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BIOARCHITETTURA
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Numero 45 di ottobre-novembre 2005
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Recuperare Bauhaus
Il caso del complesso “Christian Weiss”
Wittfrida Mitterer
Il problema è attualissimo: come intervenire nel restauro
dell’edilizia moderna nei casi in cui questa assume significativi
valori culturali, sia perché documentazione di avvenuti percorsi
sia in riferimento ad esigenze collettive di continuità mnemonica,
sempre più ricercata come mediazione rispetto alle spinte in atto
di veloce trasformazione urbana.
Per quanto concerne l’architettura storica, la posizione condivisa
è quella di conservare l’esistente, intervenendo solo per
contenere gli effetti del tempo e del passaggio dell’uomo. In
Italia le architetture moderne oggetto di un intervento
storico/conservativo filologico, non sono tantissime. Tra le
prime, gli interventi sulle architetture di Terragni: l’asilo “Sant’Elia”,
la “Casa del Fascio”, la “Casa Rustici” e la “Villa del
floricoltore”. Si può citare anche l’intervento sulla “Stazione di
S. Maria Novella” a Firenze, con pulitura, consolidamento e
risarcimento di numerose parti degradate; rivestimenti,
pavimentazioni, elementi di arredo e velario della galleria di
testa. Oppure le “Scuole Sanzio” di Libera, dove è stato resa
nuovamente leggibile la originaria qualità dell’opera
architettonica. L’approccio rimane comunque complesso sia sotto il
profilo metodologico che tecnico, anche perché le esigenze
funzionali e distributive di molto cambiate anche in pochi decenni
spingono sovente verso interventi radicali e snaturanti rispetto
ai quali le ancora relativamente deboli considerazioni sociali
dell’architettura moderna riescono ad alzare incerte barriere.
Di fronte all’attuale scempio del complesso “Christian Weiss”,
realizzato tra il 1930 ed il 1931 in puro stile Bauhaus dagli
architetti Markus Sternlieb e Hermann Trum a Ludwigshafen,
cittadina nei pressi di Mannheim, il prof. Dieter Schempp ha
proposto alla proprietà – la stessa società GAG che a suo tempo ne
aveva deciso l’edificazione – di farne un caso esemplare
contemperando cultura, economia ed ecologia. In opposizione ad una
situazione edilizia e patrimoniale che orientava in maniera quasi
univoca verso l’abbattimento del complesso e la sua sostituzione
con edifici assolutamente qualunque, l’idea portante è stata di
coinvolgere alcune università in maniera da farne ad un tempo
occasione di riflessione culturale e di percorso didattico. Hanno
aderito all’invito le facoltà di architettura di Darmstadt,
Kaiserslautern, Krems, Parigi e Varsavia. Il coordinamento è stato
affidato a Walter Braun (architetto ed amministratore della GAG),
Franz Eberhard (direttore settore urbanistica della città di
Zurigo), Joachim Siefert (urbanista di Düsseldorf) e Dieter
Schempp (architetto di Tubinga). L’operazione ha subito assunto
valenze paradigmatiche interessanti e complesse anche sotto il
profilo metodologico: strettamente operative ma anche
squisitamente culturali. Dopo i sopralluoghi e l’esame diretto dei
volumi esistenti, si è proceduto alla discussione e alla
individuazione di alcune parole chiave che potessero guidare verso
una rinnovata “Christian Weiss Siedlung”. Tutto questo cercando
soluzioni capaci di tenere insieme memoria e funzionalità,
richieste ecologiche e qualità abitativa, senza esclusione
preliminare di ipotesi anche radicali. Anche le soluzioni che,
considerate le oggettive difficoltà gestionali ed economiche,
preconizzavano sostituzioni integrali della sostanza edilizia,
hanno curiosamente mantenuto l’andamento lievemente curvo e
concentrico delle stecche attuali, sia per oggettive ragioni
organizzative sia per la pregnanza e la tensione verso la
permanenza espressa dalla struttura aggregativa esistente. Se ne
deduce che l’orma urbanistica, individuata in tutti i progetti
come denominatore comune ed irrinunciabile, è riconoscibile quale
vera sostanza culturale del complesso. Uno dei nodi
riorganizzativi più importanti è stato individuato nella
rumorosità della via Saarland che dal momento dell’originaria
edificazione ha assunto via via rilevanza strategica nella
viabilità urbana, con la conseguente necessità di dover oggi
difendere la piazzetta interna e gli affacci; si è cercato anche
di migliorare l’orientamento ruotando l’esposizione degli alloggi
per avere ad un tempo più sole e più ombra. In accordo con la GAG
è stato deciso di mantenere nella sua struttura integrale almeno
la stecca più piccola (solo 16 appartamenti) che delimita la
piazzetta e di ricondurre tutte le facciate al loro ritmo
originario. Si è preferito invece sottolineare le possibili
relazioni all’intorno decidendo una progettazione dettagliata
degli spigoli degli edifici di perimetro, rivolti verso il fronte
strada. Seguendo queste linee guida sono state elaborate tre
varianti progettuali in scala 1:1.000, base per ogni ulteriore
approfondimento progettuale. Il percorso è in atto: gli studenti
stanno elaborando il progetto esecutivo, per il quale riceveranno
l’esame ed un rimborso spese. La consegna delle tavole avverrà
durante una manifestazione pubblica alla presenza della stampa.
1930: il tempo di Lola
Il professor Unrat, che ha deciso di seguire alcuni suoi studenti
in un locale malfamato per riuscire a sbugiardarli, per una serie
di circostanze finisce nel camerino di Lola, giovane e procace
ballerina. Se ne innamora perdutamente, abbandona l’insegnamento e
per seguirla è costretto ad accettare piccole parti nella misera
compagnia teatrale. Quando la tournee toccherà la città nella
quale un tempo era rispettato docente, in qualità di assistente
del prestigiatore deve imitare il verso del gallo. Gli irridenti
schiamazzi del pubblico lo portano ad un improvviso rinsavimento e
insieme alla pazzia. Il romanzo è stato scritto alcuni anni prima
da Heinrich Mann ma la notorietà internazionale proviene a questa
trama da “L’angelo azzurro” – pellicola che mirava a rilanciare il
cinema tedesco con l’introduzione del sonoro – con Marlen Dietrich
nella parte della cantante Lola. La borghesia privata del suoi
valori e del suo decoro dall’improvvisa crisi del Venerdì nero di
New York del 1929, si rispecchierà nel film decretandogli grande
successo. Negli stessi anni in cui le sale cinematografiche
risuonano del disperato “chicchirichì” del prof Unrat,
intellettuale distrutto da un mondo in cui non più si riconosce,
le votazioni portano per la prima volta alla ribalta un certo
Hitler. Nella Bauhaus il direttore troppo “socialista” Hannes
Meyer viene sostituito da Ludwig Mies van der Rohe, che subito
limita drasticamente le attività politiche degli studenti e pone
l’architettura al centro dell’insegnamento della Scuola. È il
1930. A sud di Ludwigshafen, vicino a Mannheim, architetti Markus
Sternlieb e Hermann Trum sperimentano i principi razionalisti
progettando su incarico della società GAG il complesso “Christian
Weiss”, 230 appartamenti per la maggior minuscoli (tra i 33 ed i
41 m2 di superfice calpestabile) e 2 negozi su un’area di 10.700
m2. Le riparazioni seguite alle distruzioni della guerra
disperderanno alcune delle eleganti caratteristiche originarie
data anche la necessità di eliminare il rivestimento in Eraclit
delle facciate. Oggi le prestazioni di tali edifici non
corrispondono più alle normali esigenze abitative, dati anche i
gravi danni materiali, soprattutto ai solai in legno. Un’alta
percentuale di appartamenti sono disabitati ed altri occupati di
extracomunitari.
Particolarmente interessanti risultano le linee guida/obiettivi
sviluppati e registrati nel corso del brain storming al quale
hanno partecipato studenti, docenti, esperti e rappresentanti
della proprietà. Come è possibile notare, si tratta di riflessioni
non sempre organiche e concluse ma che bene restituiscono le
interazioni tra le diverse esigenze e di per sé suggeriscono
strategie e modalità di intervento consapevoli rispetto ad
esigenze ecologiche ed economiche.
Architettura:
• pregiata
• ecologica: nuovo linguaggio formale
• adeguata all’oggi ma consapevole della storia
• strumenti: vela solare, torre solare
Aumento del verde:
• coperture in erba
• desigillazione superfici
• giardini per abbellimento ed orti
Urbanistica:
• struttura come monumento
• barriera rumore, porticato
• intervento a ville urbane integrate
Ecologia:
• solare attivo passivo quale collegamento edifici/spazi aperti
• espressione architettonica
• rapporto tra facciate e volumi
• riorganizzazione delle planimetrie
• orientamento in funzione del sole e delle ombre
• protezione dai venti dominanti
• effetto riflessione dell’acqua
• temperamento picchi
• inerzia termica
• utilizzo pompe calore
• utilizzo acqua piovana
Richieste della Proprietà:
• riqualificazione immobiliare economicamente sostenibile
• architettura che esprime l’idea di sostenibilità
• ecologico + sociale + economico
• soluzioni al costo inferiore
• positivo fattore immagine
• appartamenti di proprietà e in affitto di alto pregio
• miglioramento della qualità edilizia
• stimolare la stabilità degli inquilini
• opportunità di comunicazione esterna per la società
• stringere collaborazione con l’Università
Utilizzo:
• vivere e lavorare
• centro vitale
• ospitalità di uffici progettazione
• rappresentanza GAG aperta al pubblico
• spazi per la presentazione delle università partecipanti
Infrastrutture:
• riqualificazione spazi comuni esistenti
• miglioramento percorsi di approvvigionamento e smaltimento
• trasporto interno
• desigillazione dei percorsi
• offerta di centralità nella strada





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