A. WEGER
LIBRERIA BRESSANONE

via Torre Bianca, 5
39042 Bressanone BZ
Tel. +39 0472 836164
Fax. +39 0472 801189
info@weger.net

 
 
 
BIOARCHITETTURA
 

Numero 45 di ottobre-novembre 2005

Recuperare Bauhaus
Il caso del complesso “Christian Weiss”

Wittfrida Mitterer

Il problema è attualissimo: come intervenire nel restauro dell’edilizia moderna nei casi in cui questa assume significativi valori culturali, sia perché documentazione di avvenuti percorsi sia in riferimento ad esigenze collettive di continuità mnemonica, sempre più ricercata come mediazione rispetto alle spinte in atto di veloce trasformazione urbana.
Per quanto concerne l’architettura storica, la posizione condivisa è quella di conservare l’esistente, intervenendo solo per contenere gli effetti del tempo e del passaggio dell’uomo. In Italia le architetture moderne oggetto di un intervento storico/conservativo filologico, non sono tantissime. Tra le prime, gli interventi sulle architetture di Terragni: l’asilo “Sant’Elia”, la “Casa del Fascio”, la “Casa Rustici” e la “Villa del floricoltore”. Si può citare anche l’intervento sulla “Stazione di S. Maria Novella” a Firenze, con pulitura, consolidamento e risarcimento di numerose parti degradate; rivestimenti, pavimentazioni, elementi di arredo e velario della galleria di testa. Oppure le “Scuole Sanzio” di Libera, dove è stato resa nuovamente leggibile la originaria qualità dell’opera architettonica. L’approccio rimane comunque complesso sia sotto il profilo metodologico che tecnico, anche perché le esigenze funzionali e distributive di molto cambiate anche in pochi decenni spingono sovente verso interventi radicali e snaturanti rispetto ai quali le ancora relativamente deboli considerazioni sociali dell’architettura moderna riescono ad alzare incerte barriere.
Di fronte all’attuale scempio del complesso “Christian Weiss”, realizzato tra il 1930 ed il 1931 in puro stile Bauhaus dagli architetti Markus Sternlieb e Hermann Trum a Ludwigshafen, cittadina nei pressi di Mannheim, il prof. Dieter Schempp ha proposto alla proprietà – la stessa società GAG che a suo tempo ne aveva deciso l’edificazione – di farne un caso esemplare contemperando cultura, economia ed ecologia. In opposizione ad una situazione edilizia e patrimoniale che orientava in maniera quasi univoca verso l’abbattimento del complesso e la sua sostituzione con edifici assolutamente qualunque, l’idea portante è stata di coinvolgere alcune università in maniera da farne ad un tempo occasione di riflessione culturale e di percorso didattico. Hanno aderito all’invito le facoltà di architettura di Darmstadt, Kaiserslautern, Krems, Parigi e Varsavia. Il coordinamento è stato affidato a Walter Braun (architetto ed amministratore della GAG), Franz Eberhard (direttore settore urbanistica della città di Zurigo), Joachim Siefert (urbanista di Düsseldorf) e Dieter Schempp (architetto di Tubinga). L’operazione ha subito assunto valenze paradigmatiche interessanti e complesse anche sotto il profilo metodologico: strettamente operative ma anche squisitamente culturali. Dopo i sopralluoghi e l’esame diretto dei volumi esistenti, si è proceduto alla discussione e alla individuazione di alcune parole chiave che potessero guidare verso una rinnovata “Christian Weiss Siedlung”. Tutto questo cercando soluzioni capaci di tenere insieme memoria e funzionalità, richieste ecologiche e qualità abitativa, senza esclusione preliminare di ipotesi anche radicali. Anche le soluzioni che, considerate le oggettive difficoltà gestionali ed economiche, preconizzavano sostituzioni integrali della sostanza edilizia, hanno curiosamente mantenuto l’andamento lievemente curvo e concentrico delle stecche attuali, sia per oggettive ragioni organizzative sia per la pregnanza e la tensione verso la permanenza espressa dalla struttura aggregativa esistente. Se ne deduce che l’orma urbanistica, individuata in tutti i progetti come denominatore comune ed irrinunciabile, è riconoscibile quale vera sostanza culturale del complesso. Uno dei nodi riorganizzativi più importanti è stato individuato nella rumorosità della via Saarland che dal momento dell’originaria edificazione ha assunto via via rilevanza strategica nella viabilità urbana, con la conseguente necessità di dover oggi difendere la piazzetta interna e gli affacci; si è cercato anche di migliorare l’orientamento ruotando l’esposizione degli alloggi per avere ad un tempo più sole e più ombra. In accordo con la GAG è stato deciso di mantenere nella sua struttura integrale almeno la stecca più piccola (solo 16 appartamenti) che delimita la piazzetta e di ricondurre tutte le facciate al loro ritmo originario. Si è preferito invece sottolineare le possibili relazioni all’intorno decidendo una progettazione dettagliata degli spigoli degli edifici di perimetro, rivolti verso il fronte strada. Seguendo queste linee guida sono state elaborate tre varianti progettuali in scala 1:1.000, base per ogni ulteriore approfondimento progettuale. Il percorso è in atto: gli studenti stanno elaborando il progetto esecutivo, per il quale riceveranno l’esame ed un rimborso spese. La consegna delle tavole avverrà durante una manifestazione pubblica alla presenza della stampa.

1930: il tempo di Lola
Il professor Unrat, che ha deciso di seguire alcuni suoi studenti in un locale malfamato per riuscire a sbugiardarli, per una serie di circostanze finisce nel camerino di Lola, giovane e procace ballerina. Se ne innamora perdutamente, abbandona l’insegnamento e per seguirla è costretto ad accettare piccole parti nella misera compagnia teatrale. Quando la tournee toccherà la città nella quale un tempo era rispettato docente, in qualità di assistente del prestigiatore deve imitare il verso del gallo. Gli irridenti schiamazzi del pubblico lo portano ad un improvviso rinsavimento e insieme alla pazzia. Il romanzo è stato scritto alcuni anni prima da Heinrich Mann ma la notorietà internazionale proviene a questa trama da “L’angelo azzurro” – pellicola che mirava a rilanciare il cinema tedesco con l’introduzione del sonoro – con Marlen Dietrich nella parte della cantante Lola. La borghesia privata del suoi valori e del suo decoro dall’improvvisa crisi del Venerdì nero di New York del 1929, si rispecchierà nel film decretandogli grande successo. Negli stessi anni in cui le sale cinematografiche risuonano del disperato “chicchirichì” del prof Unrat, intellettuale distrutto da un mondo in cui non più si riconosce, le votazioni portano per la prima volta alla ribalta un certo Hitler. Nella Bauhaus il direttore troppo “socialista” Hannes Meyer viene sostituito da Ludwig Mies van der Rohe, che subito limita drasticamente le attività politiche degli studenti e pone l’architettura al centro dell’insegnamento della Scuola. È il 1930. A sud di Ludwigshafen, vicino a Mannheim, architetti Markus Sternlieb e Hermann Trum sperimentano i principi razionalisti progettando su incarico della società GAG il complesso “Christian Weiss”, 230 appartamenti per la maggior minuscoli (tra i 33 ed i 41 m2 di superfice calpestabile) e 2 negozi su un’area di 10.700 m2. Le riparazioni seguite alle distruzioni della guerra disperderanno alcune delle eleganti caratteristiche originarie data anche la necessità di eliminare il rivestimento in Eraclit delle facciate. Oggi le prestazioni di tali edifici non corrispondono più alle normali esigenze abitative, dati anche i gravi danni materiali, soprattutto ai solai in legno. Un’alta percentuale di appartamenti sono disabitati ed altri occupati di extracomunitari.

Particolarmente interessanti risultano le linee guida/obiettivi sviluppati e registrati nel corso del brain storming al quale hanno partecipato studenti, docenti, esperti e rappresentanti della proprietà. Come è possibile notare, si tratta di riflessioni non sempre organiche e concluse ma che bene restituiscono le interazioni tra le diverse esigenze e di per sé suggeriscono strategie e modalità di intervento consapevoli rispetto ad esigenze ecologiche ed economiche.
Architettura:
• pregiata
• ecologica: nuovo linguaggio formale
• adeguata all’oggi ma consapevole della storia
• strumenti: vela solare, torre solare

Aumento del verde:
• coperture in erba
• desigillazione superfici
• giardini per abbellimento ed orti

Urbanistica:
• struttura come monumento
• barriera rumore, porticato
• intervento a ville urbane integrate

Ecologia:
• solare attivo passivo quale collegamento edifici/spazi aperti
• espressione architettonica
• rapporto tra facciate e volumi
• riorganizzazione delle planimetrie
• orientamento in funzione del sole e delle ombre
• protezione dai venti dominanti
• effetto riflessione dell’acqua
• temperamento picchi
• inerzia termica
• utilizzo pompe calore
• utilizzo acqua piovana

Richieste della Proprietà:
• riqualificazione immobiliare economicamente sostenibile
• architettura che esprime l’idea di sostenibilità
• ecologico + sociale + economico
• soluzioni al costo inferiore
• positivo fattore immagine
• appartamenti di proprietà e in affitto di alto pregio
• miglioramento della qualità edilizia
• stimolare la stabilità degli inquilini
• opportunità di comunicazione esterna per la società
• stringere collaborazione con l’Università

Utilizzo:
• vivere e lavorare
• centro vitale
• ospitalità di uffici progettazione
• rappresentanza GAG aperta al pubblico
• spazi per la presentazione delle università partecipanti

Infrastrutture:
• riqualificazione spazi comuni esistenti
• miglioramento percorsi di approvvigionamento e smaltimento
• trasporto interno
• desigillazione dei percorsi
• offerta di centralità nella strada
 

 

 

 

 

 

 

 
   

Torna al numero 45 di BIOARCHITETTURA

Torna alla pagina degli arretrati di BIOARCHITETTURA

 

Casa editrice

Istituto Nazionale Bioarchitettura

 

 

 
 
 

 

I numeri dal 35 al 52

Sono editi dalla Mancosu Editore di Roma, a cui richiedere eventuali numeri arretrati.

   BIOARCHITETTURA Service
   Abbonamenti
   Contatto
   Redazione

  

   Redazione

   BIOARCHITETTURA

   C.P. 61 - 39100 Bolzano
   0471.278294