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BIOARCHITETTURA
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Numero 45 di ottobre-novembre 2005
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Tra perdite e richiami
Stefano Orlando Puracchio
Strada nazionale adriatica, un caldo giorno di giugno. La macchina
si muove lentamente nel traffico che separa il guidatore dalla sua
meta. Con un residuo di speranza, il conducente cerca di trovare
una stazione radio che trasmetta musica jazz o almeno una cover
orecchiabile di qualche brano swing. La ricerca non dà esiti.
Fermo ad un semaforo, l’uomo osserva alla sua sinistra una delle
poche ville liberty che in tutta la sua eleganza è rimasta in
piedi nonostante la speculazione: il comune, in eroico e
ammirevole atto, è riuscito a salvarla adibendola ad uffici. Atto
in controtendenza, rispetto alla spiacevole norma. Pensa: un vero
peccato che molte di quelle ville, appartenute a facoltose
famiglie – come ad esempio i duchi di Acquaviva – siano state
soppiantate da freddi e anonimi villini o palazzoni.
Il XX secolo è stato definito da alcuni storici il secolo “breve”.
Definizione puntuale se rapportiamo il tempo alla mole di eventi
che hanno caratterizzato questo secolo, ma soprattutto ai grandi
cambiamenti succedutisi.
Escluse le tristi vicende belliche, l’evento più importante è
probabilmente stato, per la civiltà occidentale, la sua
trasformazione in società mediatica (purtroppo, anche molto
mediata). Premesso che, in qualsiasi processo comunicativo fra un
emittente ed un ricevente, il senso ed i significati vanno
contrattati, quando l’implicito patto stretto tra i soggetti
comunicanti manca della dovuta chiarezza si presentano situazioni
difficilmente gestibili. Se ad esempio, in epoca passata,
l’accesso alle informazioni era un processo impegnativo e
soprattutto individuale, in cui era l’uomo che si muoveva verso
l’informazione, con l’avvento delle nuove tecnologie e il
potenziamento dei veicoli informativi, si assiste ad una mutazione
radicale dell’intero processo. Il patto, il rapporto fra media e
pubblico è diventato nebuloso, a volte incomprensibile e forse
troppo invasivo. Oggi è la massa ad essere inseguita (o
perseguitata) dalle informazioni, in tale “massa” da risultare
ostico (se non impossibile) compiere discernimenti corretti di
quanto possa davvero risultare utile.
Al verde l’uomo torna a concentrarsi sulla guida, maneggia e trova
Radio 2, uno di quei programmi radiofonici di qualità e
intrattenimento che fanno speciale la seconda radio.
“Dispenser” o “Atlantis”, non riesce bene ad identificare quale
trasmissione sia ma fa lo stesso: finito l’evitabile brano
commerciale, il conduttore provvederà a far uscire dai microfoni
una discussione interessante. Un’interferenza sopraggiunge
all’improvviso e le parole risultano confuse, rimane solo parte
del discorso. “[…] si sta perdendo la memoria […] Entro pochi anni
musicisti come Gershwin e Cole Porter verranno dimenticati […]”.
La frase frammentata, captata a malapena, desta la sua attenzione.
I compositori citati gli sono cari e la sua mente cerca di
ricostruire il contesto di quelle parole. Si riferiranno, forse,
all’imbarbarimento culturale dei giovani d’oggi? O il conduttore
stava proprio negando questa circostanza? Il dubbio attanaglia per
un po’ ma, arrivato nei pressi della destinazione, il problema
diventa trovare un buco per parcheggiare l’utilitaria blu. Il
percorso a piedi sfiora un palazzo del Ventennio. Ancora vi
troneggia il motto: “lo slancio del popolo italiano non fu e non
sarà mai fermato”…
Questo sopraflusso di informazioni (overflow) è recepibile fino al
punto oltre il quale, giocoforza, le nuove informazioni cancellano
quelle più vecchie. Bisogna ancora considerare che la
sovrabbondanza di informazioni tende a provocare disinteresse
assieme alla tendenza di associare al già visto ed al già sentito,
l’idea di brutto e inutile; al nuovo, il bello e l’indispensabile.
Passa del tempo. È un sabato notte piuttosto afoso, l’uomo è
comodamente seduto su una poltrona nera con in mano il
telecomando. Il programma della Terza rete è di buona fattura. Poi
il pollice preme a memoria il bottone due. A “Tg2 dossier storie”
scorre l’intervista ad un importante compositore e musicista:
Armando Trovajoli. Dopo la carrellata sulla carriera, arrivano le
considerazioni caustiche, per nulla concilianti del Maestro. Con
estrema schiettezza parla dei livelli culturali del nostro Paese e
del fuorviante rapporto del pubblico con l’arte, intesa in senso
ampio. L’attenzione dello spettatore si accende. L’intervistatrice
ha chiesto: “Come vuole essere ricordato dalle generazioni
future?” Il Maestro storce il labbro in un sorriso amaro: “Mozart
sarà ricordato, Chopin sarà ricordato ma io… con la situazione che
c’è oggi…”.
Ma è possibile muoversi in controtendenza? Complicato, in una gara
autoreferenziale in cui l’unico strumento per modificare la
comunicazione, è la comunicazione stessa. Negli ultimi anni è
stato usato il metodo del “richiamino” ovvero dare specifiche
informazioni a cadenza costante in maniera da evitare che le
persone le dimenticassero. Né più né meno dell’ubriaco a cui il
“cicchetto” di grappa serve per mantenere costante lo stato di
ebbrezza. Sono frequenti, ad esempio, le feste della memoria
oppure le manifestazioni culturali per ricordare questo o quel
compositore o un determinato scrittore. Sorge spontanea la
domanda: il richiamino non rischia di ubriacare ovvero aggiungersi
agli effetti dell’overflow? Ebbene, si: sul piano pratico non
corre differenza alcuna fra il richiamino e l’effetto “agenda
setting”.
Lo spettatore ricollegò la frase di Trovajoli allo stralcio di
considerazione radiofonica sentita qualche giorno prima. Pensò: il
pubblico oggi è disabituato a recepire correttamente qualsiasi
messaggio, soprattutto quelli artistici. Ma era stanco, aveva
lavorato duramente quel giorno ed aveva sonno. Eppure alla sua
mente quei due tasselli piacevano, rientravano in un puzzle di
significati ampio e vasto, un puzzle che stava prendendo bordi
indefiniti. Gli piacevano anche le sfide e, quasi senza volerlo,
la considerazione si trasformò in domanda e si ritrovò a
destreggiarsi fra i vari pezzi di questo rompicapo…
La conformazione è tale che l’argomento deciso dai media come
importante diventa l’argomento importante per il pubblico il
quale, per evitare di cadere ulteriormente nella spirale
dell’oblio (in quanto, richiamino o no, le informazioni ricevute
sono ancora troppe), cerca compiere una selezione serrata degli
argomenti proposti. Le scelte perciò si fanno arbitrarie e assieme
alle ultimissime notizie si tenta di salvare, in un ipotetica una
lista dei riscatti, coloro che hanno un nome sicuramente e
saldamente storicizzato. Ecco spiegato come mai, Mozart, Chopin,
Bach e Beethoven verranno ricordati mentre Porter, Gershwin,
Bacharach e Trovajoli, se non cambierà qualcosa, molto
probabilmente no. Ma se nei campi artistici un improvviso recupero
di nomi e vicende rimane teoricamente sempre possibile, è molto
difficile che questo avvenga in settori in cui il nuovo soppianta
non in modo impalpabile bensì tangibile, il vecchio…
L’uomo si svegliò di soprassalto. Si era addormentato sul divano
mentre la televisione trasmetteva immagini di signorine seminude
che scimmiottavano passi di danza. Si alzò, spense il televisore e
si diresse verso la doccia. Sotto il getto d’acqua tiepida ripensò
al motto sul palazzo. “Lo slancio del popolo italiano non fu e non
sarà mai fermato”. Sorrise amaramente: finite le villette liberty
da abbattere toccherà al palazzo del Ventennio ed il motto sarà
stato triste profezia di verità. Certo, l’edificio del Ventennio
aveva sostituito un altro edificio e così ancora indietro nel
tempo fino ad arrivare ad una casa di paglia e fango. Ma prima
c’era la convinzione sociale che si stesse migliorando, ora
invece… Concluse: “non capisco bene in che direzione stiamo
andando, ma non mi piace”. Si coricò, tirò il lenzuolo sul mento,
si girò su un fianco e sognò una storia d’amore ambientata tra
villette liberty. Per la colonna sonora, musiche di Cole Porter.



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