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BIOARCHITETTURA
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Numero 45 di ottobre-novembre 2005
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Simulazione termofisica
Sara Foresi
La pratica professionale sempre più spinge verso la
parcellizzazione dei compiti per cui risulta frequente,
soprattutto per opere di una certa dimensione, il coinvolgimento
di professionalità parallele, spesso chiamate a posteriori a
risolvere i problemi più strettamente tecnici: per lo più relativi
a impianti e strutture. Capita così che le decisioni
architettoniche, assunte come preliminari, vengano ‘sofferte’ dai
partner con conseguente apertura di contrasti/contenziosi. Ma cosa
succede a guardare dall’altra parte, ad avventurarsi cioè nel
mondo di frequente snobbato dell’ingegneria? A individuare
soluzioni progettuali anche sulla base di valutazioni tecniche, a
far confluire le motivazioni funzionali ed estetiche con
considerazioni concretamente costruttive? È indubbio come
soprattutto gli scenari più recenti aperti dagli ambiti di
risparmio energetico e “impiantistica ecologica” comportino già in
fase di progetto preliminare una serie di considerazioni e di
scelte molto accurate. L’ambiente esterno è infatti sempre
complesso, l’atmosfera, il sole, la terra creano continue
combinazioni climatiche ed i microclimi interni, nonostante gli
studi appassionati sulle tecniche di aeronautica e sulle navicelle
spaziali, rimangono inevitabilmente in contatto con l’esterno…
luce, calore, aria, acqua. L’obiettivo più logico non può che
essere quindi l’ottimizzazione della qualità del dialogo tra
situazioni interne ed esterne per mezzo di felici combinazioni di
morfologia e materiali, di sostenibilità e benessere. Di qui il
passo in seno alla bioarchitettura è breve e scontato, un amore a
prima vista. Meravigliosi abbracci di legno, profumi di materiali
naturali e quintali di isolamento termico nascondono però spesso
lo stesso problema: architetti formalisti ed ingegneri furibondi.
In qualche caso la simulazione avrebbe portato ad accordi
preventivi. Ma cos’è la simulazione? In breve, all’interno di un
calcolatore si produce un modello del proprio progetto e lo si
sottopone a stress climatico. Si applica il concetto di dinamica
allo scambio termico, calcolato istante per istante per tutto il
periodo desiderato. I risultati danno la misura dell’efficacia
delle scelte architettoniche. Orientamento, materiali e
irraggiamento si intrecciano in combinazioni sempre nuove e
finalmente gestibili. Di seguito viene illustrata l’esperienza
condotta a titolo sperimentale applicando il famigerato ESP-r –
ultimo prodotto ancora in via di perfezionamento del dipartimento
ESRU, ricercatori scozzesi operanti nell’università di Strathclyde
presso Glasgow – ad un normale progetto di edilizia popolare.
L’obiettivo era la definizione del consumo energetico e, nel caso
più fortunato, poter dichiarare l’intero intervento conforme allo
standard europeo LEH (Low Energy Houses) consistente in un livello
di consumo piuttosto basso (inferiore ai 15KW/hm2/anno) riferito
al riscaldamento invernale. Il progetto infatti, ottimizzando le
tamponature ed utilizzando dispositivi ‘passivi’ quali serre e
ombreggiamenti, si era concentrato sul risparmio energetico
passivo senza quindi prevedere alcuna “macchina” che potesse
comportare una manutenzione complessa, data l’utenza a cui sono
destinati gli appartamenti e il clima romano, mite in inverno.
L’interrogativo era anche: se è possibile costruire in maniera
corretta pur rientrando in costi vincolati (pratica forzata per
l’edilizia convenzionata) non potrebbe diventare possibile
estendere a tutte le situazioni un miglioramento della qualità
edilizia? e se si dimostrasse che questo miglioramento determina
un consistente risparmio energetico, non potrebbe questo argomento
rivestire un interesse nazionale visto l’incremento dell’incidenza
del consumo energetico domestico (si pensi al condizionatore
estivo) e la preoccupante dipendenza italiana rispetto ai propri
fabbisogni? In Europa, dove le iniziative in tal senso sono
numerose, incoraggianti e coraggiose, solo rimanendo nel settore
delle simulazioni, il panorama dei software è impressionante, così
come impressionanti sono i risultati conseguiti applicandoli,
tutti liberamente consultabili su internet. È anche vero che
utilizzare questi nuovi strumenti significa modificare alcune fasi
del processo edilizio. Una progettazione troppo attenta e
condizionata dalla fisica tecnica può sembrare ad alcuni
limitante, ma molte sono le novità che può apportare anche e,
perché no, estetiche: seguire le scelte innovative che questi
strumenti informatici propongono richiede inventiva e impegno, ma
ignorarle significa la stasi, la ripetizione, oltre che lo spreco.
L’ESP-r nasce grazie all’input iniziale del prof. J.A. Clarke la
cui tesi di laurea nell’ormai lontano 1984 crea il nucleo iniziale
del programma in seguito affinato con gli apporti progressivi di
molti professionisti e ricercatori del dipartimento universitario
ESRU. In sostanza questo software rappresenta un raffinato sistema
di calcolo che elabora le ingenti quantità di dati connesse alla
risposta fisica di un ambiente sottoposto a stress climatico. Per
chiarezza si può considerare che questo genere di software
realizzi la stessa rivoluzione che il calcolo agli stati limite ha
portato all’interno del mondo del calcolo strutturale degli
edifici. L’intero programma è costituito da una serie di
sottoprogrammi atti a gestire ogni parte della simulazione: a
partire dal Project Manager che si incarica della gestione di
ciascun sottoprogramma, vi sono opzioni per la gestione di
databases (per esempio Climate), il programma dedicato alla
simulazione (Simul) e quello che codifica in grafici e tabelle i
risultati della simulazione (Result Analisis). ESP-r vive in
ambiente UNIX secondo la migliore tradizione del software libero e
nell’interfaccia grafica non vi sono lungaggini per la modalità
d’uso: è solo un software che presuppone una buona conoscenza
della fisica e della fisica tecnica, sia all’atto dell’immissione
dei dati che in fase di lettura e verifica. Anche se, trattandosi
di un software molto tecnico e complesso pone delle difficoltà
immediate di approccio, a favore di questo programma vi è la
straordinaria precisione nei calcoli, un’interfaccia grafica
comprensibile e una vasta gamma di possibilità applicative: non
solo si può verificare il comportamento termico, ma anche
l’acustica degli ambienti, il comportamento termoigrometrico degli
elementi strutturali, tutte le variabili della dinamica dei flussi
sino allo studio dei singoli elementi riscaldanti o raffreddanti.
La simulazione
L’insediamento abitativo esaminato – più di venti appartamenti
situati in Roma, zona Monterotondo – è composto da due edifici,
separati da una strada e connessi da un livello sotterraneo che
ospita garages e cantine. Le unità abitative e negozi occupano i
piani fuori terra. Verso sud il progetto prevede di dotare i
balconi di vetri smontabili, in sostanza una serra invernale,
trasformabile in ombreggiamento mediante la sostituzione delle
lastre di vetro con pannelli in legno. Per applicare la
simulazione, tempo prezioso hanno assorbito la comprensione delle
procedure e lo studio non solo della bibliografia tecnica
esistente ma soprattutto di esperienze analoghe e con risultati
rilevanti, presenti nei vari siti internet che trattano
l’argomento. Va evidenziato inoltre come la morfologia generale –
balconi, porticati e tetto piano praticabile a terrazzo – pur
seguendo i canoni più comuni delle costruzioni mediterranee, è
risultata complessa rispetto al programma. In ogni caso la
decisione preliminare è stata quella di concentrarsi sul fenomeno
termico e quindi, fissate le temperature interne secondo criteri
di benessere, si è chiesto al programma il consumo in KWh, per
ogni periodo dell’anno, di un impianto virtuale di tipo
convenzionale. L’esigenza lavorativa di rispondere alle esigenze
progettuali in divenire, hanno via via affinato e inevitabilmente
circoscritto il numero delle indagini possibili. Inoltre, il tempo
e le risorse a disposizione hanno vanificato l’interessante
opportunità di studiare i fenomeni termici in modo più
dettagliato, per esempio di applicare la dinamica dei fluidi alle
serre. In generale il primo incontro tra questo strumento
analitico avanzato e un progetto complesso richiede sforzi tesi a
semplificare il problema senza perseguire false piste o conseguire
approssimazioni eccessive. Affrontare razionalmente un’analisi
energetica vuol dire infatti scomporre l’edificio in zone termiche
tendenzialmente omogenee e leggere i risultati della simulazione
combinandoli poi per avere il quadro del comportamento generale.
Affinché la simulazione del periodo temporale desiderato potesse
offrire risultati all’interno della singola zona termica,
selezionata per omogeneità di caratteristiche fisiche e di stress
climatici, sono stati fatti convergere nel programma numerose
informazioni che definiscono le modalità e i tempi dello stress
climatico e che modulano la risposta attraverso la definizione
degli elementi costruttivi che compongono l’edificio. La totalità
di queste informazioni possono essere chiamate elementi di input,
mentre tabelle e grafici sono il risultato della simulazione e
costituiscono i dati di output. Nel nostro caso la decisione
procedurale di scomporre l’edifico per singole zone termiche e
ricomporle in aggruppamenti, ai fini dell’analisi di ogni fenomeno
termico saliente, è stata dettata anche dall’esigenza di gestire
risultati complessi e interconnessi. Per avere la garanzia di un
percorso logico e sicuro capace di assicurare un margine di errore
accettabile, si è ricorsi ad apporti di esperti nel campo
dell’informatica e della fisica, nel caso i centri LUG italiani e
il Dipartimento della ESRU in Scozia, prof. J.A. Clarke compreso.
La morfologia e l’orientamento hanno subito posto il primo
problema operativo: là dove il progetto prevede dispositivi di
ombreggiamento o serre estese, il modello a cui è stata applicata
la simulazione viene composto dall’insieme delle zone termiche a
diretto contatto con il dispositivo e alcune di secondo ordine
(ovvero a contatto degli ambienti prospicienti alla serra ma non
in diretta connessione con essa) anche se per considerazioni di
margine il miglioramento climatico di questi ambienti più lontani
non è stato considerato nel calcolo del risparmio energetico. Per
quanto concerne il problema di ottenere un grado di
approssimazione compatibile con la scientificità dell’analisi, si
è proceduto attraverso continue verifiche dei risultati di volta
in volta ottenuti, variando il periodo della simulazione o il
dispositivo scelto per migliorarne la prestazione. Lo sforzo
successivo, che ha richiesto anch’esso la decisione di una
strategia logica e numerose verifiche in corso d’opera, è stato
quello della lettura sia dei risultati delle singole zone sia dei
gruppi di zone con i dispositivi, per poi coordinarli in modo
sinergico al fine di ottenere un risultato finale, in sostanza un
numero comprensivo di un accettabile margine di sicurezza.
Dati di Input
Simulare il comportamento termofisico di un edificio in un
determinato periodo dell’anno presuppone la conoscenza dettagliata
dei fenomeni climatici, quali ad esempio la temperatura, l’irragiamento
solare, l’umidità relativa, la forza e direzione dei venti.
Reperire i dati per la zona del progetto non è stato facile in
quanto il programma richiede un monitoraggio ambientale per
ciascuna ora del giorno e per tutti i giorni dell’anno. Poiché i
dati delle stazioni metereologiche italiane sono ben lontani da un
tale livello di definizione, sono stati integrati con elementi
recuperati da databases presenti su internet. In particolare, per
definire gli elementi costruttivi dell’edificio ESP-r richiede la
compilazione di due databases specifici, il primo riguarda le
proprietà fisiche dei singoli materiali, mentre nel secondo
convergono i dati relativi alla composizione del singolo elemento
architettonico. Per ogni materiale vengono richiesti dati quali
peso specifico, calore specifico, trasmittanza, fattore di
resistenza al vapore e un paio di parametri che ne definiscono la
reazione fisica all’energia radiante. Nella bibliografia tecnica è
stato possibile reperire solamente una parte di tali valori ed
esclusivamente per i materiali costruttivi più comuni. L’ipotesi
di utilizzare di materiali alternativi quali argilla cruda ha
richiesto l’aiuto di esperti ricercatori e comunque il ricorso
all’interpolazione di valori di materiali similari; per quanto
concerne l’utilizzo di vetri di ultima generazione, la definizione
delle caratteristiche termofisiche ha coinvolto la stessa fabbrica
di produzione. Per elaborare i dati tecnici così ottenuti, si è
dovuto ricorrere ad un altro software specifico, preposto a questo
fine. Altro aspetto che ha richiesto attente cure è stato
l’inserimento dei dati geometrici. Le approssimazioni dovute ai
limiti grafici del programma, per esempio la trasformazione di una
curva in una spezzata, doveva infatti garantire l’equivalenza del
volume sottoposto alla simulazione. Per gli altri dati relativi al
vento, allo studio degli elementi riscaldanti e altro ancora, è
stato possibile reperire dati sufficientemente attendibili ai fini
di una simulazione altrettanto attendibile.
Dati di Output
Il modulo Result Analisis di ESP-r, è incaricato della selezione
dei dati risultanti dalla simulazione e della loro organizzazione
in forme comprensibili, quali grafici e tabelle. Il numero dei
dati di output per l’intero edificio è ingente, anche considerando
solo i valori della temperatura interna e del consumo in KWh. Per
ognuna delle numerose zone termiche in cui è stato scomposto
l’edificio è stata richiesta l’elaborazione dei dati relativi in
quantità sufficiente a coprire tutto l’arco dell’anno. L’esame di
sistemi complessi quali serre e sistemi di ombreggiamento mobili
ha comportato la ricomposizione di gruppi di singole zone termiche
su cui simulare non solo la stagione di riferimento ma anche le
giornate più estreme per calore o freddo. I grafici relativi alla
simulazione della serra offrono in dettaglio uno specchio chiaro
del fenomeno fisico che si determina utilizzando ambienti capaci
di ammortizzare l’input climatico. È anche evidente, dalle analisi
condotte, lo sfasamento degli effetti climatici esterni grazie
agli ambienti definibili come ‘cuscini termici’, per l’appunto, la
serra. La ricomposizione dei risultati delle singole simulazioni è
poi avvenuto applicando alcuni accorgimenti tecnici di sicurezza,
per esempio moderando gli apporti a favore del risparmio
energetico in stagioni termicamente miste quali la primavera o
l’autunno.
Risultati
I numeri riportati sono frutto di una media pesata sull’intero
edificio e quindi di esso rappresentativo. È ovvio che il
comportamento termico delle diverse zone del manufatto vira
leggermente dal tetto medio dichiarato, si omettono tuttavia i
risultati parziali per ovvia sinteticità espositiva. Secondo tale
studio, l’edificio completo di serre invernali risponde ai
requisiti europei per acquisire il valore di casa passiva (meno di
15 KWh/annui per il riscaldamento invernale). Risultato
formidabile quanto inaspettato! Allo stesso momento nascono alcune
riflessioni: utilizzare tetti di consumo riferiti a climi
nordeuropei potrebbe non essere adatto in ambiente mediterraneo.
Il livello dei consumi rilevati per il raffrescamento estivo,
infatti è piuttosto alto. Considerare quindi solamente il
fabbisogno energetico invernale porta a trascurare un ingente
problema ovvero la necessità di abbassamento della temperatura
interna in estate. È vero che i dati ottenuti per la bella
stagione risentono di un’analisi fluido-dinamica parziale e che
probabilmente in fase di monitoraggio questi potrebbero rivelarsi
più bassi; l’ordine di grandezza del risultato ottenuto pone
comunque il problema di una definizione di uno standard energetico
qualitativo, equivalente al LEH, per latitudini mediterranee ove
la massima attenzione dovrebbe concentrarsi sul contenimento dei
consumi estivi. Va sottolineato come questo lavoro di simulazione
sia intervenuto in una fase progettuale dove l’impianto generale
architettonico era già stato definito. Le variazioni possibili
hanno potuto interessare la sostituzione di materiali, il
dimensionamento delle tamponature e la morfologia dei dispositivi
esterni, poggiati in facciata, quali serre e ombreggiamenti.
Ad ogni modo la sensazione di utilità e importanza dell’operazione
è stata confermata quotidianamente dal dialogo con l’ufficio
progettazione da dove partivano domande concrete su prestazioni di
materiali e dimensionamenti vari, a cui è stato possibile offrire
risposte su basi scientifiche. Ma un lavoro di simulazione avviato
in fase progettuale iniziale potrebbe influire pesantemente sulle
scelte formali e funzionali. Il potenziale che questo strumento
possiede è infatti notevole e sottolinea ancora una volta quali
cambiamenti stiano trasformando la professione di progettista, un
tempo solitaria, ora multidisciplinare e di gruppo. Emergono
all’orizzonte dunque nuove figure professionali, altamente
specializzate, guida e appoggio per la progettazione e verifica. È
probabile che tra qualche anno il settore progettuale italiano,
cosiccome in Europa ove già esiste un mercato per queste nuove
figure professionali, vanterà bravi professionisti specializzati
in tutte le disparate materie necessarie al rinnovamento del
percorso del costruire.
C’è dunque da aspettarsi che il mercato lavorativo in tempi brevi
richieda questo e altri tipi di specializzazione ma ad esempio,
dove dovrebbe avvenire la formazione di ‘simulatori termofisici’?
L’Università italiana per il momento mantiene riserbo.





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