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BIOARCHITETTURA
 

Numero 46 di dicembre 2005 - gennaio 2006

Cina: modelli di sostenibilità rurale
Progetto di ricerca cinese-tedesco per la costruzione di case rurali di piccola dimensione a basso impatto e a costi ridotti

Marcus Hackel

Il 21 aprile del 2005 Wang Guangtao, ministro dell’edilizia nella Repubblica Popolare della Cina, annunciò alle Nazioni Unite il punto di vista generale del governo cinese circa le attività d’edilizia sostenibile: “Lo sviluppo sostenibile è un importante e pressante obiettivo che tutti i Paesi del mondo devono affrontare. Sin dalla Conferenza sull’Ambiente e Sviluppo e il Summit mondiale dello Sviluppo Sostenibile, tutti i Paesi hanno fatto importanti passi in avanti nel coordinamento e nell’armonizzazione dello sviluppo economico, con vantaggi nei campi sociali, della ricerca e dell’ambiente… Tuttavia, allo stesso tempo la degradazione dell’ambiente globale non ha mostrato nessuna tendenza di miglioramento… Il governo [cinese] si impegna verso la costruzione di una società armoniosa… grazie all’implementazione di un approccio di sviluppo bilanciato: bilanciamento tra lo sviluppo urbano e quello rurale, bilanciamento tra le regioni, bilanciamento tra lo sviluppo sociale e quello economico, bilanciamento fra lo sviluppo e la natura”.
Agli inizi dell’ XXI secolo la Repubblica Popolare Cinese corre in effetti il rischio di perdere la sua battaglia nella ricerca di un equilibrio tra rapida crescita economica, forte consumo di risorse e deterioramento dei parametri ecologici. Non a caso il “Programma d’azione per lo sviluppo sostenibile in Cina all’inizio del XXI secolo” promosso dal governo cinese, sentenzia: “l’energia pulita ha oggi un piccolo ruolo nei consumi totali d’energia… esiste un grande spreco nello sfruttamento delle risorse naturali; l’inquinamento ambientale è serio”. Anche se, come noto, la Cina ha firmato il trattato di Kyoto, questo impone restrizioni solo alle nazioni sviluppate (riduzione 5,2% delle emissioni di Co2 rispetto ai livelli del 1990); pur sottoposta nel breve periodo a pressioni ridotte, nella seconda fase (che partirà nel 2012) la Cina non potrà esimersi da assumere un ruolo di maggior rilievo. In ogni caso ha già archiviato un considerevole progresso percentuale nel miglioramento della propria efficienza energetica e nella riduzione di emissioni di Co2.Oggi nel mondo è seconda sia per produzione di gas naturale sia per consumo di petrolio. Come produttrice di gas naturale (col 21% della produzione mondiale) la Cina si avvia a superare gli Stati Uniti già nel corso del 2025. Secondo la Banca Mondiale, tuttavia, le perdite economiche ed i costi umani attribuibili all’inquinamento sono pari all’8% del PIL. L’utilizzo di fonti di energia non rinnovabili (nel 2002 costituite per il 71,24% da carbone e per il 17,24% da idrocarburi) dominano i consumi, determinando forte presenza di piogge acide. Sul piano edilizio si calcola che nei prossimi 10 anni 100 milioni di persone saranno indotte a migrare dalle regioni cinesi dell’ovest, meno sviluppate, verso l’est dei centri economici di Beijing, Shanghai, e Guangzhou–Shenzhen. Già oggi si contano in Cina 33 metropoli con più di 2 milioni di abitanti. Si calcola che la popolazione delle aree urbane passerà dal 40,53% del 2003 al 60% nel 2020. Tali aree sottoposte a veloce sviluppo non potranno non evidenziare preoccupanti problemi infrastrutturali ed ambientali.
La Banca Mondiale prevede che nel 2015 verranno costruiti in Cina metà dei nuovi stabilimenti industriali del mondo e più della metà degli edifici commerciali e residenziali. Secondo il “www.china.org.cn”, sito ufficiale del governo cinese, la costruzione di edifici assorbe il 50% dell’energia totale e più del 50% dei materiali prelevati dalla natura. Pur mantenendo l’obiettivo di limitare nei prossimi 15 anni al 7% il tasso di crescita del PIL, quindi, la Cina non potrà non scontrarsi con livelli di limitazione delle risorse disponibili e con il deterioramento ambientale. A fronte di ciò la rivista China Business Weekly nel numero del 25 luglio 2005 afferma senza mezzi termini come l’architettura ecologica dovrà divenire la corrente principale dei prossimi anni. Come accennato per guidare il proprio sviluppo sociale, economico ed ambientale, il governo cinese ha pubblicato nel 2003 un documento programmatico che si impegna verso un modello di sviluppo sostenibile, il “Programma d’azione per lo sviluppo sostenibile in Cina all’inizio del XXI secolo”, che individua gli ambiti in cui deve essere limitato e protetto l’utilizzo di risorse come l’acqua, la terra, l’energia e le foreste.
Sulla base di tali indirizzi politici il Ministero cinese per la Scienza e la Tecnologia ha varato un programma di ricerca per “l’edificazione ecologica nelle aree urbane” riferendosi a costruzioni che garantiscano agli occupanti una vita salubre e confortevole, buona efficienza nell’utilizzo delle risorse energetiche, utilizzo di materiali che minimizzano l’impatto con l’ambiente.
Connesso a questo programma di ricerca, nel 2005 è stato firmato un protocollo d’intesa e collaborazione fra la Scuola d’Architettura dell’Università di Tianjin e la VII Facoltà di Architettura dell’Università di Berlino intitolato: “sviluppo di prototipi sostenibili di case rurali”. L’obiettivo è sviluppare concetti di design urbano e design architettonico così come concetti ingegneristici per la provincia rurale di Guizhou, nella Cina sud-occidentale. L’area di 60.000 m2 è stata individuata dal governo locale di Huaxi nel villaggio Zhen Shan della minoranza Buyi. Il luogo è stato scelto con l’obiettivo di rafforzare lo sviluppo rurale della regione e per contenere la migrazione della popolazione verso le metropoli attraverso strutture sociali e culturali periferiche.
I Buyi, originari del sudest Yunnan-Guizhiou, sono una delle 55 minoranze etniche della Cina, noto per il ricco retaggio culturale nella letteratura, nel canto e nel folklore. La loro architettura tradizionale, che utilizza strutture lignee avvolte in mura di pietra, è unica nel suo genere.
L’economia è da sempre basata sull’agricoltura, con una crescente importanza ricoperta dal turismo. Per valutare la fattibilità delle tecniche di architettura sostenibile il team paritetico di studenti europei ed asiatici, guidato dallo staff accademico, realizzerà da gennaio ad aprile 2006 i primi prototipi in collaborazione con coloro che utilizzeranno la struttura.
La progettazione sarà accompagnata da uno scambio di conoscenze risultanti dall’incontro fra studiosi tedeschi e cinesi che utilizzeranno testi in comune, svolgeranno seminari e prepareranno la successiva fase in e-learning. I risultati verranno seguiti direttamente in Cina dai docenti dell’Università di Berlino addetti al Progetto e, a conclusione, vi sarà una visita a Berlino della delegazione cinese dell’università di Tianjin. Dopo un’attenta analisi del background sociale e culturale della popolazione Buyi, così come delle specifiche strutture urbane e dei modelli di sviluppo, si procederà nella definizione dei concetti di design urbano e architettonico. Solo un approccio integrato può far fronte in Cina ai cambiamenti di sviluppo; un approccio che tenga conto della società e della cultura, delle tradizioni, dell’educazione e della trasmissione della conoscenza, dell’azione politica e delle responsabilità locali, dell’architettura sostenibile e del design urbano, così come di appropriate soluzioni ingegneristiche.

 

 

 

 

 
   

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