BIOARCHITETTURA
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Numero 45 di ottobre-novembre 2005
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Uno stage estivo
Gernot Minke
Uno degli elementi determinanti nella riuscita delle costruzioni
in paglia è la corsa contro l’orologio. Soprattutto in climi
centroeuropei i tempi di costruzione devono infatti assumere ritmi
particolarmente serrati dal momento che bisogna riuscire a
costruire le strutture in maniera tale da non essere coinvolti in
sempre possibili variazioni atmosferiche. È sufficiente un unico
acquazzone per rovinare parti significative di lavoro. Per
riuscire a contenere i tempi, risulta fondamentale la preventiva e
puntuale suddivisione e pianificazione del lavoro. Nel prototipo
realizzato presso la Tecnische Universitaet di Kassel, il prof.
Gernot Minke ha suddiviso il gruppo di partecipanti in sei
sottogruppi (indicati con le prime sei lettere dell’alfabeto) in
maniera da riuscire a gestire in contemporanea tutti i possibili
lavori.
Particolarmente meticolosa è stata l’organizzazione delle fasi di
preparazione, in maniera che le fasi più propriamente edificatorie
risultassero condensate in periodi predeterminati. L’esempio è
significativo al riguardo. Il gruppo A ha rimosso l’erba dal
terreno spargendo sul luogo uno strato di sabbia che quindi ha ben
compattato. L’erba raccolta è stata stoccata per utilizzarla
successivamente nella realizzazione del tetto. Il gruppo B si è
invece occupato dello zoccolo impermeabile di fondazione,
realizzato in magrone di cemento con aggiunta di pietre e ghiaia
per risparmiare sui costi. Nel frattempo il gruppo C si è dedicato
alla realizzazione di porte e finestre. Al gruppo D è toccato il
compito di tracciare il perimetro della casa e definire la
posizione delle singole balle. Il gruppo E ha individuato una
serie idonea di tronchi, li ha scortecciati e ripuliti e quindi
definiti nelle misure, in maniera da risultare aggregabili nella
struttura di copertura. Il gruppo F si è invece occupato della
paglia: presso alcune fattorie locali è iniziata la cernita e la
catalogazione delle balle necessarie. In questa maniera, prima
ancora di affrontare la vera e propria costruzione del volume,
tutti i partecipanti coinvolti nel progetto sono stati impegnati
ed hanno svolto ruoli essenziali alla positiva riuscita.
Tecnica della paglia
Come intuibile, uno dei maggiori problemi da affrontare nella
costruzione di edifici realizzati con balle di paglia, risiede
nella protezione della struttura dalle intemperie atmosferiche.
Tuttavia una accurata riflessione sul comportamento di questo
materiale consente in genere di rinvenire soluzioni adeguate. In
tal senso bisogna porre attenzione sia all’umidità di risalita e
sia agli schizzi della pioggia che può rimbalzare dal perimetro
esterno dell’edificio. Allo scopo è bene approntare una platea in
calcestruzzo, che ovviamente dovrà rispondere anche a norme
statiche e di isolamento termico, da cui si eleverà un cordolo in
muratura, opportunamente separato da stratificazioni contro
l’umido. Nelle sperimentazioni condotte presso l’Università
Tecnica di Kassel per i primi corsi di muratura sono stati
positivamente usati blocchi in calcestruzzo alleggerito,
intonacati in maniera tale da presentare adeguata impermeabilità.
Nella maniera più assoluta va evitato che internamente alla
muratura possano venirsi a determinare fenomeni di condensa,
quindi vanno contemporaneamente presi in considerazione
accorgimenti idonei ad impedire che il vapore acqueo si addensi
internamente alla muratura (corretto utilizzo di freni e barriere
a vapore) ma anche modalità di smaltimento dell’eventuale umidità
in eccesso attraverso ventilazione e vie di scorrimento (pendenze
di pavimenti, guaine, ricorsi, ecc.).
Per esempio è più corretto porre la prima fila di balle ad un
livello più alto di alcuni centimetri rispetto al pavimento finito
in maniera che se vi fosse un accidentale allagamento, l’acqua non
si infiltri tra la paglia.
Un punto delicato sono le congiunzioni tra la muratura in paglia
ed altri materiali. Per esempio una certa attenzione richiede il
raccordo tetto/muratura che deve evitare ponti termici e
soprattutto resistere alla pressione del vento. Se le superfici
esterne sono intonacate, bisogna tenere la fascia di intonaco
piuttosto alta e predisporre una adeguata sporgenza.
Buona soluzione è quella di realizzare una parete ventilata
mediante una pelle esterna staccata dalla muratura tale da
proteggere la paglia da aggressioni esterne, mantenerla areata e
ottimizzarne la capacità termica. Ricordarsi che l’anello di
chiusura terminale deve consentire una trasmissione verticale
delle forze al fine di evitare sempre possibili effetti di
torsione.
Se possibile, i tubi dell’acqua non dovrebbero attraversare la
paglia: soprattutto i tubi dell’acqua fredda sono temibili in
quanto possono determinare condensa superficiale con conseguente
sfaldamento della paglia circostante. Per quanto concerne i tubi
dell’acqua calda, questi non determinano condensa ma bisogna
proteggerli da ogni dispersione di calore. Ulteriore svantaggio
dell’inserimento di tubi è che possono determinare il formarsi di
crepe superficiali. Meglio dunque integrare le tubazioni nel
pavimento o in apposite cabalette, oppure nasconderli all’interno
di assiti di finitura. Soluzione corretta è anche lasciarli a
vista lungo i muri. Identiche regole valgono per i cavi elettrici,
con in più la precauzione rispetto alle possibilità di incendio.
Dunque: quando elementi sotto tensione attraversano la paglia,
vanno inseriti in condotti non infiammabili ed autoestinguenti.
Prese di corrente e interruttori vanno integrati nei telai di
porte e finestre (da lasciare dunque sufficientemente abbondanti
anche per assorbire eventuali micro-movimenti della struttura) o
su pilastri. Se proprio non si ha a disposizione alcuna struttura
lignea, bisogna assicurare gli elementi ad asticelle ben ferme o a
cunei saldamente infissi nella paglia. Il tutto va rifinito con
del gesso. Particolare rilievo rivestono anche le porte e le
finestre. Se la finestra è fissata a filo interno, bisogna
prevedere una buona cornice in legno, tale da evitare sia ponti
termici sia il ristagno di acqua e ghiaccio. Il telaio in legno
deve essere predisposto anche se la finestra è collocata a filo
esterno. In questo caso però le assi in legno dello strombo, non
adeguatamente ventilate, potrebbero trasferire condensa sulla
faccia verso la paglia, con conseguenti possibilità di
marcescente.
La cosa migliore è dunque posizionare l’infisso a metà strada,
cioè al centro dello spessore murario,con in più uno strato di
isolante in maniera da coprire dall’esterno la giunzione
telaio/muratura.
Per quanto concerne la finestra, meglio la soluzione a doppio
telaio, ma va bene anche un unico telaio con il vetrocamera. Un
collegamento non perfetto intonaco esterno/telaio determina col
tempo e con i probabili assestamenti del materiale, un sicuro
punto di debolezza, attraverso cui può penetrare il vento e
persino l’acqua.
Per prevenire tale inconveniente è bene predisporre dietro la
giuntura una striscia sigillante autoadesiva o inserire una
protezione antiumido ed antivento sotto la prima mano d’intonaco.
Accoppiamenti elastici e stuccature siliconiche risultano meno
durevoli e quindi poco raccomandabili.
Là dove l’intonaco piega ad angolo acuto, bisogna inserire dei
rinforzi angolari; altrimenti adottare la soluzione leggermente
arrotondata.





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