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BIOARCHITETTURA
 

Numero 45 di ottobre-novembre 2005

Concetto d'ecologia

Europa Symposium e storia dell’architettura sostenibile
Wittfrida Mitterer


Giunto alla sua 14^ edizione, l’Europa Symposium rappresenta ormai un appuntamento tradizionale a Bologna (in contemporanea con il Saie - fiera internazionale dell’edilizia) e si conferma come la più longeva ed importante iniziativa nel settore dell’architettura ecologica. Dai primi incontri tenutisi “nell’altro secolo” l’idea stessa d’intervento ecologico si è andata via via definendo in maniera più nitida ed operativa. Quattordici anni or sono era infatti ancora socialmente diffusa la percezione di un progresso inarrestabile e continuo, in grado di risolvere attraverso la produzione di ricchezza sia i problemi esterni che quelli dal progresso stesso determinati: traffico, inquinamento, avvelenamenti, dissociazione sociale, deturpazione ambientale. Mentre le voci che si levavano a minacciare scenari catastrofici erano percepite come cassandre inopportune, gli ecologisti si impegnavano in proteste per questioni lontane dagli orizzonti quotidiani oppure mantenevano posizioni rigidamente protezioniste: qua non si può, quello è vietato, quell’altro è impossibile.
Dal Nord arrivava invece l’idea che il pericolo fosse accanto e che quindi era possibile (doveroso!) impegnarsi all’interno degli spazi operativi a ciascuno concessi nella propria professione e nel proprio mestiere. Non più dunque una schizofrenica dissociazione tra lavoro ed impegno sociale, ma l’impegno all’interno di un lavoro che poteva (era in grado di) assumere valenze favorevoli all’uomo ed all’ambiente. Le frange che per prime accolsero il messaggio furono ovviamente quelle più periferiche in termini economici; mentre gli uffici di progettazione più accreditati continuavano a sfornare palazzoni alienanti, nella testa dei “bioarchitetti” maturavano sogni ecologici per lo più dai contorni nebulosi ed immaginifici, dalle valenze mitiche e assolute.
Anche le riviste iniziarono nel frattempo ad occuparsi di edilizia “ecologica” e si riempirono di edifici-ordigni che giravano seguendo il corso del sole, cottage immersi nel bosco, villaggetti di poche case unifamiliari barricati verso l’esterno quasi fossero dei moderni Fort Apache. Nella Germania scrutata con attenzione veniva intanto varata nel 1990 quell’IBA Emscherpark che costituiva il tentativo più ambizioso e territorialmente vasto di riqualificazione sociale ed ecologica.
Tra le molte iniziative connesse all’intervento edilizio ed urbanistico venne varato anche l’Europa Symposium. Partito da Aachen, coinvolse via via sempre più Stati e importanti realtà regionali. L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, fu tra le prime realtà a rispondere all’invito ed anzi a rendersi disponibile ad accogliere un’edizione italiana del Symposium. Nel frattempo le proposte che anno dopo anno venivano presentate sul palco, assumevano connotati sempre più precisi, si facevano concrete e realistiche, affrontavano in maniera esemplare e replicabile problemi riferibili a situazioni normali, sovente con esempi innovativi di edilizia convenzionata o pubblica. I primi temi – risparmio energetico, riutilizzo di acque piovane, ciclo di vita dei materiali e possibilità di riciclaggio, ecc. ecc. – si estendevano simposio dopo simposio lungo scale diacroniche (assieme agli interventi ex novo anche il recupero di edilizia post bellica e gli interventi nei centri storici) e dimensionali (dal singolo edificio ai complessi, al quartiere, alla città e persino alla scala di territorio).
I confronti consentiti dalle importanti esperienze compiute soprattutto in Olanda, Danimarca, Svezia, Belgio, Austria e Svizzera ma anche in Francia e Spagna, hanno evidenziato come l’ecologia non costituisca una categoria astratta e irraggiungibile ma la sua essenza risieda nella tensione costante verso il miglioramento della qualità di vita. Il cardine dell’operazione si veniva dunque spostando dagli strumenti agli obiettivi, dalle tecnologie alle strategie, dalle soluzioni spicciole alle dinamiche culturali. Oltre che tecnico il dibattito assunse riflessi culturali nell’affrontare il significato stesso, cioè il valore sociale, da attribuire ai termini “qualità architettonica”, che adesso era chiaro doveva comprendere in organico equilibrio l’oculatezza nella gestione delle risorse ma anche del patrimonio edilizio, storico, geografico, ambientale; la capacità di incentivare relazioni tra individui di età e classi sociali diverse; la volontà di integrazione dei nuovi interventi con l’edilizia tradizionale. In uno: qualità di sostanza più che di forma, tesa alla vivibilità più che alla spettacolarità, incline all’attuazione consapevole più che alla sperimentazione avventurosa. Si comprendeva anche che l’intervento più sostenibile del mondo in termini edilizi avrebbe perso incidenza e significato in assenza di una visione complessiva capace di inglobare e interrelazionare le scelte; si capiva anche che il vero progresso ecologico non era lastricato di soluzioni avveniristiche e improbabili ma per incidere davvero richiedeva passaggi mediati e diffusi in grado di confrontarsi con le scelte politiche, le strutture produttive ed il mondo economico.
Questo hanno esposto nel corso di 14 Simposii i più illustri docenti universitari, i più importanti architetti ecologisti, i più attenti politici d’Europa. Tra l’altro, hanno mostrato quanto bioclimatica fosse l’architettura tradizionale di regioni geografiche caratterizzate da condizioni climatiche persino estreme, quanta intelligenza contenessero alcune soluzioni consolidate in molte tradizioni costruttive, quanto climaticamente responsabili e urbanisticamente integrati risultassero gli interventi che avevano scritto la storia delle città, da sempre e sino a non tanti decenni or sono. Che dunque oggi, dopo periodi di spensieratezza e approssimazione, era possibile e necessario ripensare finalità, modalità, soluzioni attraverso passaggi molteplici non necessariamente convergenti ma comunque tesi verso una ecologicità ad un tempo complessa e appropriabile. La stessa normativa della Regione Emilia-Romagna, tra le prime in Italia ad affrontare il problema dell’incentivazione degli interventi edilizi ecologicamente caratterizzati, si è giovata dei contatti e delle esperienze maturate attraverso questi appuntamenti annuali. Nel frattempo, accanto all’Europa Symposium, grazie anche alla notorietà da esso acquisita (a qualche edizione hanno assistito oltre 800 tra professionisti e funzionari pubblici provenienti da ogni parte d’Italia) sono fioriti convegni, conferenze, dibattiti con tematiche affini. Tra questi, numerose sono apparse le conversioni solo epidermiche e le approssimazioni linguistiche e concettuali. Pare in ogni caso ormai assodato che ogni intervento antropico debba adeguarsi a parametri di sostenibilità (materiali ed energia) e di considerazione della salute degli abitanti (del sito e del mondo). Sono nel frattempo numerose le Amministrazioni pubbliche che hanno messo a punto criteri di quantificazione ecologica degli interenti edilizi; quasi tutti i concorsi di architettura chiedono attenzione a parametri energetici e di compatibilità biologica; giovani e meno giovani professionisti affollano i corsi di “edilizia verde” che si tengono in tutte le città più importanti.
Missione compiuta dunque? Fino ad un certo punto. Se tutti i diversi attori del processo edilizio si sono resi più attenti a queste problematiche, parallelamente i problemi si stanno con velocità ingigantendo e globalizzando. Né è possibile affermare che la pratica di una architettura prudente e consapevole sia davvero riuscita a raggiungere tutti i luoghi e tutti i decisori, anzi la più parte delle scelte edilizie ed urbanistiche pongono ancora come prioritari dati quantitativi figli di vecchia miopia economica.
È da rilevare inoltre che gli scenari mutano con velocità superiore alla stessa percezione del cambiamento: i riferimenti anche di pochi anni or sono risultano mutati dalle variazioni di costi, dalle capacità della manodopera, dagli orientamenti dei flussi distributivi, dalla stessa concezione spaziale degli interventi.
L’unica possibilità di fronteggiare, gestire ed orientare le forze economiche che scelgono per noi operando su scenari sempre più vasti ed integrati, è stabilire collegamenti, compiere riflessioni e confronti a più voci, aggiornarci continuamente sui risultati più avanzati, sulle strategie più efficaci; adottare tutte le volte che è possibile e nella misura in cui è possibile, soluzioni che mantengono la speranza di riannodare l’antico patto che legava l’uomo al suo ambiente. Questo è il filo conduttore del 14° Europa Symposium tenutosi in ottobre a Bologna.
 

 
   

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