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BIOARCHITETTURA
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Numero 45 di ottobre-novembre 2005
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Sognando California
James Grayson Trulov
Trent’anni dopo la sua edificazione, il sapiente intervento
dell’architetto Obie Bowman ha radicalmente trasformato questa
casa incastonata sulla favolosa costa di Sonoma: quella che un
tempo si presentava come una abitazione tenebrosa e isolata dal
contesto oggi restituisce una percezione del tutto integrata, come
se avesse da sempre occupato quel posto, cresciuta insieme agli
eleganti pini che la contornano.
Solo i nuovi camini di ventilazione, che svettano sul tetto,
segnalano le attività che si svolgono all’interno. I camini di
ventilazione sono stati progettati per far uscire il calore estivo
che si accumula all’interno a causa dell’estesa vetrata posta a
sud-ovest, che rappresenta un problema per una casa, utilizzata
prevalentemente per le vacanze, che non viene perciò usata per
molte settimane. Oltre alla completa ristrutturazione funzionale e
strutturale degli ambienti interni, sono stati aggregati alcuni
volumi – per un totale di 850 piedi quadrati, circa 80 m2
– sviluppati nell’assoluto rispetto degli alberi esistenti;
l’intervento consente quindi da un lato una migliore fruibilità
dell’abitazione e dall’altro media con eleganza il rapporto tra la
volumetria precedente e le altimetrie circostanti.
Le murature esistenti sono state conservate aggiungendone altre e
rinfoderando il tutto grazie ad una guaina di giunzione in rame.
In più, è stato aggiunto un nuovo livello al di sotto del primo
piano. I visitatori si avvicinano alla casa dal lato orientale
seguendo un percorso lastricato in pietra che passa sotto un
magnifico esemplare di pino di Monterey e si conclude lungo un
reticolato che sostiene una vecchia, gigantesca pianta di
caprifoglio. Collocata in posizione intermedia fra la cucina e la
sala da pranzo, l’entrata scende verso un salotto che svolge
funzione di spazio divisorio. Alla destra vi è un camino per il
fuoco e un televisore posto all’interno di muri con telaio in
armatura esposta aventi un sostegno posteriore in rame trattato.
Sulla sinistra sorge una torretta ottagonale in vetro con telaio
in Douglas, utilizzata come significativo elemento di design.
Questa soluzione porta la luce del giorno in profondità
all’interno dentro alla casa offrendo un collegamento visivo fra
gli interni e la struttura del grosso pino di Monterey ma,
soprattutto, splendide visuali dall’alto dalle aree della sala da
pranzo, cucina, libreria e soggiorno.
Tratto dal libro: “Sustainable Homes”, ed. Harper Design
International, pag. 30.
Pino di Monterey (Pinus Radiata)
Originario della costa Monterey, in California, raggiunge i
35 metri di altezza. La sua resistenza al mare ed al salino lo
rende frequente come albero ornamentale nella costa dell’oceano
Pacifico e nell’Europa occidentale e meridionale. Per il suo
legname viene coltivato in Australia, in Nuova Zelanda e in
Sudafrica. Il suo legno è di colore bruno chiaro tendente al
giallo o al rosa, di facile lavorazione, più resinoso dell’abete.
Viene usato per segati, imballaggi e pasta di legno. All’inizio di
aprile le infiorescenze maschili sono riunite in grandi gruppi a
guisa di pannocchie di colore giallo vivo; i coni lunghi circa 10
centimetri presentano squame molto più sviluppate da un lato. Si
sviluppano in serie a spirale e possono persistere chiusi
sull’albero per 30 anni. Gli aghi in fascetti di 3, raramente di
2, sono di colore verde vivo lucente.
Abete Douglas (Pseudotsuga mensiesii)
È albero a crescita rapida abbastanza simile al larice. Si adatta
a qualsiasi terreno e costituisce un bell’albero ornamentale ma
viene coltivato soprattutto per il legno bianco-beige, leggero,
robusto, elastico e abbastanza durevole agli agenti atmosferici,
anche se di resistenza e tessitura piuttosto varia. Ha grana
compatta e regolare in grandi lunghezze e senza nodi. Si lascia
lavorare, inchiodare e avvitare bene e se è poco resinoso – come
di norma – si incolla bene anche se, come tutte le conifere, dà
qualche problema con le resine epossidiche. Viene usato in
edilizia per pali, travi, ponti, carpenteria in genere;
nell’America del nord, dove viene chiamato anche “pino
dell’Oregon” è utilizzato anche nella costruzione delle barche.
La “casa fortezza” e la ventilazione naturale
Negli anni scorsi si è diffusa la convinzione che
l’impermeabilizzazione e l’assoluta tenuta alla pressione d’aria
potessero costituire un toccasana energetico.
Di fatto la “casa fortezza” ha cancellato il concetto di
ventilazione naturale rischiando di compromettere la qualità
dell’aria interna che, senza un adeguato e costante ricambio,
tende a brulicare di agenti inquinanti.
Il processo ricalca dinamiche frequenti: prima si è puntato il
dito contro i ricambi d’aria troppo frequenti, nemici del
risparmio energetico; subito dopo, appena installate porte e
finestre a prova di spiffero, sono stati immessi sul mercato
prodotti come deumidificatori, depuratori dell’aria, ionizzatori…
per contrastare i problemi derivati dal vivere in un luogo
sigillato e quindi poco salubre. Ogni presunto risparmio
energetico derivante dal vivere barricati in casa è stato così
annullato da elettrodomestici atti a combattere le muffe, l’aria
secca o troppo umida.
Si tratta per giunta di sistemi di depurazione tendenzialmente
pericolosi se non costantemente puliti e controllati in quanto se
lasciati all’incuria possono farsi ricettacolo e luogo di
incubazione di batteri patogeni.
La soluzione, come sempre, sta nell’evitare estremizzazioni e
usare il buon senso. Se da un lato è importante evitare perdite
incontrollate di calore attraverso gli interstizi telaio/muratura,
dall’altro è utile predisporre adeguati sistemi di aerazione e
ventilazione naturale quali camini o pozzi di ventilazione. I moti
convettivi determinati dalle differenti temperature dell’aria,
opportunamente sfruttati, sono in grado non solo di garantire
adeguati ricambi d’aria ma anche di fornire un importante
contributo nello smaltimento del caldo nelle roventi e afose
giornate estive.
Fotografie di Tom Rider





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