestiva di ciò che rimane: l’intento dei progettisti è stato cioè di interpretare in maniera innovativa quel che rimane di un antico edificio nel suo contesto storico. Considerando lo stato di degrado in cui versava l’antico edificio, si è reso necessario ricostruire parte delle mura e completarle con gabbie di metallo riempite con pietrame, del tipo utilizzato nelle scarpate. Il nuovo insieme risulta ben definito e ricrea il carattere difensivo dell’intero complesso. Si parte dalla piattaforma pensata per offrire ampia visione sull’elegante campagna sottostante; si accede quindi alla corte attraverso un cancello massiccio, oltre il quale si aprono nuove viste e scorci: un balcone che sporge sulla valle sottostante disegna un angolo raccolto e contemplativo. Ma ci sono anche altri punti di attrazione: l’edificio noto con il nome di “Palas”, le stanze sotterranee, il pozzo che ha alimentato molti racconti e leggende popolari del luogo. Più in là si erge una torre trasmittente, utilizzata da una radio locale, e un palcoscenico in legno utilizzato per le diverse attività culturali cittadine. L’insieme risulta integrato ma ognuno mantiene la possibilità di riconoscere i diversi elementi corrispondenti ad epoche diverse. La realizzazione del progetto si è avvalsa del supporto delle autorità cittadine che ne hanno incoraggiato la realizzazione in tutti i modi possibili. Molto importante è poi l’utilizzo pubblico degli spazi aperti: durante le ore diurne sono utilizzati dai bambini delle scuole elementari e materne, di sera si trasformano in bar e luogo di incontro. L’elemento principale del progetto è, nelle intenzioni dei progettisti, la piattaforma a cui è stato dato il nome di “parquet di pietra”, l’ampia terrazza pavimentata con lastre di pietra calda e porosa, che dialoga con le antiche pietre circostanti. è da qui che, creando nuove viste, parte il sentiero che conduce al balcone panoramico. Le scale che dal sentiero portano giù, verso la città, sono enfatizzate; il sentiero attraversa quindi l’antico fossato e le panchine in legno di forma cubica costituiscono un invito a fermarsi per ammirare gli angoli pittoreschi lungo il percorso che porta al recinto pedonale a ridosso della farmacia. è tuttavia l’antico maniero, il “Palas” a mostrare in maniera palmare l’approccio chiaro e diretto dei tre giovani progettisti. Ciò che rimane all’interno non è altro che un grande salone, con le antiche mura che variano in altezza. La differenza tra antico e moderno è annunciata già dal tetto piano in acciaio. I pilastri della struttura di sostegno e i cavi della tensione, sono nascosti da pannelli in metallo traforati, elementi che determinano un ambiente chiuso e ben definito ma allo stesso tempo risulta aperto verso l’esterno. I dettagli costruttivi, molto discreti, sono ridotti all’indispensabile. Un rivestimento di tessuto tecnico, non infiammabile, di colore arancio brillante, sul quale è riportato in rosso scuro lo stemma araldico della città di Vlotho, copre l’intradosso del tetto. è un elemento che crea un’atmosfera da festa cavalleresca e, oggi come nel medioevo, le manifestazioni pubbliche possono svolgersi qui: la sala aperta è a disposizione di tutti. L’atmosfera araldica e nobiliare diviene percepibile, enfatizzata, allorché ci si addentra nella sotterranea sala degli antichi cavalieri, illuminata da luci tendenti al verde che sottolineano il carattere mistico della cripta.
Nella parte centrale della piattaforma si eleva la torre di ricezione, ben integrata con il resto, sebbene abbia funzioni diverse. La sua facciata guarda verso la piattaforma principale ed è sollevata rispetto al resto della costruzione. Alta 50 metri, il suo volume è studiato per esaltarne l’aspetto scultoreo: otto piani racchiusi in una forma trapezoidale, con una sorta di “cintura” che la restringe nella parte centrale, rendendone più aggraziato il profilo e meglio legandola ad un contesto tanto poetico. La sua presenza scenica è evidenziata anche dai pannelli metallici traforati che ricoprono la struttura di acciaio. L’ingresso ai locali tecnici è nascosto: sono situati in un ambiente interrato, collocato al di sotto della torre, e servono anche l’adiacente palcoscenico realizzato in pannelli di quercia, utilizzabile sia per spettacoli e manifestazioni pubbliche sia come area di gioco per i bambini. Come accennato, a lavori ultimati risultano subito leggibili i diversi elementi stratificati nel tempo: le rovine medievali, i segni del primo restauro realizzato negli anni ’30 e per ultimi i nuovi e diversi elementi che giocano con le antiche rovine abbracciandole nel loro disegno. Ogni segno, ogni colore, ogni volume, senza sudditanze mimetiche ma anche senza volontà di primeggiare, è pensato per enfatizzare il passato restituendolo con contemporanea fruibilità, alle persone di oggi che vivono lo spazio, il paesaggio, la memoria, in maniera più democratica ma anche più consapevole di quanto avvenuto in anni passati. Oggi sappiamo per certo che l’armonia sta nell’equilibrio.

Foto archivio studio LOMA

 

 

 

 

 

 

 
   

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