BIOARCHITETTURA
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Numero 46 di dicembre 2005 - gennaio
2006
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Cina: ventilazione naturale nei
grattacieli
Yang Jie
La Cina conta attualmente una popolazione di 1,25 miliardi di
persone ed è la nazione più popolosa al mondo. L’aumento della
popolazione e la concentrazione nelle grandi città causa numerosi
problemi ambientali. Nelle ultime due decadi, in concomitanza con
il rapido sviluppo economico e l’urbanizzazione, l’orizzonte
cinese viene intasato da costruzioni ad alta densità residenziale.
Oggi la percentuale di consumo energetico degli edifici rispetto
all’energia totale consumata, inizia ad essere molto più
accentuata rispetto al passato: i dati in possesso mostrano come
già nel 1999 il consumo dell’energia degli edifici toccasse il
27,6% del totale energetico di tutto il Paese, comprendendo in
tale percentuale il consumo derivato dall’utilizzo di aria
condizionata, riscaldamento, illuminazione, cucinare, acqua calda
ad uso domestico, ecc. In tale quadro, i consumi relativi al
condizionamento invernale ed estivo ricoprono le parti più
significative.
Le ricerche mostrano che nel sud della Cina il numero di
abitazioni con impianti ad aria condizionata aumenta con una
velocità superiore al 20% annuo. L’obiettivo di ogni edificio
energicamente efficiente consiste dunque nel ridurre il consumo
energetico connesso con il condizionamento invernale ed estivo,
pur mantenendo all’interno situazioni confortevoli.
Sulla base di tali premesse risulta evidente come la ventilazione
naturale possegga potenziali per incidere in maniera positiva sia
sulla qualità dell’aria interna sia sul risparmio energetico in
quanto può essere usata sia per rinfrescare nelle stagioni
intermedie che per rimuovere l’aria viziata. Si tratta tuttavia di
strategie relativamente complesse poiché anche in configurazioni
architettoniche relativamente semplici sono molti i fattori che
entrano nelle dinamiche di ventilazione naturale. In ogni caso gli
elementi con maggiore rilevanza fanno riferimento alla
distribuzione degli ambienti e soprattutto alla posizione delle
aperture interne ed esterne.
Ma, come è noto, il fluire dell’aria da un’apertura all’altra è
determinato dalla differente pressione per cui l’obiettivo di una
ventilazione corretta è raggiungibile solo attraverso lo studio
dettagliato delle correnti che circondano l’edificio e della
distribuzione della pressione sul suo sviluppo. Specialmente nei
climi caldi la determinazione della pressione esterna causata dal
vento e dagli effetti di fluttuazione risulta complicata
soprattutto con riferimento alla individuazione dei punti di
applicazione della pressione, alla velocità di arrivo del vento e
alla sua direzione, fino alla determinazione della dimensione
dell’edificio e della sua forma, alla misura e collocazione delle
aperture, ecc. Inoltre, specialmente in città ad alta densità
urbana quali Hong Kong, i nuovi edifici sono raramente isolati
dagli altri per cui, assieme alla considerazione della
distribuzione delle pressioni esterne, diventa importante prendere
in considerazione gli effetti dell’ostruzione dei flussi. Per
riassumere, l’accuratezza di un progetto di ventilazione naturale
dipende essenzialmente dalla profondità delle informazioni sulla
distribuzione di pressione.
Nelle espansioni cittadine ove gli aggregati hanno bassa densità
ed altezza limitata, si sono avuti positivi successi sia
progettuali che pratici adottando i criteri definiti attraverso la
tradizione; questi tuttavia non risultano applicabili negli
edifici alti delle città anche perché si ha a che fare con
microclimi probabilmente diversi. In questi casi molti studi si
appoggiano sulle determinazioni desunte mediante le gallerie del
vento in cui vengono simulate e misurate le correnti d’aria
attorno agli edifici, tuttavia tali informazioni recuperabili
attraverso approcci sperimentali risultano generalmente limitate
dall’alto costo e dai lunghi tempi delle prove.
Più efficaci risultano oggi le simulazioni matematiche, per
esempio realizzate con l’aiuto del software CWE (Computational
Wind Engineering) che consente di determinare la distribuzione
della pressione esterna con ragionevole approssimazione anche in
riferimento agli effetti sui palazzi adiacenti.
Metodi di simulazione
Dal momento che l’individuazione della distribuzione del vento
attorno all’edificio è davvero complessa, di solito si tralascia
l’influenza reciproca tra edifici adiacenti.
Infatti se la simulazione è modellata su un’area vasta il numero
dei punti di calcolo diventa enorme ed il calcolo davvero
difficile.
Tuttavia è frequente che le aree ad alta densità siano
caratterizzate da volumi molto simili, cioè prismi a base
rettangolare. In fase di approssimazione è possibile effettuare
ulteriori livelli di semplificazione considerando gli edifici come
distribuiti in maniera più regolare. Questo consente di
considerare ampiezze di area maggiori, di ipotizzare venti
provenienti a velocità costante da differenti direzioni e infine
di verificare le mutue relazioni tra edifici con altezza diversa e
reciproca distanza variabile. La letteratura recente propone
numerosi modelli teorici per lo studio delle turbolenze, dai
semplici modelli algebrici a modelli altamente sofisticati quali
il modello di flusso Reynolds-stress (RSTM).
L’ingegneria del vento attribuisce tuttavia maggiore attenzione
all’originale modello k-e proposto da Launder e Spalding più di
tre decadi fa (ancor’oggi il più diffuso tra gli studiosi di
aerodinamica per la sua semplicità, fondatezza e ragionevole
approssimazione) e alla simulazione large-eddy (LES) (solo in
apparenza limitata nelle applicazioni, di fatto consente
un’accurata descrizione delle correnti in costi e tempi
contenuti). Nel caso esemplificato è stato utilizzato il modello
standard k-e per individuare i coefficienti di pressione media nel
tempo, simulando le correnti aeree attorno agli edifici.
I risultati desunti applicando il CWE indicano con evidenza che la
pressione sugli edifici è fortemente influenzata dalla direzione
del vento, dallo spazio intercorrente tra i palazzi e dalla loro
altezza. In particolare viene verificato come la pressione negli
edifici retrostanti è fondamentalmente determinata dalla loro
distanza rispetto alla fila di edifici precedenti (la ventilazione
naturale viene impedita dall’eccessiva costipazione dei volumi) e
dall’altezza di questi. Nelle situazioni di vento frontale (angolo
è uguale a 0° = direzione del vento normale) la pressione è
ovviamente maggiore in sul fronte che sul retro, il che rende
complicato arieggiare gli ambienti che si affacciano sottovento e
contrasta la possibile circolazione determinata dalle differenze
di temperatura. La situazione ottimale in ogni caso è data da file
progressivamente più alte, sufficientemente distanti e
reciprocamente sfalsate.





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